

“No le demos lugar a los zurdos de mierda que dicen que la ganancia extraordinaria está mal”




Dieci persone che lavorano ciascuna per sé raggiungono minori risultati - sempre per sé - che se lavorassero "sistemizzate" tutte e dieci. Il sistema quindi aggiunge valore, che va distribuito egualmente perché "entrare nel sistema" è operazione uguale per tutti. Più o meno, in soldoni.
gene normanno








Ovviamente, se facciamo lo stesso lavoro ed esiste solo quello, ci spartiamo la torta in parti uguali. La disuguaglianza nasce perché emerge la divisione del lavoro e la frammentazione della produzione in tanti processi, con produttività sostanzialmente differenti.
Oppure puoi rappresentartela così.
I dieci lavoratori sono diversi in termini di forza e abilità, e insieme producono 100 unità di bene. Diciamo che la cooperazione gli ha permesso di produrre una frazione dell'output in più, diciamo 50. Quindi, i 50 se li spartiscono alla "pari", ma il rimanente spetta a ognuno secondo il suo contributo (in teoria economica lo chiamiamo prodotto marginale). Sta roba te la posso pure mettere sotto forma di equazioni, ma penso si capisca già così.
Ultima modifica di Feliks; 14-06-11 alle 21:40


La redistribuzione della ricchezza disincentiva la disponibilità ad accollarsi mansioni che senza lo spauracchio della fame e dello sfratto nessuno si accollerebbe. E al sistema occorre manodopera disposta a faticare. In altre parole è la "giustizia sociale" (intesa come uguaglianza materiale, visto che "giusto" può voler dire qualsiasi cosa e per gli antichi "giusta" era la gerarchia delle caste) a essere disfunzionale non il contrario.
Ultima modifica di Troll; 14-06-11 alle 21:43


Un amico consulente finanziario mi ha detto che quelli che si danno tutte 'ste arie non hanno mai il becco di un quattrino e sono pieni di debiti... e che invece ci sono persone ricchiessime e del tutto insospettabili, che conducono uno stile di vita mediocre e, vedendole per strada, nessuno mai immaginerebbe il loro conto in banca...
"Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

