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  1. #161
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    Predefinito Rif: Se foste al posto di Tremonti...

    Citazione Originariamente Scritto da Phileas Visualizza Messaggio
    Quindi i servizi privati sono i migliori contrariamente alle fesserie che spammi

    Gli "altri" avrebbero molte piu' possibilità di accedere a servizi migliori se ci fosse competizione non solo di offerta ma di associazione. Cioè se il monopolio legale pubblico fosse eliminato
    Ma io sono favorevole alla concorrenza.
    Vallo a dire alle compagne farmaceutiche che finanziano i Tea Parties :gluglu:

  2. #162
    Sessantottino radicalchic
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    Predefinito Rif: Se foste al posto di Tremonti...

    Citazione Originariamente Scritto da Ping Pong Visualizza Messaggio
    Fonti, grazie? Magari non è che si viveva di merda perchè non c'era lo stato moderno.
    Quali fonti? Un manuale di storia medioevale e uno di storia moderna? Se devi esprimere un giudizio, hai dei dubbi rispetto ai feudi e alle signorie territoriali?



    Il fatto che sia nato con la forza (non è poi la violenza stessa la levatrice della civiltà tutta?) non ha escluso il progresso verso uno stato fondato sul contratto sociale e sulla cittadinanza (per questo bisogna demarcare il 1789). Che poi lo stato come ente che ha il monopolio dell'uso della forza e regolatore dei conflitti tra i cittadini sia soggetto a crisi, debolezze, anche sovversioni, non cambia il dato che oggettivamente sia il contenitore/la forma di convivenza istituita più accettabile in termini fattuali.

    Citazione Originariamente Scritto da Ping Pong Visualizza Messaggio
    Locke.
    Perché, Locke predicava il superamento dello stato? Che io sappia, gli unici a porsi questo obiettivo nella loro filosofia economica sono stati Marx e Bakunin. Oggi ci sono gli anarcocapitalisti, ma l'idea di un superamento (nel primo come culmine di progresso, nel secondo come incipit), cioè di annullamento dello stato, parte da lì.
    "Io non intendo sostenere una moralità basata sull'evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci.", Richard Dawkins

  3. #163
    Sessantottino radicalchic
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    Predefinito Rif: Se foste al posto di Tremonti...

    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    Nel mondo reale, se tu sei una ditta che scarica rifiuti tossici abusivamente per risparmiare sullo stoccaggio e qualcuno si mette contro di te, la ditta ti fa sparare dalla Mafia.
    Appunto. L'esempio dei pistoleri è calzante, perché è proprio il far west la prima cosa che ti salta in mente.
    "Io non intendo sostenere una moralità basata sull'evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci.", Richard Dawkins

  4. #164
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    Predefinito Rif: Se foste al posto di Tremonti...

    Citazione Originariamente Scritto da Mario Rossi Visualizza Messaggio
    Quali fonti? Un manuale di storia medioevale e uno di storia moderna? Se devi esprimere un giudizio, hai dei dubbi rispetto ai feudi e alle signorie territoriali?

    Discussione lunga ma farcita di link e post interessantissimi:IL borghese Medievale

    Sta qui la motivazione della nostra insistenza sulla fattualità ai
    fini del discorso che stiamo facendo. Ci permette di cogliere la
    originalità della civiltà medievale, che certamente non nasce dal
    nulla perché la storia è sempre una concatenazione, ma che certamente
    è un anello munito di una sostanziale autonomia. Da qui
    l’originalità anche del processo di costruzione del diritto medievale,
    dalla indole sostanzialmente consuetudinaria. La fattualità impone
    questa scelta, giacché la consuetudine è soltanto un fatto osservato e
    ripetuto, striscia per terra e di terra si impregna, registrando in
    assoluta libertà i bisogni emergenti e corrispondèndovi.

    Fattualità significa, dunque, che non c’è un potere centrale e
    centralizzante forte, intenzionato e capace di controllare i fatti
    riconducèndoli a modelli imperativi generali
    . Significa che il diritto
    medievale ha una sua irripetibile storicità: è un diritto che si adagia
    sui fatti, che percepisce e segue le forze storiche e le loro domande,
    restando nella terrestrità bassa dove quelle forze vivono e segnalano
    bisogni. fi all’insegna del particolarismo più esasperato ma anche di
    un sostanziale pluralismo.

