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Discussione: Attacchi di Oslo

  1. #71
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    Predefinito Rif: Attacchi di Oslo

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    IMMAGINAVO CHE I GIORNALISTI e i politici arrivassero a strumentalizzare le parole di borghezio in questo modo. Ma borghy però, come tutti i lecchisti, prima fanno critiche e dicono poi smentiscono.

    Questi del killer sono i pensieri che la lega negli anni 90, quando era all'opposizione un tempo aveva e che adesso condanna con la solita stoltezza e ipocrisia di sempre.

    La sinistra psicologica, invece porta avanti il suo progetto che è in netta contrapposizione col norvegese killer, quindi è coerente sia nell'ideologia, sia nella prassi. Perciò la loro condanna è realista e vera. Semmai è la destra radicale, che oggi ne prende le distanze poi sui forum e siti o giornali si scandalizza per tali teorie e parla di folle, negando così il coinvolgimento della destra, che invece è proprio tale ideologia di cui loro credono a essere parte del libro-documento.
    A me sempre una operazione in grande stile per screditare determinate idee identitarie :giagia: , chi stamanovrando a livello mondiale ha una mente finissima, e sa come procurarsi i burattini adatti per le sue manovre, direi che questo era un candidato manciuriano ( chi ha visto il film intenderà subito ) hefico: !
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  2. #72
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    Predefinito Rif: Attacchi di Oslo

    Quali gruppi di potere e quali movimenti politici stanno traendo effettivo vantaggio da questo attentato? è li che ci sono i colpevoli.

    Parlo di sostanza non di fumo, i gruppi che il pazzo dice di supportare non traggono nessun vantaggio da quello che lo squinternato ha fatto.



  3. #73
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    Predefinito Rif: Attacchi di Oslo

    Ho scovato questo articolo su "Eurasia".
    Breivik, l’attentatore di Oslo. Un’ideologia identitaria ma non fondamentalista

    L’orribile tragedia di Oslo chiede anzitutto rispetto e preghiera per le vittime, quindi una riflessione sulle misure di vigilanza che anche società, come quelle scandinave, che tengono al loro carattere «aperto», oggi non possono mancare di adottare a fronte delle numerose e molteplici forme di terrorismo. Tra queste misure, però, non ci può e non ci dev’essere una stigmatizzazione dei «fondamentalisti cristiani», dipinti come criminali e potenziali terroristi. È veramente sfortunato che la polizia norvegese, subito ripresa dai media di tutto il mondo, abbia inizialmente presentato l’attentatore, Anders Behring Breivik, come un cristiano fondamentalista, e che in Italia alcuni media lo abbiano definito perfino – falsamente – un cattolico.

    L’incidente mostra semplicemente come oggi «fondamentalista» sia una parola usata in modo generico e impreciso per indicare chiunque abbia idee estremiste o genericamente «di destra», e un riferimento, anche se vago, al cristianesimo. Ne nasce facilmente il fenomeno sociale della «colpevolezza per associazione», per cui qualunque cristiano che sia, per esempio, contro l’aborto o il riconoscimento delle unioni omosessuali diventa un fondamentalista e, dal momento che l’attentato di Oslo è stato attribuito a un adepto del fondamentalismo, anche un potenziale terrorista. Proprio pochi giorni prima dell’attentato di Oslo l’Osservatorio sull’Intolleranza e la Discriminazione contro i Cristiani di Vienna aveva inviato ai responsabili del progetto RELIGARE, un’indagine sull’Europa multireligiosa finanziata dalla Commissione Europea, un corposo memorandum sui pericoli di un uso del termine «fondamentalismo» che diventa strumento di discriminazione anticristiana.

    L’espressione «cristiano fondamentalista», beninteso, ha un significato preciso. Risale alla pubblicazione negli Stati Uniti tra il 1910 e il 1915degli opuscoli The Fundamentals, una critica militante delle teologie protestanti liberali, del metodo storico-critico nell’interpretazione della Bibbia e dell’evoluzionismo biologico. Un fondamentalista è un protestante – di solito, tra l’altro, molto anti-cattolico – che insiste sull’interpretazione letterale e tradizionale della Bibbia, rifiutando qualunque approccio ermeneutico che tenga conto delle scienze umane moderne, e da questa interpretazione deduce principi teologici e morali ultra-conservatori.

