

Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Eva lascia per stare accanto al marito
La Klotz esce dal Consiglio dopo 31 anni: «Si sono capovolte le priorità. Il privato verrà prima ma non mollo la politica»
di Massimiliano Bona
BOLZANO
«Lascio il Consiglio provinciale, ma non la politica, per stare accanto a mio marito, che dal 2009 non sta bene»: Eva Klotz, la pasionaria dell'irredentismo sudtirolese, figlia del dinamitardo Georg, ha annunciato ieri mattina - a sorpresa - il suo addio mostrando il suo lato più dolce e umano. Per una volta le battaglie per l’autodeterminazione sono passate in secondo piano. In conferenza stampa gli occhi le sono diventati lucidi ed è scesa una lacrima. «Mi è stato vicino per tanti anni con discrezione e dedizione e ora voglio contraccambiare. A dicembre avrà delle visite importanti e io ci sarò».
La Klotz spiega di non aver dormito tutta la notte. La decisione di “mollare” dopo 31 anni in prima linea (solo Alfons Benedikter, Luis Durnwalder e Silvius Magnago sono riusciti, come lei, ad essere eletti sette volte in Consiglio provinciale) le è costata moltissimo ma ora è felice. Quasi radiosa, sicuramente sollevata. Mentre parla e risponde alle domande dei giornalisti - almeno una ventina tra radio, tv e giornali - si gira più volte e si coccola i suoi “fedelissimi”: da Roland Lang a Cristian Kolmann, da Sven Knoll (che le siede accanto) a Sepp Mitterhofer, da Werner Thaler a Reinhild Campidell. Anche alle domande in italiano risponde in tedesco.
Per lei, 63enne di Valtina, in val Passiria, prima di sei figli dell’insegnante Rosa Pöll e del dinamitardo Georg Klotz, parlano anche i numeri: 11.213 giorni in Consiglio provinciale e 1.366 sedute e solo un’assenza ingiustificata. Pochi ricordano il suo esordio in politica con la Svp, in consiglio comunale - da indipendente - nel 1980. Poi l’elezione in consiglio provinciale prima per l’Heimatbund, poi per Union für Südtirol e, dopo la rottura con Andreas Pöder, per Südtiroler Freiheit.
Lascia la politica per restare accanto al suo uomo. Quando ha preso questa decisione?
«È maturata lentamente, dal 2009 in poi, con l’aggravarsi dei problemi di salute di mio marito. Però non mollo la politica ma lascio solo il Consiglio provinciale. Resterò attiva nel tempo che saprò ritagliarmi. Però adesso si sono capovolte le priorità».
In che senso?
«Finora la mia vita privata è rimasta sempre indietro. Da oggi, invece, avrà la precedenza su tutto il resto».
Qualche sudtirolese, adesso, potrebbe pensare che lei si stia defilando nella battaglia per l’autodeterminazione. Non crede?
«Sicuramente non sarà così. Al mio fianco, anche oggi, c’erano sia gli attivisti più vecchi che quelli più giovani. In sei anni Sven Knoll ha imparato tutto quello che serviva e Bernhard Zimmerhofer sta lavorando sodo. Da questo punto di vista non ho paura. Hanno tutto il mio sostegno e la mia fiducia. Passo il testimone solamente per motivi privati».
Suo padre, che ha combattuto prima di lei per il distacco dall’Italia, condividerebbe questa scelta? O potrebbe pensare ad una resa?
«Sì, assolutamente sì. Mi sono interrogata a lungo anche da questo punto di vista. Sento il suo sostegno ma anche quello di mia madre Rosa».
Politicamente ha qualche rimpianto?
«Sì, forse quello di essermi fidata di persone (il riferimento è probabilmente a Pöder ndr) che avevano soprattutto mire personali».
Le spiace che non ci sia qualcuno in particolare oggi?
«Hans Stieler, di cui ho condiviso ideali e impegno».
Sentiremo ancora parlare di lei?
«Sì, perché la politica si gioca anche da fuori. E io sarò sempre in prima linea nella battaglia per l’indipendenza. La fiamma resterà accesa».
Eva lascia per stare accanto al marito - Cronaca - Alto Adige
Al posto della Klotz arriva Myriam, molto più dura di Eva
La Atz Tammerle subentra in Consiglio alla pasionaria «Autodeterminazione, referendum, niente nozze gay»
di Paolo Campostrini
BOLZANO. Dalla pasionaria all'appassionata. «Cosa mi scalda? La difesa delle tradizioni, l'autodeterminazione e la libertà per il Sudtirolo». Da Eva a Myriam, quello che cambia sono (solo?) le trecce. La Atz Tammerle, prima dei non eletti per Südtiroler Freiheit, entra in consiglio al posto della Klotz e l'impressione è che la Schützenkompanie di Caldaro, dove ha mosso i primi passi nel mondo, non dovrà temere i cambiamenti del nuovo millennio.
Scusi signora, lei lavora in un hotel? «Prego, un Gasthaus». La differenza non è solo lessicale. Andreas Hofer, ad esempio, non lavorava in un bed&breakfast. E infatti tiene a rilevare che il suo mentore caldarese annovera tra gli antenati un amico dell'eroe della libertà tirolese. Da Klotz (padre) a Andreas (come avo acquisito) la discendenza ideale è un segno anche politico. «Hofer ce l'ho nel sangue», sorride.
Myriam Atz Tammerle, che ieri in via Portici, nella sede del partito, ha ricevuto le consegne dalla consigliera uscente, ha l'età di Sven Knoll, 34. Un mese di differenza. Piccole Klotz crescono nel segno di un rinnovamento generazionale che sembra non toccare le sponde ideali del partito ma offre loro un nuovo passo, una più definita disinibizione. «Con lei affronteremo temi diversi - dice Sven, sempre più leader del gruppo - da quelli storici e tradizionali che abbiamo spesso toccato. Myriam è madre e moglie, lavora, possiamo parlare in modo più autentico dei problemi sociali della nostra attualità. Lei sa cos'è la realtà della vita».