    I1 pluralismo giuridico. Ecco il punto. Non è una concessione
    dello Stato (che non c’è), ma l’assestamento spontaneo della dimensione
    giuridica di una civiltà che vive autonomamente e con autonomia
    si realizza.
    Medioevo giuridico significa appunto una coscienza
    collettiva che genera forme giuridiche plastiche, dalla intensa
    storicità, che individua il diritto come sua espressione riconducèndolo
    alla globalità e complessità della società e non di una cristallizzazione
    politica ingombrante, o di un apparato forte di potere. In
    un mondo politico-giuridico senza burattinai invadenti il pluralismo
    è nelle cose. Non una fonte unica di produzione che impone canoni
    sui quali misurare la giuridicità, ma pluralità di fonti, convivenza di
    fonti e di diritti: non a caso Santi Romano guardava al medioevo
    come a un laboratorio di ordinamenti giuridici conviventi e covigenti.

    Assumiamo un esempio oggi corrente. Oggi, infatti, si parla
    frequentemente, anche da chi è immerso nella prassi giuridica, di lex
    mercatorza, tributando forse l’ultimo omaggio a una lingua latina che
    nessuno conosce più, nemmeno i chierici di una Chiesa che si
    qualifica come romana. E il riferimento è chiaro all’età del maturo
    medioevo, quando un vivace e intelligente ceto mercantile intuì e
    costruì un complesso attivo di strumenti congeniali alle attività
    mercatorie.

    Allora, i mercanti poterono tranquillamente gettare la loro rete
    giuridica transnazionale di nuove invenzioni efficaci a snellire e a
    vieppiù garantire i proprii traffici economici. Lo fecero spontaneamente,
    liberamente, perché le cose lo esigevano, creatori di un
    ordinamento giuridico che si aggiungeva ad altri (quello canonico,
    quello feudale, per esempio), senza alcun complesso di inferiorità o
    di eccessiva separatezza.
    Essi si limitavano a corrispondere alle
    esigenze d’una dimensione della società vista e sentita come un
    naturale intreccio di più dimensioni. Quel che mancava era una
    presenza ingombrante che pretendesse di fornire la misura della
    giuridicità o, peggio ancora, che pretendesse il monopolio del
    ‘giuridico’.

    Facciamo l’esempio più limpido, e cioè di una serie di istituti,
    ignoti al paradiso dei modelli romani ma affiorati con vigoria nel
    groviglio convulso ed incerto di traffici commerciali ormai a livello
    transnazionale: i titoli di credito, che nacquero come invenzione
    tipicamente mercantile, frutto di fantasia giuridica e di sicura percezione
    dei bisogni economici da parte di una prassi ignara di

    sapienza romana, carte che incarnavano un diritto, che potevano
    circolare come se fossero merci senza avere la pesantezza immobilizzante
    delle merci.


    Oggi, i grandi mercanti del mondo contemporaneo hanno dato
    vita alla cosiddetta globalizzazione giuridica, ma si tratta di un canale
    che corre accanto al grande canale del diritto dello Stato e degli
    Stati, con una reciproca ignoranza (17). Lo Stato lo ignora volutamente,
    ritenendosi il depositario della giuridicità, mentre i mercanti
    si infischiano della superbia e sufficienza dello Stato e tiran diritto
    per la loro strada.

    Però, al fondo, c’è sempre questo spettro dello Stato, che non è
    certamente smentito dall’esistenza di comunità transnazionali, che
    sono comunque comunità di Stati. E c’è una cultura statalistica che
    ancora domina e che determina nella coscienza comune, malgrado le
    elucubrazioni di taluni dotti, la inconcepibilità d’un diritto senza
    Stato.


