Se fosse necessario
Se fosse necessario…
Dal n° 305 - Giugno 2011
Scritto da Mario MARLETTA e Adriana NEGRONI
In ottemperanza al piano di dominazione globale del Potere Economico, Yalta aveva sancito la spartizione del mondo in due emisferi di competenza, apparentemente antitetici, in sostanza complementari. Nel volgere di un ventennio (dal 1990 al 2010), a cagione delle iniquità grossolane sulle quali si reggevano, quegli stessi equilibri sono venuti meno uno dopo l’altro. Alla metà degli anni ‘90 del secolo scorso, il capitalismo di Stato sovietico apparteneva già a un passato torbido. Stessa sorte, oggi, sembra toccare al liberismo antistatale occidentale, al progetto per la privatizzazione globale di ogni bene, al piano volto all’indebitamento universale, alla distruzione del mondo del lavoro, allo azzeramento di ogni forma di previdenza sociale; insomma, alla deregulation in ogni sua patologica forma. Tutto ciò ch’era stato criminalmente costruito sul sangue dei popoli, dopo la capitolazione della Germania nazionalsocialista in Occidente, l’annientamento e la “ricostruzione” nipponica (si pensi solo all’assurdità del concetto di Impero Costituzionale) in Oriente, oggi, sembra franare sotto gli occhi attoniti dei guerrafondai e degli speculatori della Casa Bianca, del Pentagono, del Congresso statunitense, dei professionisti del genocidio annidatisi nella sì detta knesset israeliana, dei “colletti bianchi” di Wall Street e della City londinese.
Per decenni, questo sistema parassitario si era sorretto sulla costruzione di intrighi internazionali: Francia, Grecia, Germania, Italia hanno dovuto contare innumerevoli vittime civili: uomini, donne, bambini caduti sotto i colpi di una perversa strategia (una “guerra a bassa intensità” mai dichiarata) che ha annientato le loro vite nelle pubbliche piazze, sui marciapiedi delle stazioni, negli scompartimenti dei treni, sulle linee aeree civili, persino ad esibizioni aeronautiche. Qualunque tentativo di fuga dall’imposizione coatta del sistema imperialistico liberale ha dovuto puntualmente pagare un tributo di sangue.
La partitocrazia, groviglio strumentalmente costruito per irretire le folle in una gabbia antisociale, è stata la più subdola complice di questo sistema. La dislocazione di innumerevoli basi militari sui territori metropolitani occupati ha garantito, all’invasore d’Europa, la necessaria copertura alle proprie malefatte. Televisioni e giornali, per decenni, hanno diffuso il mito dell’alleanza militare nord-atlantica per scopi esclusivamente difensivi, contro la sempre incombente minaccia sovietica (!!).Lo sgretolamento dell’Unione Sovietica, però, ha svelato questa grossolana bugia, una delle più macroscopiche della storia del XX secolo.
La fine dell’imperialismo sovietico (per il cui completamento hanno collaborato ruffiani filo-atlantici in doppio petto, in tonaca, e perfino in tiara) ha svelato un ulteriore lato debole di questo sistema: l’asfissiante necessità di avere sempre un nemico contro cui combattere. Essendo, il liberal-capitalismo, un sistema parassitario che si ciba del sangue dei popoli, non potrebbe sopravvivere a se stesso senza alimentare costantemente guerre in ogni angolo del mondo. Ecco che, al tramonto del XX secolo, simultaneamente allo sbriciolamento del “Patto di Varsavia”, inizia a profilarsi all’orizzonte l’ennesima panacea per le demo-plutocrazie occidentali sempre sull’orlo del baratro politico-economico: la lotta al terrorismo islamico! Per l’edificazione di questo nuovo “Tempio di Salomone”, (per costruire questa immane piramide di cadaveri) necessitava una nuova Pearl Harbour, un pugno nello stomaco della pubblica opinione.