    Anders Behring Breivik non è un fondamentalista. Possiamo sapere parecchie cose delle sue idee dal suo profilo su Facebook – cancellato, ma non prima che qualcuno lo avesse salvato e messo online –, da oltre sessanta pagine d’interventi sul sito anti-islamico norvegese document.no, disponibili anche in lingua inglese e soprattutto dal suo libro di 1.500 pagine 2083 – Una dichiarazione d’indipendenza europea, firmato «Andrew Berwick», mandato a una serie di amici e di giornali il 22 luglio, a poche ore dalla strage, e postato su Internet il 23 luglio da Kevin Slaughter, un ministro ordinato nella Chiesa di Satana fondata in California da Anton Szandor LaVey (1930-1997), che ha oggi nel mondo il numero maggiore di adepti in Scandinavia.

    Già dalla sua pagina di Facebook, emerge come un interesse principale di Breivik sia costituito dalla massoneria. Chi visitava il profilo di Breivik su Facebook era colpito da una fotografia che lo rappresenta con tanto di grembiulino massonico come un membro di una loggia di San Giovanni, cioè di una delle logge che amministrano i primi tre gradi nell’Ordine Norvegese dei Massoni, la massoneria regolare della Norvegia. Breivik fa parte della Søilene, una delle logge di San Giovanni di Oslo di questo Ordine, che naturalmente non ha di per sé niente a che fare con l’attentato. Queste logge praticano il cosiddetto rito svedese, che richiede ai membri la fede cristiana. Ma nessun fondamentalista protestante diffonderebbe sue fotografie in tenuta massonica: il fondamentalismo, al contrario, è fortemente ostile alla massoneria. Né si tratta di un interesse del passato: la fotografia è stata postata nel 2011 e ancora nel 2009 su document.no Breivik proponeva una raccolta di fondi «nella mia loggia».

    Aggiungiamo che anche la passione di Breivik per il gioco di ruolo online World of Warcraft e per una serie televisiva di vampiri piuttosto scollacciata, Blood Ties, nonché la dichiarata amicizia per il gestore del principale sito pornografico norvegese, «nonostante la sua morale sfilacciata» – per non parlare del fatto che uno dei destinatari del suo memoriale è un satanista –, sono tutti tratti che sarebbero assurdi per un cristiano fondamentalista. I toni ricordano semmai Pim Fortuyn (1948-2002), l’uomo politico omosessuale olandese fondatore di un movimento populista anti-islamico. Se una parte del libro apprezza la famiglia tradizionale, altrove Breivik dichiara di considerare ammissibile l’aborto – sia pure in un numero limitato di casi – e rivela anche di «avere messo da parte duemila euro che intendo spendere per una escort di alta qualità, una vera modella, una settimana prima dell’esecuzione della mia missione [terroristica]».

    I testi – che rivelano ampie anche se disordinate letture – non appaiono quelli di un semplice folle, anche se ci sono tratti di megalomania e contraddizioni evidenti. L’interesse principale di Breivik non è la religione, ma la lotta all’islam che rischia, a suo dire, di sommergere l’Europa – e tanto più un Paese piccolo come la Norvegia – con l’immigrazione. Queste idee non sono, naturalmente, particolarmente originali – e alcuni degli autori che Breivik cita, e di cui propone nel libro 2083 una sorta di lunga antologia, sono del tutto rispettabili –, ma la tesi è declinata con toni che talora diventano razzisti e paranoici.

    Lo scopo primo di Breivik è fermare l’islam – di qui la sua avversione per il governo norvegese, percepito come favorevole a un’indiscriminata immigrazione islamica –, e per questo cerca alleati dovunque. Racconta di avere scelto volontariamente di essere battezzato e cresimato nella Chiesa Luterana norvegese a quindici anni – la famiglia, ricca e agnostica, gli aveva lasciato libera scelta – ma di essersi convinto che le comunità protestanti sono ormai morte e hanno ceduto alle ideologie multiculturaliste e filo-islamiche. In un primo momento, scrive, i protestanti dovrebbero confluire nella Chiesa Cattolica. Ma anche la Chiesa Cattolica si è ormai venduta all’islam quando l’attuale Pontefice ha deciso di continuare il dialogo interreligioso con i musulmani. Breivik minaccia Benedetto XVI, scrivendo che «ha abbandonato il cristianesimo e i cristiani europei e dev’essere considerato un Papa codardo, incompetente, corrotto e illegittimo». Una volta eliminati i protestanti e il Papa, potrà essere organizzato un «Grande Congresso Cristiano Europeo» da cui nascerà una «Chiesa Europea» completamente nuova, identitaria e anti-islamica.

