I giorni scorsi i dirigenti della Lega hanno detto e ripetuto che il movimento è unito e concorde, e che, anche in assenza di congressi federali, l’adeguamento alla volontà del popolo leghista avviene nelle manifestazioni, e in particolare a Pontida.
A Pontida il popolo leghista ha ripetutamente invocato la secessione.
Bossi e Maroni, sul palco, se la sono cavata con due frasette estemporanee, senza approfondire l’argomento, Calderoli, a freddo, ha detto che bastano le riforme(?), e che quelli che vogliono la secessione si devono accontentare del federalismo (quale?).
No comment…
PONTIDA, 80.000 URLANO:
"PADANIA LIBERA"
PONTIDA – Uomini e donne, anziani e militanti più giovani. Tutti rigorosamente in verde, dalla bandana alle scarpe, passando per la classica polo. Qualcuno ha voluto strafare e si è colorato la faccia del colore ufficiale del partito. Qualcun altro a Pontida, per il raduno annuale della Lega Nord, c'è venuto con il barbone colore smeraldo, mentre le ragazze hanno optato per un caschetto di capelli finti, verdi anch'essi.
Erano circa 80mila, almeno secondo quanto annunciato dal ministro Calderoli. Giunti da tutta Italia, hanno affollato il prato di Pontida fin dalle prime ore della giornata, aspettando con pazienza che il meeting iniziasse. Poi, al via della manifestazione, tutti con la mano sul petto e lo sguardo fiero, cantando il Và pensiero, scelto come inno della “Padania libera”.
Proprio “Padania libera” e “Secessione” sono stati gli slogan più urlati dal popolo verde. “Secessione! Secessione!” hanno gridato gli 80mila, arrivando a interrompere per ben sette volte il “capo” Umberto Bossi. D'altronde, quale fosse l'aria che stamattina tirava a Pontida lo si poteva capire anche dagli striscioni srotolati al bordo del grande palco. “150 anni di infamia non possono cancellare millenni di storia di Padania libera” recitava uno dei più aggressivi, con evidente riferimento all'Unità d'Italia.
PONTIDA, 80.000 URLANO: "PADANIA LIBERA" -FOTO*-*Leggo
L'urlo di Pontida spiazza anche Bossi
La folla preme: "Ora secessione".
PONTIDA (BERGAMO)
Non se l’aspettava neppure Umberto Bossi. Lo slogan "Secessione, secessione" urlato dai leghisti che hanno affollato il pratone di Pontida ha colto di sorpresa anche lui che, solitamente, ha il polso del suo popolo. Ha cercato di continuare il comizio parlando dei rapporti futuri con Berlusconi ma i leghisti, per ben otto volte, lo hanno interrotto gridando «Secessione, secessione».
Neppure negli anni in cui la Lega era solo di lotta e la secessione era nel programma, i militanti avevano scandito così tante volte lo slogan durante un comizio di Bossi. Era lui, semmai, che con il pugno chiuso incitava i suoi a urlarlo come allo stadio. Questa volta è stato preso in contropiede e, dopo una breve esitazione ha accontentato la sua gente che non solo vorrebbe "una Padania libera e indipendente da Roma" ma anche la Lega autonoma da Berlusconi. «Se volete la secessione - ha detto Bossi - ci si prepari. La Lega verrà incontro ai popoli del nord che vogliono una pressione molto forte verso il centralismo. Noi faremo questa pressione. L’altra volta ci hanno fermato i magistrati questa volta saremo ancora più incazzati».
Sono lontani i tempi in cui parlava di centomila bergamaschi con i fucili pronti alla secessione. «Fratelli padani preparatevi - ha aggiunto in un supplemento di comizio - da adesso in avanti torna prepotente l’azione per la libertà e l’indipendenza della Padania» ma non ha parlato di secessione.
La reazione del popolo di Pontida è stata una rivinciata di Mario Borghezio, l’estremista del Carroccio, che non è salito sul palco. In prima fila, alzando le due dita in segno di vittoria, ha incitato i leghisti a scandire lo slogan a lui più caro e la gente lo ha seguito. «Da tanti, troppi anni - ha affermato al termine della manifestazione - non si sentiva gridare la parola secessione. Oggi finalmente dal prato di Pontida l’80% dei patrioti padani ha urlato questa parola. È ciò che penso da sempre e cioè che i fratelli padani abbiano la secessione nel loro cuore. Questo è un messaggio chiaro alla politica romana».













Rispondi Citando



