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  1. #231
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    Predefinito Rif: Commenti ai risultati del referendum

    Citazione Originariamente Scritto da dDuck Visualizza Messaggio
    L'italia è Free Intelligent.
    Non penso proprio....

    Al via l'acceleratore Super B, nascerà vicino Roma
    Aiuterà Lhc del Cern a scoprire segreti della materia
    10 giugno, 15:03

    Nascerà vicino Roma, nell'area dell'università di Roma Tor Vergata, l'acceleratore Super B, uno dei 14 progetti bandiera previsti dal Programma Nazionale per la Ricerca varato in aprile dal Ministero per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca

    L'annuncio che dà il via al progetto internazionale è stato dato dal presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Roberto Petronzio, nel convegno che riunisce nell'Isola d'Elba 300 fisici di tutto il mondo per dare il via ufficiale al progetto. Finanziato con 600 milioni e gestito dall'Infn, l'acceleratore Super B lavorerà in modo complementare all'accelratore più grande del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra, e potrà anche essere utilizzato da altri settori della ricerca, come biologia molecolare e nanotecnologie.

    Rispetto al suo ''fratello maggiore'' Lhc, l'acceleratore Super B funzionerà come una sorta di zoom. I fasci che si scontreranno al suo interno saranno infatti corti, ma estremamente densi. Grazie a questa caratteristica un evento raro osservato dall'Lhc, con il suo anello da 27 chilometri, potrà essere analizzato in dettaglio nell'anello sotterraneo del Super B, dalla circonferenza di 1,5 chilometri e nel quale si scontreranno elettroni e positroni. Per le loro dimensioni, le due macchine possono essere considerate il Davide e Golia della fisica, ma la loro non sarà una competizione. L'obiettivo comune è studiare alcune delle grandi questioni della fisica contemporanea, come i meccanismi che hanno prodotto la scomparsa dell'antimateria poco dopo il Big Bang o le forze che tengono uniti i componenti fondamentali della materia.

    L'acceleratore Super B occuperà un'area di circa 30 ettari del campus dell'università di Roma Tor Vergata e sarà ben collegato con i vicini Laboratori Nazionali di Frascati dell'Infn. I risultati che potrà ottenere saranno fondamentali per la fisica, ma non solo: contribuirà anche a ricerche in campi diversi, come fisica della materia, biologia, nanotecnologie e biomedicina. ''E' la prima volta che una macchina acceleratrice viene progettata fin dall'inizio per soddisfare allo stesso tempo le esigenze della fisica fondamentale e di quella applicata'', ha osservato Petronzio. ''L'università di Roma Tor Vergata si propone di accogliere questa struttura di ricerca in quanto è in grado di offrire un'area sufficientemente vasta (30 ettari) necessaria per la sua realizzazione'', ha osservato il rettore, Renato Lauro. Nell'università romana, ha aggiunto, ''sono presenti ricercatori eccellenti nell'ambito della ricerca di base e fisica applicata, che potranno naturalmente avvalersi della vicinanza fisica e culturale dell'Infn'' e ''per l'operatività di SuperB sarà coinvolta, a pieno regime, una comunità scientifica di oltre mille scienziati e tecnici''.

    Al via l'acceleratore Super B, nascer

  2. #232
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    Predefinito Rif: Commenti ai risultati del referendum

    L'energia positiva di un voto

    Saranno ormai tre lustri che i referendari vivono in una riserva indiana, circondati da forze sovrastanti; e dopo 24 referendum senza quorum ci avevamo fatto il callo, stavamo cominciando a rassegnarci. Tanto più in quest'occasione, con il voto trasformato in una gara d'alpinismo (terzo appuntamento elettorale in quattro settimane). Con un'informazione tardiva e insufficiente nelle Tv di Stato. Con mezzo governo che ci ammoniva a non sprecare tempo: quesiti inutili, inutili pure gli elettori. Infine con l'esperienza fresca fresca delle Amministrative, dove il partito del non voto è stato di gran lunga il più (non) votato. E allora com'è che l'onda d'astenuti alle elezioni provinciali (55%) è diventata uno tsunami di votanti (il 57%) sui 4 referendum?

