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Discussione: Il golpe inglese

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    Predefinito Il golpe inglese

    IL GOLPE INGLESE
    Da Matteotti a Moro: le prove
    della guerra segreta per il
    controllo del petrolio e dell'Italia

    Mario José Cereghino
    Giovanni Fasanella



    L'introduzione, il sommario, l'elenco delle fonti archivistiche e le brevi biografie dei due autori:



    QUESTO LIBRO

    Il colpo di stato più lungo della storia

    Questo libro si basa quasi interamente su documenti con-
    sultati negli archivi di Stato britannici di Kew Gardens, nei
    pressi di Londra, nel corso di ricerche durate anni. Centi-
    naia di lettere, cablogrammi, informative e analisi dell’in-
    telligence, della diplomazia, dei ministeri e dell’ufficio del
    premier. Rapporti classificati confidential, secret, top secret.
    Sono lì, a disposizione degli studiosi. Ma nessuno si era
    mai preso la briga di cercarli e di esaminarli nella loro
    totalità, con metodo. Soltanto il quotidiano «la Repubbli-
    ca», dopo il 2007, ha iniziato a pubblicarne alcuni impor-
    tanti frammenti. Eppure, è un materiale enorme, ricchis-
    simo. Per un ricercatore, è una vera e propria miniera d’oro
    che consente di ricostruire, per la prima volta in questo
    libro, quello che si potrebbe definire il colpo di stato più
    lungo della storia, perché durato oltre mezzo secolo: il
    «golpe inglese» attuato in Italia a partire almeno dal 1924
    (anno del sequestro e dell’assassinio del deputato socialista
    Giacomo Matteotti) fino al 1978 (anno del sequestro e
    dell’assassinio del presidente della Democrazia cristiana
    Aldo Moro). Non un rovesciamento repentino e violento
    di un governo da parte di un altro organo dello stesso Sta-
    to, secondo i classici pronunciamenti militari di stampo
    sudamericano. Bensì il tentativo complesso e multiforme,
    per la durata e le tecniche utilizzate, attuato da una nazio-
    ne straniera, la Gran Bretagna, per condizionare la politica
    interna ed estera di un altro paese. Con l’obiettivo di tra-
    sformarlo in una sorta di protettorato, una base da cui
    favorire e proteggere le proprie rotte commerciali, a comin-
    ciare dalla più strategica: quella petrolifera.
    Le mire britanniche sull’Italia nascono, si può dire, con la
    stessa Italia. Anzi, l’Italia e la sua unità politico-territoriale
    sono in qualche modo il prodotto delle ambizioni inglesi.
    Alla vigilia della faraonica realizzazione del canale di Suez da
    parte dei francesi, Londra intuisce le potenzialità di quella
    striscia d’acqua che consentirà di raggiungere in breve tem-
    po i propri possedimenti in Oriente senza doppiare il capo
    di Buona Speranza. Il canale viene inaugurato nel 1869;
    mentre un anno dopo, nel 1870, la regina Vittoria annette
    all’Impero britannico India, Pakistan, Birmania e Bengala.
    La Gran Bretagna comprende fin da subito l’importanza
    geopolitica della nostra penisola: collocata nel bel mezzo del
    Mediterraneo, e quindi delle linee di comunicazione Nord-
