Il Sud Tirolo è Austria.


Il Sud Tirolo è Austria.
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.




Provando a dare un'occhiata al sito del partito della Klotz utilizzando il traduttore mi sembra di aver capito che il referendum, almeno quello online, sia stato sospeso per problemi di certezza dei risultati.
Dovrebbe ripartire una volta che agli aventi diritto al voto sarà stato recapitato un codice personale per votare in sicurezza.
Qualcuno di voi ne sa di più?








Eva Klotz, la donna che vuol rendere il Tirolo indipendente
di Francesca Carrarini
Detto popolare asserisce: “Chi sa fa, chi non sa insegna”. E a fare qualcosa che può essere anche un insegnamento per i movimenti indipendentisti e per la Lega Nord (sia quella per l’indipendenza della Padania che quella per l’autonomia) è Eva Klotz. Figlia di Georg Klotz, il “martellatore della Val Passiria” ed esponente di riferimento del partito Süd-Tiroler Freiheit, si batte da sempre per la secessione del Sud Tirolo e l’annessione della regione all’Austria. In modo pacifico, sfruttando ogni strumento europeo e internazionale.
Eva KlotzEva Klotz, ha presentato alla stampa il suo nuovo progetto politico: referendum di autodeterminazione. Di che cosa si tratta?
«Si tratta di un referendum autogestito come quello fatto in Catalonia tra il 2009 e il 2010. I cittadini del Sud Tirolo hanno la possibilità di esprimere la loro opinione al seguente quesito referendario: “Sei a favore che i Sud Tirolesi esercitino il loro diritto di autodeterminazione?”. È partita la prima fase che dà la possibilità – fino alla fine del mese di settembre – di collegarsi al sito internet Selbstbestimmungs-Referendum 2013 | Landtagswahl 2013 e di votare a favore o contro la nostra proposta. In ottobre prenderà il via la seconda fase: tutti gli aventi diritto riceveranno a casa una scheda con la quale sarà possibile votare anche via posta (a spese rimborsate), alle nostre manifestazioni e congressi nelle apposite urne o tramite sms utilizzando il codice personale unico attribuito ad ogni elettore. I cittadini avranno tempo fino al mese di novembre: quando si concluderà il momento elettorale, chiuderemo anche il nostro voto. Tutte le schede saranno spedite ad una ditta specializzata in Germania che ci invierà poi il risultato. Così facendo assicuriamo la massima professionalità nel conteggio dei voti e soprattutto rispettiamo completamente la privacy e la segretezza del voto».
Il referendum è costituzionalmente valido?
«No, non ha validità ufficiale. Esattamente come in Catalunia, questo rappresenta solo il primo passo per la formazione della volontà collettiva. Abbiamo visto che la politica si muove solo quando il popolo esercita su di essa un certa pressione, e noi li vogliamo arrivare. Il referendum non ha validità giuridica, ma per noi e per la gente rappresenta anche un fatto emozionale: ricevere questa scheda ed esprimersi su un quesito che li riguarda in prima persona».
Quali aspettative ha?
«Nessuna, e non è comunque questo l’importante. Ci penseremo a novembre quando tutto si sarà concluso. Per noi era importante iniziare questo percorso, non possiamo più aspettare. È un compito che sentiamo profondamente vicino a noi. E anche se dovesse concludersi con un risultato diverso da quello che ci auguriamo, considereremo questa iniziativa un primo passo verso qualcosa di più grande. Ora siamo molto concentrati a organizzare congressi e convegni, spiegare alla gente che cos’è questo referendum e su quali fondamenti si basa. Vogliamo interagire con loro, rispondere alle loro domande e dare loro tutti gli strumenti necessari affinché possano votare informati».
Il movimento Indipendenza Veneta lo scorso anno ha presentato in Regione Veneto una petizione per impegnare il governatore alla stessa iniziativa. Qui le cose sembrano essersi fatte più difficile. Cosa ne pensa?
«Credo sia necessario avere una grande volontà. I Veneti hanno un vantaggio rispetto a noi, sono già riconosciuti giuridicamente come popolo (dallo Statuto Regionale, quindi dal Parlamento che lo ha votato, ndr). Questa è una prima predisposizione e hanno ragione. Io sostengo il diritto di ogni popolo di scegliere la propria forma giuridica e costituzione di Stato. Per questo sono spesso in Veneto, ospite a eventi dove si discute di questa tematica: per rafforzare e incoraggiare la gente a chiedere e informarsi, perché solo utilizzando questo strumenti democratici abbiamo la possibilità di cambiare».
La stampa dà poca importanza a queste correnti politiche presenti, però, in ogni Regione d’Italia. Le motivazioni sono diverse: c’è chi si sente di appartenere, per lingua, cultura e tradizione, a un popolo diverso da quello italiano. Ma anche chi, stremato dalla crisi economica vede l’indipendentismo come una soluzione non ancora messa in campo.
«In entrambi i casi si tratta di una sensazione di scontentezza nei confronti del governo e delle amministrazioni, forse anche un sentimento di oppressione. Io credo che la cosa importante sia la possibilità che il popolo si esprima sul suo futuro: non importa che cosa li spinge ad operare una determinata decisione, l’importante è avere la possibilità di decidere».
Eva Klotz, la donna che vuol rendere il Tirolo indipendente | L'intraprendente
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amo questa donna...




mi fa sempre piacere se qualcuno conquista la libertà.