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    Si spacca il vertice di via Bellerio e Bossi ha una minoranza interna
    14 giugno 2011 — pagina 7 sezione: POLITICA INTERNA

    MILANO - Bossi aveva detto che non era proprio il caso, ma Maroni a votare ci è andato. Lo aveva detto, il leader della Lega, domenica sera, a urne ancora aperte, addirittura violando l' obbligo del silenzio elettorale. Consapevole che il raggiungimento del quorum avrebbe stampato in faccia al governo quella che Roberto Calderoli ieri ha definito la «seconda sberla», dopo quella delle amministrative. Ma il ministro dell' Interno ha voluto lo stesso infilare nell' urna le due schede sull' acqua. Non un gesto isolato dentro il Carroccio: il governatore del Veneto Luca Zaia ha votato e ha detto quattro Sì, intestandosi così almeno una parte della vittoria dei referendari. Come del resto hanno fatto molti sindaci, a cominciare da quello di Varese Attilio Fontana (al quale il Capo avrebbe telefonato per lamentarsi). Molti elettori del Carroccio si sono adeguati, come dimostra l' alta affluenza alle urne registrata in zone ad alta intensità leghista. Soprattutto di questo si parla adesso fra dirigenti e militanti: i quattro referendum hanno segnato la fine del monolitismo nel Carroccio, per la prima volta Bossi non è stato in grado di dettare la linea. E ieri la sua voce si è fatta sentire. Momento difficile, e dalle parti del Cerchio magico (al vertice di ieri in via Bellerio erano assenti i due capigruppo Reguzzoni e Bricolo) partono bordate contro Maroni e Calderoli: «Fanno gli antigovernativi stando al governo... ». Già, la linea. Per ora resta quella dettata ieri sera da Bossi alla Padania, che oggi titola: «Sberle e coraggio». Le sberle di cui parla Calderoli, e il coraggio evocato da Maroni contro Tremonti. Con un corollario: a differenza del Pdl, la Lega non sottovaluta affatto la portata - negativa per il governo - di questi referendum. Ma per il resto, quando mancano solo cinque giorni al raduno di Pontida, si brancola nel buio. Ancora non si capisce quale sia il «forte messaggio» che il Senatùr dovrebbe consegnare al suo popolo dal palco allestito sullo storico pratone, per convincere Berlusconi (e Tremonti) che per andare avanti il governo deve dare segnali precisi su tasse e immigrazione. Chissà se basterà a una base molto irrequieta, come insiste un senatore, chiedere al governo di allentare la tenaglia del patto di stabilità, per consentire ai Comuni virtuosi almeno di investire quel che hanno accantonato. Sarà un caso, ma per la prima volta i manifesti che convocano il raduno di Pontida, non hanno alcun titolo. La linea, per così dire, l' ha dettata ieri Calderoli dopo il vertice in via Bellerio con Bossi, Maroni e Cota: non possiamo abituarci alle sberle. Punto. L' impressione, ad ascoltare quel che bolle nel pentolone del "movimento" è che si brancoli nel buio. E che neppure Bossi, al momento sia in grado uscire da una situazione di stallo con un colpo di reni. L' ala maronianaè in forte fibrillazione, quasi sul piede di guerra. «O si fanno subito le grandi riforme, o si stacca la spina», conferma un colonnello vicinissimo a Bobo. Da Verona, il sindaco Flavio Tosi (maroniano pure lui, ma si è guardato bene dall' andarea votare) dice che «bisogna tornare a parlare dei temi che stanno a cuore alla gente, altro che toghe rosse». E attribuisce le colpe della «sberla» tutte a Berlusconi, perché «una buona fetta di elettorato ha voluto esprimere un forte dissenso nei confronti del premier». Lo hanno fatto gli elettori, lo deve fare la Lega. E da Treviso, il prosindaco Gian Carlo Gentilini rincara la dose: «Con i referendum i cittadini, non il Parlamento, hanno sfiduciato il governo; Berlusconi deve farsi da parte, lo devono capire anche i soloni del Pdl». - RODOLFO
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    Predefinito Rif: Risvolti post referendari

    La Repubblica recita la sua parte. Ben sapendo che la la lega non si spacca, questo avverrà irrimediabilmente solamente quando il capo si ritira. .
    Non prima.

    La lega non può più stare al governo, perché il sistema è alla canna del gas..
    Sono al massimo del parossismo, si parla di calare le tasse e come controparte vogliono aumentare l'iva.

    Tutti questi colonnelli leghisti che son andati a votare, sono gli avamposti a cui è stato affidato il compito di traghettare il sentimento leghista fuori dal campo belusconiano. E di avere il piede in due scarpe.

    La lega ha, riconosciuto universalmente, delle dipendenze morali ed economiche con Berlusconi, e non può fare lo strappo violento. .

    Deve fare la traversata dicendo che si è obbligati ( a malincuore) a seguire il proprio elettorato, che con le due sberle è ormai facilmente condizionato.

    Ormai anche Berlusconi è stato convinto ( non si sa con quali mezzi) che il sistema richiede un aumento delle tasse o peggio la patrimoniale, e questo si può fare solamente con un governo di salute pubblica con dentro i due partiti maggiori.

    La lega deve stare fuori dall'imposizione del salasso, altrimenti ne nasce una altra in contrapposizione, e roma questo non lo vuole.

    Prima di tutto l'unità d'italia.
    Ultima modifica di jotsecondo; 15-06-11 alle 10:07
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