    Se Breivik ha un nemico, l’islam, ha anche un amico – immaginario, perché non sembra ci siano stati grandi contatti diretti –: il mondo ebraico, che considera il più sicuro baluardo anti-musulmano. Il terrorista mostra un vero culto per lo Stato d’Israele e per le sue forze militari, cui corrisponde una viva avversione per il nazismo. «Se c’è una figura che odio – scrive – è Adolf Hitler [1889-1945»: e fantastica di viaggi nel tempo per andare nel passato e ucciderlo. È vero che s’iscrive a un forum Internet di neo-nazisti, ma lo fa per cercare di convincerli che, se alcune idee del führer sul primato etnico degli occidentali erano giuste, l’errore clamoroso è stato non capire che gli occidentali più puri e nobili sono gli ebrei, e che se avesse voluto sterminare qualcuno il nazismo avrebbe dovuto piuttosto andare a prendere i musulmani nel Medio Oriente.

    Un riferimento frequente è del resto all’inglese English Defence League – con cui sembra ci siano stati anche contatti diretti –, un movimento anti-islamico «di strada» che è regolarmente accusato di essere razzista e altrettanto regolarmente contesta questa accusa e critica il neo-nazismo. Breivik scrive che il multiculturalismo è una forma di razzismo e che «non si può combattere il razzismo con il razzismo». Il nazismo, il comunismo e l’islam sono per Breivik tre volti della stessa dottrina anti-occidentale, e tutti e tre andrebbero messi fuorilegge. Ma l’enfasi è sempre sulla lotta all’islam. Chiunque sia nemico, attuale o potenziale, dei musulmani diventa un possibile alleato: così gli atei militanti, piuttosto diffusi in Norvegia, che Breivik invita a combattere l’islam e non solo il cristianesimo; così gli omosessuali, cui fa presente che in un mondo dominato dai musulmani saranno perseguitati.

    Non è sorprendente neppure il contatto con la Chiesa di Satana, che predica una forma di satanismo «razionalista» che inneggia al predominio dei forti sui deboli e alle virtù del capitalismo selvaggio secondo le teorie della scrittrice americana Ayn Rand (1905-1982), citata spesso anche dal terrorista, e che in Scandinavia se la prende volentieri con gli immigrati. Perfino i rom, secondo Breivik, sarebbero stati resi schiavi in India e ridotti alla loro attuale misera condizione non da popolazioni indù – come insegna la storiografia maggioritaria – ma da musulmani. Pertanto – un altro tratto che lo distingue da molta estrema destra europea – Breivik si mostra piuttosto favorevole ai rom, li incita a combattere l’islam e promette loro nella sua nuova Europa perfino uno Stato libero e indipendente.

    Un tono «religioso» si può ritrovare semmai nelle sue ferventi difese degli ebrei e dello Stato d’Israele. Questo è un tema che emerge anche in qualche gruppo protestante fondamentalista – sulla base dell’idea che Israele sia uno Stato voluto da Dio in vista della fine del mondo – ma gli accenti di Breivik sono diversi. Anche se mancano riferimenti diretti, ricordano irresistibilmente l’ideologia anglo-israelita, nata nel secolo XIX in Gran Bretagna e molto diffusa in Scandinavia, specie negli ambienti massonici, secondo cui gli abitanti del Nord Europa sono anche loro «ebrei», discendenti delle tribù perdute d’Israle: il nome «danesi», per esempio, indicherebbe la tribù di Dan. Il movimento anglo-israelita si è scisso nel secolo XX in due tronconi. Quello maggioritario, talora violento e responsabile di attentati negli Stati Uniti, sostiene che gli europei del Nord sono oggi i soli «ebrei» autentici. Quelli che si fanno chiamare ebrei, in Israele e altrove, non sono tali etnicamente, giacché sarebbero in maggioranza khazari, membri di una tribù centro-asiatica convertita all’ebraismo nei secoli VIII e IX. Di qui un’avversione del «movimento dell’identità» di origini anglo-israelite contro Israele e i suoi legami con gruppi antisemiti e neo-nazisti.

