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Discussione: Ein Tirol?

  1. #241
    Lumbard
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    Predefinito Re: Ein Tirol?

    sembra che lo scontrino non sia nemmeno stato rimborsato

    ma in itaglia di guarda sempre alla dito, mai alla luna (sopratutto se è da firenze in giù)

  2. #242
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: Ein Tirol?

    12 Marzo 2014

    Gadget erotici tra i rimborsi spese, Freiheitlichen nega il fatto




    di REDAZIONE

    Gadget erotici nei rimborsi spese dei gruppi consiliari. Tre la spese di rappresentanza del partito Freiheitlichen ci sarebbe anche uno scontrino di un sexy shop. Tra gli oggetti acquistati un vibratore. È quanto avrebbe scoperto la Guardia di Finanza nell’ambito di una inchiesta della Procura sulle rendicondazioni dei gruppi consiliari. Uno scontrino a luci rosse, risalente al 16 maggio 2012 che, secondo il procuratore titolare dell’inchiesta, mancava nella rendicontazione obbligatoria del 2013 presentata dal gruppo. In un primo momento la consigliera Ulli Mair – raggiunta telefonicamente dal portale altoatesino Goinfo – aveva parlato di un “regalo”, poche ore dopo è invece seguita la smentita del partito.
    “Abbiamo comprato quel materiale per fare uno scherzo di compleanno ad un collega”, riporta il portale Goinfo citando la consigliera. “Lui è una persona avvezza alla burla, è un mattacchione. E così, abbiamo pensato di fargli un regalo di compleanno, decisamente un pò spinto, tutto qua”. Il capogruppo e leader storico dei Freiheitlichen sudtirolesi Pius Leitner si è detto stupito dell’accaduto ”se così fosse realmente certamente non sarebbe corretto”. Duro l’attacco del M5S “Grazie all’operazione trasparenza dei portavoce a 5 stelle, il sistema della mala politica fondato su sprechi e clientelismo sta subendo uno dei colpi più duri mai inferti” – ha commentato il deputato grillino trentino Riccardo Fraccaro – “i partiti locali non possono più trincerarsi nelle istituzioni, siamo solo all’inizio”.
    Il partito sudtirolese Freiheitlichen smentisce notizie sul presunto rimborso di gadget erotici a spese del consiglio provinciale di Bolzano. “Le notizie non corrispondono ai fatti”, afferma il partito in una nota. I Freiheitlichen si dicono disponibili a qualsiasi chiarimento, se la Procura oppure la Guardia di Finanza lo richiedessero.”Se i Freiheitlichen avessero compiuto qualcosa di illegittimo, questo deve essere comunicato dalla Procura”, prosegue la nota.

    Gadget erotici tra i rimborsi spese, Freiheitlichen nega il fatto | L'Indipendenza



    Ultima modifica di Eridano; 12-03-14 alle 21:04
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #243
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    Predefinito Re: Ein Tirol?

    L'importante è che nell'immaginario collettivo sia passato il concetto.
    Parlando oltretutto di spese folli della politica (60 euro).
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #244
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    Predefinito Crimea si, Tirolo deL Sud no?

    Care,
    tutte stanno esultando che la Crimea torna alla Russia. Esultano le comunischecche, le fascistesse, insomma contrario c'e' solo la Paulettahowe e la Amati (una dice di stare a NYC ma in realtà sta a Centocelle, l'altra a Miami ma in realtà sta a Bagnoli).

    Allora, dico iA, la Crimea se ne va dentro uno stato autoritario, corrotto, ecc. Ma ha fatto la sua scelta (c'era qualche carro armato ma sono dettagli)

    Ma perché sti stronzi che si sbracciano toutte per la Crimea non riconoscono che il Tirolo , i baschi, e altri anocra hanno diritto e più dei crimeani di farsi il loro stato toutta?

  5. #245
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    Predefinito Re: Crimea si, Tirolo deL Sud no?

    Che manchi loro Putìn?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #246
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: Crimea si, Tirolo deL Sud no?

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #247
    birra al popolo
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    Predefinito Re: Ein Tirol?