    Il post-moderno cerca di liberarsi dalle grinfie del moderno, ma
    non c’è ancora riuscito. E continuiamo a esser figli del ‘moderno’ o
    da questo almeno profondamente condizionati e segnati. Del ‘moderno’
    c’è restato il peso e l’ingombro dello Stato, un peso e un
    ingombro che il medioevo non conobbe. I1 suo modo di generarsi e
    di svilupparsi portò a quel totale pluralismo giuridico, che è ancora
    lon_ta~no ~ da noi e sul quale la più gran parte dei giuristi attuali
    continua pervicacemente ad essere più che perplessa.


    Compris?
    Ultima modifica di Ping Pong; 13-07-11 alle 13:13
    “E quando ci si ammala? Che cosa si deve fare?” “Non c’è altro da fare che fermarsi. E sarà la natura stessa che, a lasciarla fare, un po’ alla volta si risolleverà dal disordine in cui è caduta”.

  5. #165
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    Predefinito Rif: Se foste al posto di Tremonti...

    Citazione Originariamente Scritto da Mario Rossi Visualizza Messaggio
    Appunto. L'esempio dei pistoleri è calzante, perché è proprio il far west la prima cosa che ti salta in mente.
    Il Selvaggio West...
    “E quando ci si ammala? Che cosa si deve fare?” “Non c’è altro da fare che fermarsi. E sarà la natura stessa che, a lasciarla fare, un po’ alla volta si risolleverà dal disordine in cui è caduta”.

  6. #166
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    Predefinito Rif: Se foste al posto di Tremonti...

    Citazione Originariamente Scritto da Ping Pong Visualizza Messaggio
    Discussione lunga ma farcita di link e post interessantissimi:IL borghese Medievale

    Sta qui la motivazione della nostra insistenza sulla fattualità ai
    fini del discorso che stiamo facendo. Ci permette di cogliere la
    originalità della civiltà medievale, che certamente non nasce dal
    nulla perché la storia è sempre una concatenazione, ma che certamente
    è un anello munito di una sostanziale autonomia. Da qui
    l’originalità anche del processo di costruzione del diritto medievale,
    dalla indole sostanzialmente consuetudinaria. La fattualità impone
    questa scelta, giacché la consuetudine è soltanto un fatto osservato e
    ripetuto, striscia per terra e di terra si impregna, registrando in
    assoluta libertà i bisogni emergenti e corrispondèndovi.

    Fattualità significa, dunque, che non c’è un potere centrale e
    centralizzante forte, intenzionato e capace di controllare i fatti
    riconducèndoli a modelli imperativi generali
    . Significa che il diritto
    medievale ha una sua irripetibile storicità: è un diritto che si adagia
    sui fatti, che percepisce e segue le forze storiche e le loro domande,
    restando nella terrestrità bassa dove quelle forze vivono e segnalano
    bisogni. fi all’insegna del particolarismo più esasperato ma anche di
    un sostanziale pluralismo.

    I1 pluralismo giuridico. Ecco il punto. Non è una concessione
    dello Stato (che non c’è), ma l’assestamento spontaneo della dimensione
    giuridica di una civiltà che vive autonomamente e con autonomia
    si realizza.
    Medioevo giuridico significa appunto una coscienza
    collettiva che genera forme giuridiche plastiche, dalla intensa
    storicità, che individua il diritto come sua espressione riconducèndolo
    alla globalità e complessità della società e non di una cristallizzazione
    politica ingombrante, o di un apparato forte di potere. In
    un mondo politico-giuridico senza burattinai invadenti il pluralismo
    è nelle cose. Non una fonte unica di produzione che impone canoni
    sui quali misurare la giuridicità, ma pluralità di fonti, convivenza di
    fonti e di diritti: non a caso Santi Romano guardava al medioevo
    come a un laboratorio di ordinamenti giuridici conviventi e covigenti.

    Assumiamo un esempio oggi corrente. Oggi, infatti, si parla
    frequentemente, anche da chi è immerso nella prassi giuridica, di lex
    mercatorza, tributando forse l’ultimo omaggio a una lingua latina che
    nessuno conosce più, nemmeno i chierici di una Chiesa che si
    qualifica come romana. E il riferimento è chiaro all’età del maturo
    medioevo, quando un vivace e intelligente ceto mercantile intuì e
    costruì un complesso attivo di strumenti congeniali alle attività
    mercatorie.

