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  1. #1
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    Predefinito REFERENDUM / Il mio SI'

    Il mio Sì

    di Simone Bressan

    June 15th, 2009



    Come ogni referendum che toglie potere ai partiti, anche questo viene relegato in una calda domenica quasi estiva. Così che la scelta non sia più tra votare sì o no, ma tra votare e andare al mare. Se a questo sommiamo il fatto che gli italiani sono più interessati al caro-ombrellone che alla riforma elettorale, capiamo quanto sarà difficile raggiungere il fatidico quorum.

    Nonostante questo o, forse, soprattuto grazie a questo, quei pochi che hanno qualcosa da dire a riguardo dovrebbero dirlo forte e chiaro. Io andrò a votare e voterò sì. Convintamente.
    I motivi sono molteplici ma sono riconducibili tendenzialmente a due ragioni.

    Innanzitutto l’attuale legge elettorale. Ridicola se la si guarda con occhi un po’ critici e perfino dannosa perchè capace di mandare in parlamento una schiera di segretari, amici, compagni di merende e di formare una classe politica che definire imbarazzante è un sottile eufemismo. Questo referendum non cambia il metodo di selezione degli eletti, è vero. Ma certamente porta la norma ad un paradosso tale che difficilmente una vittoria dei sì, lascerà la casta inerme. Potremmo arrivare, insomma, ad una riforma indotta da un segnale popolare. E la cosa non mi dispiacerebbe, anzi.

    Poi c’è la questione del premio di maggioranza, assegnato al singolo partito e non più alla coalizione che ottiene più voti. Mi sembra buona cosa. Perché mi pare civile che chi si candida a governare lo faccia con programmi precisi, certi e con agende politiche che non debbano risentire di mutate condizioni politiche in corso d’opera o, peggio, di risultati elettorali che non sono quelli preventivati. Essersi tolti di mezzo l’Udc, ad esempio, ci ha portato ad una compagine di governo decisamente più coesa di quanto non fosse quella del 2001. Pensare ad un partito unico al governo (che poi non è detto non possa essere espressione anche di anime e culture politiche diverse) significherebbe immaginare uno scenario molto simile a quello di Gran Bretagna, Spagna, Francia, Stati Uniti e molti altri paesi che non sto qui ad elencarvi.

    Preferisco di gran lunga quei modelli al nostro e, senza isterie, voterò sì. Ben sapendo che potrebbe anche non cambiare nulla da martedì prossimo ma che, almeno, un segnale lo avremo mandato.

    Rimane poi il problema della selezione della classe dirigente, ma questo è argomento per altri dibattiti. Non referendari ma culturali, sociali, politici.

    Freedomland, il blog di Simone Bressan
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  2. #2
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    Predefinito Riferimento: REFERENDUM / Il mio SI'

    Andiamo a votare. Votiamo SI'.
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  3. #3
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    Predefinito Riferimento: REFERENDUM / Il mio SI'

    Referendum, dieci motivi per il sì

    di Sofia Ventura


    Ffwebmagazine.it, 13 giugno 2009



    Ecco dieci ottimi motivi per andare a votare al referendum, il 21 giugno, e votare sì:

    1) I due grandi partiti italiani se non cambiano le regole elettorali sono destinati a essere ostaggio di due formazioni che ne estremizzano le politiche, i programmi e i toni. L’attuale sistema frustra la vocazione maggioritaria dei grandi partiti e Lega e Italia dei Valori, pur con meno di un terzo dei voti di Pdl e Pd sono in grado di dettare le loro condizioni e imporre le loro «visioni» poco liberali sui grandi temi.

    2) La legge elettorale che uscirà dal referendum favorirà grandi partiti in grado di governare da soli; le esigenze che oggi sono espresse dai partiti minori potranno trovare una composizione che salvaguardi l’equilibrio tra gli interessi più particolari e quelli più generali della collettività. Tenere in vita tante «botteghe» serve solo gli interessi particolari di chi le conduce e porta a marcare ed estremizzare le differenze al solo fine di rendersi riconoscibili agli occhi degli elettori.

