Sempre viva il Sud Tirolo.


Sempre viva il Sud Tirolo.
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Sudtirolo, una storia esplosiva. Chi cerca l’indipendenza a tutti i costi
Sudtirolo, una terra combattuta ancora oggi | L'Indipendenza Nuova
sklöpp & kanù


Molto bello il commento all'articolo del Sig. Peter Paul Rainer:
Peter Paul Rainer
6 February 2015 at 7:29 pm / Reply
Egregia direzione,
leggo con interesse e simpatia il Vostro sito. Meno interessante ho trovato il riciclo della cronologia di Toni Visentini.
Meno interessante perché Visentini (come direttore dell’Ansa di Bolzano e corrispondete del Corriere della Sera gestisce sul versante italiano fuori provincia quasi un monopolio dell’informazione), dal canto suo sempre con grande coerenza, presenta la storia più recente del Sudtirolo in ottica nazionalista italiana. Una visione assai poco adatta per comprendere storia e sentimenti della popolazione tirolese in Italia. Si noti le ripetitive valutazioni spregiative. La richiesta di indipendenza viene definita di fatti come “terrorismo”. Una posizione politica del tutto legittima viene, anche con questo scritto di Visentini, criminalizzata. Un’operazione in corso da decenni. Con questo tentativo di marginalizzazione dell’indipendentismo avviene – invece di un confronto diretto, aperto e democratico – una forma di manipolazione continua dell’opinione pubblica, sia di quella italiana sia di quella sudtirolese.
Come è del tutto comprensibile, anche se a mio avviso non condivisibile, che l’Italia e il gruppo di lingua italiana in Sudtirolo tenta di mantenere lo status quo e il confine al Brennero, tanto deve essere legittima la richiesta di indipendenza e secessione da parte dei sudtirolesi. Il Tirolo, nel 1919, è stato diviso in modo arbitrale dalle forze vincitrici della Grande Guerra. La questione sudtirolese è nata a Parigi, e sicuramente non per colpa dei tirolesi. La popolazione non ha mai avuto possibilità di esprimersi. E anche oggi, nonostante la democrazia, si tenta con tutti i modi, denigrando chi é di opinione diversa, di impedire un referendum sull’indipendenza.
Personalmente ho dovuto fare esperienze poco piacevoli con lo Stato italiano e la sua “giustizia” passando per le “patrie” galere. L’ingiustizia che mi è stata inflitta è emblematica per la lotta oscura che è in corso per preservare il confine al Brennero. Il tutto ha poco a che fare con giustizia, democrazia e ancor meno con verità. Pagando un altissimo prezzo ho dovuto apprendere chi è Golia e chi è Davide.
Nessuno ha mai voluto togliere qualcosa all’Italia o agli italiani, una nazione di grande cultura. E ancor meno qualcuno vuole immischiarsi nelle vicende interne italiane, ma il Sudtirolo né fa parte dell’Italia né era mai abitato da italiani. Ciò nonostante deve subire una continua intromissione italiana nelle sue vicende (in parte traumatiche). Il gruppo linguistico italiano che oggi ci vive – incluso Toni Visentini – si è costituito solo dopo l’annessione tramite l’immigrazione dall’Italia vera e propria.
Mi sembrerebbe, perciò, un minimo concedere alla popolazione autoctona almeno la possibilità di esercitare il diritto all’autodeterminazione dopo che ha dovuto vivere per quasi un secolo contro volontà in uno stato non ritenuto proprio. La somma che l’Italia dovrebbe pagare, se dovesse pagare ipoteticamente, ai sudtirolesi come risarcimento del danno patrimoniale e morale sarebbe enorme. Non scrivo questo per indignare qualcuno, ma solamente con la speranza che un qualcuno ne prende spunto per fare un’autoverifica delle relazioni tra Roma e Bolzano, Italia e Sudtirolo.
Solo con il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione dei sudtirolesi (con quale esito mai: dopo tanti decenni di italianizzazione non mancano i sudtirolesi italianizzati come d’altronde voluto dai vari Ettore Tolomei di turno) si arriverà a un sereno sviluppo di buon vicinato e di collaborazione tra i due popoli. Cosa auspicabile, come spero, per tutti.
In riguardo alla “portata del movimento per l’autodeterminazione del Sudtirolo” sono forse più interessanti alcuni dati, specialmente gli spostamenti del voto sudtirolese avvenuti negli ultimi anni:
febbraio 1919: tutti i comuni del Sudtirolo come rappresentanza della popolazione intera (incluso i comuni ladini) si sono appellati alla conferenza di Pace a Parigi chiedendo di poter rimanere parte dell’Austria;
maggio 1945: fondazione della Südtiroler Volkspartei (SVP) come partito della minoranza tedesca e ladina. Nel suo programma (art. 3) chiede il diritto all’autodeterminazione per il Sudtirolo.
aprile 1946: 123.777 sudtirolesi (quasi tutta la totalità degli aventi diritto al voto) fanno appello con la loro firma alle forze vincitrice chiedendo la riunificazione del Tirolo e il ritorno all’Austria.
1977: l’Italia ratifica senza preclusione l’Atto finale di Helsinki riconoscendo il diritto all’autodeterminazione. Fino allora la richiesta di autodeterminazione da parte dei sudtirolesi era considerata dall’Italia come alto tradimento e perseguitato come tale.
1980 e 1983: la SVP conferma la richiesta all’autodeterminazione come inalienabile.
1983: siccome la SVP si era fissata sull’autonomia raggiunta nel 1969 ed entrata in vigore a cominciare dal 1972 rifiutandosi di chiedere concretamente l’autodeterminazione, viene fondato il Wahlverband des Heimatbundes (WdH) come primo movimento separatista. Alle elezioni provinciali la SVP ottenne il 87 %, il WdH solo il 3,7 % dei voti sudtirolesi.
1993: siccome la SVP anche dopo la caduta del muro di Berlino non volle cogliere l’occasione e chiedere l’autodeterminazione avviene da parte di fuorusciti del movimento giovanile della SVP la fondazione dei Freiheitlichen (F) come partito separatista.
2007: dopo una scissione, il WdH col tempo era divenuto la Bürgerunion, nasce come terzo gruppo separatista il partito Südtiroler Freiheit (SF).
2013: alle elezioni provinciali la SVP ottiene il 55%, le tre liste separatiste il 37% dei voti sudtirolesi
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sklöpp & kanù


