



Il tuo ragionamento fila in termni personali. Si puo' parteggiare per degli sconfitti. Ma se si parla di sentire comune e di scrittura della storia ha ragione Malaparte. Mi ripeto, se la prima guerra mondiale fosse stata persa dall'Italia come pensi che i libri di storia parlerebbero della carboneria? Ribadisco che e' un esempio, e non un giudizio personale sul risorgimento...
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"Se un vivisettore dicesse: “Un cane o un bambino?”, un liberatore difenderebbe sempre il cane."










Nessuno storico con un poco di deontologia professionale ritiene di possedere la verità. Mica sono teologi. Lo storico in primis sa che il suo lavoro è rivedibile e relativizzabile. Comunque non mi stupisce che l'ambiente destroradicale mostri tali fraintendimenti sul lavoro degli storici. In fondo, sono proprio gli storici quelli che meglio sputtanano il cumulo di stronzate antistoriche che tale ambiente partorisce quotidianamente. Ergo, è gente che va tenuta alla larga...


Come al solito, confusioni a go-go
La figura del partigiano nasce (Schmitt insegna) come reazione a una occupazione manu militari del proprio paese da parte di una potenza straniera. Il caso di scuola è infatti quello spagnolo contro Napoleone.
Poi è ben possibile che anche i partigiani facciano ricorso ad atti terroristici (i vietcong ad es. per un periodo piazzarono bombe in luoghi pubblici di Saigon); ciò non toglie che ci sia una differenza abissale tra chi risponde a una occupazione militare (il talebano che mette bombe per far saltare in aria i convogli dell'ISAF non è un terrorista, è un partigiano; in Iraq un conto era la resistenza partigiana che faceva saltare in aria le truppe di occupazione, un conto è il kamikaze terrorista che si fa esplodere in una moschea tra i civili) e chi come le br, no.
Ultima modifica di Marco d'Antiochia; 03-09-11 alle 10:13