    Allora, i mercanti poterono tranquillamente gettare la loro rete
    giuridica transnazionale di nuove invenzioni efficaci a snellire e a
    vieppiù garantire i proprii traffici economici. Lo fecero spontaneamente,
    liberamente, perché le cose lo esigevano, creatori di un
    ordinamento giuridico che si aggiungeva ad altri (quello canonico,
    quello feudale, per esempio), senza alcun complesso di inferiorità o
    di eccessiva separatezza.
    Essi si limitavano a corrispondere alle
    esigenze d’una dimensione della società vista e sentita come un
    naturale intreccio di più dimensioni. Quel che mancava era una
    presenza ingombrante che pretendesse di fornire la misura della
    giuridicità o, peggio ancora, che pretendesse il monopolio del
    ‘giuridico’.

    Facciamo l’esempio più limpido, e cioè di una serie di istituti,
    ignoti al paradiso dei modelli romani ma affiorati con vigoria nel
    groviglio convulso ed incerto di traffici commerciali ormai a livello
    transnazionale: i titoli di credito, che nacquero come invenzione
    tipicamente mercantile, frutto di fantasia giuridica e di sicura percezione
    dei bisogni economici da parte di una prassi ignara di

    sapienza romana, carte che incarnavano un diritto, che potevano
    circolare come se fossero merci senza avere la pesantezza immobilizzante
    delle merci.


    Oggi, i grandi mercanti del mondo contemporaneo hanno dato
    vita alla cosiddetta globalizzazione giuridica, ma si tratta di un canale
    che corre accanto al grande canale del diritto dello Stato e degli
    Stati, con una reciproca ignoranza (17). Lo Stato lo ignora volutamente,
    ritenendosi il depositario della giuridicità, mentre i mercanti
    si infischiano della superbia e sufficienza dello Stato e tiran diritto
    per la loro strada.

    Però, al fondo, c’è sempre questo spettro dello Stato, che non è
    certamente smentito dall’esistenza di comunità transnazionali, che
    sono comunque comunità di Stati. E c’è una cultura statalistica che
    ancora domina e che determina nella coscienza comune, malgrado le
    elucubrazioni di taluni dotti, la inconcepibilità d’un diritto senza
    Stato.


    Il post-moderno cerca di liberarsi dalle grinfie del moderno, ma
    non c’è ancora riuscito. E continuiamo a esser figli del ‘moderno’ o
    da questo almeno profondamente condizionati e segnati. Del ‘moderno’
    c’è restato il peso e l’ingombro dello Stato, un peso e un
    ingombro che il medioevo non conobbe. I1 suo modo di generarsi e
    di svilupparsi portò a quel totale pluralismo giuridico, che è ancora
    lon_ta~no ~ da noi e sul quale la più gran parte dei giuristi attuali
    continua pervicacemente ad essere più che perplessa.


    Compris?
    Mi sembra uno scritto ideologico regressivo. D'altra parte c'è una nicchia variegata (più che gli anarchici, sono i cattolici ovviamente) di storiografia che vorrebbe disperatamente "recuperare" il Medioevo e liberarlo dall'identità di lunghi e terribili secoli bui, di superstizione, violenza, disordine, prevaricazione diffusa ad ogni livello sociale. Che poi è quello che è stato.

    Di nuovo altri dieci secoli di barbarie per poi vivere un Rinascimento, lo stato assoluto, finalmente l'Illuminismo? Per favore, no.
    "Io non intendo sostenere una moralità basata sull'evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci.", Richard Dawkins

  7. #167
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    Predefinito Rif: Se foste al posto di Tremonti...

