Le uniche a non conoscere la crisi sembrano essere le imprese cinesi in Italia che continuano ad aumentare parallelamente alla crescita degli asiatici nella nostra Nazione. Ormai le imprese guidate da Cinesi nel periodo 2002-2010 sono cresciute del 150%.
Nella stragrande maggioranza dei casi tale crescita è dovuta all'elusione degli obblighi in materia fiscale e contributiva e in tema di sicurezza. Una forma di concorrenza sleale che ha messo fuori gioco intere filiere produttive e commerciali di casa nostra.
Secondo i dati diffusi dalla CGIa di Mestre alla fine del 2010 le imprese cinesi hanno superato le 54.000 unità con una crescita del 8,5 sul 2009. Numeri in controtendenza per le imprese italiane che sono diminuite dello 0,4.
La maggiore presenza cinese si trova in Lombardia poi toscana e Veneto. Queste imprese operano soprattutto nel commercio, nella ristorazione e nel manifatturiero in particolare tessile.
Ma la minaccia cinese non si esaurisce qui: resta il problema dell'enorme flusso di ricchezza che ogni anno viene drenato dalla Nazione a favore del celeste impero: 1,7 miliardi di euro è solo l'ammontare legale delle rimesse fatte dai cinesi residenti in Italia a favore della madrepatria nel 2010.
Non meno distruttivo è l'effetto della merce contraffatta proveniente dalla cina a discapito dell'industria di pregio Italiana: si stimano in 3 miliardi di euro le perdite per le Imprese italiane a causa della contraffazione.
Stesso effetto negativo hanno anche le merci cinesi legalmente introdotte nel territorio nazionale: tipico esempio sono le colture di pomodori del Sud italia gravemente danneggiate dall'import cinese. Secondo i dati snocciolati dalla Coldiretti, infatti, la prima voce delle importazioni agroalimentari dalla Cina sono proprio i pomodori conservati. Solo nel 2009 il quantitativo approdato nei porti italiani è stato di ben 82 milioni di chili, ovviamente spacciato come prodotto della nostra terra. Visto che la produzione nazionale di prodotto fresco nel 2009 è stata pari a 5,73 miliardi di chili, il succo dei vegetali asiatici è pari al 10% della produzione nazionale.
Ultimo, ma non meno inquietante è il progressivo acquisto di imprese e marchi Italiani da parte di multinazionali cinesi, se non direttamente dai fondi sovrani gestiti dai Ministeri della repubblica Popolare.
Caso eclatante è stato quello di alcuni ex gioielli del made in Italy, dalla società di motociclette Benelli a quella d'abbigliamento sportivo Sergio Tacchini, recentemente acquisite rispettivamente da Qiangjiang e da Hembly International Holding. La società Zoomlion per 500 milioni ha comprato la Cifa, regina delle betoniere italiane, dando vita al leader mondiale del settore e a un colosso globale dei macchinari per l'edilizia.
Quale sarà la prossima preda del Dragone Cinese? In alcuni ambienti si vocifera che con la sola liquidità detenuta in cassa China Mobile potrebbe comprarsi dall'oggi al domani Telecom italia.
PENSIERO NAZIONALE - IDENTITA', DIFFERENZA, DISTINZIONE





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