L’ultima, e spaventosa, novità sull’aborto chimico si chiama Cytotec. È un farmaco contro l’ulcera, è prodotto dalla multinazionale Pfizer (quella del Viagra ma anche di tante medicine antitumorali e salva vita) ma è richiestissimo da ragazze minorenni e straniere perché ha gli stessi effetti della pillola abortiva Ru486.

Oltre a combattere i dolori dell’ulcera duodenale, a prevenire il reflusso, ammazza pure embrioni e feti che si trovano un po’ più giù, ad altezza di utero. E lo fa in modo crudele e barbaro che neppure le mammane di una volta, con i loro ferri da calza e intrugli a base di prezzemolo, sono mai riuscite ad eguagliare. Per questo, il farmaco è stato già soprannominato il “ferro da calza del 2000”, anche se di fatto le dimensioni del fenomeno sfuggono a qualsiasi indagine: le ragazze che vi ricorrono sono estranee ad ogni rete di supporto, prima fra tutte quella dei consultori, e hanno come unica risorsa la comunicazione tra di loro tramite alcuni forum sul web. La divulgazione del metodo in rete è ampia: siti stranieri spiegano come procurarsi e usare il farmaco, ma altrettanto esplicito è il sito dei radicali italiani che lo consigliano esplicitamente, in mancanza della Ru486.

Ferro da calza del 2000
Una follia, dal punto di vista sanitario: nel foglietto illustrativo, infatti, è sconsigliato alle donne che hanno una gravidanza vera o presunta, ma su internet circolano consigli su dosi e tempi di somministrazione per abortire. Per questo è molto utilizzato dalle donne extracomunitarie che lo assumono proprio per la sua capacità di «aumentare frequenza e intensità delle contrazioni uterine».

Il Cytotec, è vendibile in farmacia soltanto attraverso prescrizione medica per curare l’ulcera, ma il quotidiano Repubblica ha inviato un suo cronista con una telecamera nascosta a chiedere il farmaco senza ricetta. Nessun farmacista fa domande o si oppone, il prodotto viene offerto sulla fiducia e venduto da tutti come se fosse aspirina o caramelle balsamiche per la gola.

Dunque, la denuncia stavolta arriva da un pulpito certamente non sospetto di simpatie verso la Chiesa o organizzazioni pro-life. Il fatto è che la pillola, oltre a porre interrogativi morali e legislativi (violazione delle legge 194, per questo è stata aperta un’inchiesta dalla Procura di Torino), rappresenta un grave rischio per la vita della donna.

Crampi ed emorragie
Al pronto soccorso dei Policlinici di tutta Italia, infatti, continuano ad arrivare donne, soprattutto africane e sudamericane, con forti crampi addominali ed emorragie in corso anche da 12 giorni per aborti spontanei più che sospetti. Secondo il professor Bruno Mozzanega della Clinica ginecologica di Padova, l’efficacia abortiva del Cytotec è superiore al 90% nei primi tre mesi e del 70-80% fino al sesto mese di gravidanza. Solo pazienti straniere, però, ne ammettono l’uso. E le italiane? È improbabile che il medico italiano che pratica l’aborto clandestino ricorra ancora alla tecnica chirurgica che richiede un coinvolgimento diretto, lascia tracce e lo espone al rischio di denuncia, quando invece dispone di metodi che lo tengono al di fuori di tutto. «Se a me che sono uno dei 10 universitari della clinica, e ce ne sono altrettanti della Divisione ospedaliera», racconta il professore Mozzanega, «sono capitate dieci pazienti in due anni, ne deduco un numero totale di 200 pazienti in due anni, 100 all’anno solo alla clinica di Padova».

Una presenza costante di «emorragie che ci lasciano perplessi», aggiunge il dottor Lucio Romano, ginecologo dell’Università Federico II di Napoli. Diversa la posizione di Silvio Viale, responsabile del Day Hospital Ivg del Sant’Anna di Torino e sostenitore della Ru486. «Qui gli aborti spontanei da emorragie sospette da Cytotec arrivano a ondate, le ondate delle straniere che vengono da Paesi in cui l’aborto è proibito. Arrivano in Italia con i loro usi e tante temono di presentarsi in ospedale perché irregolari o per la paura di essere denunciate».

E le italiane? «Anche le italiane penso che facciano uso del Cytotec», ammette Viale, «ma magari seguite dal medico di famiglia, non esagerano con le dosi e non arrivano ad emorragie serie. Assumono le pillole a casa, con i tempi e le dosi giuste. Poi vengono in ospedale».

Svelare l’inganno
Gli aborti clandestini sono ancora una realtà quantificata in 20mila casi l’anno; ad essi si aggiungono 73mila aborti spontanei, aumentati, rispetto al 1982, di 17mila casi all’anno (Istat, 2008): un incremento medio del 30% che però nelle minorenni sfiora il 70%. Se questo surplus di aborti spontanei rappresentasse anche solo in parte gli insuccessi (5-10%) del Cytotec ne emergerebbe un sommerso di aborto illegale di dimensioni inimmaginabili a carico soprattutto delle giovanissime, le stesse che già abusano della pillola del giorno dopo.

Che fare, alla fine? I radicali, lo scrivono nei loro siti, cavalcano l’emergenza pillola allo stesso modo con cui usarono degli aborti clandestini per introdurre in Italia la legge 194 che legalizzava l’interruzione della gravidanza. Ora ripetono lo stesso schema: il Cytotec, il “ferro da calza del 2000” dilaga perché da noi è ancora vietata la pillola abortiva Ru486. Ma quest’ultima non è poi tanto diversa da un topicida e comporta rischi per la vita della donna che vengono sottaciuti dai fan dell’aborto in pillole. Inoltre, prolunga l’aborto chirurgico per diversi giorni, risultando ben più invasivo di questo.

Insomma, in gioco ci sono le responsabilità della casa farmaceutica e, soprattutto, dei farmacisti che lo vendono senza prescrizione a donne e ragazzine. Impossibile che le ritengano tutte sofferenti di mal di stomaco o di ulcera. Fosse così, al dolo si aggiungerebbe pure la beffa.

http://www.libero-news.it/articles/view/549360