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    Predefinito La prova di forza della maggioranza.

    314 SI al processo breve!

    di Fabrizio De Feo a pg.4 de ilgiornale.it 14 04 2011

    È il giorno decisivo per il processo breve e l’aula della Camera si riempie fin dal mattino in tutti i suoi ordini di posto.
    L’atmosfera è quella delle grandi occasioni, la tensione è palpabile e di fronte a uno dei tornanti più delicati della legislatura il lavoro da «buttadentro» dei vicecapigruppo appare particolarmente delicato.
    L’incipit della giornata detta, però, subito un messaggio chiaro.
    Nella prima votazione con 18 voti di differenza, l’aula respinge la richiesta avanzata da Giorgio La Malfa di invertire l’ordine del giorno.

    È il segnale che la maggioranza è compatta e pronta alla «battaglia» come testimonia anche il tutto esaurito sui banchi del governo.
    Per tutta la giornata si susseguono le votazioni a raffica sugli emendamenti. Fila tutto liscio tanto che i rappresentanti dell’opposizione iniziano ad abbandonare le posizioni e vanno ad abbracciare la piazza.
    Davanti a Montecitorio c’è infatti il sit-in del Popolo Viola: i manifestanti innalzano i cartelli di protesta e i rappresentanti di Pd, Idv e Fli si fanno vedere tra i dimostranti.
    Passa anche Daniela Santanchè e la temperatura si alza subito, con un’accoglienza a base di insulti e volgarità.
    «Venduta, vergogna, fai il bunga bunga» le gridano. E poi l’offerta di dieci euro corredata dalla frase «prenditi pure questi».

    Nel primo pomeriggio le opposizioni esauriscono i tempi a loro disposizione. Prima che scocchi l’ultimo rintocco prendono, però, la parola in rapida successione Pierdomenico Martino e Francesco Saverio Garofano, deputati Pd uniti dalla presenza nella lista di Gianfranco Lande, il cosiddetto «Madoff dei Parioli».
    Una circostanza curiosa che accende inevitabili battute.
    Ma c’è ancora la mozione della visibilità con cui fare i conti.
    Gianfranco Fini chiede ai presidenti dei deputati di fare una scelta: o si va avanti nel dibattito ma si perde la diretta tv (e al massimo si potrà arrivare alle 23) o si accetta la finestra che offre la Rai dalle 19 per votare in quel lasso di tempo davanti alle telecamere.
    I responsabili dei vari gruppi optano per la diretta tv.

    A metà pomeriggio il «D-Day» ha il suo culmine.
    Arriva, infatti, il via libera all’articolo 3 sulla prescrizione breve, considerato il cuore del provvedimento in quanto accorcia i tempi della prescrizione per gli incensurati.
    Il risultato d’aula è 306 a 288.
    Ma per la maggioranza il vero «colpaccio» è quello messo a segno su un emendamento proposto dall’Idv proprio all’articolo 3.
    Il Pd chiede il voto segreto e la maggioranza non solo non perde consensi ma li guadagna arrivando a toccare quota 316.
    Con il centrodestra si schierano, nascosti dall’anonimato, alcuni deputati dell’opposizione, e il centrodestra supera di sei voti la quota massima di 310 ottenuta durante le votazioni a scrutinio palese.

    Il boato della maggioranza è inevitabile e il Pdl legittimamente esulta. «Spero che l’opposizione provi il senso del ridicolo per quanto accaduto» dice il vicecapogruppo Pietro Laffranco.
    «Hanno fortemente voluto che l’emendamento chiave fosse votato a scrutinio segreto e dopo giorni di appelli alle nostre coscienze la maggioranza ha ottenuto una decina di voti in più.
    Evidentemente le coscienze a sinistra, fuori dalla retorica, hanno votato a favore di un provvedimento che è cosa assai diversa da quanto raccontato dai piazzisti dell’opposizione».

    Chi, a sinistra, dimostra di avere una coscienza è invece Rita Bernardini.
    La parlamentare ascolta la collega Elisabetta Rampi ricordare come «di amnistia sostanziale abbia parlato il Csm ancor prima di noi».
    Un richiamo che all’ex segretario di Radicali Italiani non va proprio giù.

    «Troviamo del tutto improprio il pronunciamento del Csm su questa legge. Esiste la separazione dei poteri e questo è un cardine della democrazia.
    La magistratura deve applicare le leggi non pronunciarsi su di esse».
    Pagina buia di giornata è invece il coro «P2, P2» rivolto verso Fabrizio Cicchitto dall’opposizione, a cui si unisce anche Rosy Bindi.
    Una protesta la sua tanto più grave visto che in quel momento si trova a presiedere l’aula e che per Raffaele Fitto dimostra «con quale terzietà sia stata condotta l’aula in queste ore».