Eva la guarda compiaciuta e le offre un mazzo di fiori: «State sicuri che non mi intrometterò. Starò in disparte e la lascerò lavorare. Perché ogni epoca ha il suo stile e Myriam ha il suo». Uno stile senza incertezze. «Ho saputo anch'io da poco del ritiro di Eva - dice - e la prima cosa che ho fatto è stato parlarne in famiglia, con mio marito. Fatto questo mi sono messa a disposizione». Dio, patria e famiglia versione 2.0. Caldarese, ma consigliera comunale a Scena dal 2010, la Atz Tammerle ha idee chiare.
La prima cosa che farà in consiglio?
"Mi orienterò. E studierò. Poi mi sentirete".
Cosa pensa della Svp?
"Si può collaborare. A Scena, in consiglio, lo abbiamo fatto. Non vedo perchè, su certi temi, dovrei smettere di farlo".
Famiglia solo tradizionale o anche apertura ai nuovi modelli?
"Tradizionale? Direi che la famiglia con padre, madre e figli è molto moderna..."
E quindi unioni civili, adozioni, gay...
"Dobbiamo puntare a un modello virtuoso, è la base della società. I valori non sono cose vecchie. Questo non significa che non si possa comprendere. Ma non accettare, o condividere".
Vollautonomie o autodeterminazione?
"Autodeterminazione! Sempre e ovunque".
Referendum tipo scozzese o riforme?
"Assolutamente referendum".
Ma in Scozia è finito male. E anche in Catalogna...
"Male? Direi benissimo. Si è dimostrato che una cosa ritenuta impossibile è stata possibile. Una bella lezione di democrazia".
Che idea ha dell'Alto Adige di oggi?
"Che c'è il rischio del misch-masch. Del guazzabuglio"
Nel senso di italiani e tedeschi?
"In tutti i sensi. Cosa trasmetteremo ai nostri figli del Sudtirolo? Solo i turisti?"
Kompatscher?
"Gli consiglio questo: se l'Italia non è in grado di mantenere gli impegni che si è presa con lui allora è il momento di dire addio al contraente. Chiaro?".
Chiaro.
Al posto della Klotz arriva Myriam, molto più dura di Eva - Cronaca - Alto Adige
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Danke, liebe Eva.
Die besten Wünsche an Ihrem Mann.
Ultima modifica di Eridano; 24-11-14 alle 13:48
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Il Trentino ? È Tirolo. Ecco perché il Trentino deve essere considerato Tirolo a tutti gli effetti.
Von
Andrea Catalano 11.7.2014
Sui libri di storia impariamo ancora sempre l'errato concetto secondo cui il Tirolo italiano (Trentino) sarebbe stato territorio " italiano irredento" su cui l'Italia avrebbe potuto esprimere una legittima pretesa in termini di annessione territoriale. La figura dell'irredentista e massone trentino Cesare Battisti, che voleva la guerra di aggressione contro l'Austria e la annessione del Trentino all'Italia, é stata massicciamente sfruttata a scopi propagandistici non solo dal successivo regime fascista ma anche dalla attuale storiografia ufficiale italiana, per "dimostrare" che il Trentino sarebbe stato una regione italiana "irredenta" e che quindi avrebbe dovuto legittimamente essere annessa all'Italia. In realtá nel Tirolo italiano, a parte rare eccezioni ( tra cui Cesare Battisti e pochi altri), non é mai esistito un "irredentismo" di stampo risorgimentale diffuso tra la popolazione. È vero invece esattamente il contrario. I trentini si sentivano (e si sentono) tirolesi e austriaci di lingua italiana. Sappiamo che il Trentino é stato, come Principato Vescovile di Trento parte del Sacro Romano Impero dall' XI al XIX secolo, e come Welschtirol parte dell'Impero d'Austria (poi Austro-Ungarico) fino al 1919. Quindi si puó sostenere che la regione tridentina, essendo stata da sempre compresa entro i confini prima del Sacro Romano Impero e poi dell'Impero d'Austria e Austro-Ungarico, non é mai stata parte di alcuna entitá geopolitica "italiana".
Durante la prima guerra mondiale i trentini furono reclutati nell'esercito austriaco sentendosi assolutamente, in termini di appartenenza etnico-territoriale, tirolesi e austriaci di lingua italiana. Importante da questo punto di vista é considerare anche il ruolo della regione trentina nel contesto della insurrezione tirolese del 1809 verificatasi contro i massoni filo-napoleonici bavaresi. Andreas Hofer, che aveva giá imparato l'italiano lavorando in Val di Non e in Valle del Sarca, aveva condotto in battaglia compagnie di Schützen provenienti da tutto il Tirolo storico e quindi anche dal Trentino. Questo dimostra come la regione del Tirolo italiano fosse storicamente e tradizionalmente fortemente coesa con il Tirolo tedescofono.
Ora queste istanze servono per capire fondamentalmente 2 cose. La prima é che il Tirolo italiano (Trentino) é una entitá geopolitica assolutamente distinta rispetto alle altre regioni italiane, per storia e cultura. La seconda é che la concezione corretta di Tirolo storico non puó essere "germanocentrica" in quanto in termini rigorosamente storici non é mai esistito un Tirolo da Kufstein a Salorno ma sempre e solo da Kufstein a Borghetto. Questo permette anche di comprendere che il concetto di "tirolese di madrelingua italiana" é una nozione storicamente coerente e fondata e che, a mio modo di vedere, dovrebbe essere una nozione da restaurare soprattutto in provincia di Bolzano. Questo perché la re-introduzione di questa nozione culturale permetterebbe da una parte di de-fascistizzare piú efficacemente la cittá di Bolzano e dall'altra di rendere piú comprensibile agli italiani di Bolzano la necessitá di restaurare in termini storicamente coerenti la questione toponomastica (cosa che va di pari passo con la de-fascistizzazione). In altre parole: dovrebbe essere restaurato il sentire pan-tirolese come realtá trilingue, e in cui la tradizione storica relativa ai nomi dei luoghi venga restaurata nella sua valenza e nel suo senso originario.
Il Trentino ? È Tirolo. | salto.bz


