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Qualche anno fa, durante uno stage teorico-pratico di Qi Gong cui partecipai ( uno dei tanti ), mentre ascoltavo l’introduzione ad un certo tipo di “pratiche taoiste”, venne fatto il nome di Zhao Bi Chen( o Chao Pi Chen ). Il relatore e maestro era Li Xiao Ming di Pechino ( che viene periodicamente in Italia ).
Rimasi felicemente sorpreso : Zhao Bi Chen fu l’autore del famoso Xing Ming Fajue Mingzhi ovvero “ I segreti della cultura della Natura essenziale e della Vita Eterna “, un testo pregevole di coltivazione Interna o Nei Dan che venne tradotto e curato da Lu K’uan Yu e pubblicato in Italia dalle Edizioni Mediterranee nel 1976 e successivamente ristampato nel 1985, con il titolo, un po’ improprio, “Lo Yoga del Tao “.
Lessi quel testo la prima volta circa vent’anni fa e mi stregò, guadagnandomi rapidamente all’approfondimento di questo particolare aspetto del taoismo noto appunto come Nei Dan . Il linguaggio straordinariamente evocativo e l’indicazione, seppure non limpidissima, di un iter di raffinazione del Qi interno secondo tappe precise e ben scandite, al fine di ottenere una palingenesi energetica prima e spirituale poi, mi affascinarono enormemente. Ben poco era veramente chiaro, ma riempii lo stesso tante pagine di sottolineature ed annotazioni.
Anni dopo, durante appunto quello stage, Li Xiao Ming rievocava quel nome e quelle pratiche, in modo sintetico ma con impareggiabile maestria. Riemerse in me prepotentemente il desiderio di saperne di più, almeno storicamente, su Zhao Bi Chen.
Un paio di anni fa ho trovato qualche ulteriore informazione.
Zhao Bi Chen ( 1860-1942 ) , nativo di ChangPing, distretto di Pechino, fu un fervente praticante, maestro e divulgatore delle pratiche taoiste di “coltivazione interna “ a fini spirituali. E’ l’autore di quel famoso testo sopra citato ed ebbe molti maestri lungo il suo cammino. Tra i più importanti ci sono Liu Minrui ( 1839-1932 ) e Liaokong ( ma la lista è piuttosto lunga tra i vari Wuchen, Peng Maochang e,Tan Bo ecc. ).
Zhao vantò diversi lignaggi tradizionali e l’esposizione esplicativa del suo Nei Dan sembra in linea con la scuola Quanzhen classica.
Non fu un monaco, ma visse una vita duplice : da una parte una famiglia, un lavoro ( impiegato prima, mercante poi ) e dall’altra la ricerca di insegnamenti tradizionali di maestri e la messa in pratica di essi.
Non voleva sposarsi, poi uno dei suoi maestri lo convinse a farlo : secondo questi era una grave colpa interrompere la linea ancestrale di discendenza non avendo figli, avendo ciò conseguenze anche sul raggiungimento della Trascendenza e dell’Immortalità. Zhao quindi si sposò ed ebbe figli, mentre contemporaneamente col fratello Zhao Kuiyi continuò la ricerca, lo studio e la pratica del Nei Dan.
Liaokong, uno dei suoi maestri maggiormente riveriti , citato più volte nel testo “Xing Ming Fajue Mingzhi” tradotto da Lu Kuan Yu, era un monaco buddhista che praticava le tecniche di Longevità secondo il lignaggio Quanzhen. Lo conobbe nel 1895.
Zhao Bi Chen, come il suo maestro Liu Mingrui, era un prosecutore laico di alcuni lignaggi taoisti dediti alla coltivazione interna, una tradizione , quella “non-monasteriale”, che in Cina è antica e che è proseguita fino ai giorni nostri.
Zhao fu sempre molto critico verso tutti quei monaci che si dedicavano esclusivamente alla prassi rituale e religiosa senza accompagnarla ad un tirocinio taoista iniziatico Nei Dan, che ben più delle pratiche cultuali poteva acconsentire un accesso alla Trascendenza. Fu fortemente contrario alle iniziazioni segrete , ai giuramenti e all’uso di medium per “carpire” nuove pratiche : la tradizione doveva passare attraverso maestri viventi.
In un mondo che vedeva sempre più avvinto dal materialismo e dal nichilismo, Zhao si adoperò molto a far conoscere le pratiche di coltivazione interna taoista : i suoi allievi appartenevano un po’ a tutti i livelli sociali ( soprattutto la classe media ). Per veicolare meglio la continuità degli insegnamenti ricevuti si appoggiò anche alle logge di un movimento settario chiamato Zaili. Ma fu un appoggio essenzialmente funzionale alla diffusione di certi insegnamenti , perché Zhao condannava molto quelle organizzazioni che insistevano solo sul lato “fare del bene “ senza invitare al Lavoro Interno.
Il suo approccio era essenzialmente pragmatico e il suo testo base era un vero e proprio manuale operativo, manuale che andava poi accompagnato,possibilmente, agli insegnamenti diretti di un maestro. Tale testo, oltre a Lu Kuan Yu, fu studiato anche dalla nota Catherine Despeux e da Yokote Yutaka.
Fu quello di Zhao, un periodo più o meno lungo nel quale proliferarono molto, fuori dai monasteri, le comunità laiche di pratica Nei Dan in tutta la Cina. I Lignaggi e le pratiche si salvavano così dall’oblio e si stampavano sempre più libri ad indirizzo operativo, in taluni casi addirittura riviste con cadenza mensile ( come la “ Immortals Way Monthly", Xiandao Yuebao ) che riportavano anche le esperienze dei praticanti. E stiamo parlando della Cina pre-comunista di 70-80 e cento anni fa. Non tutto andò perduto e tutt’oggi alcuni dei più seri divulgatori di Qi Gong traggono linfa, anche diretta, da quegli insegnamenti antichi e tradizionali, rivisitati in chiave e linguaggio moderni.
Per le tante informazioni interessanti che ho trovato, sono debitore non solo di qualche mia conoscenza in terra cinese ( che mi ha spesso segnalato testi interessanti ), ma anche e soprattutto dello splendido e accuratissimo testo dell’eminente studioso Vincent Goossaert , “ The Taoists of Peking, 1800-1949”, pubblicato dalla Harvard University Asia Center.
Leggere i luminosi sforzi ( o non –sforzi ) di tante persone, uomini e donne di tutte le età e di tanti luoghi della Terra, seriamente orientate e dedicate alla Ricerca di una vera fuga dal Grande Carcere ( ovvero la condizione umana usuale, oscurata e apparentemente separata dal suo Principio ), mi mette di buon umore : il respiro si fa più fluido e qualcosa di “caldo” scalda il petto. Nasciamo per quello, abbiamo solo bisogno di qualcuno che, di tanto in tanto, ce lo ricordi….
R.
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