Così all’alba dell’11 settembre 2001, telecamere e videotelefoni furono allertati in tempo, sì da riprendere l’evento da tutte le angolazioni possibili, sì da creare un nuovo dogma - come quello “olocaustico” - che si fissasse per sempre nella memoria del teleutente e del consumatore sbadato (magari agevolando l’ebreo Larry Silverstein a incassare la favolosa assicurazione contro gli “attacchi terroristici” appena stipulata sulle Twin Towers e sul Building Seven). “Il contratto di locazione delle torri gemelle era stato aggiudicato solo alcune settimane prima dell’11 settembre dagli uomini di Larry Silverstein e Frank Lowy, i quali hanno ancora oggi strettissimi rapporti coi leader israeliani, compreso l’attuale primo ministro Netanyahu...Quando è stato concluso l’affare, Silverstein e compagni hanno aumentato enormemente l’assicurazione per un “eventuale attacco terroristico” per il quale gli è stato dato un risarcimento di 4,55 bilioni di dollari, dopo che le torri sono state colpite” (1).
“Sbatti il mostro in prima pagina”!: et voilà, ecco creato l’assassino più ricercato di tutti i tempi: Osama bin Laden, una caccia durata dieci anni, oggi finalmente giunta al “lieto fine”.Ecco servite, su un “vassoio d’argento”, le disintegrazioni d’Afghanistan e d’Iraq, cioè il controllo strategico sull’Asia Centrale, sugli arsenali nucleari pachistani, sul traffico d’oppio per la fabbrica di morte delle giovani plebi occidentali, sul controllo e sull’approvvigionamento petrolifero per le intramontabili “sette sorelle” del petrolio; ecco garantiti il controllo del subcontinente indiano, la definitiva umiliazione e sottomissione dell’ “alleato” europeo; ma sopra tutto il completo accerchiamento geostrategico iraniano. Insomma, al sorgere del nuovo secolo, la strada verso l’edificazione della Grande Israele sembrava essere stata definitivamente spianata.
La fine di Yalta, per l’italietta atlantica, sancì l’inizio della “monarchia” - Berlusconi (bar-lux-Cohen? - in fondo, come ha affermato il vicepresidente statunitense Joe Biden, per essere sionisti non occorre essere necessariamente ebrei), la farsa strumentalmente definita “Seconda Repubblica”.Quando s’affronta il fenomeno Berlusconi, non si può tralasciare una premessa: il cristianesimo riformato ginevrino-anglosassone (calvinista, metodista...) ha prodotto, nei secoli, una specie umanoide ancor più perfida di quella vagheggiata nei deliri d’onnipotenza talmudici. L’homo oeconomicus, infatti, avanza senza sosta accumulando capitali che non gli sarebbe possibile dilapidare nemmeno in milioni di vite, e così facendo scava la fossa a milioni di altri uomini sparsi per il mondo; poiché, com’è noto, per ogni affare portato a compimento da qualcuno, da qualche altra parte, nel mondo, qualcun altro (o tanti altri) avrà subìto una perdita. Berlusconi e la sua schiatta, controllando governi, banche, edilizia, turismo, editoria, tornei sportivi e intrattenimento in tutte le sue forme più patologiche, sono divenuti praticamente inattaccabili. Marina Berlusconi, primogenita del “cavaliere”, dopo essere entrata nel c.d.a. di Mediobanca sta per scendere in campo in politica, garantendo, così, la continuità della “stirpe eletta”. Nel corso dell’ultima legislatura, come riporta l’emittente di Stato iraniana (I.R.I.B., Radio Italia), la libertà di opinione, nel nostro paese, ha raggiunto livelli congolesi; quanto a corruzione politica, l’Italia è equiparabile alla Namibia e al Botswana. Baciare la mano a Gheddafi e, poco tempo dopo, bombardarlo, potrebbe pur sembrare contraddittorio; ma solo se si ha poca dimestichezza con ciò che Julius Evola ha correttamente definito “Terza dimensione della storia”.
La lenta e inesorabile estinzione delle razze umane, oggi sostituite dal melting pot tanto caro agli ex-schiavi dell’“Antico Testamento”, ha decretato il definitivo distacco dell’anima umana dall’Intelligenza, cioè dalla ipostasi più prossima a Dio. Questo è argomento su cui non è necessario dilungarsi: è sufficiente gettare uno sguardo alle contrade e alle città nostrane. Non crediamo che accorrere in tanti alle ennesime elezioni-farsa sia sintomo di impotenza; piuttosto, propenderemmo per la incurabile demenza, quella stessa assenza di senno che impone alle greggi aventi “diritto al voto” d’arrestare il proprio sguardo entro e non oltre la sfera della “democrazia” modernamente fraintesa.