    In serata, poco dopo le 20, arriva il via libera definitivo della Camera alla proposta di legge sul processo breve che ora torna al Senato.
    I favorevoli sono 314, i contrari 296.
    Un margine ampio che trasforma un voto thriller in una prova di forza.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: La prova di forza della maggioranza.

    Ecco la vera Costituzione che il Pd non recita: comunicazione e impresa!

    di Stefano B. Galli pg.6 de ilgiornale.it di oggi 14 04 2011

    All'esame del testo sul processo breve, alla Camera, gli esponenti del Pd hanno preso la parola a rotazione per leggere gli articoli della Costituzione.
    Il primo è stato il capogruppo Dario Franceschini che ha dato lettura dell'articolo 1, quello che definisce l'Italia una Repubblica fondata sul lavoro e che attribuisce al popolo l'esercizio della sovranità.
    Guarda caso, proprio quel popolo che, nel momento in cui esercita la propria sovranità attraverso il voto, da qualche decennio decreta sonore sconfitte proprio alle mutevoli e variegate coalizioni del centrosinistra.

    In rapida successione sono poi intervenuti - tra gli altri - tutti i principali esponenti del Pd, da Bersani a Letta, dalla Bindi a D'Alema, da Fassino a Veltroni.
    L'assunto di fondo è il seguente: poiché con la prescrizione breve si calpestano lo Stato di diritto e la Costituzione repubblicana è giusto ricorrere a una sorta di orazione civile parlamentare, leggendo alcuni articoli della carta fondamentale, con tanta ignominia calpestata.

    Massimo D'Alema ha letto gli articoli relativi ai poteri del capo dello Stato, sottolineando la prerogativa del presidente della Repubblica di sciogliere le Camere.

    Pier Luigi Bersani ha citato l'articolo 2, quello dei diritti inviolabili dell'uomo; articolo di ispirazione liberale e giusnaturalista, poiché i diritti dell'uomo sono naturali, cioè prepolitici poiché non sono un prodotto dell'azione dello Stato.

    Enrico Letta ha fatto proprio il dettato dell'articolo 16 sulla cittadinanza.

    Rosy Bindi ha letto il 3, quello dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e Beppe Fioroni il 24 sulla tutela dei propri diritti.

    Fassino ha letto l'articolo 67, quello dell'assenza del vincolo di mandato per il parlamentare, che rappresenta l'interesse generale della nazione.

    Marina Sereni s'è appellata all'articolo successivo, il 68, relativo alla tutela funzionale del ruolo del parlamentare.

    Mentre Veltroni ha letto il 27 sulla personalità della responsabilità penale e sul fatto che nessun imputato è colpevole sino a condanna definitiva.

    La scelta degli articoli letti - francamente - suscita qualche perplessità. Per quale motivo, infatti, il capo dello Stato dovrebbe sciogliere le Camere, in questo momento? Perché invocare i diritti - prepolitici, inalienabili e sacri - dell'uomo? Forse perché la libertà e la proprietà privata sono seriamente pregiudicate? È interessante sottolineare come il Pd si faccia interprete della tutela della proprietà privata, sino a pochi anni fa un diritto da negare. Ribadire il principio di laicità dello Stato significa censurare le ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche nella sfera della politica? È paradossale che l'evocazione della figura di Beccaria - nascosta dietro l'articolo 27 - suoni come una specie di censura nei confronti di una parte della magistratura, proprio quella che ideologizza l'interpretazione della legge.

    Suona strano come taluni articoli della Carta costituzionale come quello sulla libertà d'impresa oppure quello sulla libertà e segretezza della corrispondenza e delle comunicazioni personali non siano rientrati nei sessanta articoli selezionati dai deputati del Pd per la loro orazione civile. Che la sinistra, smarrita la bussola ideologica all'indomani della caduta del Muro di Berlino, si sia arroccata sulla Costituzione è un dato di fatto.
    La Carta rappresenta l'unico risultato positivo - per effetto della logica compromissoria che caratterizzò i lavori della Costituente - al quale appellarsi per recuperare almeno il fantasma di un'identità politica. Franceschini, del resto, aveva giurato sulla Costituzione sotto le mura del Castello di Ferrara, qualche tempo fa. Ma qui siamo ben oltre. È il passato che non passa: siamo ancora nella Sala della Pallacorda, quando i deputati del Terzo stato - era il 20 giugno 1789 - giurarono solennemente di non separarsi mai sino a che non avessero ottenuto una costituzione. La sacralizzazione della carta costituzionale, un simulacro intoccabile, rende impossibile qualsiasi forma di dialogo lungo la strada delle riforme.
    Di cui il Paese ha bisogno.