Nuovo Trentino Nuovo Tirolo, movimento politico che ho scoperto poco fa.
Nuovo Trentino Nuovo Tirolo


bell'articolo che condivido, la lingua non fa un popolo, i trentini nei secoli hanno sempre costituito un tutt'uno con i tirolesi di lingua tedesca, ne è prova il gran numero di nomi altoatesini di lingua tedesca col nome italiano e viceversa, l'Italia e Verona, invece costituivano un'entità lontana, separata dalle montagne e dal lago di Garda, nei lavori agricoli stagionali poi i trentini si recavano presso i loro corregionali di lingua tedesca e viceversa


Condivido anch'io l'articolo sui trentini, non condivido il tuo accostare Verona all'italia, intanto in gran parte del Trentino si parla il veneto occidentale, questo non significa che i trentini sono veneti, significa semplicemente che Verona, il Veneto e il nord-est non c'entrano niente con l'italia esattamente come il Trentino, se togli il periodo romano (che coinvolge tutta l'Europa) il Veneto o è stato nazione (più importante dell'italia) o è stato parte integrante di regni germanici, punto.
Per come la vedo io l'italia moderna è il sud, e la mentalità italiana è quella siculo/napoletana che personalmente trovo più esotica di quella austriaca.


Mettici pure senza timori anche quella romana.
E ovviamente quella calabra.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


io ti parlo da emiliano: forse a causa delle infiltrazioni dal sud, ma Verona oggi non la ritengo una città germanica, tra l'altra forse perchè l'ho visitata sempre in inverno, l'ho trovata abbastanza bruttina e il centro era pieno di emigranti del terzo mondo, altro discorso quando arrivi a Rovereto, li si che si sente un'altra cultura e un altro modo di pensare, germanico, nordico
Ultima modifica di FrancoAntonio; 28-12-14 alle 14:42