    Ma – se questo filone dell’anglo-israelismo domina negli Stati Uniti – nel Nord Europa è ancora presente un filone più antico, per cui gli ebrei così come oggi li conosciamo sono veri eredi della tribù di Giuda, in attesa di ricongiungersi con i fratelli anglosassoni e scandinavi delle tribù perdute. Chi mantiene questa visione considera dunque i nord-europei fratelli degli ebrei e, ben lungi dall’essere antisemita, difende in modo molto acceso l’ebraismo e lo Stato d’Israele.

    Secondo il suo libro, il terrorista nel 2002 avrebbe fondato con altri a Londra un ordine neo-templare che si affianca ai tanti che già esistono, i Poveri Commilitoni di Cristo del Tempio di Salomone (PCCTS), ispirato non solo ai templari cattolici del Medioevo ma soprattutto ai gradi templari della massoneria – un’organizzazione di cui Breivik cui loda il «ruolo essenziale nella società», pur considerandola incapace di passare alla necessaria azione militare – e aperto a «cristiani, cristiani agnostici e atei cristiani», cioè a tutti coloro che riconoscono l’importanza delle radici culturali cristiane, «ma anche di quelle ebraiche e illuministe» nonché «nordiche e pagane», per opporsi ai veri nemici che sono l’islam e l’immigrazione.

    Tra questi riferimenti eclettici, il cristianesimo non è dominante. Cita moltissimi autori, ma il suo padre spirituale è l’anonimo blogger norvegese anti-islamico «Fjordman», che nel 2005 aveva un milione di lettori ma che chiuse il suo blog senza essere mai identificato. Breivik ripubblica un suo scritto secondo cui dopo il Medioevo il cristianesimo – i cui unici aspetti positivi erano di origine pagana – è diventato per l’Europa «una minaccia peggiore del marxismo».

    I «giustizieri templari» di Breivik dovrebbero operare in tre fasi di «guerra civile europea». Nella prima (1999-2030) dovrebbero risvegliare la coscienza addormentata degli europei mediante «attacchi shock di cellule clandestine», scatenando «gruppi di individui che usano il terrore»: gruppi piccoli, anche di una o due persone. Nella seconda (2030-2070) si dovrebbe passare alla guerriglia armata e ai colpi di Stato. Nella terza (2070-2083), alla vera guerra contro gli immigrati musulmani. Breivik è consapevole che gli attacchi della prima fase trasformeranno coloro che li compiranno in terroristi odiati da tutti: ma questa è la forma di «martirio templare» cui si dice disposto.

    Obiettivi degli «attacchi shock» sono i partiti politici: i laburisti norvegesi anzitutto, ma sono segnalati anche quattro partiti italiani (PDL, PD, IDV, UDC) che boicotterebbero in modo diverso la guerra all’islam e all’immigrazione. In Italia ci sarebbero sessantamila «traditori» da colpire, anche attraverso attacchi alle raffinerie per sconvolgere l’assetto energetico italiano. Sedici raffinerie italiane, da Trecate (Novara) a Milazzo, sono indicate come obiettivi strategici. Anche su Papa Benedetto XVI ci sono frasi minacciose. Sempre secondo il libro 2083, il numero di potenziali simpatizzanti italiani sarebbe pure di sessantamila: ma questi non si troverebbero né nella Lega né ne La Destra, che Breivik ha esaminato ritenendo le loro critiche anti-immigrazione troppo timide e dunque alla fine «controproducenti». Poiché ne sono uno dei Rappresentanti, mi inquieta anche la riproduzione di un articolo che indica l’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) come un organismo internazionale particolarmente filo-islamico e pericoloso.