    3) Boicottare il referendum per paura di una ulteriore concentrazione di potere nelle mani di Berlusconi significa boicottare la possibilità di un futuro migliore per l’Italia per un timore infondato. Con il nuovo sistema per garantirsi la vittoria il Pdl dovrebbe comunque costruire accordi con le varie componenti che si riconoscono nel centrodestra e la prospettiva sarebbe allora quella di un grande contenitore, magari caratterizzato da solidi patti federativi (es. Cdu-Csu), necessariamente più plurale e democratico.

    4) Il referendum è l’unico strumento per cambiare una legge elettorale che viene chiamata «porcellum» non a caso … è una pessima legge, tutti se ne lamentano ma i partiti sono incapaci di trovare un accordo «alto» per cambiarla.

    5) Solo nuove regole, come quelle che possono scaturire dal referendum abrogativo, garantiscono il consolidamento dell’attuale bipolarismo basato su pochi partiti. Questo sistema è sorto, nonostante il «porcellum», grazie alle iniziative speculari di Veltroni e Berlusconi, ma nulla impedisce domani che la situazione cambi, ad esempio che il Pd si disgreghi o che il Pdl, una volta ritiratosi Berlusconi, entri in crisi: le regole attuali non impedirebbero il ritorno a una frammentazione estrema e a coalizioni rissose ed eterogenee.

    6) La vittoria del referendum, con l’abolizione della possibilità di candidarsi in più circoscrizioni (terzo quesito), limiterà i danni di uno degli aspetti più odiosi della legge attuale, la «nomina» dei parlamentari attraverso il sistema delle liste chiuse. Questa norma, tanto più grave a causa dei discutibili criteri di scelta usati dai partiti, nell’attuale contesto, dove non esistono primarie o quando esistono sono spesso poco serie, allontana la legge da un genuino spirito democratico; impedire, come vuole fare il referendum, le candidature multiple evita che vi siano dei candidati «scelti» addirittura dopo le elezioni attraverso le rinunce «strategiche» dei pluri-eletti.

    7) L’ ennesimo fallimento a causa dell’astensione delegittimerebbe ulteriormente l’istituto del referendum. Ma il referendum è un importante strumento democratico, consente all’opinione pubblica di far sentire la propria voce quando la classe politica non è in grado o non vuole ascoltarla: la democrazia nel nostro paese diventerebbe allora un po’ più povera.

    Il boicottaggio di una consultazione democratica è un gran brutto segnale e allora diventa importante reagire. Quando la gran parte della classe politica, di governo e di opposizione, invita i cittadini ad astenersi, o più o meno segretamente spera che si astengano, dal partecipare a una consultazione democratica, c’è qualcosa che non va: è proprio questo allora il momento di far sentire la propria voce.

    9) Troppo spesso le oligarchie di partito hanno intonato il ritornello «i cittadini non capiscono», questa è l’occasione per mostrare che i cittadini capiscono benissimo. Non vi è nulla di criptico o incomprensibile nei quesiti referendari: con i primi due (uno per la Camera e uno per il Senato) il premio di maggioranza andrà non alla coalizione ma al partito vincente; con il terzo saranno impedite le candidature multiple. C’est très facile!

    10) La libertà è un bene inestimabile, ed è compito di tutti preservarla. Ma libertà non è (solo) stare sopra un albero, non è neanche (solo) un gesto o un’invenzione. La libertà non è (solo) uno spazio libero, libertà è (anche) partecipazione.


    Referendum, dieci motivi per il sì | Libertiamo.it
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  4. #4
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    Predefinito Riferimento: REFERENDUM / Il mio SI'

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    1) I due grandi partiti italiani se non cambiano le regole elettorali sono destinati a essere ostaggio di due formazioni che ne estremizzano le politiche, i programmi e i toni. L’attuale sistema frustra la vocazione maggioritaria dei grandi partiti e Lega e Italia dei Valori, pur con meno di un terzo dei voti di Pdl e Pd sono in grado di dettare le loro condizioni e imporre le loro «visioni» poco liberali sui grandi temi.

    2) La legge elettorale che uscirà dal referendum favorirà grandi partiti in grado di governare da soli; le esigenze che oggi sono espresse dai partiti minori potranno trovare una composizione che salvaguardi l’equilibrio tra gli interessi più particolari e quelli più generali della collettività. Tenere in vita tante «botteghe» serve solo gli interessi particolari di chi le conduce e porta a marcare ed estremizzare le differenze al solo fine di rendersi riconoscibili agli occhi degli elettori.