    Sud ed Est-Ovest, se controllata con sapienza, in un futuro
    non lontano consentirà il dominio di una delle aree più
    strategiche del mondo. E così avviene. In quel nuovo oriz-
    zonte, l’idea dell’unità italiana, che si realizza per lo più nel
    triennio 1859-1861, prende corpo soprattutto negli ambien-
    ti politico-diplomatici, militari e finanziari britannici. Gli
    inglesi hanno già una loro presenza economica in Sicilia, con
    forti interessi nell’industria dello zolfo e nella produzione
    del vino. Ora però accarezzano progetti ben più ambiziosi,
    e non solo appoggiano senza riserve i disegni di Giuseppe
    Mazzini e di Camillo Benso di Cavour, ma creano addirit-
    tura le condizioni per lo sbarco dei Mille a Marsala, guidato
    dal massone Giuseppe Garibaldi, che da sempre mantiene
    assidue frequentazioni con l’Inghilterra.
    Tuttavia, le loro idee sul futuro della penisola non sempre
    collimano con quelle di una parte delle classi dirigenti nostra-
    ne. L’Italia vista da Londra è uno Stato monarchico domina-
    to dalla dinastia dei Savoia e dalle famiglie aristocratiche a
    essa legate, sotto la discreta ma fortissima influenza anglofila.
    Uno Stato robusto al punto da riuscire a contenere l’espan-
    sionismo nell’Europa meridionale e nel Mediterraneo dei
    nemici storici degli inglesi: Austria, Francia e Russia zarista.
    Ma non tanto da potersi sottrarre alla tutela del governo di
    Sua Maestà britannica, minacciandone gli interessi.
    Nei decenni successivi, la visione strategica di Londra
    finisce inevitabilmente per entrare in conflitto con le pul-
    sioni di una giovane nazione ansiosa di crescere e di rita-
    gliarsi un proprio spazio vitale. Accade all’inizio del Nove-
    cento. Quando, ormai al tramonto l’era del carbone, una
    nuova risorsa energetica determina lo scombussolamento
    di tutti i giochi politici e degli assetti geopolitici: il petrolio.
    Necessario come l’aria per lo sviluppo dell’industria, dei
    commerci e della macchina bellica, l’oro nero diviene al
    tempo stesso l’arma e la posta in gioco di ogni guerra,
    aperta o segreta che sia, combattuta con mezzi convenzio-
    nali o con metodi non ortodossi. Tutti i conflitti finiscono
    così per scaricarsi nell’area più ricca di quella risorsa, il
    Mediterraneo e il Vicino Oriente. L’importanza dell’Italia,
    dal punto di vista degli interessi britannici, appare ancora
    più evidente. E controllarne la vita politica interna, con-
    dizionarne la crescita economica, indirizzarne la politica
    estera diventa per Londra un’esigenza prioritaria. Tanto più
    che un nuovo nemico si è materializzato in Europa: il
    comunismo sovietico. E un nuovo concorrente si sta minac-
    ciosamente affacciando nell’area del petrolio: gli Stati Uni-
    ti d’America. Per il più potente impero coloniale della
    storia moderna, quindi, mantenere in pugno l’Italia, e
    dominare, attraverso questa, il Mediterraneo e la via d’ac-
    cesso al Vicino e all’Estremo Oriente, diventa addirittura
    una questione vitale, di sopravvivenza.