    La domanda forse più importante è se quando Breivik riferisce che il suo ordine di giustizieri templari conta membri in vari Paesi europei ed è in contatto con quelli che il mondo chiama «criminali di guerra» serbi seguaci di Radovan Karadzic, che per lui invece sono eroi che hanno cercato di liberare i Balcani dall’islam, sta scrivendo un romanzo nello stile dello svedese Stieg Larsson (1954-2004) o descrivendo una realtà. Altri particolari autobiografici del libro che sembravano improbabili – la presenza nella sua famiglia di diplomatici, la frequentazione da ragazzo di scuole di élite – sono stati confermati dalla polizia norvegese. La stessa polizia dovrà verificare se la nascita dell’ordine neo-templare, i contatti con i criminali di guerra serbi e un viaggio in Liberia per farsi addestrare da uno di loro, «uno dei più grandi eroi europei», prima di fondare l’ordine con otto compagni a Londra nel 2002 sono frammenti dell’immaginazione di Breivik o episodi realmente accaduti. Quello che è certo è che un buon terzo del suo libro – un vero e proprio manuale del terrorista, corredato da un diario sulla preparazione dell’attentato – rivela dettagliate conoscenze in materia di armi, esplosivi, la nuova tecnica terroristica chiamata «open source warfare», che può essere messa in opera anche da gruppi piccolissimi, e l’abbigliamento antiproiettile – calzini compresi, dettaglio spesso trascurato e cui Breivik dedica parecchie pagine – difficili da ottenere, anche se Internet fa miracoli, da parte di qualcuno che non ha fatto neppure il servizio militare.

    Breivik scrive sempre in tono paranoico. Ma – se vogliamo, come si dice, trovare un metodo nella sua follia – dobbiamo cercarne il filo conduttore principale in un populismo anti-islamico che finora aveva conosciuto raramente forme violente, e uno secondario in una solidarietà pressoché mistica fra l’identità nordica e quella ebraica e israeliana, che ha le sue radici in antiche teorie esoteriche e massoniche di cui Breivik è un cultore. L’unica cosa certa è che il cristianesimo – «fondamentalista» o no – c’entra ben poco, se non come uno fra i tanti improbabili alleati che il terrorista immaginava di reclutare per la sua battaglia violenta contro l’immigrazione islamica.
    Breivik, l’attentatore di Oslo. Un’ideologia identitaria ma non fondamentalista | eurasia-rivista.org

  4. #74
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    grazie Halberdier, finalmente qualcuno che sembra aver letto gli scritti di Breivik sul serio.

  5. #75
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    Predefinito Rif: Attacchi di Oslo



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    Manifesto esposto dai frequentatori del campo preso di mira dal massone filosionista Berwik.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #76
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    Predefinito Rif: Attacchi di Oslo

    MASSACRO IN NORVEGIA: LA CONNESSIONE CON LE DESTRE EBRAICHE
    di GILAD AZTMON
    26.07.2011

    Grazie allo stimato antisionista Jeff Blankfort (che mi ha fornito un link fondamentale) ho ora appreso che, solo un giorno prima del massacro di venerdì in Norvegia, l’ex trozkista ora neo-con David Horowitz (nella foto, mentre ha appena ricevuto sul muso un "omaggio" non "eletto"!) ha pubblicato un articolo di Joseph Klein sulla sua rivista Front Page intitolato "I collaborazionisti in Norvegia", che potrebbe aver fornito all’omicida seriale Anders Behring Breivik tutte le motivazioni per commettere il suo crimine.
    Vi consiglio di leggere l’intero articolo qui.

    Potete trovare alcune delle “perle” prodotte da questa rivista della destra ebraica bellicista solo poche ore prima che Behring Breivik avesse preso i suoi fucili e iniziato il suo viaggio letale:

    “L’infame collaborazionista norvegese Vidkun Quisling (nella foto, la didascalia recita: Norwegian right-wing leader Vidkun Quisling, left, meets with Adolf Hitler in this January 1945 photo. Partially obscured at right is Martin Bormann, Hitler's secretary), che ha aiutato i nazisti tedeschi a invadere il suo paese, dovrebbe essere riverito sulla tomba […]
    Nell’ultimo esempio di collaborazione norvegese col nemico degli ebrei, il Ministro degli Esteri norvegese Jonas Gahr Stoere ha dichiarato la scorsa settimana in una conferenza stampa, a fianco del presidente palestinese Mahmoud Abbas, che “la Norvegia ritiene perfettamente legittimo che il presidente palestinese si rivolga alle Nazioni Unite” per ottenere il riconoscimento della Palestina come stato indipendente.”
    “Durante l’occupazione nazista della Norvegia, quasi tutti gli ebrei furono deportati nei campi della morte o spediti in Svezia o altrove. Oggi la Norvegia è in effetti occupata dalla sinistra antisemita e dai radicali musulmani e sembra voler rendere effettiva la distruzione dello stato ebraico di Israele.”

