

“Productivity isn't everything, but, in the long run, it is almost everything. A country’s ability to improve its standard of living over time depends almost entirely on its ability to raise its output per worker.”
— Paul Krugman


La Francia paese del sogno socialista di un unico megastato europeo ? Ma se i socialisti francesi sono stati i più euroscettici dopo i laburisti ...Se vuoi trovare dei socialisti fortemente europeisti, devi andare in Germania e nel Mediterraneo Occidentale, non certo in Francia :giagia:


Manfr, dai, questa non te la posso certo far passare!![]()
è una cosa nota, dai..
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Il Punto di Vista Socialista
In diretta opposizione al punto di vista classico liberale c'è quello socialista o il punto di vista imperialista dell'Europa, difeso da politici come Jacques Delors o François Mitterand. Una coalizione di interessi statalisti delle cerchia nazionalista, socialista e conservatrice fa quello che può per far avanzare il proprio programma. Vuole trasformare l'Unione Europea in un impero o in una fortezza: protezionista sul fronte estero ed interventista su quello interno. Questo sognano gli statalisti, uno Stato centralizzato con efficienti tecnocrati — come gli statalisti si immaginano al potere — che lo gestiscono.
In questo ideale il centro dell'Impero governerebbe sulla periferia. Ci sarebbero legislazioni comuni e centralizzate. I difensori del punto di vista socialista dell'Europa vogliono erigere un mega-Stato europeo, riproducendo gli Stati-nazione a livello europeo. Vogliono un welfare state europeo che fornirebbe redistribuzione, regolamentazione ed armonizzazione della legislazione all'interno dell'Europa. L'armonizzazione delle tasse e delle regolamentazioni sociali sarebbero portati ai massimi livelli. Se l'imposta sul valore aggiunto è tra il 25 ed il 15% nell'Unione Europea, i socialisti la armonizzerebbero al 25% in tutti i paesi. Tale armonizzazione delle regolamentazioni sociali è nell'interesse dei più protetti, più ricchi e più produttivi lavoratori, che possono "affrontare" simili regolamentazioni — mentre i loro colleghi non possono. Se le regolamentazioni sociali tedesche sarebbero applicate ai polacchi, per esempio, questi ultimi avrebbero problemi a competere con i primi.
Il programma del punto di vista socialista è di garantire sempre più potere allo Stato centrale, ovvero, a Bruxelles. Il punto di vista socialista dell'Europa è l'ideale per la classe politica, per i burocrati, per i gruppi di interesse, per i privilegiati e per i settori sovvenzionati che vogliono creare un potente Stato centrale per il loro proprio arricchimento. Coloro che aderiscono a questa visione presentano lo Stato europeo come una necessità e la considerano solo una questione di tempo.
Lungo la via socialista, un giorno lo Stato centrale europeo sarà talmente potente che gli Stati sovrani diventeranno suoi subordinati (possiamo già vedere le prime indicazioni di tale sottomissione nel caso della Grecia; la Grecia si comporta come un protettorato di Bruxelles, il quale dice al governo greco come gestire il deficit).
Il punto di vista socialista non conferisce alcun limite geografico per lo Stato europeo — al contrario della visione classica liberale. La concorrenza politica è vista come un ostacolo allo Stato centrale, che lo rimuove dal controllo pubblico. In questo senso lo Stato centrale nel punto di vista socialista diviene sempre meno democratico mentre il potere è trasferito ai burocrati ed ai tecnocrati (un esempio è fornito dalla Commissione Europea, il corpo esecutivo dell'Unione Europea; i membri della commissione non sono eletti ma nominati dai governi degli Stati membri).
Storicamente, i precedenti di questo vecchio piano socialista di fondare uno Stao centrale furono perseguiti da Carlo Magno, Napoleone, Stalin e Hitler. La differenza è, tuttavia, che questa volta non sarà necessario alcun mezzo militare diretto. Ma la coercizione dello Stato è usata per spingere a formare uno Stato centrale europeo.
Da una prospettiva tattica, le situazioni di crisi in particolare sarebbero usate dagli aderenti al punto di vista socialista per creare nuove istituzioni (come la Banca Centrale Europea o possibilmente, in futuro, un Ministero delle Finanze Europeo) come anche per estendere i poteri delle istituzioni esistenti come la Commissione Europea o la BCE.[4]
Che, poi, non tutti i francesi siano socialisti siamo d'accordo, così come non tutti i tedeschi sono liberali (vedasi Merkel), ecc.
Ma la Francia è nota per queste posizioni, metterlo in dubbio mi sembra un'eresìa!![]()
“E quando ci si ammala? Che cosa si deve fare?” “Non c’è altro da fare che fermarsi. E sarà la natura stessa che, a lasciarla fare, un po’ alla volta si risolleverà dal disordine in cui è caduta”.


