C’è un sottile filo di paura che percorre i palazzi della politica in queste ore.

Paura di nuove rivelazioni? Paura di nuova spazzatura? Paura di dalemiane scosse o piani eversivi?

Un po’ di tutto questo, certo.

Ma soprattutto paura di aver raggiunto un punto di non ritorno. Paura di aver spezzato quell’antico patto, civile e democratico, per cui era vietato usare la vita privata delle persone come arma di battaglia politica.

Pensateci e ripensateci: non era mai successo prima.

Da sempre nei retrobottega dei palazzi, lungo i muri dei corridoi, si mormora e si raccontano fatti che riguardano i protagonisti della vita istituzionale. Succedeva nella prima Repubblica, è successo nella seconda.

Ma mai prima d’ora questi fatti, veri o presunti, venivano usati come manganelli mediatici per distruggere un avversario.

Ora invece sta succedendo proprio questo: la sinistra politico-editoriale, fallita la via democratica della conquista del potere e fallita anche la via giudiziaria, sfodera l’arma finale, butta in campo la santabarbara tossica, la sua ultima micidiale speranza di distruggere l’avversario.

Anche a costo di distruggere, insieme all’avversario, le basi della convivenza democratica di questo Paese.


Per lo scopo si usa di tutto, anche se il tutto assomiglia molto al niente:

gli ultimi ritrovati della ditta atomica sono alcune foto, pubblicate oggi dall’Espresso, di ragazze che scendono da una barca per andare a cena a villa Certosa (una cena a cui sono presenti, per altro, familiari del premier e il presidente del Chelsea Abramovich intento a divertirsi e a restituire al Milan Shevchenko: che cosa c’è di sbagliato, a parte l’acquisto di Shevchenko?) e una escort, già collaboratrice del Mago Oronzo, che va in giro a raccontare palesi frottole non esitando a dichiararsi in vendita al modico prezzo di 2mila euro a notte (quanto le avranno dato per costringerla a una simile umiliazione?).

Anche da queste accuse non emerge nulla di veramente grave, come già non era emerso nulla da Casoria o dalle foto di Topolanek con l’arnese al vento.

L’unico fatto veramente preoccupante, di tutta questa vicenda, è per l’appunto che si è passati all’uso sistematico del buco della serratura come strumento di lotta politica.

Ormai è chiaro: è una scelta strategica precisa.

C’è un mondo politico-editoriale che non si rassegna al fatto che Berlusconi esista e per di più conquisti democraticamente i voti degli italiani: non sono riusciti a vincere con le elezioni, non sono riusciti a vincere con i giudici scatenati.

Ora ci provano con Patrizia D’Addario.

A costo di mandare tutto il Paese a puttane.

L’ARMA FINALE CONTRO IL CAV - Interni - ilGiornale.it del 19-06-2009