    “Il parlamentare norvegese del Partito Laburista Anders Mathisen (nella foto, cliccare QUI per leggere il nostro articolo in proposito) è andato oltre e ha
    pubblicamente negato l’Olocausto.
    Ha detto che gli ebrei “hanno esagerato i loro racconti” e che “non ci sono prove che le camere a gas e le fosse comuni siano mai esistite.” Anche se l’establishment politico e gli opinionisti potrebbero non aver raggiunto questo livello di follia, hanno comunque la tendenza a considerare i musulmani vittime dell’oppressione israeliana, come se i musulmani fossero nelle stesse condizioni delle vittime ebree e i nazisti di oggi fossero gli israeliani.”
    “La leader socialista Kristin Halvorsen sta guidando il boicottaggio nei confronti di Israele. Quando era ministro delle Finanze della Norvegia, era tra i dimostranti di una protesta anti-israeliana, nella quale fu esposto un cartello (tradotto): “Il più grande asse del male: USA e Israele”. Tra gli slogan gridati più volte alla manifestazione c’era (tradotto) “Morte agli ebrei!”
    “Lo scorso anno il governo norvegese ha deciso di interrompere gli investimenti con due organizzazioni israeliane che lavorano nella West Bank. Il fondo sovrano norvegese ha tolto il finanziamento all’impresa israeliana Elbit perché stava lavorando sul muro di sicurezza israeliano che tiene a distanza gli attentatori suicidi. A Israele è stata anche impedito di fare offerte sui contratti per la difesa norvegese.”
    […] Parte della motivazione per questo antisemitismo è l’afflusso in Norvegia negli ultimi decenni di masse di musulmani dal Pakistan, Iraq e Somalia tra gli altri. Il multiculturalismo ha insegnato all’élite norvegese ad avere un approccio acritico, talvolta ossequioso, verso ogni aspetto della cultura e delle credenze musulmane. Quando i leader musulmani si scagliano contro Israele e gli ebrei, la risposta incondizionata dell’ élite multiculturalista è quella di unirsi alle loro farneticazioni. Questa viene chiamata solidarietà.”
    La verità che sta alla base di tutto questo è ben chiara: sono i palcoscenici della destra bellicista israeliana come FrontPage Magazine, Daniel Pipes, Harry’s Place e altri che seguono il loro esempio, che coscientemente, apertamente e in modo ambiguo coltivano una cultura di odio e di islamofobia.
    Behring Breivik era un seguace di FrontPage Magazine o dell'ugualmente odioso e adescante Harry’s MAS Place? Non ne siamo sicuri, ma speriamo di scoprirlo al più presto.
    Comunque, il messaggio dovrebbe essere urgente e chiaro a tutti noi: la polizia, i servizi di intelligence e le forze dell’ordine di tutto il mondo dovrebbero certamente investigare e reprimere immediatamente questi fomentatori d’odio. Le loro motivazioni, intenzioni e attività devono essere scrutinate e poste sotto osservazione. Per il bene della pace e della sicurezza di tutti, i legislatori in Europa e in America farebbero bene a istituire velocemente le misure necessarie per restringere le attività di questi guerrafondai sionisti che sono in mezzo a noi.
    *********************************************
    26.07.2011
    Fonte: ComeDonChisciotte - MASSACRO IN NORVEGIA: LA CONNESSIONE CON LE DESTRE EBRAICHE
    a cura di SUPERVICE

    N.B. In verde testi di Olotruffa.Colore,foto,evidenziatura, grassetto, sottolineatura, NON sono parte del testo originale.La fonte è riportata. Mail : waa359@libero.it / Skype : velvet-blu

    288- MASSACRO IN NORVEGIA: LA CONNESSIONE CON LE DESTRE EBRAICHE : Olo-truffa____"Biblioteca" revisionista su OloCa$h e truffa $terminazioni$ta
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #77
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    Predefinito Rif: Attacchi di Oslo

    Stragi nordiche e distorsioni sudicie. Il caso dell’editoriale Nirenstein
    27 luglio 2011 | Autore luca martinelli
    Articolo di Massimo Ragnedda.