    L’Italia non può essere autonona

    Sin dal Risorgimento, attraverso il suo braccio massonico-
    finanziario e la sua rete d’intelligence, Londra esercita nel
    nostro paese un’influenza fortissima sull’aristocrazia, la
    politica, le forze armate, l’industria privata, l’informazione
    e la cultura. In virtù di tale autorità, contribuisce all’ascesa
    del fascismo e al suo consolidamento. Salvo poi provocar-
    ne la crisi, quando nel regime si manifestano tendenze a
    una politica energetica nazionale che minacciano gli inte-
    ressi britannici, e la sua caduta quando Benito Mussolini,
    una «creatura» inglese a partire dal 1917, tradisce i vecchi
    padroni finendo per schierarsi al fianco della Germania
    nazista nella seconda guerra mondiale.
    Nell’ultima fase del conflitto, quando le sorti volgono
    decisamente a favore degli Alleati (perché dispongono di
    abbondanti risorse petrolifere, mentre quelle dell’Asse scar-
    seggiano), gli inglesi pensano già al dopo, alle nuove bat-
    taglie da combattere a partire dal 1945. E rafforzano la rete
    di influenza in Italia inglobando nella loro intelligence
    ambienti mafiosi e repubblichini, il cui apporto alla causa
    britannica sarà decisivo nei decenni a seguire. Conclusa la
    guerra, a differenza degli americani, Londra non considera
    gli italiani un popolo che ha combattuto per la propria
    liberazione dal nazifascismo al fianco degli Alleati, ma come
    una nazione sconfitta. E dunque soggetta alle leggi dei
    vincitori. Il nostro paese non può avere un regime piena-
    mente democratico. Non può provvedere autonomamen-
    te alla propria sicurezza. E, soprattutto, non deve seguire
    una linea di politica estera basata su un proprio interesse
    nazionale. Quei divieti segreti, imposti nel 1945 dalla
    dottrina del leader conservatore Winston Churchill, ven-
    gono poi di fatto recepiti nel trattato di pace del 1947 e
    nelle clausole dell’Alleanza atlantica nel 1949: coperti da
    un manto di ipocrisia e di indicibilità, condizioneranno i
    rapporti tra i due paesi lungo l’intero arco della guerra
    fredda. E persino dopo la caduta del Muro di Berlino.
    Nel dopoguerra, la storia dei conflitti invisibili tra Roma
    e Londra si snoda lungo un sentiero strettissimo. Delimi-
    tato, da un lato, dalle strategie di una gran parte della clas-
    se dirigente italiana, desiderosa di entrare a pieno titolo nel
    gioco delle grandi potenze economiche; dall’altro, dalla
    dottrina Churchill, con le sue successive rielaborazioni. La
    scaltrezza e le astuzie di una nazione bisognosa anch’essa di
    espandere i propri mercati e di affrancarsi dalla dipendenza
    energetica si scontra quindi con il cinismo e le furbizie di
    Sua Maestà britannica. In questa partita a scacchi all’ultimo
    sangue, si misurano così le aspirazioni di un paese giovane
    – che è pronto a sfruttare ogni varco, ogni occasione per
    emergere – con gli interessi di una gloriosa potenza colo-
    niale in declino, che mette in campo la sua rete d’influenza
    e le sue quinte colonne, sempre pronte a scattare al minimo
    segnale di pericolo. È una storia che corre continuamente
    sulla lama di un rasoio. Chiunque, nel ceto politico o indu-
    striale italiano, osi disubbidire alle regole segrete della dot-
    trina Churchill, si chiami Enrico Mattei o Aldo Moro, è
    considerato dagli inglesi alla stregua di un nemico mortale.
    Da combattere con ogni mezzo.
    A raccontarcela per la prima volta in modo organico,
    questa storia, ora sono gli stessi britannici. Attraverso le
    loro carte segrete. E leggendo i documenti non si può fare
    a meno di pensare al modo in cui gran parte del mondo
    politico, degli ambienti intellettuali e dell’informazione
    italiani tendono ancora oggi ad affrontare i nodi della nostra
    storia. «Non c’è più niente da sapere!» Lo abbiamo sentito
    dire troppo spesso, sui giornali o dagli schermi televisivi.
    E da accreditati opinionisti che hanno «occupato» ogni
    spazio dedicato alla memoria per imporre la loro chiave di
    lettura, ripetuta come un mantra: tutto è nato, si è svilup-
    pato e si è consumato esclusivamente dentro i nostri con-
    fini, senza alcuna responsabilità di menti e mani straniere.
    Come se l’Italia fosse un’entità a parte, isolata da un con-
    testo più ampio, e non interagisse con il resto del mondo,
    a cominciare da quello più vicino.
    È un limite culturale, un macigno calato sulla via della
    comprensione degli aspetti indicibili della nostra storia: si
    poteva dire all’opinione pubblica, per esempio, quanto le
    vicende interne italiane fossero condizionate dalla dottrina
    Churchill? Ma se da parte del ceto politico e di governo ci
    si può anche aspettare un atteggiamento «omertoso», maga-
    ri giustificato dalla ragion di Stato, dagli uomini dell’in-
    formazione e dagli intellettuali no. Questi hanno il dovere
    di aprire le menti a nuovi orizzonti: se invece loro per pri-
    mi si rifugiano in quel «non c’è più niente da sapere», vuol
    dire che nel sistema c’è qualcosa di profondamente sbaglia-
    to. E non sempre si può spiegare tutto alla luce del «limite
    culturale». A volte può essere semplicemente cattiva coscien-
    za. Ma non è un’attenuante. Semmai un’aggravante.