    A me piace il calcio, e quando posso seguo 90° minuto, sia quello dedicato alla serie A, sia quello che si occupa della serie B.
    Oggi ho guardato il 90° che mostrava le sintesi delle partite di B e, nel collegamento da Reggio Calabria per raccontare come è andata Reggina-Brescia, è successo il fattaccio.
    Per la Reggina ha segnato Fischnaller, calciatore nato a Bolzano, e cosa mi combina il giornalista?
    Dice che ha segnato il giocatore sudtirolese.
    Mi immagino i centralini della Rai presi d'assalto da migliaia di indignati patrioti italiani, ai quali sarà andato il sangue alla testa per non aver sentito dire che si trattava di un altoatesino.

  8. #248
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: Ein Tirol?

    16 luglio 2014

    Bolzano festeggia simbolo fascista, Sud Tiroler Freiheit in rivolta








    riceviamo e pubblichiamo

    In occasione dell’inaugurazione del Centro di documentazione nello scantinato del monumeto alla vittoria, simbolo del fascismo, il portavoce del Gruppo Consiliare della SÜD-TIROLER FREIHEIT , Cristian Kollmann, accusa la Giunta Regionale e il Consiglio Comunale di Bolzano di voler relativizzare il presente e di tenere strumentalmente calma la popolazione.
    Simili procedure sarebbero usuali in Sudtirolo e soprattutto a Bolzano. Esse deriverebbero da carente senso della giustizia e sensibilità democratica da parte dei responsabili. Questi si preoccupano di reinterpretare il Fascismo italiano attualmente attivo e conseguentemente di minimizzarlo.
    Kollmann dice testualmente:”Sia che si tratti di rilievi mussoliniani, di monumento alla vittoria oppure di toponomastica pseudoitaliana, questi simboli sono e rimangono umiliazione e offesa spercialmente per i Sudtirolesi! Sia una scritta luminosa con contenuti estranei al contesto sia un Centro di Documentazione nello scantinato non interrompe certamente la potenzialità di tali simboli. I veri vincitori sono una volta di più Mussolini, Tolomei e i loro moderni sostenitori, in quanto essi possono tranquillamente conservare la massima visibilità e schernirci”.

    Esattamente nella data in cui il museo sottostante il tempio fascista a Bolzano viene aperto, cioè il 21 luglio 1942, morì il 72enne pastore Johann Spechtenhauser per una fucilata di un milite confinario diciottenne.
    Se i politici non hanno il coraggio di scalpellare questo relitto inneggiante a quell’era, dice Roland Lang del “Südtiroler Heimatbund”,dovrebbero almeno ricordarsi dell’assassinio di Spechtenhauser.
    Poi possono farsi coraggio nascosti nello scantinato.

    L’anziano pastore doveva portare il sale alle pecore quel 21 luglio 1942. Per questo motivo era partito di mattina presto dalla baita per recarsi dagli ovini nell’alpeggio. A circa 2300 nmetri di quota, sopra la località di Mitterkas, una fucilata ruppe tuttavia la quiete degli animali al pascolo e dei verdi declivi. L’anziano pastore cadde a terra e morì poco dopo.
    Questo semplice pastore fu una delle numerose vittime del fascismo disprezzante la vita umana, il quale nel suo delirio di grandezza voleva annientare tutto quanto non fosse italiano. Con grande probabilità il colpo era partito dal fucile di una baldanzosa guardia di frontiera diciottenne fascista. Tutti veneravano il Duce, il quale aveva fatto imprimere le scritte razziste sul suo monumento a Gries presso Bolzano che attualmente sono ancora protette:
    „Hier stehe, du Zeichen, an den Grenzen des Vaterlandes, hierhin brachten wir den Anderen Sprache, Gesetze und Kultur.“
    “Qui sono i confini della patria: pianta le insegne. Da qui nobilitammo gli altri con la lingua, con le leggi, con le arti”.
    72 anni dopo il suo assassinio si tengono a Bolzano grandi discorsi antifascisti sotto il tempio fascista. Si parla di democrazia, superamento del passato e pacifica convivenza in una libera Europa.- Ci sarà mai anche un “Padre nostro” per il povero Johann Spechtenhauser, che proprio 72 anni fa fu assassinato dai fascisti?
    Il Centro di Documentazione appare vincitore, sostiene il Südtiroler Heimatbund: Il celato museo sotterraneo darà al monumento fascista la certezza di esistere per i prossimi mille anni.
    Il “Südtiroler Heimatbund” sarà presente alle ore 8 del 21 luglio p.v. presso l’ingresso del museo per manifestare la propria opinione sul Centro di Documentazione.