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Rif: La prova di forza della maggioranza.

    Processo Ruby, l'ultima bufala della procura!

    Qualcosa non torna.
    Qualcosa non quadra nel rac*conto delle due ragazze, due di*ciottenni piemontesi, precipi*tate come meteoriti nell’in*chiesta milanese sul bunga bunga. E protagoniste involon*tarie, a sentire i loro racconti, di una notte choc ad Arcore.
    So*no gli stessi pm, Piero Forno e Antonio Sangermano, a farlo notare ad una delle due bellez*ze, Chiara Danese.
    «All’ufficio - le chiedono nel corso dell’in*terrogatorio l’11 aprile, ovvero lunedì scorso- risulta che in da*ta 23 agosto 2010, ovvero la not*t*e stessa dei fatti sin qui descrit*ti, lei abbia inviato un messag*gio sms ad Emilio Fede dal se*guente, testuale tenore: «Un bacio, Buonanotte!!». Strano.

    Strano che la ragazza, dopo aver seguito ingenuamente Emilio Fede a villa San Marti*no, e dopo aver vissuto ore di incubo dentro la cornice di un festino lussurioso con scene da Basso impero, abbia poi mandato un messaggino così affettuoso al direttore del Tg4 .

    Testo e contesto.
    Sono molte le anomalie di questa storia dai ritmi sincopati: prima len*tissimi, poi velocissimi.
    Il 22 agosto Chiara Danese e Am*bra Battilana entrano a villa San Martino.
    Ne escono schifa*te qualche ora dopo, ma taccio*no.
    Anzi, gli sms di Chiara sem*brano parlare un’altra lingua.
    Poi improvvisamente ad apri*le ecco l’accelerazione forsen*nata.
    Il 4 le due depositano una memoria acuminata in cui rie*vocano quelle ore in cui alla corte di Silvio Berlusconi e assi*curano di aver visto di tutto: palpeggiamenti, apprezza*menti volgari, balli sfrenati di ragazze seminude, anzi com*pletamente nude come Nicole Minetti, ammiccamenti, frusti*ni e altro ciarpame da sexy shop.
    L’11 aprile, a razzo, ven*gono interrogate alla procura di Milano.
    Il 13, solo 48 ore do*po, sono già la nuova rivelazio*n*e giudiziaria di questa stagio*ne: riempiono pagina 2 e 3 di uno sterminato articolo di Re*pubblica.

    Ormai, i verbali esco*no a tempo record. Anzi, in tempo reale.
    In coincidenza con il controverso voto sul pro*cesso breve.
    Ieri, la procura, davanti al di*lagare delle polemiche si affi*da ad un breve comunicato per fugare i dubbi espressi sot*to*forma di domande dagli stes*si pm nel corso delle deposizio*ni: Chiara e Ambra «sono im*portanti per chiarire il conte*sto ».
    Rieccoci al contesto.
    Che non è un reato, ma è quel che sarebbe accaduto ad Arcore
    .
    Racconta Chiara: «È in quel momento che la serata prende una direzione molto diversa da come l’ho immaginata. Le ragazze, visibilmente allegre, cominciano ad avvicinarsi al presidente, si fanno baciare i seni, lo toccano. È una specie di girotondo, le ragazze si di*menano di nuovo, lo toccano di nuovo, lo stesso fanno con Emilio Fede. Ad un certo pun*to il presidente, visibilmente contento, chiede:
    “Siete pron*te per il bunga bunga?”.
    Le ra*gazze, in coro urlano. “Siiii’”.

    Sono agitata, mi sento male.
    Chiara e Ambra se ne vanno distrutte. Umiliate. Dilaniate.
    Eppure sms e intercettazioni sembrano incrinare questa versione. Intercettazioni e sms che sono coerenti con il silen*zio tenuto fino a pochi a giorni fa.
    Strano, dunque, quel mes*saggio alle 3.31 di quella notte di agosto:
    «Un bacio. Buona**notte!! » indirizzato ad Emilio Fede.