Ora, che Berlusconi “governi” pro domo sua, com’è nel codice comportamentale dei tirannelli di tutti i tempi, è (anche se perversamente) logico. Che miriadi di disgraziati, di disperati null’abbienti, ignoranti come le pietre, si sgolino allo stadio per acclamare undici miliardari in mutande, o che cantino a squarciagola “ ...meno male che Silvio c’è!”, riguarda, invece, l’àmbito psichiatrico. Berlusconi ha imparato la lezione; perciò è riuscito a trasformarsi da plutocrate in demagogo, alfiere di un populismo tenuto in vita solo grazie al suo contro-potere televisivo. Perciò è riuscito dove i “D’Alema” hanno fallito. Ha compreso che la massa (ci riferiamo alla feccia tele-dipendente che ancora oggi si reca alle urne), ha bisogno non di veder mantenute le promesse, ma di pittoreschi gesticolanti, “solenni giuramenti” puntualmente disattesi.
Il sistema dei “vasi comunicanti” della Globalizzazione ha gettato nel dimenticatoio la vecchia “abitudine giacobina” dei sì detti “Stati nazionali”: l’ “Unione” e la “Banca Centrale” (definite “europee”, per colmo della beffa) si muovono su rotaie tracciate a monte. Privare gli Stati nazionali del potere di battere moneta equivale a segare le tibie di un centometrista prima di iscriverlo alle olimpiadi. Come insegna la storia, nessuno Stato degno di questo nome può sopravvivere autonomamente senza avere il controllo sull’emissione monetaria. A ciò sono ridotte le “nazioni” della sedicente Unione Europea.In particolare: Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna (i “P.I.G.S.” delle agenzie di rating giudaiche), le “porte d’accesso” attraverso le quali verrà portata a compimento la “dollarizzazione” dell’euro. “Abbiamo bisogno che abbiate bisogni di noi!”. Ecco la formula “umanitaria” tanto cara ai parassiti del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, i varii Bernanke, Zoellick, Strauss-Kahn... (non ci si dimentichi mai in quale modo codesta feccia percepisca interessi e interessi sugli interessi creati dal nulla). La propagandata “crisi economica” è intrinseca al sistema nella misura in cui le economie degli “Stati liberi”, delle “libere democrazie”, vengono ricattate dall’indebitamento e dalla disoccupazione globali gestiti dalla Federal Reserve, dalla B.C.E. e difeso dai caccia e dagli arsenali nucleari della NATO.
Nel 2008, senza la “demolizione controllata” dei bilanci finanziari, a suo tempo teorizzata dal satanista Alan Greenspan, gli ebrei Lee Rosenberg, Rahm Emanuel e David Axelrod non sarebbero divenuti i più assidui controllori del burattino dell’AIPAC Barack Obama. Nello stesso anno, la Goldman Sachs, guidata dall’ebreo sionista Lloyd Blankfein, ha proceduto alla “liquidazione” del residuo Stato sociale sopravvissuto nell’ex Europa, a cominciare dalla Grecia. Nel 2010 si è consumato l’attacco finale al risparmio irlandese; l’estate successiva si è celebrato il matrimonio tra Chelsea Clinton e l’aschenazita Mark Mezvinsky (rampollo della Goldman Sachs), affinché Grecia, Irlanda, Portogallo, ma anche Tunisia e Libia possano rimanere patrimonio di famiglia. Oggi, questa genia di “insigni” parassiti guerrafondai, dopo aver devastato il nord Africa, guida il team d’attacco che prepara la guerra d’invasione contro l’Iran e la Siria.
Quando si parla di “Sinarchia Universale”, si intende una specie di giuoco cosmico tenuto in vita dal “nietzschiano” “Zeus fanciullo”, un’entità che “sovvenziona” pariteticamente “amici” e “nemici”, in un infernale giuoco delle parti buono solo a far smarrire il Teseo che c’è in noi nel Labirinto della vita.
