Nuova lista Anemone: altri soldi per la casa di Scajola
L'ex ministro: "Persecuzione inaccettabile". Versamenti anche per Lunardi e Bertolaso.
La procura di Perugia ha scovato l'archivio contabile del costruttore Diego Anemone nel computer della sua segretaria Alida Lucci. C’è l'elenco dei suoi versamenti segreti. E i beneficiari sarebbero sempre gli stessi: Claudio Scajola, Guido Bertolaso, Pietro Lunardi, Angelo Balducci e il cardinal Crescenzo Sepe. Il costruttore avrebbe pagato loro un po’ di tutto: case, bollette, contravvenzioni, frullatori, terriccio per vasi, divani, tende, vacanze, riustrutturazioni. Versamenti che vanno da varie migliaia di euro a poche decine. Il tutto per ingraziarsi i potenti di turno ed essere favorito nell’assegnazione degli appalti pubblici.
Pagò anche il compromesso della casa di Scajola
Un rapporto cominciato sin dal 2001. Quantomeno con l’ex ministro Scajola. A quella data risale il pagamento con un milione di lire al mese per l’autista dell’esponente di Forza Italia.
Mentre per quanto riguarda l’appartamento vista Colosseo del ministro, (nella foto a sinistra) Anemone non si limitò a versare solo 900 mila euro, ma pago anche il compromesso e l’agenzia immobiliare per un totale di 230 mila euro.
E una settimana dopo si occupò addirittura di versare 83,20 euro registrati nell’archivio di Anemone come “terra per seg Scaj”.
C’è anche un altro pagamento da chiarire. Annotato come “c/c via del Fagutale rimb. a Maria Corse 168mila euro”. A via Fagutale c’è proprio la casa di Scajola, ma ancora non si sa a che titolo la signora Corse abbia ottenuto il versamento.
Scajola: "Un'inaccettabile persecuzione"
Non è tardata a giungere la replica di Scajola: "Ancora una volta leggo notizie infondate sul mio conto. Si tratta di episodi già passati al vaglio dell'autorità giudiziaria che non mi riguardano e per le quali è stata ritenuta la mia totale estraneità. Un inaccettabile accanimento persecutorio, dunque, che non ha trovato alcun fondamento di verità".
Versamento per la figlia di Lunardi
Poi c’è il capitolo che riguarda l’ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi che nel giugno 2004 acquistò da Propaganda Fide un palazzetto al centro di Roma per tre milioni di euro, a fronte di un valore che superava i nove milioni di euro.
Di quello stabile Anemone si occupava sin dal 2003 pagando le bollette della luce e del gas, la tassa sui rifiuti, la manutenzione. E ha continuato a farlo anche quando è diventato di proprietà del ministro. E sui libri contabili di Anemone ci sono anche versamenti per una tale Martina che per gli inquirenti è la figlia del ministro. Prima due operazioni da 80.350 euro e da 50.251 euro. Poi uno trascritto come “Martina x via pref. 250.000 euro”. Via dei prefetti appunto, dov’è il palazzetto di Lunardi.
Pagate anche le vacanze a Bertolaso
Poi c’è il capitolo Guido Bertolaso finora entrato nell’inchiesta solo per l'appartamento messogli a disposizione nella centralissima via Giulia, per l'incontro con una prostituta al circolo Salaria Sport Village, e per il versamento di 50 mila euro in contanti.
Ma ci sarebbe anche altro. Annotato come “a Diego x ft. Olivia Bertolaso emessa odd”, 30 mila euro che dovrebbero essere a beneficio della figlia dell’ex capo della Protezione civile.
Poi le spese per le utenze della casa al centro di Roma da gennaio 2003 ad aprile 2007.
E infine una vacanza in montagna annotata come “Alida-Marilleva (G.Bert) 20mila”.
Persino le bollette a Balducci
Anche la famiglia di Angelo Balducci è nella lista. È stata mantenuta in ogni spesa, anche minima: case, arredi, macchine a moglie e figli del Provveditore, le bollette, l'Ici e persino le pendenze con Equitalia.
Soldi anche al Cardinal Sepe
Tanti anche i pagamenti ai vari prelati di Propaganda Fide. 3.250 euro per le spese del fuoristrada del cerimoniere del Papa, Monsignor Camaldo, presumibilmente l'assicurazione. 5.000 euro per una benedizione di monsignor Francesco Di Muzio capo ufficio di Propaganda Fide. 600 euro sempre a suo favore per spese in profumeria.
E poi un versamento annottato come “C. Sepe 5.000 euro”, che secondo i magistrati si riferisce al cardinal Crescenzio Sepe che all'epoca guidava Propaganda Fide ed è indagato per corruzione insieme all'ex ministro Lunardi.
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