    Risposta: perché gli italiani non ne possono più dei politici italiani. Non della politica, però.
    Non se esprime facce nuove, meno logore di quelle che frequentano il Palazzo da vent'anni. Non se interroga questioni di fondo del nostro vivere comune. Sicurezza, ambiente, eguaglianza, confine tra pubblico e privato: dopotutto erano queste le domande sollevate dai referendum. Gli elettori hanno risposto bocciando altrettante leggi del governo, e bocciando perciò il governo nel suo insieme.
    Ma l'opposizione farebbe molto male a sfilare sotto l'Arco di Trionfo. C'è infatti un collante, c'è un denominatore comune fra le Amministrative e i referendum: il ritiro della delega. Perché adesso gli italiani hanno deciso di decidere, senza subire le scelte di partito, quale che sia il partito.
    Ne è prova il voto del 30 maggio a Napoli, dove metà degli elettori si è tenuta lontana dalle urne, mentre l'altra metà ha espresso un plebiscito per un uomo fuori dai partiti, persino il proprio. Ne è prova la manifestazione del 10 giugno che ha chiuso la campagna per i referendum, rigorosamente senza bandiere di partito: gli organizzatori sapevano quanto fossero indigeste.

    Da qui una duplice lezione, sempre che la politica abbia voglia d'ascoltarla. Primo: il testo del referendum dipende dal contesto. È infatti il clima del Paese che imprime forma e forza ai singoli quesiti, caricandoli di significati generali. Funzionò così per il divorzio e per l'aborto (un'iniezione di laicità nel nostro ordinamento), per i referendum elettorali dei primi anni Novanta (una domanda di ricambio nelle classi dirigenti), o altrimenti per le tante consultazioni andate a vuoto, senza un vento popolare a soffiare sulle vele. Perché ogni referendum ha questa valenza: serve a incanalare un'energia. Non a caso l'istituto fu battezzato in due Stati (Usa e Svizzera) che non contemplavano lo scioglimento anticipato delle Camere. Ma il referendum non può creare un'energia politica, può solo intercettarla. Quando c'è, e adesso ce n'è a iosa. Il lungo sonno è terminato.

    Secondo: la nostra bistrattata Carta si è presa una rivincita. La «gemma della Costituzione» - come a suo tempo Bobbio aveva definito il referendum - è tornata a brillare. E forse questo sussulto di democrazia diretta convincerà la maggioranza a curare i mali della democrazia indiretta, a partire dalla legge elettorale. Forse ci convertirà un po' tutti a un atteggiamento di maggiore lealtà verso le istituzioni. Ieri abbiamo letto editoriali che bacchettavano il capo dello Stato per essersi permesso di votare. La risposta più sonante l'ha offerta quel 5% di italiani che ha votato «no» ai quesiti, evitando le scorciatoie dell'astensione. Perché ogni referendum fallito nel vuoto delle urne rappresenta pur sempre una sconfitta della democrazia. E perché nessun principio di sovranità popolare può mai attecchire senza un popolo disposto a esercitarla. Votando in massa i referendum, il popolo italiano si è dunque riappropriato della sua Costituzione. Eravamo sudditi, stiamo tornando cittadini.

    Michele Ainis
    14 giugno 2011

    L'energia positiva di un voto - Corriere della Sera

    Alla faccia di tutti quelli che "io mi astengo perché".
    Ultima modifica di Malandrina; 14-06-11 alle 08:12

    Teniamoci stretti, che c'è vento forte.

    Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.

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  3. #233
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    Citazione Originariamente Scritto da Malandrina Visualizza Messaggio
    L'energia positiva di un voto

    Saranno ormai tre lustri che i referendari vivono in una riserva indiana, circondati da forze sovrastanti; e dopo 24 referendum senza quorum ci avevamo fatto il callo, stavamo cominciando a rassegnarci. Tanto più in quest'occasione, con il voto trasformato in una gara d'alpinismo (terzo appuntamento elettorale in quattro settimane). Con un'informazione tardiva e insufficiente nelle Tv di Stato. Con mezzo governo che ci ammoniva a non sprecare tempo: quesiti inutili, inutili pure gli elettori. Infine con l'esperienza fresca fresca delle Amministrative, dove il partito del non voto è stato di gran lunga il più (non) votato. E allora com'è che l'onda d'astenuti alle elezioni provinciali (55%) è diventata uno tsunami di votanti (il 57%) sui 4 referendum?