    Citazione Originariamente Scritto da Ping Pong Visualizza Messaggio
    Il Selvaggio West...
    I) Anarchocapitalism is not chaos. Property rights will be protected and civil
    order will prevail.
    2) Private agencies w~ll provide the necessary functions for preservation of an
    orderly society.
    3) Private protection agencies will soon discover that "warfare" is a costly way of
    resolving disputes and lower-cost methods of settlement (arbitration, courts, etc.)
    will result.
    4) The concept of 'Sustice" is not an immutable one that only needs to be discovered. Preferences do vary across individuals as to the rules they prefer to live under and the price they are willing to pay for such rules. Therefore, significant differences in rules
    might exist in various societies under anarcho-capitalism.
    5) There are not significant enough economies of scale in crime so that major "mafia" organizations evolve and dominate society.
    6) Competition among protective agencies and adjudication bodies will serve as healthy checks on undesirable behavior. Consumers have better information than under government and will use it in judging these agencies.


    Chissà perché, ma nella realtà dei fatti, se non esistessero istituzioni statuali, sono convinto che l'opposto di ognuna di queste asserzioni si verificherebbe compiutamente!


    Immaginiamoci un evento simile in un contesto di libero mercato e assenza totale di leva statuale e di una magistratura indipendente:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Disastr...pwater_Horizon
    "Io non intendo sostenere una moralità basata sull'evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci.", Richard Dawkins

  8. #168
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    Predefinito Rif: Se foste al posto di Tremonti...

    Ottimi contributi !! Giusto qualche commento.
    Nella situazione attuale ci sono cose che NON si possono fare per evitare l'aggravamento della situazione, e una di queste e' aumentare le tasse. Se lo si fa si da un temporaneo sollievo al bilancio pubblico, ma si rischia di ammazzare definitivamente l'economia... Quindi NO a innalzamento tassazione sulle rendite finanziarie alla media europea (20 %); aumento tassa sul permesso di soggiorno (mario rossi), NO a inasprimento dell'IVA su prodotti di lusso e cibi con elevato contenuto di grassi (manfr ... pazzesco), NO a reintroduzione dell'ICI (morfeo).
    Le considerazioni sulla presenza di piu' o meno ricchi/diseguali da tartassare, oltre a essere di dubbia validita' etica (se alcuni sono ricchi e' perche' hanno prodotto piu' ricchezza degli altri) non danno alcun vantaggio, nel senso che le tasse sono dannose per l'economia sia che colpiscano i ricchi, sia che colpiscano i poveri.

    Poi ci sono cose che un ministro dell'economia non potrebbe fare, anche se lo volesse, per ragioni meramente politiche. Io ad esempio sottoscrivo molte delle ricette di Duca e di Benjamin... anzi, da anarcocapitalista vedrei di buon occhio ricette da autentica "macelleria sociale" (cioe' eliminerei i tax consumer, dal politico "statista"... all'ultimo degli usceri del ministero). Tuttavia, calandomi nei panni di un ministro che oggi avrebbe a che fare con la cultura, i meccanismi politici, e gli elettori italiani, pur sapendo di dover chiedere sacrifici, probabilmente :
    - Non eliminerei le province: troppi oppositori tra i miei stessi compagni di partito. Da politico non riuscerei a dirgli che perdono il posto senza che mi facciano le scarpe. Inoltre e' una riforma complicata che implica il trasfermiento di competenze... e personale. Richiederebbe tempo e i risparmi non sarebbero immediati.
    Ridurrei pero' i trasferimenti agli enti locali... accettando le loro proteste. Che siano poi loro a risparmiare sui servizi.
    - Non licenzieri dipendenti pubblici, e non gli taglierei lo stipendio: in Italia e' politicamente impossibile... sono 4 milioni e bloccherebbero il paese. Bloccherei pero' il turnover e gli aumenti, accontentandomi di risparmi limitati, che sarebbero progressivamente in aumento.
    - Cercherei di tagliare i costi della politica, ma sapendo che piu' che qualcosa di simbolico sarebbe difficile da ottenere. Forse sull'onda dello spread che si impenna qualche sacrificio anche dai parlamentari si potrebbe spuntare...

