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Discussione: ICONE

  1. #1
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    Predefinito ICONE

    Da appassionato (da un punto di vista artistico e collezionistico) di antiche icone ortodosse (quelle mariane e quelle raffiguranti San Giorgio a cavallo che uccide il drago sono le mie preferite) ritengo che l'antica icona della Madonna della tenerezza (Madonna di Vladimir) sia una delle piu' "suggestive" e sicuramente una tra la piu' riprodotte.


    Sapete se esistono icone mariane piu' antiche?




    Madre di Dio di Vladimir. XII s.
    dimensioni : 58 per 78 cm





    Premessa storica


    Fu dipinta in Bisanzio nel XII secolo da un artista greco, ed appartiene all’arte bizantina dell’epoca macedone. Il tipo canonico di quest'icona si chiamava in Bisanzio "Eleusa", che vuol dire " benevola". In Russia "Eleusa" si traduceva con "Tenerezza", che trasmette molto bene il contenuto dell'immagine.

    Secondo il racconto di un cronista, l’icona fu portata nel XII secolo da Costantinopoli a Kiev. Trovò collocazione definitiva nella città di Vladimir (da cui il nome di Vladirmiskaija) nel 1164. Dopo il 1395 è stata trasferita nella Cattedrale della dormizione al Cremlino. Celebre per i suoi interventi miracolosi, è sfuggita a diversi saccheggi ed incendi; la si trova presente ad ogni importante avvenimento della Russia come vero tesoro sacro della nazione.
    Nel 1919, fu ritirata a causa della rivoluzione d’ottobre dalla Cattedrale al Cremlino e dopo prolungati restauri fu trasferita alla Galleria Tretiakov di Mosca, dove si trova attualmente.
    Quest'icona è stata dipinta quattro volte: nella prima metà del XII secolo, all'inizio del XV, nel 1514 e nel 1896. Alla più antica pittura bizantina del XII secolo appartengono soltanto i lichi ( i volti) della Vergine e del Bambino con il palmo della sua mano sinistra. Tutto il resto è dipinto dagli iconografi russi. Si suppone che il pittore, che ha restaurato quest'icona all'inizio del XV secolo, sia stato Andrej Rublëv. In tal modo, quest'icona può essere chiamata di diritto bizantino-russa. E questo a maggior ragione, dal momento che è stata il modello di molte icone russe della "Madre di Dio con Bambino" .








    Da sempre considerata “la più bella” fra le icone della Madre di Dio, ha continuato ad esercitare il suo fascino anche nel museo di stato; durante regime sovietico sono sempre stati numerosi i credenti che le hanno reso omaggio in clandestinità.



    Descrizione dell’immagine

    Per la sua perfezione e l’incredibile purezza di stile, quest’icona raggiunge il culmine dell’arte iconografica. Nel viso della Vergine pieno di maestà celestiale è presente tutta la sua umanità. E’ il suo miracolo. Chi l’ha vista, non può dimenticare il suo sguardo. Di dimensioni contenute (58 per 78 cm), estese a 70 per 100 cm per una cornice riportata, si presenta senza la “riza” di metalli preziosi con cui era stata ricoperta e venerata per diversi secoli.

    Le iscrizioni sono particolarmente significative. La Madonna viene presentata come Meter Theou (Madre di Dio). Il Bambino invece è qualificato come Iesus Christos (Gesù Cristo). Non “di Nazareth”, ma “ Cristo ”. La sottolineatura anche in questo caso è profondamente teologica: il bambino è l’unto di Dio. Inoltre l’aureola è contrassegnata da una croce che contiene una iscrizione: “ο ων”, contrazione del passo biblico, dove Dio si presenta a Mosè come “Εγω ειμι ο ων”, “ Io sono colui che è ”. Questa accentua ulteriormente la posizione di Gesù che non è soltanto il Cristo ma Dio stesso che si incarna in questo bambino.


    Il Bambino indossa un abito che irradia raggi di oro puro.
    L’abito della Madre di Dio è color porpora, riminiscenza dell’abito che indossavano le imperatrici bizantine che contrassegna la straordinaria dignità. Le tre stelle sull’abito all’altezza del capo e delle spalle, indicano la triplice verginità di Maria, prima, durante e dopo il parto; e simboleggiano anche la luce di Dio che illuminando la Vergine, fa nascere per noi un Salvatore.


