



A pag. 142 di "Tra poche parole" Gómez Dávila scrive: "Valore è ciò che la volontà afferma, se la volontà che afferma è quella di Dio" (qui valore è inteso in un'accezione obiettiva). La volontà divina nel momento in cui esiste è certamente un fatto, così come è un fatto che esistano volontà contrarie. Chi attribuisce valore a codesta volontà divina e la vorrebbe vedere realizzata su questa terra si ritrova però esattamente nella posizione di chiunque si trovi a far valere la propria posizione rispetto alle posizioni inconciliabili e a fare i conti con le medesime logiche impositive che questo richiede (la ripetitività della radice porre non è casuale). Per questo suonava particolarmente paradossale la denuncia della "tirannia" da parte di estimatori dell'Inquisizione che vorrebbero imporre con ogni mezzo quello che senza imposizioni tiranniche non si porrebbe.
Ultima modifica di Troll; 22-04-11 alle 22:53




Che la volontà difetti (nel senso di mancare) è una spiegazione fattuale (accurata o inesatta che sia non è minimamente importante) la quale non spiega in alcun modo per quale ragione la volontà non dovrebbe difettare. Non è l'impossibilità che Dio chieda qualcosa agli uomini ma l'indeducibilità di norme da fatti da cui non si esce.
Ultima modifica di Troll; 22-04-11 alle 22:58




Infatti quel saggio di chiara impronta weberiana descrive appunto la carica impositiva e conflittuale prodotta da gente convinta dell'oggettività delle proprie istanze. Il politeismo conflittuale in Weber non è oggetto di compiacimento laicistico (altrimenti sarebbe una variopinta diversità e non un politeismo conflittuale) ma la constatazione di quel che succede quando i convinti si prendono a capocciate (non sopportando la vista di altri che respingono ciò a cui dovrebbero oggettivamente inchinarsi).
Tutto questo continua a circolare a vuoto nell'ordine delle asserzioni descrittive senza rendere preferibili la virtù al vizio e la perfezione all'imperfezione (pure a livello popolare si parla di "bellezza delle imperfezioni").
Ultima modifica di Troll; 22-04-11 alle 23:17


Ma è lo stesso discorso del passaggio dall'età teologica a quella metafisica che Schmitt fa quando parla della nascita dello jus publicum europaeum sul piano del diritto internazionale e della neutralizzazione del dato teologico-confessionale nella determinazione della justa causa nei conflitti armati: non è la Res Publica Christiana ad essere tacciata di "tirannia", ma è dal disfacimento di essa che nasce la possibilità della tirannia valoriale.
E' dalla descrizione che si deve partire per poter capire. Una bicicletta serve per andare in giro o per investire i passanti? Serve per andare in giro, ma ciò non toglie che ci sia chi la usi per investire i passanti. Questo fa venir meno il fatto che una bici serva per andare in giro?Originariamente Scritto da Troll
Ultima modifica di Giò; 22-04-11 alle 23:51


La spiegazione è: conformarsi all'imperativo della ragion pratica (al contenuto prescritto dalla volontà) permette di uscire da una contraddizione, o da un plesso di contraddizioni. La ragion pura dice dell'incontraddittorietà dell'ente, alla prassi spetta il toglimento effettuale: Qualora il logo rilevasse che amare il prossimo è un modo specifico di uscire da una antinomia della ragione, o da una certa struttura unitaria di antinomie, la prassi sarebbe aderente al logo quando agisse in modo aderente. In tal senso la prassi è estensione o complemento della contemplazione, o è la contemplazione stessa intesa nella sua concretezza, la sua posizione autentica (in cui forma e materia semantica non sono astrattamente isolate). Questo non significa negare la posibilità di permanere, di chiudersi nella contraddizione, ma la libertà di sostarvi non significa negare la doverosità di uscirvi (e perciò la fondatezza della ragion pratica).
Ultima modifica di Platone; 23-04-11 alle 13:27
Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.


E' un peccato che Schmitt non specifichi che l'imposizione di ciò che "vale veramente" non sarebbe tirannia e si accontenti di notare cosa succede quando le persone convinte della validità oggettiva delle cose a cui danno valore vanno a imporla in giro.
Una bicicletta serve per andare in giro a chi la usa per andare in giro e serve per investire i passanti a chi la usa per investire i passanti a prescindere dalle intenzioni di chi l'ha fabbricata.