    Risposta: perché gli italiani non ne possono più dei politici italiani. Non della politica, però.
    Non se esprime facce nuove, meno logore di quelle che frequentano il Palazzo da vent'anni. Non se interroga questioni di fondo del nostro vivere comune. Sicurezza, ambiente, eguaglianza, confine tra pubblico e privato: dopotutto erano queste le domande sollevate dai referendum. Gli elettori hanno risposto bocciando altrettante leggi del governo, e bocciando perciò il governo nel suo insieme.
    Ma l'opposizione farebbe molto male a sfilare sotto l'Arco di Trionfo. C'è infatti un collante, c'è un denominatore comune fra le Amministrative e i referendum: il ritiro della delega. Perché adesso gli italiani hanno deciso di decidere, senza subire le scelte di partito, quale che sia il partito.
    Ne è prova il voto del 30 maggio a Napoli, dove metà degli elettori si è tenuta lontana dalle urne, mentre l'altra metà ha espresso un plebiscito per un uomo fuori dai partiti, persino il proprio. Ne è prova la manifestazione del 10 giugno che ha chiuso la campagna per i referendum, rigorosamente senza bandiere di partito: gli organizzatori sapevano quanto fossero indigeste.

    Da qui una duplice lezione, sempre che la politica abbia voglia d'ascoltarla. Primo: il testo del referendum dipende dal contesto. È infatti il clima del Paese che imprime forma e forza ai singoli quesiti, caricandoli di significati generali. Funzionò così per il divorzio e per l'aborto (un'iniezione di laicità nel nostro ordinamento), per i referendum elettorali dei primi anni Novanta (una domanda di ricambio nelle classi dirigenti), o altrimenti per le tante consultazioni andate a vuoto, senza un vento popolare a soffiare sulle vele. Perché ogni referendum ha questa valenza: serve a incanalare un'energia. Non a caso l'istituto fu battezzato in due Stati (Usa e Svizzera) che non contemplavano lo scioglimento anticipato delle Camere. Ma il referendum non può creare un'energia politica, può solo intercettarla. Quando c'è, e adesso ce n'è a iosa. Il lungo sonno è terminato.

    Secondo: la nostra bistrattata Carta si è presa una rivincita. La «gemma della Costituzione» - come a suo tempo Bobbio aveva definito il referendum - è tornata a brillare. E forse questo sussulto di democrazia diretta convincerà la maggioranza a curare i mali della democrazia indiretta, a partire dalla legge elettorale. Forse ci convertirà un po' tutti a un atteggiamento di maggiore lealtà verso le istituzioni. Ieri abbiamo letto editoriali che bacchettavano il capo dello Stato per essersi permesso di votare. La risposta più sonante l'ha offerta quel 5% di italiani che ha votato «no» ai quesiti, evitando le scorciatoie dell'astensione. Perché ogni referendum fallito nel vuoto delle urne rappresenta pur sempre una sconfitta della democrazia. E perché nessun principio di sovranità popolare può mai attecchire senza un popolo disposto a esercitarla. Votando in massa i referendum, il popolo italiano si è dunque riappropriato della sua Costituzione. Eravamo sudditi, stiamo tornando cittadini.

    Michele Ainis
    14 giugno 2011

    L'energia positiva di un voto - Corriere della Sera

    Alla faccia di tutti quelli che "io mi astengo perché".
    Perchè nessuno parla del dopo referendum?
    Ma è mai possibile che un servizio pubblico alla sera dei referendum non faccia un approfondimento della cosa?
    Ma non, il Vespa, affatto fazioso, ha fatto una trasmissione sulla cronaca nera, vorrei sentire qualcuno di quelli contro la faziosità di santoro cosa ha da dire di questo atteggiamento.
    Chi sono i filosudici? Quelli che definiscono filoterroristi i difensori dei palestinesi.
    I MELONOMI, i sudditi della meloni
    Israele=Paese Terrorista - Palestina libera dai terroristi dell'IDF

  4. #234
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    Citazione Originariamente Scritto da FLenzi Visualizza Messaggio
    Perchè nessuno parla del dopo referendum?
    Ma è mai possibile che un servizio pubblico alla sera dei referendum non faccia un approfondimento della cosa?
    Ma non, il Vespa, affatto fazioso, ha fatto una trasmissione sulla cronaca nera, vorrei sentire qualcuno di quelli contro la faziosità di santoro cosa ha da dire di questo atteggiamento.
    Evidentemente sì, è possibile.
    Mettiti il cuore in pace, FLenzi. Chi strepita contro la faziosità di Santoro non potrà mai ammettere la faziosità di Vespa o della Rai in generale.