    Onorevole Fiamma Nirenstein
    Ancora non era certo il numero delle vittime, il sangue ancora caldo versava a terra, ancora molti ragazzi per sfuggire alla furia omicida erano nascosti e molti corpi dovevano ancora essere recuperati. Dicevo, ancora niente era chiaro, erano passate solo poche ore e nessuna rivendicazione era arrivata, eppure Il Giornale titolava in prima pagina “Sono sempre loro. Ci attaccano”. Loro sono gli islamici. Il “Ci” sta per noi, vittime inermi di una guerra che i fanatici islamici stanno portando avanti contro l’occidente e il mondo libero. Ci stanno attaccando.
    Implicitamente diceva: dobbiamo difenderci da questa aggressione, dobbiamo far qualcosa. Una prima pagina sbagliata per almeno tre ragioni: sbagliata tecnicamente perché riporta una notizia falsa; una prima pagina sbagliata deontologicamente perché non assolve al compito del giornalista di spiegare e verificare le fonti; una prima pagina sbagliata perché incita all’odio e riproduce lo stereotipo dell’Islam come una religione dell’odio
    In quella prima pagina (in parte ritirata quando dopo solo poche ore si è capito cosa effettivamente era successo e dunque, a seconda delle zone di distribuzione, il Giornale si presentava con due prime pagine diverse) vi è un editoriale dell’onorevole Fiamma Nirenstein, colmo d’odio e disprezzo verso l’Islam. Un editoriale (in parte anch’esso corretto nella nuova copertina, quando si era capito che non era stata la furia ceca del fondamentalismo islamico, ma di quello cristiano a compiere gli attentati) che esordisce dando per scontato che siano stati i fondamentalisti islamici a scatenare l’inferno nella pacifica Norvegia: “Non ha nessuna importanza se sia stato a causa delle vignette su Maometto riprese anche in Norvegia nel 2006 dal giornale danese che primo le pubblicò o a causa della presenza di un piccolo contingente in Afghanistan e uno ancora minore in Libia….”. Non importano le ragioni, sostiene indignata l’onorevole Nirenstein, ciò che importa è che la guerra dell’Islamismo contro la nostra civiltà è feroce e aggressiva ed è diretta contro noi tutti. Poco più avanti aggiunge ancora: “Mentre da parte nostra diventa sempre più grande la difficoltà ad accettare che una vasta fetta della popolazione mondiale possa non volerci bene, e non per ragioni sociali o economiche ma per ragioni di ideologia, non per reazione a un nostro eventuale comportamento riprovevole ma per rifiuto del nostro stesso modo di esistere…”.
    Parlare, in riferimento a quegli attentati, di guerra dell’Islamismo è da irresponsabili e significa gettare benzina sul fuoco; significa contribuire a creare quel clima d’odio che, nelle mente più feroci, può “culturalmente” giustificare azioni simili. Breivik non ha agito in preda ad un raptus omicida, ma in base ad un pensiero razionale che ha portato avanti per anni e che ha messo nero su bianco su 1500 pagine (in buona parte frutto di citazioni). Era lucidissimo mentre in maniera spietata giustiziava i ragazzini inermi. Portava avanti un chiaro progetto ideologico/politico: non si sente in colpa per ciò che ha fatto ma lo ritiene necessario, per quanto atroce. Ripeto: era una lucida follia la sua. Breivik vuole essere un templare, un cavaliere e riconduce alla Bibbia il fondamento della sua azione criminale e parla del cristianesimo come identità culturale obbligatoria per tutti i paesi d’Europa.
    A nessuno, però, nel mondo occidentale, leggendo le sue deliranti ragioni, verrebbe in mente di credere che Breivik sia un buon cristiano. Il cristianesimo è una religione dell’amore, ci ripetiamo continuamente. Allo stesso modo e seguendo lo stesso ragionamento, a nessuno dovrebbe venire in mente di parlare di bin Laden come di un buon islamico, eppure i nostri giornali quasi ogni giorno lo fanno. Breivik sta al cristianesimo quanto bin Laden sta all’Islam. Ovvero nulla. Oppure tutto, dipende dal punto di vista e da come lo si presenta. Se l’attentatore fosse stato islamico la religione sarebbe stato tutto, ma l’attentantore è cristiano e allora la religione non conta nulla.
    Eppure la prima pagina del Giornale e le parole gonfie d’odio dell’onorevole Fiamma Nirenstein non sono né un bell’esempio di giornalismo, né di analisi o voglia di capire, ma un triste esempio di editoriale violento atto ad aizzare gli animi. Il compito del giornalismo è quello di raccontare, provare a capire o magari fare qualche domanda e azzardare qualche previsione, ma non attaccare qualcuno pregiudizialmente identificato come il nemico. È questo odio che genera mostri. È questo odio che fa da substrato culturale alla lucida follia di un esaltato che crede di combattere per una giusta causa. Perché in fondo, questi editoriali violenti ci dicono, contro l’Islam il buonismo non paga. Così titolava Libero l’indomani della strage. E così avrà pensato Breivik.