    3) Boicottare il referendum per paura di una ulteriore concentrazione di potere nelle mani di Berlusconi significa boicottare la possibilità di un futuro migliore per l’Italia per un timore infondato. Con il nuovo sistema per garantirsi la vittoria il Pdl dovrebbe comunque costruire accordi con le varie componenti che si riconoscono nel centrodestra e la prospettiva sarebbe allora quella di un grande contenitore, magari caratterizzato da solidi patti federativi (es. Cdu-Csu), necessariamente più plurale e democratico.

    4) Il referendum è l’unico strumento per cambiare una legge elettorale che viene chiamata «porcellum» non a caso … è una pessima legge, tutti se ne lamentano ma i partiti sono incapaci di trovare un accordo «alto» per cambiarla.

    5) Solo nuove regole, come quelle che possono scaturire dal referendum abrogativo, garantiscono il consolidamento dell’attuale bipolarismo basato su pochi partiti. Questo sistema è sorto, nonostante il «porcellum», grazie alle iniziative speculari di Veltroni e Berlusconi, ma nulla impedisce domani che la situazione cambi, ad esempio che il Pd si disgreghi o che il Pdl, una volta ritiratosi Berlusconi, entri in crisi: le regole attuali non impedirebbero il ritorno a una frammentazione estrema e a coalizioni rissose ed eterogenee.

    6) La vittoria del referendum, con l’abolizione della possibilità di candidarsi in più circoscrizioni (terzo quesito), limiterà i danni di uno degli aspetti più odiosi della legge attuale, la «nomina» dei parlamentari attraverso il sistema delle liste chiuse. Questa norma, tanto più grave a causa dei discutibili criteri di scelta usati dai partiti, nell’attuale contesto, dove non esistono primarie o quando esistono sono spesso poco serie, allontana la legge da un genuino spirito democratico; impedire, come vuole fare il referendum, le candidature multiple evita che vi siano dei candidati «scelti» addirittura dopo le elezioni attraverso le rinunce «strategiche» dei pluri-eletti.

    7) L’ ennesimo fallimento a causa dell’astensione delegittimerebbe ulteriormente l’istituto del referendum. Ma il referendum è un importante strumento democratico, consente all’opinione pubblica di far sentire la propria voce quando la classe politica non è in grado o non vuole ascoltarla: la democrazia nel nostro paese diventerebbe allora un po’ più povera.

    Il boicottaggio di una consultazione democratica è un gran brutto segnale e allora diventa importante reagire. Quando la gran parte della classe politica, di governo e di opposizione, invita i cittadini ad astenersi, o più o meno segretamente spera che si astengano, dal partecipare a una consultazione democratica, c’è qualcosa che non va: è proprio questo allora il momento di far sentire la propria voce.

    9) Troppo spesso le oligarchie di partito hanno intonato il ritornello «i cittadini non capiscono», questa è l’occasione per mostrare che i cittadini capiscono benissimo. Non vi è nulla di criptico o incomprensibile nei quesiti referendari: con i primi due (uno per la Camera e uno per il Senato) il premio di maggioranza andrà non alla coalizione ma al partito vincente; con il terzo saranno impedite le candidature multiple. C’est très facile!

    10) La libertà è un bene inestimabile, ed è compito di tutti preservarla. Ma libertà non è (solo) stare sopra un albero, non è neanche (solo) un gesto o un’invenzione. La libertà non è (solo) uno spazio libero, libertà è (anche) partecipazione.


    Referendum, dieci motivi per il sì | Libertiamo.it
    In questo elenco ci sono alcuni motivi validi per esprimere un voto favorevole al Referendum. E' indubbio infatti che una vittoria del "sì" avvantaggerebbe il Popolo della Libertà, primo partito italiano con 9 punti di distacco sul secondo, il PD.

    Ma andiamo al sodo, ovvero ad una analisi realistica dello scenario post-voto. Se il 22 Giugno il sì vincesse, cosa accadrebbe nei giorni successivi?