    Lettura simbolica




    La Madre di Dio Vladimirskaija appartiene al genere di Madonne dette “eleousa” (della tenerezza); dipende cioè da un modulo iconografico che sottolinea la particolare tenerezza che comunicano la Madre e il bambino nel loro abbraccio, che si esprime soprattutto nel contatto delicato delle guance.
    Maria è piena di trepida tenerezza per il Figlio, che l'abbraccia delicatamente al collo e si stringe alle guance della madre. Colpiscono gli occhi della Vergine. Lei guarda direttamente la persona che le sta davanti. Nel suo sguardo c'è una tenerezza infinita, una tristezza profonda ed una domanda illimitata.
    Come sopportare questo sguardo? Come entrare in relazione con la Vergine? Soltanto con l'umiltà e la preghiera... Tale è una vera icona.
    Quest'immagine della Vergine Maria non ha eguali in tutta l'arte mondiale.

    La Madonna di Vladimir è dipinta anche nel retro; una croce si eleva su di un altare e porta l’iscrizione “IC XC- NIKA” cioè (Gesù Cristo il vincitore), questo mostra che questa icona fu utilizzata come immagine processionale durante l’ufficio della Passione.

    Singolari sono gli sguardi: triste quello della Madre di Dio, gioioso quello di Cristo e altrettanto singolari le pose: stabile e fermo il Cristo, piegata e in movimento la Madre di Dio. L’icona un rovesciamento di prospettiva nella visione immediata di chi la guarda. Non è una madre che abbraccia il suo bambino e lo consola, ma, piuttosto, un bambino che sostiene e consola una madre. Al centro della comprensione di questa icona c’è un particolare linguistico che concorda con questa ipotesi: in russo questa Madonna si chiama “ umilìenie ” che non è l’esatta trasposizione del greco “eleousa”. Eleousa significa “colei che si intenerisce”, mentre “umilìenie” significa “ colei per cui ci si intenerisce”, quindi non è propriamente Maria che si intenerisce per Cristo, ma Cristo si intenerisce per Maria.Lo sguardo incantevolmente triste proteso verso l’esterno della tavola (N.B.Maria non guarda Gesù, mentre è guardata da lui!) è attratto da colui che contempla l’icona.
    Ultima modifica di RAYO; 15-06-11 alle 12:13
    Gioia e dolore hanno il confine incerto...

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  2. #2
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    Predefinito Rif: ICONE





    Una delle più antiche icone mariane esistenti è la " Kiriotissa" tra gli angeli e i santi guerrieri Teodoro e Giorgio ( tecnica dell'encausto), del Sacro Monastero di Santa Cateria sul Monte Sinai, , datata al VI secolo.
    Altre antiche icone, ben più antiche della Vladimirskaja, si trovano a Roma




    Questa icona muralesi trova nella chiesa romana di santa Maria Antiqua i cui affreschi risalgono tra il VI ed il IX secolo.
    Si Nota la Madre di Dio in trono - stessa tipologia della della Sinaitica ( tipologia iconografica kiriotissa) . Quella romana, notasi, ha abiti da Basilissa ( maforion e gioielli ecc. ecc.)
    Ultima modifica di Gabrjiele; 17-06-11 alle 17:58

  3. #3
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    Predefinito Rif: ICONE

    Citazione Originariamente Scritto da Gabrjiele Visualizza Messaggio




    Una delle più antiche icone mariane esistenti è la " Kiriotissa" tra gli angeli e i santi guerrieri Teodoro e Giorgio ( tecnica dell'encausto), del Sacro Monastero di Santa Cateria sul Monte Sinai, , datata al VI secolo.
    Grazie Gabrjiele per questa segnalazione.
    Non sapevo dell'esistenza di questa icona.

    L'icona seguente rappresente la madre di Dio Kyriotissa nell'iconografia soccessiva russa.



    Dall'originale bizantina mantiene la posa frontale della Vergine (nell'iconografia russa di solito è rappresentata di tre quarti), il trono (di solito non è assisa in trono) e il bambino Gesu' sulle ginocchia (di solito è in braccio).
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  4. #4
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    Predefinito Rif: ICONE - Madonna delle perle



    questa icona, contemporanea alla Vladimirskja, è conosciuta come " Madonna dell'Udienza o delle Perle", si trova a Palermo .

    Fu donata dal grancancelliere del re di Sicilia Guglielmo II, Matteo Ajello, al suo monastero ( in quanto ktiotor) di Santa Maria de Latinis nel 1171.

    Discordanti sono i giudizi circa l'origine della sacra icona: Per alcuni la fattura è di tipo siculo-bizantino, per molti altri critici l'origine è sicuramente orientale ( vedi analogie con icona madre di Dio di Andria - ciprioto/costantinopolitana ).

    Detta icona rimase nella chiesta monasteriale sino al 1943, quando provvidenzialmente fu trasferita in arcivescovado, poco prima che bombe alleate distriuggessero monastero e chiesa.
    Ultima modifica di Gabrjiele; 22-06-11 alle 06:52

  5. #5
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    Predefinito Rif: ICONE

    Breve testo che illustra la nascita dell'iconografia ortodossa e le differenze tra essa e le rappresentazioni spirituali della Chiesa "occidentale".