    Teniamoci stretti, che c'è vento forte.

    Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.

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  5. #235
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    Citazione Originariamente Scritto da Malandrina Visualizza Messaggio
    Evidentemente sì, è possibile.
    Mettiti il cuore in pace, FLenzi. Chi strepita contro la faziosità di Santoro non potrà mai ammettere la faziosità di Vespa o della Rai in generale.
    Ma meno male che pare che la loro faziosità gli si stia rivoltando contro, ho ascoltato ieri sera zapping, e vorrei che andaste ad ascoltare quello che non ah detto, oltre a sparlare con rabbia di Santoro, come ha trattato i radioascoltatori che hanno osato dirgli qualcosa.
    Chi sono i filosudici? Quelli che definiscono filoterroristi i difensori dei palestinesi.
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  6. #236
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    Citazione Originariamente Scritto da FLenzi Visualizza Messaggio
    Ma meno male che pare che la loro faziosità gli si stia rivoltando contro, ho ascoltato ieri sera zapping, e vorrei che andaste ad ascoltare quello che non ah detto, oltre a sparlare con rabbia di Santoro, come ha trattato i radioascoltatori che hanno osato dirgli qualcosa.
    ierisera Vespa sul caso Scazzi...davvero vergognoso!!!!

    il vero servizio pubblico rimane su RAI3!

  7. #237
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    Citazione Originariamente Scritto da Fenris Visualizza Messaggio
    Ah bè, il 2034, praticamente dopodomani.

    Ma vattene.
    Già, perché le nostre centrali sarebbero state pronte subito, vero?
    Non attorno al 2020-2025-2030 (visto che erano parecchie).

  8. #238
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    Citazione Originariamente Scritto da dakota86 Visualizza Messaggio
    ierisera Vespa sul caso Scazzi...davvero vergognoso!!!!

    il vero servizio pubblico rimane su RAI3!
    IL servizio pubblico è morto...................il vero è la 7 ..ops peccato che non sia pubblico

  9. #239
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    Predefinito Rif: Commenti ai risultati del referendum

    Citazione Originariamente Scritto da largodipalazzo Visualizza Messaggio
    IL servizio pubblico è morto...................il vero è la 7 ..ops peccato che non sia pubblico
    Rai3 per quanto sia bistrattata è l'unica che fa ancora programmi utili, intelligenti e di grande interesse:

    Ballarò, Report, Presa Diretta, Chi l'ha Visto, Mi Manda Rai3

    questi meritano il canone non Sgarbi, MinoLecce e VespaServo...

    Rai3 merita tutto la nostra ammirazione perchè riuscire a lavorare in una Rai volta all'autodistruzione è davvero impossibile...basta ricordare che per fini prettamente politici (e di astio da parte del premier) il direttore di Rai3 Ruffini era stato mandato via nonostante gli ascolti e gli introiti realizzati (senza fare del trash) per fortuna è stato reintegrato dopo un suo ricorso!!!

  10. #240
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    Predefinito Rif: Commenti ai risultati del referendum

    Citazione Originariamente Scritto da dakota86 Visualizza Messaggio
    Rai3 per quanto sia bistrattata è l'unica che fa ancora programmi utili, intelligenti e di grande interesse:

    Ballarò, Report, Presa Diretta, Chi l'ha Visto, Mi Manda Rai3

    questi meritano il canone non Sgarbi, MinoLecce e VespaServo...

    Rai3 merita tutto la nostra ammirazione perchè riuscire a lavorare in una Rai volta all'autodistruzione è davvero impossibile...basta ricordare che per fini prettamente politici (e di astio da parte del premier) il direttore di Rai3 Ruffini era stato mandato via nonostante gli ascolti e gli introiti realizzati (senza fare del trash) per fortuna è stato reintegrato dopo un suo ricorso!!!
    Hai sentito di Fazio..che vuole andarsene?:gratgrat:
    Comunque concordo fra le tre è la miglioreiaociao:

 

 
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