    Quindi che rimane ?
    - privatizzazioni... da fare a gogo. Anche se a prezzo di realizzo, l'importante e' vendere e ridurre il debito velocemente. Fs, poste finmeccanica, rai, immobili pubblici, demanio.
    - Tariffe. Cercherei di far pagare le prestazioni pubbliche a consumo. Quindi ticket sulle visite, sulle prestazioni, sui ricoveri, sul pronto soccorso. Iscrizioni alle scuole con un contributo al costo del servizio. Mense a pagamento, doposcuola a pagamento.
    I Trasporti pubblici devono avere tariffe che paghino almeno i costi del servizio.
    - Taglio totale dei contributi alle imprese, e dei finanziameni a tassi agevolati. Questo dovrebbe valere anche per cliniche private e scuole private, il cui costo dovrebbe pero' essere reso almeno deducibile da chi decide di servirsene.
    - Taglio delle missioni militari all'estero (frega sega degli "alleati"). Taglio secco all'edilizia pubblica. Graduale riduzione (fino a 0) dei contributi alle rinnovabili. Taglio alla ricerca pubblica... ma deducibilita' per quella privata.
    - Riforma del mercato del lavoro in senso liberale (via art 18), e vendita delle imprese pubbliche (asili nido, trasporti pubblici, fornitura energia),etc). In questo modo si ottiene di riflesso anche la riduzione dei dipendenti pubblici.
    - Sulle pensioni e' difficile ottenere grandi risparmi senza scatenare una rivoluzione, visto che sono stati pagati contributi. Su quelle informate al criterio retributivo farei scelgiere al contribuente se passare al contributivo, o accettare un aumento dell'eta' pensionabile. Per coloro che invece sono gia' nel contributivo, cercherei di far vendere all'Inps le sue posizioni ad assicurazioni private a scelta del cittadino, con totale liberta' di rinegoziare contributi e rendita.

    Credo che in tal modo si otterrebbero risorse sufficienti da coprire anche una certa riduzione delle imposte (irap andrebbe eliminata subito, e le aliquote sono da tagliare, anche per cercare di alleviare il peso su chi dovra' iniziare pagarsi alcuni servizi) il che servirebbe a restituire efficienza al sistema e a dare ossigeno all'economia.

  9. #169
    Cancellato
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    Predefinito Rif: Se foste al posto di Tremonti...

    Citazione Originariamente Scritto da ciddo Visualizza Messaggio
    Ottimi contributi !! Giusto qualche commento.
    Nella situazione attuale ci sono cose che NON si possono fare per evitare l'aggravamento della situazione, e una di queste e' aumentare le tasse. Se lo si fa si da un temporaneo sollievo al bilancio pubblico, ma si rischia di ammazzare definitivamente l'economia... Quindi NO a innalzamento tassazione sulle rendite finanziarie alla media europea (20 %); aumento tassa sul permesso di soggiorno (mario rossi), NO a inasprimento dell'IVA su prodotti di lusso e cibi con elevato contenuto di grassi (manfr ... pazzesco), NO a reintroduzione dell'ICI (morfeo).
    Le considerazioni sulla presenza di piu' o meno ricchi/diseguali da tartassare, oltre a essere di dubbia validita' etica (se alcuni sono ricchi e' perche' hanno prodotto piu' ricchezza degli altri) non danno alcun vantaggio, nel senso che le tasse sono dannose per l'economia sia che colpiscano i ricchi, sia che colpiscano i poveri.

    Poi ci sono cose che un ministro dell'economia non potrebbe fare, anche se lo volesse, per ragioni meramente politiche. Io ad esempio sottoscrivo molte delle ricette di Duca e di Benjamin... anzi, da anarcocapitalista vedrei di buon occhio ricette da autentica "macelleria sociale" (cioe' eliminerei i tax consumer, dal politico "statista"... all'ultimo degli usceri del ministero). Tuttavia, calandomi nei panni di un ministro che oggi avrebbe a che fare con la cultura, i meccanismi politici, e gli elettori italiani, pur sapendo di dover chiedere sacrifici, probabilmente :
    - Non eliminerei le province: troppi oppositori tra i miei stessi compagni di partito. Da politico non riuscerei a dirgli che perdono il posto senza che mi facciano le scarpe. Inoltre e' una riforma complicata che implica il trasfermiento di competenze... e personale. Richiederebbe tempo e i risparmi non sarebbero immediati.
    Ridurrei pero' i trasferimenti agli enti locali... accettando le loro proteste. Che siano poi loro a risparmiare sui servizi.
    - Non licenzieri dipendenti pubblici, e non gli taglierei lo stipendio: in Italia e' politicamente impossibile... sono 4 milioni e bloccherebbero il paese. Bloccherei pero' il turnover e gli aumenti, accontentandomi di risparmi limitati, che sarebbero progressivamente in aumento.
    - Cercherei di tagliare i costi della politica, ma sapendo che piu' che qualcosa di simbolico sarebbe difficile da ottenere. Forse sull'onda dello spread che si impenna qualche sacrificio anche dai parlamentari si potrebbe spuntare...