Il Südtirol paga per i “colleghi meno abbienti” del Sud
Il 15 febbraio di quest’anno è comparso sulla pagina online del Südtiroler Schützenbund un articolo a tema economico tratto dal giornale „Telegraph“.
Riporto il link di riferimento per chi volesse leggerlo in lingua originale.
Südtiroler Schützenbund*?*Aktuellbericht*|*Südtirol zahlt für "weniger wohlhabende Kollegen im Süden"
Di seguito la traduzione in lingua italiana.
Londra/Bolzano – Recentemente è stato pubblicato sulla pagina online del giornale „The Telegraph“ un interessante contributo sulle regioni benestanti dell’Europa. Le informazioni provengono dalla Deutsche Bank. La versione stampata del giornale inglese raggiunge 783.000 copie.
Si sa bene che l’Inghilterra teme una secessione della Scozia. E questo non solo dallo scorso anno, quando un referendum sul distacco è fallito per poco.
Il sito di informazione inglese ha compilato un elenco delle regioni europee che aspirano all’indipendenza e alla libertà e che starebbero meglio senza i loro attuali stati nazionali. Tra questi Scozia, Fiandre, Paesi Baschi, Catalogna e anche Südtirol.
Secondo la Deutsche Bank molte delle regioni benestanti dell’Europa starebbero meglio dal punto di vista finanziario se fossero da sole e se abbandonassero gli Stati nazionali cui oggi appartengono. Per i rispettivi Stati nazionali queste zone più ricche sono necessarie per „sostenere economicamente i colleghi meno benestanti“. Riferito al Südtirol, questo significa che l’Italia ha bisogno del Südtirol per sostenere le regioni del Sud, che sono economicamente allo sfascio.
Inoltre la Deutsche Bank riporta che in Europa la volontà voglia di secessione è ulteriormente aumentata grazie ai referendum non vincolanti della Catalogna e del Veneto. Tutte le regioni citate – ad eccezione di una – hanno un introito pro capite più elevato della media dell’intero Stato. E tutte questi territori appartengono alle regioni più benestanti all’interno dei singoli Stati, così Barbara Boettcher, esperta di economia della Deutsche Bank.
Tutte le regioni che aspirano all’indipendenza dimostrano una propria eredità culturale ed una comune identità che spingono verso il distacco dal relativo Stato di appartenenza.
La Deutsche Bank prende in considerazione anche i rischi legati alle tendenze secessioniste. E ritiene che “La separazione dalla struttura esistente di uno Stato comporta pure dei rischi economici“. Ma grazie all’introduzione di un unico mercato europeo i rischi legati alla secessione per gli stati più piccoli si sono sempre più ridotti negli ultimi anni.
Il Südtirol paga per i "colleghi meno abbienti" del Sud - Welschtirol
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Gli Schutzen marciano su Bolzano: La speranza resta l’unità del Tirolo, via da Roma
20 Apr 2015 · 0 Commenti
di REDAZIONE
Gli Schuetzen sono tornati a marciare lungo le strade del centro storico di Bolzano. Oltre un migliaio di cappelli piumati, provenienti anche dal Tirolo austriaco e dal vicino Trentino, hanno partecipato alla cerimonia di benedizione delle 70 croci che vogliono ricordare i caduti del Tirolo nella Grande Guerra. Le croci saranno installate sulle vette piu’ significative dove si e’ combattuto nella Prima Guerra Mondiale. Sabato scorso gli Schuetzen, i fedeli conservatori della Heimat (Patria tirolese), dopo una sfilata lungo le vie del centro si sono radunati in piazza Walther, il cuore del capoluogo altoatesino dove hanno effettuato uno sparo di fucile a salve. Le croci saranno issate contemporaneamente il prossimo 8 agosto anche in luoghi simbolo dei combattimenti come il Werk Plaetzwiese di Prato Piazza sopra Braies, il cimitero militare di Spondigna in Val Venosta e il santuario delle tre fontane di Trafoi. Nel suo intervento il comandante provinciale altoatesino degli Schuetzen, Elmar Thaler, ha ricordato che nel 1915 i tirolesi furono vittime dell’aggressione dell’esercito italiano e ha affermato che la “speranza era e resta l’unita’ del Tirolo”. Nei suoi messaggi, uno in tedesco e l’altro identico in italiano in una cerimonia esclusivamente in lingua tedesca, il governatore altoatesino Arno Kompatscher ha precisato che va “bene l’amore per la Patria ma attenzione a nazionalismi e populismi”.
Dagli Schutzen 70 croci per la Grande Guerra | L'Indipendenza Nuova
Ultima modifica di Eridano; 20-04-15 alle 18:52
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Jawohl! Ein Tirol!
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Per Renzi: Noi non siamo Italiani
Il prossimo 5 maggio Matteo Renzi, Presidente del Consiglio italiano, farà visita al Sudtirolo. L‘ospite italiano sarà ricevuto dal Landeshauptmann Arno Kompatscher. Si parlerà, secondo quello che è stato comunicato, dello sviluppo dell’autonomia, il che fa presumere che al centro dei discorsi sarà l’aumento del contributo sudtirolese per il „salvataggio“ dell‘Italia.
Pochi giorni fa il Ministro italiano delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, secondo la SVP un „amico“ del Sudtirolo, ha chiesto in una manifestazione a Trento in modo molto arrogante ai Tirolesi di lingua italiana di dimenticare la loro stori austriaca, perchè adesso sarebbero italiani. Dato che Delrio viene considerato come il politico più vicino a Renzi, sarebbe necessario – secondo l’Heimatbund – che Kompatscher chiedesse al Presidente del Consiglio italiano di distanziarsi da questo oltraggio nazionalistico. Kompatscher dovrebbe spiegare chiaro e tondo a Renzi che i Sudtirolesi non sono Italiani.
Roland Lang
Obmann des Südtiroler Heimatbundes
Für Renzi: Wir sind keine Italiener ? Süd-Tiroler Freiheit


