







Secondo me non vuoi capire quello che dico. Riprovo.
1) Perché san Paolo richiede che i candidati siano sposati una volta sola? Questo significa che, secondo san Paolo, possono essere sposati oppure no? Perché non ha scritto che chi vuol essere sacerdote deve obbligatoriamente scegliere il celibato conformemente con quello che dici tu?
Ti prego di non rispondermi dicendo che i vescovi non potevano fare uso del matrimonio (per inciso, fin dai primi secoli si decise di scegliere i vescovi tra i monaci per evitare che fossero sposati, ma il clero continuò a poter sposarsi) ma di spiegarmi quali erano le intenzioni di San Paolo nello scrivere quanto citato nella lettera a Tito? Non fa essa parte della sacra scrittura? A che pro limitare i matrimoni a uno solo se tanto non ci su può sposare per accedere agli ordini sacri?
2) Non ho mai messo in discussione che il celibato abbia fondamento nella sacra scrittura, certo che ce l'ha. Non metto nemmeno in discussione che sia, salvo dispensa, una scelta irrevocabile per il religioso che decide di aderirvi. Quello che metto in discussione è che il celibato sia una condizione obbligatoria per poter diventare sacerdote secolare. Questo non mi sembra risulti né dalla storia della chiesa e nemmeno dalle disposizioni della chiesa Cattolica che limita tale pratica alla chiesa Latina.
Con calma leggerò le encicliche che hai postato![]()
Ultima modifica di napici; 19-05-11 alle 18:49
Così mi disse che quel giorno era uscita coi fiori gialli tra le mani perché finalmente la trovassi e che se non fosse successo si sarebbe avvelenata perché la sua vita era vuota. - M. A. Bulgakov




Ultima modifica di Contediculagna; 19-05-11 alle 18:51
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Scusa, ma allora mi sa che sei tu che non hai capito granché del mio discorso.
Io non ho mai detto che il celibato ecclesiastico è obbligatorio per tutti, indipendentemente da quello che stabilisce o concede la Chiesa Cattolica.
Ho semplicemente detto che esso, avendo fondamento teologico nelle Sacre Scritture, è una prassi consolidata e costante nella Chiesa d'Occidente che ha radici antichissime e che trovava applicazione persino fra i cattolici orientali prima che determinati sinodi locali approvassero delle disposizioni più "lassiste", in un certo senso, adottate per contenere i frequenti abusi e i casi di incontinenza. Se la Chiesa Cattolica ha accettato anche una disciplina meno rigorosa in materia per le sole chiese orientali è semplicemente per una questione di tolleranza, ma non di approvazione.
L'errore che fai tu, ossia considerare i passi paolini volti a giustificare la non obbligatorietà del celibato ecclesiastico, fu condannato, come riporta il link che ho postato, già da Papa Siricio e tale interpretazione fu ribadita da Papa Innocenzo I:
Importanti ed istruttivi sono a questo riguardo soprattutto i documenti Pontifici che trattano della continenza celibataria. Continuamente vengono affrontate due obiezioni attinte alla Sacra Scrittura e che vengono confutate. La prima è la norma che dà san Paolo a Timoteo (1 Tm 3,2 e 3,12) e a Tito (1,6): i candidati devono essere, se sposati, solo unius uxoris viri, ossia sposati una sola volta e per di più con una vergine. Sia Papa Siricio come anche Innocenzo I insistono ripetutamente che questo non vuol dire che essi possono vivere anche d'ora innanzi nel desiderio di generare figli, ma, al contrario, che ciò è stato stabilito propter continentiam futuram, a causa della continenza da osservare in seguito.
Questa interpretazione ufficiale del noto brano della Sacra Scrittura, fatta dai Sommi Pontefici, la quale veniva assunta anche dai Concili, afferma che colui che aveva bisogno di risposarsi dimostrava con ciò che non poteva vivere la continenza richiesta ai sacri ministri e perciò non poteva essere ordinato. Così questa norma della Sacra Scrittura, anziché una prova contro la continenza celibataria, diventa una prova a suo favore, per di più già richiesta dagli apostoli. Tale interpretazione rimane viva anche in seguito. Così ancora la Glossa Ordinaria al Decreto di Graziano, ossia il commento comunemente accettato per questo brano del testo (Principio della Dist. 26), spiega che esistono quattro ragioni perché un bigamo non può essere ordinato. Dopo tre ragioni piuttosto spirituali, la quarta, pratica, dice: perché sarebbe un segno di incontinenza se uno da una moglie è passato ad un'altra. E il grande ed autorevolissimo Decretalista Hostiensis (il Card. Decano Enrico da Susa) spiega nel suo commento alle Decretali di Gregorio IX (X, I, 21, 3 alla parola alienum): la terza ragione delle quattro di questo divieto è: "Perché si deve temere (in questo caso) l'incontinenza".
Che questa interpretazione di untus uxoris vir era accettata anche in Oriente dimostra anche lo storico della Chiesa primitiva Eusebio di Cesarea, che si deve ritenere ben informato e che, come abbiamo già detto, era presente al Concilio di Nicea e quale amico degli ariani avrebbe dovuto prendere piuttosto la difesa dell'uso del matrimonio dei preti prima sposati. Ma egli dice espressamente che, paragonando il sacerdote dell'Antico Testamento con quello del Nuovo, si confronta la generazione corporale con quella spirituale e in questo consiste il senso dell'unius uxoris vir cioè che coloro i quali si sono consacrati e dedicati al servizio e culto divino devono astenersi convenientemente, in seguito, dal rapporto sessuale con la moglie.
Questo divieto dell'apostolo, che nessun bigamo doveva essere ammesso agli ordini sacri, è stato osservato assai severamente attraverso tutti i secoli e si trova tra le irregolarità per l'ordine ancora nel Codice del Diritto Canonico del 1917 (can. 984, 4°).
fonte: I FONDAMENTI TEOLOGICI DELLA DISCIPLINA DEL CELIBATO




Non mi sbaglio proprio, infatti.
Ve lo dice pure wikipedia, pensa un po'
http://it.wikipedia.org/wiki/Celibat...otale#A_favore


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