    Le icone sono fatte dai simboli e anche dalle lettere, con le quali si può scrivere il testo sacro. Può leggere e capire questo testo soltanto chi conosce le "lettere" di questo alfabeto.
    La raccolta di tutte le icone canoniche costituisce per se stesso la pienezza dell'insegnamento ortodosso. "Se viene da te un pagano, dicendo: mostrami la tua fede, tu lo porterai nella chiesa e lo metterai davanti a vari tipi di sacre immagini".
    L'icona è una rappresentazione riassuntiva della Sacra Scrittura. Perchè essa rimanesse immutabile, venivano creati e tramandati da un autore all'altro, da una generazione all'altra, gli originali iconografici, i modelli. Durante l'elaborazione di questi modelli, i volti dei santi entrati nei canoni perdevano i loro tratti individuali e si cambiavano in simboli - lichì, in segni di una soprannaturale spiritualità.
    Le decisioni del VII Concilio Ecumenico erano indirizzate a tutto il mondo cristiano. Però il re francese Carlo, il futuro imperatore Carlo Magno, concorrente dell'imperatore bizantino in quel mondo medioevale, non accettò queste decisioni (questo fatto è diventato un logico motivo dell'opposizione tra l'Occidente e l'Oriente).
    Come risposta alle decisioni del VII Concilio Ecumenico, per iniziativa di Carlo, furono compilati nel 790-794 i libri Carolingi, nei quali era scritto che oggetto del culto poteva essere soltanto Dio, in nessun modo le icone. Le icone potevano essere utilizzate soltanto per l'adornamento dei templi e per scopi illustrativi. Per questo non è stato accettato il canone iconografico delle immagini.
    Così, nella Chiesa Occidentale non esistevano modelli iconografici, e i pittori dell'Europa Occidentale potevano dare la propria interpretazione ai temi anticotestamentari e cristiani. Poco a poco, l'arte religiosa dell'Europa Occidentale si allontana sempre di più dall'iconografia e crea quelli che si chiamano: quadri su temi religiosi.
    Il significato di questo processo è enorme. L'attività del pittore è sempre una ricerca, e questa ricerca porta i suoi frutti: sono scoperti la prospettiva lineare, i modi di rappresentazione del movimento, la trasmissione delle proprietà dello spazio e altro.
    I parrocchiani, quando andavano al tempio e ammiravano le immagini che noi avremmo chiamato icone, venivano a conoscere queste scoperte e - senza rendersi conto - imparavano. La parola "imparavano" si deve intendere nel senso proprio e sul serio, perché in quel tempo la scienza non si era ancora separata dall'arte, e molte scoperte artistiche sono diventate embrioni delle scienze nascenti.
    In Bisanzio e negli altri paesi ortodossi la situazione dell'arte rappresentativa era differente. L'iconografia regolamentata dai canoni e i dogmi della fede ortodossa hanno creato un sistema di coordinate, che mostravano all'uomo il vero cammino nel mare della vita. Al pittore di icone non era necessaria la ricerca di nuovi metodi di rappresentazione - già esistevano i principi di creazione delle immagini adeguati alla fede.
    All'inizio del secondo millenio l'Europa Occidentale e quella Orientale sono andate verso il futuro su cammini differenti sia nella cultura, che nell'arte e nella scienza.
    La raccolta delle immagini canoniche che si era realizzata e i modelli iconografici che si erano confermati, hanno creato il mondo dell'iconografia ortodossa, i cui capolavori rafforzano e purificano la fede. In questa forma, già pienamente delimitata, l'arte iconografica fu trasmessa da Bisanzio al popolo della Rus' antica.
    In Russia l'iconografia ha trovato una nuova patria. Gli iconografi russi non soltanto hanno assimilato dai greci la tradizione della grande arte da loro creata, ma l'hanno anche arricchita generosamente. Hanno dato all'iconografia l'estetica e il temperamento di un popolo giovane, appena entrato sulla scena della storia mondiale. A differenza delle pesanti e statiche immagini bizantine, le icone russe brillavano di colori luminosi e sonori, di linee sfumate, però piene di forza e movimento.
    Gli autori della maggioranza delle icone russe non sono conosciuti. Le icone, come anche le preghiere, sono prodotto della creatività comune; erano accuratamente formate da molte generazioni, come le sfaccettature di una pietra preziosa. Il pittore di icone, durante il processo di pittura, crea soltanto una riproduzione nuova dell'originale, si rifà al Prototipo. Però un maestro bravo, con delle sfumature delicatissime, poteva esprimere anche se stesso. Tale icona-preghiera era un diretto e personale modo di rivolgersi a Dio, e per questo non aveva bisogno di portare il nome della persona che la creava. Le migliori icone della Russia antica sono piene di un profondo significato spirituale, e nonostante la rappresentazione dello stesso tema, sono sorprendentemente diverse - come erano diverse le persone che le hanno dipinte.
    La regolamentazione con canoni dell'iconografia giocava un doppio ruolo: da una parte limitava la libertà creativa del pittore di icone, e d'altra era incarnazione della ricca esperienza iconografica, frutto di sforzi intellettuali e spirituali delle generazioni passate. L'iconografia era una opera creativa comune, e ogni pittore portava il proprio contributo in questo grande lavoro. L'arte ecclesiastica può essere considerata soltanto da un punto di vista ecclesiastico; tale comprensione non è possibile senza conoscere l'insegnamento ortodosso. Le icone e il canto ecclesiale non possono essere trattati soltanto dal punto di vista estetico. Rappresentano di per sé qualcosa di differente dall'arte. Da questo si capisce perchè la Chiesa Ortodossa Russa insiste per riavere le icone miracolose, che si conservano nei musei. In un museo l'icona smette di essere icona. Essa ha bisogno di tutta la struttura della vita ecclesiale: del tempio, della liturgia, del posto nell'ordine delle altre icone, e soprattutto degli occhi dei fedeli, per i quali l'icona è la finestra su un'altra realtà, sulla realtà del mondo divino.

