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orango
Tangenti al pd Penati in Lussemburgo e Svizzera»
Indagato per l' ex area Falck. «Versati 5,7 miliardi di lire» Il costruttore Le accuse del costruttore Pasini, candidato del centrodestra nel 2007 a Sesto San Giovanni
MILANO - Un bonifico di 2 miliardi e mezzo di lire in Lussemburgo tramutato in contanti per essere consegnati dalla banca a un intermediario su via libera telefonico, altri 2 miliardi di lire consegnati a mano in contanti in Svizzera a un altro mediatore durante una passeggiata, e la permuta tra due terreni di impari valore per «mascherare» il versamento occulto di 1 miliardo e 250 milioni di lire al primo intermediario: assommano a 5 miliardi e 750 milioni di lire le tangenti che l' 82enne costruttore Giuseppe Pasini, ex proprietario dell' area industriale dismessa delle acciaierie Falck a Sesto San Giovanni e lì attuale consigliere comunale dopo aver perso le elezioni nel 2007 da candidato sindaco del centrodestra, dice di essere stato costretto a pagare nel 2001 a due fiduciari dell' allora sindaco dei Democratici di Sinistra, Filippo Penati, poi presidente della Provincia di Milano, membro della Direzione nazionale del Pd, fino a 8 mesi fa responsabile della segreteria politica di Bersani, e oggi vicepresidente del consiglio regionale della Lombardia. Soldi che Pasini lamenta di aver pagato a vuoto, senza cioè che poi gli arrivassero quelle autorizzazioni edilizie che Penati, in due incontri nel suo ufficio in Comune, a dire del costruttore aveva subordinato a una secca richiesta: 20 miliardi di lire di tangenti in 4 tranches e il coinvolgimento nei lavori delle coop rosse. Penati, 58 anni, è stato perquisito ieri in Regione dalla GdF su ordine dei pm della Procura di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia, che lo indagano per concussione, corruzione e illecito finanziamento ai partiti, segno che l' ipotesi è di soldi finiti a finanziare attività dell' allora Ds. Sotto inchiesta sono anche le due persone che Pasini dichiara di aver pagato nella prospettiva di pagare Penati: l' imprenditore Piero Di Caterina, titolare di una azienda («Caronte») concessionaria di autolinee urbane, che Pasini afferma gli fu indicato proprio da Penati come uomo di sua fiducia; e Giordano Vimercati, fratello del parlamentare pd Luigi (del tutto estraneo alla vicenda) e capo di gabinetto di Penati alla Provincia. Altre 6 persone (professionisti di coop e funzionari comunali) ieri sono state indagate, par di capire per ipotesi di tangenti differenti e di entità minori (misurate in migliaia di euro): tra essi anche Pasqualino Di Leva, assessore ai rapporti con le aziende nell' attuale giunta di centrosinistra a Sesto, che ieri si è dimesso «per evitare strumentalizzazioni». L' inchiesta affiora ora a Monza, che sviluppa carte trasmesse mesi fa per competenza da Milano dopo che Pasini nel luglio 2010 aveva cominciato a sfogarsi con la GdF e la Procura di Milano, presentandosi di propria iniziativa e senza apparente motivo ai pm che in quel momento avevano perquisito Di Caterina per false fatture con l' immobiliarista Luigi Zunino nell' inchiesta sulla bonifica dell' area di Santa Giulia. Nella prima tangente, stando al racconto del costruttore che all' inizio era indagato per corruzione ma che allo stato parrebbe assistito dagli avvocati Carlo Paliero e Fabrizio de' Sanna più come parte offesa dalla concussione, Pasini nella primavera 2001 fece a se stesso su una banca in Lussemburgo un bonifico di 2 miliardi e mezzo di lire, ordinando poi all' istituto di darli in contanti a Di Caterina, previa però una sua conferma telefonica quando l' asserito fiduciario di Penati si fosse presentato. Nella seconda tangente, invece, Pasini sostiene di essersi recato con il 40enne figlio Luca in Svizzera, a Chiasso, e di aver lì consegnato in strada 2 miliardi in contanti a Giordano Vimercati vicino alla stazione. Pasini colloca poi in un contesto di vessazione tangentizia anche un terzo esborso, sotto forma di acquisto al quale dice di essere stato costretto: un terreno di Di Caterina, vicino all' area Falck ma del tutto inutile per Pasini, e tuttavia oggetto di una permuta con un suo terreno di maggiori estensione e valore, con un saldo economico per lui negativo di 1 miliardo e 250 milioni di lire. Tutti soldi sprecati, però, perché le agognate autorizzazioni edilizie, con Penati non più sindaco di Sesto dal marzo 2002, non arrivano. Al punto che Pasini nel 2004, in difficoltà economica per l' impasse del progetto, decide di uscirne e di svendere a Zunino l' area Falck. Difficile, dunque, inquadrare allo stato il riferimento «fino al dicembre 2010» nello stringato avviso di garanzia, che oltre alla Falck richiama l' area ex Marelli (anch' essa di Pasini) e la gestione del Servizio integrato trasporti Alto Milanese. «La magistratura faccia il suo mestiere, alla fine - si sbilancia Bersani - sarà in condizione di verificare che sono cose senza fondamento». Luigi Ferrarella
lferrarella@corriere.it Giuseppe Guastella
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