    Chiara,a verbale,se la ca*va così: «Io non ho assoluta*mente mandato questi sms. Che ha materialmente scritto ed inviato Daniele Salemi, usando il mio cellulare».
    Sì, perché ce n’è un se*condo di sms, anco*r*a più netto del pre*cedente:
    «Salve, di*rettore, sono Chia*ra, volevo ringra*ziarla per la fantasti*ca serata, se non le causa di*sturbo quando sarò a Salso*maggiore mi farà piacere sen*tirla ».

    Anche questo, ci spiega Chiara Danese, non è farina del suo sacco. L’ha scritto, l’avrebbe scritto, in macchina, mentre tornavano a casa, Da*niele. Daniele Salemi, l’agen*te, ventottenne, promotore fi*nanziario e «contatto» torine*se di Lele Mora.

    Daniele che a sua volta, intervistato dall’edi*zione torinese di Repubblica il 18 gennaio, quindi a scandalo già scoppiato, dice che è stato lui e non Fede a organizzare la cena ad Arcore e aggiunge che quella notte non c’è stato al*cun bunga bunga:
    «Assoluta*mente no. Siamo stati un paio d’ore e poi ce ne siamo anda*ti ».
    Nulla di nulla.

    Salemi men*te? «Nessuno - insiste lui - ha preso niente, né soldi né regali. Solo delle rose. Ma le pare che uno, anche se è molto ricco, faccia un regalo a una persona che vede per la prima volta?». Strano.

    L’11 settembre è Am*bra, in corsa per le selezioni di Miss Italia, a mandare un sms a Fede:
    «È un onore per me sa*pere che una persona come lei mi sostiene»
    E ancora: «È un piacere dopo essere uscita di qui ringraziarla di persona».

    Al*le 13 .56, dopo essere apparsa al Tg4, Ambra fa partire un ter*zo sms: «Servizio al tg... un ba*cio Ambra».
    Il giorno prima, conversando con il solito Da*niele Ambra - come annota la polizia giudiziaria- dice cha ha saputo di essere finita sul Tg4 , Daniele dice che dovrà ringra*ziare Emilio Fede e le suggeri*sce di scrivergli un sms dicen*do che Fede è per lei una perso*na speciale e che quando fini*rà Miss Italia lo vedrà a cena, magari tutti insieme».

    Ambra scrive e non s’indigna.
    L’indi*gnazione se la riserva per apri*le quando contatterà la procu*ra, altro dettaglio curioso, attra*verso la senatrice Patrizia Bu*gnano, deputato dell’Italia dei valori.
    E dirà che il clamore, le telefonate anonime, le insinua*zioni in rete le hanno rovinato la vita.
    E che è giunto il momen*to di dire tutto.
    Fede annuncia querela per diffamazione e ca*lunnia, il premier si dice «di*sgustato ».
    I suoi avvocati, Pie*ro Longo e Niccolò Ghedini spendono qualche parola in più: «La genesi delle dichiara*zioni e i tempi appaiono davve*ro indicativi e ne dimostrano l’assoluta inconsistenza».

    a pg.9 de ilgiornale.it del 14 04 2011 di Stefano Zurlo

    saluti

  4. #4
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    Predefinito Rif: La prova di forza della maggioranza.

    Se si vuole cambiare l'Italia , si deve essere coesi e uniti!
    Bravi!
    La nostra nuova idea d'Italia passa anche da un ridimenzionamento del potere spropositato di alcuni PM!
    a proposito :
    Vi siete accorti che ci sono dei PM che da 20anni si interessano continuativamente di silvio berlusconi?
    Non è un'anomalia questa ?
    Non sono parole mie ma di Giuliano Ferrara che ha notato cotanto !

    In merito alle due ragazze che , poverine , dopo aver detto in questi giorni , peste e corna sulle feste di Arcore , si scopre che mesi fa , invece , dopo essere uscite dalla casa , erano rimaste così contente e divertite da mandare SMS di ringraziamento a chi li aveva invitati !!
    SMS raccontano ....
    Siamo alle solite calimero.....
    E' la solita storia di voler inguaiare Silvio colonna portante della maggioranza .
    Loro vengono imboccate , i soliti PM accolgono , i soliti giornali amplificano !!

    Che noia .....ma trovate qualcosa di nuovo!!

    Non avete capito che non spostate un solo voto da destra a sinistra ?
    Che la gente non è così stupida da caderci sulle vostre solite balle ?


    Non siamo in una repubblica islamica !

    Idiot!
    DI ROSSO IN ITALIA C'E' SOLO IL VINO

    L'Italia è una razza, una storia, un orgoglio, una passione, l'Italia è una grandezza del passato.

 

 

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