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    Predefinito Bimbi con due padri, ecco perché no

    Bimbi con due padri, ecco perchè no

    di Antonio Giuliano25-05-2011

    Per chi da anni denuncia la crisi della figura paterna suona quasi beffarda la grancassa mediatica e culturale di chi vorrebbe famiglie con due padri (come Repubblica del 23 maggio “I figli di due padri”). Ma lo psicanalista Claudio Risè ormai non si scompone più: «Nel nostro orizzonte culturale l’essere umano non viene più considerato come una persona con un suo corpo, ma solo come un oggetto prefabbricato. Qui si sta organizzando la produzione di bambini come adorabili oggetti di consumo». Sulla scia di sponsor del calibro di Elton John o Ricky Martin anche in Italia sarebbero un centinaio le coppie omosessuali che ricorrono all’estero (da noi è vietata) alla maternità “surrogata”: in pratica nell’utero di una donatrice che offre a pagamento il proprio utero viene inserito un embrione formato dall’ovocita di una donatrice e il seme di uno dei due padri. E la campagna mediatica si rianima mentre è in corso in parlamento il dibattito sulla legge sull’omofobia.

    Professore perché per un bimbo è importante avere un padre e una madre?
    In assenza del genitore del proprio sesso, sarà molto difficile per quel bambino sviluppare la propria identità psicologica corrispondente. La psiche maschile e quella femminile sono molto diverse e l’identità complessiva si forma anche a partire dalla propria identità sessuale. Nel caso di maternità surrogata, lo sviluppo psicologico, affettivo, cognitivo di una bimba con due genitori di sesso maschile sarebbe in forte difficoltà: avrebbe problemi nel riconoscersi nel proprio sesso. Lo stesso accade al piccolo maschio.

    Qualcuno le obietterebbe che uno dei due padri (o una delle madri nel caso di coppie lesbiche) potrebbe benissimo svolgere il ruolo della figura materna (o paterna nell’altro caso).
    No. La vita umana è inscritta in due ordini: il dato naturale, biologico, e quello simbolico che il bambino ha iscritto nella propria psiche, conscia e inconscia. Entrambi presiedono allo sviluppo, alla manifestazione di una capacità progettuale, alla crescita di un’affettività equilibrata. Il padre è un individuo di genere maschile che ha scritto nel suo patrimonio genetico, antropologico, affettivo e simbolico la storia del proprio genere. Proprio perché è un maschio e non è una donna, non può avere né il sapere naturale profondo, né quello simbolico materno. I due codici simbolici, paterno e materno, sono molto diversi: la madre è colei che soddisfa i bisogni, il padre è colui che dà luogo al movimento e propone il limite: indica la direzione e stabilisce dove non si può andare. Nei paesi anglosassoni e del nordeuropea da tempo ci sono casi di coppie omosessuali con figli: studi sul campo hanno provato che la mancanza di genitori di sesso diverso è fonte di problemi, il più evidente dei quali (quando i genitori sono del sesso opposto al tuo), è la formazione delle tua immagine sessuale profonda.

    Quali sono i rischi che corre un bambino/a che cresce senza un genitore di sesso femminile? Tanto più che nella fecondazione assistita eterologa padre e madre sono spesso sconosciuti…
    L’esperienza del contatto fisico con la madre, nella cui pancia si è stati, è riconosciuta dalla psichiatria e dalle psiconalisi come fondativa della personalità, e della stessa corporeità…

    Nei libri come Il padre l’assente inaccettabile o Il mestiere di padre (entrambi pubblicati dalla San Paolo) denunciava la scomparsa della figura paterna. Ora invece sembra a rischio la figura materna.
    Anche quei libri sono stati scritti per dimostrare che servono entrambi i genitori, entrambi gli aspetti, quello maschile e quello femminile. La verità è che ormai non c’è solo una crisi della paternità. Ma dell’umanità in generale. L’essere umano, attraverso acquisti e affitti di parti del corpo e elementi generativi è diventato un “prodotto fabbricato”, nel senso in cui ne parlava Michel Foucault. Siamo ormai all’interno di un modello culturale “materialista” (ma in realtà molto mentale, perché passa dalla negazione del corpo “naturale”) fondato sulla soddisfazione narcisistica dei bisogni indotti dal sistema di consumo. Il bimbo “fabbricato” è uno di questi nuovi bisogni. È l’effetto del processo di secolarizzazione che ha tagliato anche i rapporti con il padre celeste, Dio: non c’è posto per l’Altro, tanto meno per la dimensione verticale. Ma negando l’ordine naturale e simbolico siamo costretti a negare anche la nostra corporeità (iscritta in essi) come spiego nel mio ultimo libro Guarda tocca vivi. Riscoprire i sensi per essere felici (Sperling & Kupfer, pp. 210, euro 16,50). Altro che superinvestimento nei sensi. L’ideologia consumista, le mode, i media dettano i nostri comportamenti, perfino nell’innamoramento: ci si incontra e ci si lascia in base ai suggerimenti della moda e delle “tendenze”. La sapiente teologia dell’amore di Giovanni Paolo II è stata spazzata via da una sessualità staccata dalla sensualità della persona umana, e consumista. Non stupiamoci, allora, se sono sempre di più quelli che vogliono evadere dal proprio corpo: magari con le droghe o coi disturbi alimentari come l’anoressia. La sacralità del corpo del cristianesimo è stata negata, e i consumi divinizzati. Ma solo riappropriandoci della nostra corporeità potremo relazionarci con gli altri. E con Dio.

