In una economia mista il sistema produttivo è una realtà estremamente dinamica, si adegua continuamente a fenomeni sociali quali ad esempio lo sviluppo tecnologico, le variazioni nella domanda e nell'offerta di beni e servizi, la concorrenza tra le aziende. Il sistema produttivo richiede la presenza di un numero variabile di profili lavorativi: impiegati amministrativi, agenti di vendita, operai metalmeccanici, analisti finanziari, elettricisti, idraulici, cuochi, camerieri, eccetera. Se il sistema non avesse questa dinamicità allora non soddisferebbe più in modo adeguato i complessi e variabili bisogni sociali.
Lo Stato ha il compito di affrontare il problema della disoccupazione ma sostanzialmente non possiede gli strumenti per risolvere tale problema. Il sistema produttivo raggiunge i suoi equilibri senza necessitare della piena occupazione e lo Stato non può obbligare le aziende ad assumere del personale non necessario all'azienda perché questo provocherebbe il fallimento dell'azienda. Lo Stato, per lo stesso principio, non può neanche fare in modo che alcuni profili lavorativi siano preferiti ad altri: ad esempio non può favorire l'occupazione di disoccupati laureati specializzati piuttosto che di disoccupati con bassa istruzione perché dipende sempre dalle richieste specifiche del sistema produttivo. Lo Stato può solo cercare di ridurre sensibilmente il problema della disoccupazione ad esempio con agevolazioni fiscali per promuovere le assunzioni dei giovani: in questo modo aiuta l'azienda a sopportare il costo di lavoratori inesperti non ancora in grado di apportare guadagni. Oltre a queste misure ovviamente lo Stato ha il dovere di sostenere fortemente i diritti dei lavoratori: rispetto di equi orari di lavoro, rispetto di equa retribuzione, sane condizioni di lavoro; ammortizzatori sociali (come per esempio le liste di mobilità, indennità di disoccupazione per alcuni mesi, cassa integrazione); creazione di agenzie che aiutano il collocamento lavorativo; promuovere la stabilità del posto di lavoro nei casi ove questo è possibile, ovvero evitare che si adottino contratti di lavoro con scadenza a pochi mesi dove invece il profilo lavorativo ha natura stabile e duratura.
Se una azienda non ricava profitti è assolutamente assurdo richiedere ostinatamente che essa eviti i licenziamenti o la chiusura, con le proprie capacità oppure mediante sovvenzioni Statali, perché i soldi non crescono sugli alberi ne per l’azienda ne per lo Stato. Nel caso degli aiuti Statali sarebbero i cittadini che con le proprie tasse verrebbero a farsi carico di realtà produttive che non funzionano. Per i cittadini sarebbe un atto di pura beneficienza, un atto che impoverisce i cittadini e non è di nessuno aiuto a cambiare la realtà di una azienda che non funziona. Sarebbe un atto che poi dovrebbe essere esteso per coerenza a tutte le altre aziende che si trovano nella stessa situazione, per incapacità di organizzarsi e di competere oppure perché i propri prodotti e servizi non sono più richiesti; in questo modo si arriva al completo fallimento del bilancio pubblico Statale.
La legge deve stabilire che il licenziamento avvenga sempre per giusta causa altrimenti il lavoratore ha diritto al reintegro nel posto di lavoro oppure ad un risarcimento economico. Alcuni esempi di giusta causa possono essere: l'incapacità del lavoratore a svolgere il lavoro; il mancato rispetto degli obblighi del proprio contratto di lavoro e della legge; la crisi economica aziendale; la soppressione del posto di lavoro in quanto non più necessario. Tutti i lavoratori vorrebbero la sicurezza di non essere mai licenziati ma questo è un desiderio irrealizzabile; sostenere questa possibilità non significa difendere i lavoratori ma piuttosto significa proporre una idea che fa fallire le aziende e dunque impoverisce l'intera collettività. In alcuni casi proporre questa idea di proibire la libertà di licenziare è una effimera tattica politica per ottenere il consenso. In alcuni Stati all'anno 2010 purtroppo questa elementari verità economiche non sono assodate.
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voi sostenitori del partito democratico siete d'accordo?




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