Io molto semplicemente non avrei ricevuto un presidente del paese che mi occupa.
Non c'è altro modo per spiegare.
A parole vince lui: è stato programmato per questo.
Delrio è quel verme che non guarda mai in faccia la persona con la quale parla?
Se è lui è proprio una merda e basta.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Infatti a riceverlo sono i collaborazionisti della SVP, gli indipendentisti invece contestano.


Cinque candidati sindaco e 12 liste nel Comune di Trento. Diciannove liste e 9 candidati sindaco a Bolzano. In Trentino, sono solo 37 i comuni che si avviano ad un’elezione quasi certa
Trento/Bolzano - Alla chiusura del termine per la presentazione delle candidature. I candidati sindaco sono: Alessandro Andreatta (sostenuto da Pd, Cantiere Civico Democratico, Patt e Verdi); Claudio Cia (sostenuto da Civica Trentina, Forza Italia, Lega Nord, Progetto Trentino e Fratelli d’Italia); Paolo Negroni (Movimento 5 Stelle); Paolo Primon (Popoli Uniti Trentino Südtirol);Antonia Romano (Altra Trento a Sinistra).Elezioni a Bolzano
Diciannove liste e 9 candidati sindaci: sono questi i numeri in vista delle comunali del 10 maggio a Bolzano. I partiti sulla scheda elettorale sono Io sto con Bolzano, Psi, Fdi, Lista civica per Spagnolli, Projekt Bozen, Verdi, Sel, A sinistra per Bolzano, Ln, Fi, Unitalia, Nuova Città, M5s, Alto Adige nel cuore, Partito dei Pensionati, Casa Pound, Lista Benussi, Svp e Pd; mentre i candidati sindaci sono Spagnolli, Gennarccaro, Tomada, Stefanelli, Vettori, Urzì, Duzzi, Rieder e Benussi.
Elezioni Comunali 10 maggio, al voto 142 Comuni in Trentino: 286 candidati sindaci e 373 liste in corsa | La Voce del NordEst.it