    Roland Lang

    Obmann des Südtiroler Heimatbundes
    Responsabile del Südtiroler Heimatnun



    - See more at: Celebrato il simbolo del regime | L'Indipendenza

    Celebrato il simbolo del regime | L'Indipendenza
    Ultima modifica di Eridano; 16-07-14 alle 19:29
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  9. #249
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    Predefinito Re: Ein Tirol?

    Beh!
    Se ci lasciasse le penne l'emerito almeno avrebbero qualcosa di sano da festeggiare.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #250
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    Predefinito Re: Ein Tirol?

    IL RELITTO DEL DUCE CHE PIACE ALL’ITALIA
    ANDREA CATALANO
    È cosí. Inutile girarci intorno. È stato commesso un torto, una ingiustizia molto grave, per la quale non ci si è ancora mai scusati. Non si può continuare a negare questa responsabilitá in una maniera cosí disonesta. L’Italia aggredí l’Austria-Ungheria in uno dei conflitti bellici piú tragici verificatisi nel XX secolo. L’Italia compì questa aggressione bellica dopo aver repentinamente cambiato alleanza ed esprimendo delle pretese territoriali totalmente ingiustificate e infondate da un punto di storico (non solo la pretesa sul Sudtirolo ma anche sul Trentino). Il comportamento dell’Italia nel contesto della prima guerra mondiale costituisce una decisiva aggravante di ció che si é verificato successivamente.
    Il Tirolo meridionale passa all’Italia nel 1919. Nel 1921, ancora sotto il governo Giolitti V, viene assassinato a Bolzano il maestro elementare Franz Innerhofer da una squadraccia fascista. I colpevoli non verranno mai processati. Con l’avvento del fascismo inizia una oppressione tremenda nei confronti dei sudtirolesi. Viene vietato il tedesco a livello scolastico, nella pubblica amministrazione, a livello della toponomastica, insomma viene messa in atto una selvaggia “opera” di italianizzazione forzata della popolazione locale.
    Tra il 1926 e il 1928 viene costruito il monumento fascista della Vittoria a Bolzano (il maggiore relitto fascista della provincia) e all’inaugurazione, molti sudtirolesi sono perfino costretti a parteciparvi subendo in questo modo una umiliazione davvero odiosa. Negli anni successivi, e in particolare a partire dal 1933 con l’arrivo a Bolzano del prefetto Giovanni Mastromattei, l’oppressione e la opera di italianizzazione forzata vengono inasprite e accelerate. Quelli sono gli anni che culmineranno con l’”opzione” del 1939 in cui i sudtirolesi dovranno scegliere se restare a casa propria e sotto il tallone del regime fascista, oppure partire per la Germania e passare ad un regime totalitario ugualmente sanguinario. In Sudtirolo durante tutto il ventennio fascista, si verificano anche numerosi maltrattamenti fisici tra cui pestaggi e anche uccisioni. Nel 1942 sulle montagne del Pfossental un pastore di pecore, di nome Johann Spechtenhauser, viene assassinato da una guardia di frontiera fascista con un colpo di fucile.
    Ora questi eventi, nella loro tragicità, sono sempre stati repressi e mai elaborati non solo da parte degli italiani della provincia ma anche a livello nazionale. Questo fatto è parallelo alla generale mancanza di consapevolezza e di elaborazione storica in merito ai crimini di guerra italiani commessi negli anni ’30 e ’40 in Etiopia, Slovenia, Croazia e Grecia. Non solo. Non ci si è solo premurati di infischiarsene, ma gli italiani della provnicia di Bolzano hanno perfino chi attivamente (ai tempi dell’MSI sappiamo tutti cosa succedeva e non solo in piazza Vittoria) e chi passivamente mantenuto una sostanziale connivenza con il fascismo e con la simbologia monumentale fascista.
    Basti pensare ai detestabili caroselli calcistici di fronte al monumento fascista della Vittoria in occasione dei quali non veniva detta una parola di condanna di fronte agli evidenti comportamenti di apologia del fascismo che spesso si verificavano. Oppure basti pensare all’opposizione esercitata da parte dei bolzanini a fare un minimo passo avanti nel processo di de-fascistizzazione della città (ridenominazione di Piazza della Pace in Piazza della Vittoria). Insomma non si è mai fatto un minimo sforzo non dico ad ammettere il grave torto inflitto ai sudtirolesi nei decenni passati ma perfino a distanziarsi in modo netto e deciso dalla simbologia fascista e da ciò che questa simbologia rappresenta. E le istituzioni (nazionali innannzitutto ma anche comunali e provinciali) cosa fanno?
    Difendono il mantenimento dei relitti fascisti con il ridicolo argomento della “storicizzazione”. Restaurano il monumento della Vittoria spendendo una montagna di soldi. Permettono la deposizione di corone di fiori ogni 4 novembre di fronte al monumento della Vittoria che non è solo simbolo del fascismo ma anche di una ingiusta guerra di aggressione dell’Italia nei confronti dell’Austria-Ungheria. Difendono in modo tenacissimo la toponomastica tolemaica. E contemporaneamente si straparla in continuazione di convivenza. Non si potrebbe essere piú ipocriti.
    È necessario aggiungere altro? Direi di no.
    Quando l’Italia e gli italiani si scuseranno con il Sudtirolo e con i sudtirolesi per l’ingiustizia inflitta ? Ditemelo voi.
    Il monumento fascista che piace all'Italia | L'Indipendenza