    SOMMARIO

    1-E Churchill ordinò: «Insabbiare il delitto Matteotti»
    L’assassinio di Matteotti alla luce dei documenti desecretati
    negli archivi nazionali britannici: la prima vittima di una guerra
    silenziosa che vedrà fronteggiarsi per mezzo secolo Italia e Inghilterra

    2-Un posto al sole in cambio del petrolio iracheno
    L’esclusione dell’Italia dal petrolio iracheno, l’antisemitismo
    mussoliniano contro gli interessi britannici nel Vicino Oriente,
    l’appoggio britannico al golpe del duca d’Aosta

    3-L’obiettivo degli inglesi: controllare l’Italia
    A un passo dalla sconfitta, i tentativi di fascisti e antifascisti
    di tramare segretamente con gli inglesi per salvare l’Italia

    4-«Senza il petrolio la Gran Bretagna morirebbe»
    L’appoggio inglese al separatismo siciliano come preludio al controllo
    della penisola nel dopoguerra

    5-Il capitolo più misterioso della Resistenza
    La creazione di un fronte eterogeneo nel Settentrione ad opera
    di Edgardo Sogno, l’uomo designato dall’intelligence inglese
    per contrastare il «pericolo comunista» nel dopoguerra

    6-Le mire degli inglesi e l’Internazionale fascista
    Il controllo britannico sulla politica, sui possedimenti coloniali
    e sulla nascente democrazia nell’Italia del dopoguerra tramite le reti
    occulte, la mafia e la propaganda

    7-Il potere di Mattei e l’ira di Churchill
    La nascita dell’Eni, la disobbedienza di Mattei ai diktat britannici
    e il suo cattivo esempio: incoraggiare l’autarchia petrolifera
    infondendo sfiducia nei confronti delle compagnie di Sua Maestà

    8-The Italians. Gli inglesi ci comprano
    La rinascita dell’industria editoriale e dell’informazione nell’Italia
    del dopoguerra sotto il serrato controllo dell’ufficio per la propaganda
    e la guerra psicologica dei servizi britannici

    9-Passare all’azione. Borghese, Sogno... e le Br
    Il convegno sulla guerra rivoluzionaria scatenata dal comunismo,
    la riapertura della questione petrolifera con Moro e Fanfani, le azioni
    sovversive di Borghese e Sogno per riportare al centro l’asse
    della politica italiana

    10-Il golpe bianco
    L’estremo tentativo britannico di risolvere con un golpe (affidato a Sogno)
    il «disordine» generato dalla crescita del Pci in Italia e dalla
    graduale perdita dell’egemonia petrolifera

    11-1976. Diario segreto di un anno vissuto pericolosamente
    Londra scarta l’ipotesi del golpe di destra e sceglie un’altra «azione sovversiva»

    12-L’ultimo atto della guerra segreta
    Le ipotesi di mani straniere dietro l’assassinio di Aldo Moro
    e il crollo del sogno di modernizzazione italiano