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  6. #6
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    Predefinito Rif: ICONE - Madonna delle perle




    questa è l'cona della SS. Madre di di di Andria, come si vede che molta affinità stilistica con ll'icona palermitana dell'Udienza ( o delle perle)

  7. #7
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    Predefinito Rif: ICONE



    Vergine Nera di Częstochowa

    Intorno all’immagine della Madonna Nera si sono accumulate nel corso dei secoli, numerose leggende e storie miracolose. Riporto la più nota:

    l’autore del quadro sarebbe san Luca, che avrebbe dipinto l’icona su un piano di tavola di cipresso proveniente dall’abitazione della santa famiglia. Se ne fissa persino la data: nel 46 d.C. Sarebbe poi stata trasferita da Gerusalemme a Costantinopoli, per ordine di Costantino il Grande (imperatore dal 306 al 337). Da qui – con successive donazioni e dopo non poche traversie – sarebbe arrivata in Polonia, dove venne affidata dal principe Vladislao di Opole alla custodia dei monaci di San Paolo Primo Eremita nel 1382.

    Iniziarono subito i primi pellegrinaggi. Ben presto la chiesetta che la conteneva risultò insufficiente per ospitare i fedeli, e cosi, sotto il regno di Vladislao Jagiello agli inizi del 1400, fu costruita una cappella gotica. Questa parte gotica originale della cappella (divenuta oggi presbiterio) è delimitata da una enorme grata che va dal pavimento al soffitto e che è datata in epoca posteriore (1600). Tra il 1642 e il 1644 venne annessa al nucleo gotico della cappella, una chiesa a tre navate, in quello stile tipicamente polocco noto come “barocco di Lublino”, (fra il manierismo e il barocco). La costruzione viene oggi annoverta fra le opere più significative del periodo della controriforma.

    La sacra Icona fu collocata successivamente su un altare barocco d’ebano e argento, ex-voto del Gran Cancelliere Giorgio Ossolinski nel 1650, dove si trova tuttora. Il pannello d’argento che protegge l’Icona è del 1673.

    Le pareti della cappella sono ricoperte di ex-voto che espromono le grazie e i miracoli elargiti per intercessione della Madre di Dio.
    Ultima modifica di RAYO; 24-06-11 alle 09:16
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  8. #8
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    Predefinito Re: Rif: ICONE

    scusate se mi intrometto in questa discussione con una domanda che non c'entra nulla, ma si fatica a trovare gente esperta sul web.
    in casa ho un'icona che rappresenta un volto femminile, ma dubito che sia la madonna. sapete a chi mi potrei rivolgere per avere maggiori informazioni? magari direttamente a voi...
    grazie

  9. #9
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    Predefinito Re: Rif: ICONE

    Se è un'icona ortodossa nella parte alta della tavola dovrebbe essere riportato il nome della Santa. (se i caratteri sono in cirillico l'area culturale di provenienza dovrebbe essere quella slava , viceversa se in greco oppure in arabo, georgiano, copto ..- all'incirca ovvio - )

  10. #10
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    Predefinito Re: Rif: ICONE

    grazie mille della risposta ma grazie a notevoli aiuti ho scoperto essere un particolare del quadro del perugino madonna col bambino in trono tra i santi giovanni il battista e sebastiano, in particolare il viso della madonna.
    grazie lo stesso...

 

 
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