    TERRORISTI O RIBELLI? LA VERITÀ IN UN DIARIO…
    GIUSEPPE REGUZZONI
    A La Stampa il diario scolastico della Südtyroler Freiheit non era piaciuto. Avevano scritto che esaltava terroristi e stragisti e si sono indignati. Per dirla tutta, dato che la verità comincia dalle piccole cose, il diario non era propriamente della Südtyroler Freiheit, partito autonomista radicale sudtirolese, ma, come si suol dire, “di area”. Come è, del resto, per tanti diari scolastici che circolano per le aule scolastiche italiane, a cui nessuno bada, ma che propagano il verbo politicamente corretto oggi tanto in voga.
    Il quotidiano torinese, di cui un tempo si diceva «vicino alla famiglia Agnelli», si era chiesto, scandalizzato, come mai la Procura della Repubblica di Bolzano non ne avesse ordinato il sequestro. Lo fa da qualche anno, visto che questa è già la quarta edizione del Tyroler Merkheft (diario scolastico tirolese), ma, nell’ultima edizione, la sottolineatura era tutta sull’apologia di terrorismo.
    Secondo l’articolista il diario avrebbe esaltato “terroristi”, condannati come tali, quali Georg Klotz e Sepp Kirschbaumer, ma, anche il loro modello storico, il celebre Andreas Hofer, fucilato dai francesi per la sua resistenza alla Rivoluzione importata sulle punte delle baionette napoleoniche. Il riferimento è d’obbligo, perché in gioco è proprio l’uso della storia. È curioso che, sempre La Stampa, sulle sue pagine estere, abbia insistito nel definire “ribelli” siriani coloro che il regime di Assad, ma anche la stampa russa, chiamano, invece, “terroristi”; e, a leggere bene le poche notizie che ci erano arrivate, sui massacri di massa nelle zone “liberate”, sembra difficile dar loro torto.
    Terroristi o ribelli? L’alternativa è delle più difficili nella storiografia, a meno che si propenda per la comoda soluzione di chiamare “ribelli” quelli che vincono e “terroristi” quelli che perdono. Andreas Hofer era un terrorista o un ribelle? Per i Francesi, inclusa la loro colonia Cisalpina (il Regno d’Italia), era certamente un “terrorista”. Per i Tirolesi un resistente e un patriota, o, come si è scritto, “un ribelle per amore”. E come per i resistenti della Seconda Guerra Mondiale, anche di lui ci è tramandata la lettera scritta in cella, poco prima della sua esecuzione. I cittadini di Mantova, città dov’era imprigionato, avevano persino fatto una colletta (5000 scudi, un’enormità per quei tempi) per ottenere la sua liberazione.