Cosa succederebbe, se la Cina decidesse di riscuotere il proprio credito presso gli USA? La Cina tiene in vita l’agonizzante economia statunitense e contemporaneamente fa affari con l’Iran. La diplomazia russa, in sede ONU, prima spiana indirettamente la strada per l’aggressione alla Libia (astenendosi e non votando contro), poi ne denuncia la “disumanità”. La chiamano Realpolitik, nei fatti è una colossale messa in scena per abbindolare tutti i democratici, le pedine sacrificabili del sì detto “Mondo Libero”.La “Sinarchia Universale” ha compreso che i figli dell’ex Primo Mondo non ne vogliono più sapere di guerre (eccettuate, forse, le simulazioni alla playstation), e per continuare a destabilizzare il mondo islamico le occorrono altri mezzi che non l’abusata “carne da cannone” massicciamente impiegata nel corso degli ultimi due secoli.I media certamente cooperano: mai, come negli ultimi vent’anni, s’eran visti tanti turbanti e tante moschee nelle televisioni di regime; mai, tanti articoli di giornali, trame di libri s’erano occupati - sì spasmodicamente - di “sunnismo”, sciismo, “wahabiti”, “salafiti” (al punto da dare argomento di conversazione alle casalinghe - intente a fare shopping - sul burqa e sul hiijab). Anche da questo punto di vista, possedendo un briciolo d’intelletto, si dovrebbe comprendere come dietro guerre, mode, stilemi culturali, vaccini da propinare alle masse, agisca comunque un medesimo Burattinaio. Il Leopardi delle “Operette morali”, in fondo, l’aveva già intuito due secoli fa.
Dovendo spingere (in salita) il gran baraccone dell’iperconsumismo verso la definitiva conflagrazione universale (a che la Gerusalemme Celeste si converta in un nuovo Paradiso Terrestre - trascorrendo dal Cubo alla Sfera), la “Sinarchia” ha urgente necessità d’abbattere l’ultimo angolino presso cui sopravvive un larvato Stato sociale: la Repubblica Islamica dell’Iran. Non che in Iran fioriscan solo rose e gigli. Il maggior pericolo di un Iran iperindustrializzato consiste in questa corsa tecnologica necessaria alla difesa contro le insidie mortali del “grande” e, sopra tutto, del “piccolo Satana”, qualora il potere spirituale di Alî Khamenei smettesse di guidare il popolo. Meglio: qualora il popolo smettesse di voler farsi guidare dalla spiritualità, tralignando dalla santa sorveglianza del Mahdî nascosto e vivente, per scivolare (come qualunque altra feccia nippoeuroamericana) tra le spire del Serpente mondano e della porné. Eventualità comunque assai remota. Ecco svelato il Piano, le cui trame si concentrano attualmente in nord Africa. Le Twitter Revolutions vanno moltiplicandosi ovunque (presto ce ne saranno anche nella ex-Europa; se ne scorgono già le avvisaglie in Grecia e in Spagna) proprio per carenza di “carne da cannone”.Quasi nessuno, a meno che non lo si stipendi lautamente, vuole mettere a repentaglio la propria misera esistenza per esportare “democrazia” e “libertà” all’ombra dei minareti. Si pensi solo allo spiegamento di contractors per mantenere in vita la destabilizzazione sociale in Iraq (a che l’Iraq non diventi parte di un super-Stato sciita irano-iracheno). Questo è l’ultimo capitolo della marcia verso l’avvento del Regno di Israele.
Tutti i popoli sono avvertiti: un olocausto nucleare servirebbe a poco. Un deserto di rocce e detriti radioattivi, dopo solo dieci anni dall’avvento del “Nuovo Secolo Americano”, non sarebbe di buon viatico per l’affarismo di Wall Street. Baldracche e mercanti si muovono meglio tra tele-lobotomizzati, piuttosto che tra leucemici terminali (anche se il Giappone rappresenta sempre un ottimo “laboratorio per le sperimentazioni”); e, tuttavia, se fosse necessario...
Note:
1. “Non osano pronunciarne il nome: Sionismo Rotschild”; tratto dal sito: www.davidicke.com




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