    La Bussola Quotidiana notiziario cattolico di opinione online: Bimbi con due padri ecco perchè no
    Ultima modifica di FalcoConservatore; 25-05-11 alle 12:42
    “Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”

  2. #2
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    Predefinito Rif: Bimbi con due padri, ecco perché no

    Aggiungo una riflessione relativa al recente caso di un bebè educato come se non fosse nè maschio nè femmina, bensì - orrore a dirlo - "neutro":


    Né maschio né femmina: bebè educati senza sesso

    L’idea di due genitori canadesi di crescere un bimbo senza dire se sia maschio o femmina è una battaglia contro la natura


    Sappiamo bene quanto sia difficile crescere, passare dall’infanzia all’adolescenza e poi attraversare la giovinezza, trovare un lavoro, formarsi una buona famiglia... Se poi a complicare questo processo di formazione ci si mette anche la fantasia perversa di una famiglia, significa essere proprio scarognati fin dalla nascita. In Canada, a Toronto, vive una famiglia con due figli. I genitori si chiamano Kathy e David: nomi semplici, normali. Ma questa normalità deve essere sembrata loro troppo borghese, e così hanno deciso di chiamare i propri figli, un maschio di cinque e una femmina di due anni, Jazz (come il genere musicale) e Kio.
    Di nomi strani ce ne sono tanti senza bisogno di andare in Canada, perché non hanno confini le ossessioni di originalità dei genitori. La coppia canadese, però, deve essere anche afflitta da una grave sindrome di ideologia egualitarista sessuale. Sostiene che proprio a incominciare dal nome - maschile o femminile - il bambino sviluppa attitudini comportamentali dettate dalle sue caratteristiche sessuali e non dalla sua libera volontà. Insomma, il nome è già di per se stesso una coercizione che induce ad assumere determinati modi d’essere. E infatti Jazz e Kio, nomi indistintamente maschili o femminili, giocano come vogliono e con chi vogliono e si vestono come piace a loro (il maschio spesso anche in rosa).
    Tuttavia, nonostante i nomi neutri e la loro totale libertà comportamentale, i due piccoli sono inequivocabilmente maschio e femmina. Un dramma per i genitori, a cui non riuscivano trovare rimedio, finché un giorno la mamma Kathy rimane di nuovo incinta. Maschio o femmina? Che ignobile distinzione, pensano i due genitori canadesi! Come eliminarla? Ecco la folgorazione: non si dovrà assolutamente conoscere il sesso del nascituro, neppure una volta nato. Proprio così. Incominciamo dal nome: si chiamerà Storm, tanto per confondere subito il genere. Ma non basta (come hanno dimostrato Jazz e Kio) per comportarsi senza nessuna costrizione sessuale. Nessuno saprà di che sesso è, almeno fino a che sarà possibile: nemmeno ai nonni è stato svelato il segreto. E il piccolo Storm non saprà, egli stesso, di che sesso è, nessuno dovrà dirgli che se ha il pisellino è una cosa, se non l’ha è un’altra, vivrà come viene raccontato nel Simposio di Platone: una sfera perfetta e autosufficiente che ancora non si è divisa a metà generando due sessi opposti.
    Ci sperano molto, i due genitori canadesi, in questa trovata educativa. Libertà, uguaglianza, abolizione delle odiate differenze sessuali: Storm non conoscerà il suo sesso, perciò non si comporterà né da maschio né da femmina, e sarà libero di essere come vuole. L’identità naturale, l’istinto pulsionale verrebbero così annullati dalla non conoscenza della differenza sessuale, e al piccolo Storm si aprirebbe un orizzonte di libertà in cui potrà essere ciò che vuole, indipendentemente dal suo sesso. Da Storm inizierà la grande rivoluzione libertaria antisessista. C’è da augurargli che i suoi genitori vengano trovati a rubare in un supermercato e arrestati.
    Pensiamo a noi. È probabile che esageriamo quando, per esempio, regaliamo al bambino l’uovo di Pasqua con la carta azzurra perché se fosse rosa avrebbe la sorpresa da femmina. E forse sarà anche colpa nostra se il bambino rimane male quando trova la sorpresa da femmina nell’uovo che gli abbiamo comprato con la carta d’argento. Certo, sul piano educativo si può lavorare molto per limare eccessi maschili e femminili, caratteri prepotenti dell’uno e remissivi dell’altra. Ma perché dover rinunciare a un’educazione che insegni la fierezza, l’orgoglio dell’essere maschi e la fierezza, l’orgoglio dell’essere femmine? Davvero si deve vedere nella differenza di natura, nella distinzione dei sessi un ostacolo alla libertà di realizzare se stessi?
    Questo è un modo di pensare violento, che nasconde una presunzione crudele: la volontà di dominio sulla realtà naturale, che si scarica addosso ai bambini, e trasforma la loro educazione in una battaglia contro la natura, cioè contro la vita stessa. Si può giocare con le bambole o con il trenino o le automobiline senza per questo crescere remissive o prepotenti: basta avere genitori equilibrati, che siano d’esempio con il loro comportamento.

    Né maschio né femmina: bebè educati senza sesso - Cronache - ilGiornale.it del 26-05-2011

 

 

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