    ---------

    FONTI ARCHIVISTICHE

    Tna/Pro
    The National Archives/Public Record Office (Kew Gardens,
    Surrey, Gran Bretagna)
    Air: ministero dell’Aeronautica.
    Cab: Cabinet (il Consiglio dei ministri).
    Defe: ministero della Difesa.
    Fco (dal 1967): Foreign and Commonwealth Office (ministero degli
    Esteri).
    Fo (fino al 1966): Foreign Office (ministero degli Esteri)
    Gfm: German Foreign Ministry (sigla che raccoglie i documenti del
    ministero degli Esteri tedesco conservati in Gran Bretagna)
    Hs: sigla che raccoglie i telegrammi top secret da e per i teatri di guerra
    durante la seconda guerra mondiale (comprende i telegrammi tedeschi e
    di altri nazioni intercettati dagli inglesi).
    Prem: ufficio del premier (Downing Street).
    T: Treasury (ministero del Tesoro).
    Wo: War Office (ministero della Guerra).
    Nara
    National Archives and Records Administration (College Park,
    Maryland, Stati Uniti d’America)
    Rg 226: Registro dei documenti dell’Office of Strategic Services (Oss).
    Acs/Sis
    Archivio Centrale dello Stato/fondo «Servizio Informazioni e
    Sicurezza» (Roma)
    Parte dei documenti originali britannici, statunitensi e italiani ai
    quali si fa riferimento nel presente volume è consultabile in copia
    cartacea presso l’Archivio Casarrubea di Partinico (Palermo).

    -----
    I DUE AUTORI

    Mario José Cereghino si occupa di archivi statunitensi e britannici. Ha pubblicato
    Che Guevara Top Secret (con Vincenzo Vasile, Bompiani 2006); Tango Connection
    (con Giuseppe Casarrubea, Bompiani 2007); La lista di Eichmann (con Fabio Amo-
    deo, Editoriale Fvg 2009); La fine (con Giorgio Cavalleri e Franco Giannantoni,
    Garzanti 2009); Lupara Nera (con Giuseppe Casarrubea, Bompiani 2009). Colla-
    bora con il quotidiano «la Repubblica» e con l’Archivio Casarrubea di Partinico
    (Palermo).

    Giovanni Fasanella, giornalista, sceneggiatore e documentarista, è autore di molti
    libri sulla storia invisibile italiana, tra i quali ricordiamo Segreto di Stato. La verità da
    Gladio al caso Moro (con Giovanni Pellegrino e Claudio Sestieri, Einaudi 2000), Che
    cosa sono le Br. Le radici, la nascita, la storia, il presente (con Alberto Franceschini,
    Bur 2004), La guerra civile (con Giovanni Pellegrino, Bur 2005), I silenzi degli in-
    nocenti (con Antonella Grippo, Bur 2006), 1861. La storia del Risorgimento che non
    c’è sui libri di storia (con Antonella Grippo, Sperling & Kupfer 2010). Per Chiare-
    lettere ha pubblicato con Gianfranco Pannone il Dvd+libro Il Sol dell’Avvenire
    (2009) e insieme a Rosario Priore il libro Intrigo internazionale (2010).



    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  2. #2
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    Predefinito Rif: Il golpe inglese

    Si troverà facilmente questo libro? sono pronto a leggerlo senza pregiudizi, così dall'introduzione sembra che l'italia sia stata una sorta di Gibilterra( gran bel posto per le vacanze).
    Fra tutti il ministero dell'amore era quello che incuteva un autentico terrore... [...]

    1984 George Orwell
    http://www.youtube.com/watch?v=krYkuiRtO7M

  3. #3
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    Predefinito Rif: Il golpe inglese

    ottimo
    da leggere e diffondere
    forse anche da perfezionare in successive edizioni
    cmq basilare
    indispensabile per una più aggiornata linea nazional-rivoluzionaria

  4. #4
    leganordromagna.org
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    Predefinito Rif: Il golpe inglese

    infatti l'unità d'italia è figlia della massoneria.

  5. #5
    Patria...
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    ...Lavoro...
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    Predefinito Rif: Il golpe inglese

    Citazione Originariamente Scritto da Celtic Pride Visualizza Messaggio
    infatti l'unità d'italia è figlia della massoneria.
    onore

 

 

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