    Stragi nordiche e distorsioni sudicie. Il caso dell’editoriale Nirenstein | STAMPA LIBERA
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  8. #78
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    Predefinito Rif: Attacchi di Oslo

    La matassa si dipana. Ottimo lavoro di informazione.
    L'occasione fa l'uomo italiano.

  9. #79
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    Predefinito Rif: Attacchi di Oslo

    'Multiculturalism not to blame': Jimmie Åkesson - The Local




    ANCHE IN SVEZIA , il giovane Åkesson leader del SD e' dovuto correre ai ripari perché una militante del partito, una certa Erik Hellsborn, una ragazza di 27 anni, politico locale a Varberg in Svezia occidentale ha scritto sul suo blog le seguebti frasi:


    "Questo è ciò che fa multiculturalismo, crea conflitti tra le persone, porta a odio, e violenza e ad una distruzione della società".

    "Se non ci fosse l'immigrazione islamica non ci sarebbe stato nulla.

    ANCHE SD come da noi la lega ha preso le distanze e la ragazza ha chiuso il sito. Le misure sono state ancora più drastiche che da noi.

    Martedì, poi la ragazza, Hellsborn, ha fatto marcia indietro, dicendo che il colpevole era responsabile di quello che ha fatto.


    QUESTO E' IL MIO COMMENTO:

    La stampa svedese e i media stanno focalizzando tutte le attenzioni su questo partito e strumentalizzano, proprio come da noi. Ma è prassi comune nell'europa occidentale.

  10. #80
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    Predefinito Rif: Attacchi di Oslo

    Semplicemente, dovrebbe esserci insediamento di immigrati solo se i residenti di una comunità a maggioranza lo reputano opportuno, e nella misura che i residenti reputano opportuna. Gli immigrati dovrebbero essere chiamati a colmare urgenti lacune della comunità ospitante. La concessione della cittadinanza dovrebbe essere a lungo meditata. Se gli ospiti hanno pieno diritto di residenza permanente, e pari diritti per sé e per la propria famiglia rispetto ai residenti, salvo il diritto di voto, per quale capriccio dovrebbero chiedere la cittadinanza? I figli nati in quella comunità e integrati nel tessuto sociale e nella cultura locale dovrebbero essere cittadini a pieno titolo, e dovrebbero godere delle stesse opportunità di istruzione e crescita dei locali.

    Nessuna cultura con tendenze egemoniche o violente o retrive o liberticide troverebbe diritto di cittadinanza in un paese basato su siffatte premesse. Singoli individui rispettosi della cultura e delle usanze del popolo ospitante sì, ma migrazioni di massa decise dall'alto mai.

    Funziona così in diverse comunità di un paese "assassino, stragista, fascista, razzista e sfruttatore" situato vicino a noi: la Svizzera. Spero che gli Svizzeri stiano all'erta. Il loro modello deve essere smantellato, perché funziona troppo bene.

    Svizzera: sindaco Zurigo ringrazia immigrati italiani e spagnoli - Adnkronos Esteri

    Lo so che la cosa a molti di voi fa ribrezzo, ma volevo proporvela comunque: li hanno chiamati loro, si sono comportati bene, li ringraziano.
    Ultima modifica di Elazar; 27-07-11 alle 22:13
    L'occasione fa l'uomo italiano.

 

 
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