    1- Innanzitutto, potrebbe clamorosamente formarsi una maggioranza parlamentare in grado di modificare ulteriormente la legge elettorale uscita dal Referendum. Il Partito Democratico ha reso più volte noto che il suo obiettivo è quello di creare una frattura fra PDL e Lega Nord per scardinare gli attuali equilibri della maggioranza. Insomma, un modo per giungere ad insperate elezioni anticipate (dettate anche dal fatto che l'attuale Parlamento sarebbe delegittimato, una volta cambiata la legge per la sua elezione), senza escludere tra l'altro un accordo con il Carroccio e l'UDC per ritoccare in senso sfavorevole al PDL la medesima legge. Bossi non direbbe di no: alla Lega fa comodo una legge elettorale comunque diversa da quella prospettata dal Referendum. Franceschini ci andrebbe a nozze: un colpo mortale per Berlusconi e il PDL, estromessi dall'accordo. Possiamo permetterci un governo tecnico in funzione di riforma della legge elettorale, con un centrodestra ormai morto, e partiti come il PD, la Lega, l'UDC e l'IDV pronti ad accordarsi pur di non far vincere Berlusconi, da solo, alle elezioni? Il PD non è affidabile: la legge uscita dal Referendum lo favorisce in funzione maggioritaria, ma solo sul lunghissimo periodo. Franceschini, che non è sciocco potrebbe prendere due piccioni con una fava. Egli sa che il PD forse non vincerà mai con le proprie gambe, come voleva invece, ma solo idealmente, Veltroni.

    2- La Lega, in occasione di eventuali elezioni anticipate, non entrebbe nel "listone unico" col PDL. I dirigenti del Carroccio sono stati eloquenti nelle ultime settimane. Il PDL andrebbe da solo. E il PD? Se Casini o Di Pietro decidessero di unirsi, almeno temporaneamente, nel listone del PD, cosa accadrebbe? Almeno al Senato, grazie ai premi di maggioranza regionali (non nazionali!), l'alleanza di centrosinistra potrebbe uscire vincitrice, o strappare almeno un sostanziale pareggio. A pensarci bene, stante la situazione attuale, in Lombardia e Veneto, con PDL e Lega divisi, non sarebbe più possibile ottenere preziosi extra-seggi. Con un PD in forma per le divisioni nel centrodestra, e magari in alleanza con IDV o UDC, il centrosinistra addirittura potrebbe vincere in quelle regioni settentrionali. Già oggi la "gara" fra PDL e Lega ha diviso a metà il sostanzioso pacchetto di voti, con un PD in terza posizione ma poco dietro alla Lega. Non dimentichiamolo: il boomerang dell'ingovernabilità è dietro l'angolo.

    3- Non capisco i vantaggi derivanti dalla creazione di listoni unici alle elezioni, fatti solamente per vincere e ottenere il primo posto, ma all'interno ancora divisi, sconclusionati e pronti a dividersi in Parlamento. Se PD e IDV, poniamo, si unissero, alle Camera quasi sicuramente le rispettive delegazioni tornerebbero a separarsi. Non si può unire ciò che non è per definizione assimilabile, neppure con una legge elettorale. Di Pietro, o Bossi, non farebbero mai a meno delle proprie istanze. I percorsi per le sintesi politiche sono altri!



    Per questi motivi, sono propenso a non concedere il mio voto favorevole.

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: REFERENDUM / Il mio SI'

    Citazione Originariamente Scritto da Mr. Right Visualizza Messaggio
    Andiamo a votare. Votiamo SI'.
    I cittadini, con una vittoria del si, si troverebbero a poter scegliere solo tra due partiti. Molti di loro non troverebbero più rappresentanza e sarebbe come se esistessero solo due mega supermercati, espressioni del potere finanziario, che a turno si spartiscono la clientela. I negozi verrebbero chiusi definitivamente e non ci sarebbero più punti di riferimento territoriali ma immensi luoghi asettici in cui è d'obbligo la legge del consumo a tutti i costi. Inoltre, vincendo i si, l'astensionismo aumenterebbe in modo ancora più consistente di ora,con il risultato che una risicatissima maggioranza- in realtà minoranza- potrebbe determinare le sorti di un'intera nazione.
    Non votiamo.
    NON VOTO NEL REALE,NON VOTO NEL VIRTUALE....GRAZIE!

 

 

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