    Secondo padre Antonio Bresciani, che lo assisté in quelle circostanze, Andreas, in una notte di prigionia, resosi conto che la stufa emanava delle esalazioni, svegliò il suo carceriere, salvandolo e rinunciando alla fuga. All’amico Puhler, nella sua ultima lettera, chiese preghiere per la propria anima e scrisse: «Che Dio sia benedetto per la sua divina grazia, che mi rende la morte così facile, come se mi portassero in altro luogo, e non all’esecuzione», ricordando poi la sua Val Passiria. L’Italia di allora, come il Tirolo, come molte altre parti d’Europa erano teatro di quelle che gli storici chiamano le “insorgenze”, rivolte spontanee contro l’invasore francese e contro la sua ideologia giacobina, centralista e anticattolica, distruttrice delle appartenenze e delle identità. Gli “insorgenti” erano ribelli o terroristi? La Rivoluzione Francese aveva già scritto la sua risposta nel sangue dei Vandeani, massacrati in nome della propria fede. E lo stava scrivendo su un modello di storiografia giacobina che è arrivata sin dentro le nostre aule.
    Si dirà: ma il Tirolo meridionale aveva la possibilità di dire per via “democratica” il proprio malessere….ignorando che furono proprio le iniziative di uomini come Klotz e Kirschbaumer ad aprire la strada a una soluzione diplomatica della questione tirolese. Senza di loro, si sarebbe mai arrivati al cosiddetto “Pacchetto Andreotti-Gruber”? Ma, al di là, del contesto specifico e di una risposta che dovrebbe essere solo “storica” (cioè basata su fatti e documenti), a essere in gioco, per noi, trattandosi di un diario scolastico, è il valore che la storia dovrebbe avere nell’ambito di un percorso educativo.
    Restiamo sull’esempio scelto, quello dell’articolo fortemente scandalizzato del quotidiano La Stampa. L’articolista non manca di ironizzare, sicuro di trovare l’applauso, sulla «trecciona e i Dirndl» di Eva Klotz, la figlia di Georg Klotz. Mancano solo dei riferimenti ai canederli e ai crauti, e poi la storia per stereotipi sarebbe completa. In realtà, la treccia e il Dirndl sono simboli identitari. Il Dirndl è l’abito tipico delle donne tirolesi. Riusciamo a immaginarci un’uguale ironia sulle unghie color arcobaleno delle atlete antiPutin e Gay-Friendly? O sugli orecchini di Vendola? No, evidentemente, no, pena il marchio dell’infamia omofoba su tutti i media europei …
    I Greci, che di storia e di democrazia se ne intendevano, distinguevano tra buona e cattiva retorica. La prima è quella che serve la verità, la seconda è quella che è funzionale alla ricerca del potere e a interessi particolari. La verità è sempre molto scomoda, ma senza verità non si è liberi. Lo sapevano anche i moderni, quando, con Honoré de Balzac, riconoscono: «Vi sono due storie: la storia ufficiale, menzognera che ci viene insegnata, la storia ad usum delphini, e la storia segreta, dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa». E lo sanno, in fondo, anche i contemporanei, che «siedono come nani sulle spalle di giganti», quando, ed è cosa rara, facciano lo sforzo di levare lo sguardo oltre il proprio pre-giudizio.
    Le insorgenze al Nord, la Stampa le condanna | L'Indipendenza


 

 
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