    Quindi che rimane ?
    - privatizzazioni... da fare a gogo. Anche se a prezzo di realizzo, l'importante e' vendere e ridurre il debito velocemente. Fs, poste finmeccanica, rai, immobili pubblici, demanio.
    - Tariffe. Cercherei di far pagare le prestazioni pubbliche a consumo. Quindi ticket sulle visite, sulle prestazioni, sui ricoveri, sul pronto soccorso. Iscrizioni alle scuole con un contributo al costo del servizio. Mense a pagamento, doposcuola a pagamento.
    I Trasporti pubblici devono avere tariffe che paghino almeno i costi del servizio.
    - Taglio totale dei contributi alle imprese, e dei finanziameni a tassi agevolati. Questo dovrebbe valere anche per cliniche private e scuole private, il cui costo dovrebbe pero' essere reso almeno deducibile da chi decide di servirsene.
    - Taglio delle missioni militari all'estero (frega sega degli "alleati"). Taglio secco all'edilizia pubblica. Graduale riduzione (fino a 0) dei contributi alle rinnovabili. Taglio alla ricerca pubblica... ma deducibilita' per quella privata.
    - Riforma del mercato del lavoro in senso liberale (via art 18), e vendita delle imprese pubbliche (asili nido, trasporti pubblici, fornitura energia),etc). In questo modo si ottiene di riflesso anche la riduzione dei dipendenti pubblici.
    - Sulle pensioni e' difficile ottenere grandi risparmi senza scatenare una rivoluzione, visto che sono stati pagati contributi. Su quelle informate al criterio retributivo farei scelgiere al contribuente se passare al contributivo, o accettare un aumento dell'eta' pensionabile. Per coloro che invece sono gia' nel contributivo, cercherei di far vendere all'Inps le sue posizioni ad assicurazioni private a scelta del cittadino, con totale liberta' di rinegoziare contributi e rendita.

    Credo che in tal modo si otterrebbero risorse sufficienti da coprire anche una certa riduzione delle imposte (irap andrebbe eliminata subito, e le aliquote sono da tagliare, anche per cercare di alleviare il peso su chi dovra' iniziare pagarsi alcuni servizi) il che servirebbe a restituire efficienza al sistema e a dare ossigeno all'economia.
    concordo in toto

  10. #170
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    Predefinito Rif: Se foste al posto di Tremonti...

    imposta di successione enorme che permetta di requisire alla morte del defunto almeno il 50% di tutto il patrimonio personale
    Tobin tax
    pene penali alte per un solo euro evaso
    aprire un ragionamento non pregiudiziale sull'espropriazione per pubblica utilità di grandi imprese
    banco pubblico che faccia prestiti ai cittadini che lo richiedono a basso interesse
    piano di possenti investimenti sull'università pubblica, costruzione dei campus ecc.
    licenziamento dei dipendenti pubblici in esubero, obbligatorietà della laurea per fare il dipendente pubblico.
    tagli alle pensioni più alte
    abrogazione art. 18
    Ultima modifica di Monsieur; 13-07-11 alle 14:26
    Perché l'unico tipo di rapporto che riusciva a concepire era di tipo feudale. Non aveva la minima idea di cosa fosse il cameratismo al quale anelava l'anima. (E. M. Forster)



 

 
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