Ping POng, io ste cose fuffose sulla Storia dell'UE le studio da 5 anni e ti posso dire che il tuo amico Johnny Cloaca delira con toni da trotzkista
Delors ha costruito il mercato comune col pieno appoggio di Mitterand, e la PAC non l'hanno costruita i socialisti francesi, ma De Gaulle. La SFIO affossò la CED nel 1954 votano 51 a 49% contro di essa in Parlamento, e Jospin fece gioca di sponda con Chirac sul trattato di Nizza per impedire un progresso significativo della politica estera e di difesa in senso "federalistico". Lo stesso eurofederalismo socialista non è mai nato come protezionista, anzi, il dibattito in Assemblea Interparlamentare sull'Africa, già negli anni '60, metteva bene in evidenza la strategia socialista in merito: liberalizzazioni asimmetriche ( apertura dei mercati europei, ma non di quelli locali) per i partner africani, strategie di stabilizzazione dei prezzi (SYSMIN per risorse minerarie e STABEX per quelle agricolo-alimentari) di fronte alle fluttuazioni dei mercati mondiali per i paesi a monocultura, apertura di tali meccanismi il più possibile e non solo alle colonie. Il meccanismo di protezionismo è stato eretto da De Gaulle e dai suoi successori, poi chiaro che la path dependency e la lobby agricola si sono fatte sentire anche dopo, specialmente negli anni '90, quando si sono riciclate come altermondialiste e alleate ai Verdi (di merda).


Dai uno sguardo a :
Bitumi A., D'Ottavio G., Laschi G. (a cura di), La Comunità europea e le relazioni esterne 1957-1992, Bologna, CLUEB, 2008.
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“E quando ci si ammala? Che cosa si deve fare?” “Non c’è altro da fare che fermarsi. E sarà la natura stessa che, a lasciarla fare, un po’ alla volta si risolleverà dal disordine in cui è caduta”.


Il libro sopra è molto buono per la politica africana, poi ci sarebbe anche il manuale di Wallace H, Wallace W. e Pollack M.A. (eds.), 2005, Policy-Making in the European Union, Oxford University Press, che dettaglia le singole politiche e mostra anche il dibattito che ci fu dietro![]()


exactly.
comunque signori, alla base dell'odio dei sinistroidi verso la bce ci sta quel delirio keynesiano che prende il nome di "eutanasia del rentier". come se la scarsità del capitale si cancellasse azzerando il tasso di interesse... pazzi
Eutanasia dei Rentier (l’Errata Gufata di John) at Ideas Have Consequences


:giagia::giagia::giagia:
Oskar Lange, grande economista socialcomunista di scuola neoclassica, avversario di Keynes e estimatore di Misesnon a caso proponeva l'alleanza tra operai, artigiani e piccoli risparmiatori e imprenditori contro la Grande Industria, gli avessimo dato retta :giagia:
Ultima modifica di Manfr; 16-04-11 alle 13:35


Teniamo in conto che il mainstream dai post-keynesiani ai monetaristi agli "aspettatori" razionali hanno di fatto seguito Keynes nell'intendere cosa sia il tasso di interesse. In sostanza un fenomeno esclusivmente monetario. A parte confonderlo con la misura della produttività del capitale. Questo strafalcione impedisce loro di comprendere come funzioni l'economia e cosa sia il ciclo economico
Ultima modifica di Phileas; 16-04-11 alle 13:39