Circa 900 dipendenti
della raffineria di Lindsey (Gran Bretagna) della francese Total, sono stati licenziati una settimana dopo che avevano iniziato uno sciopero selvaggio a sostegno del licenziamento di 51 loro colleghi.


Gli interessati, spiega l'azienda, potranno comunque presentare una nuova domanda di assunzione da lunedì prossimo.

I lavoratori della raffineria di Lindsey erano saliti alla ribalta all'inizio del 2009 con uno sciopero contro la decisione della società di rivolgersi all'italiana Irem per avere lavoratori stranieri.



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Nella raffineria britannica di
Lindsey 647 cacciati se lo
sciopero non finisce domani


VIRGINIE MALINGRE
LONDRA

La francese Total si è trovata ad affrontare la terza ondata di scioperi selvaggi nella sua raffineria inglese di Lindsey (nel Lincolnshire) dall’inizio dell’anno.
Ma stavolta il gruppo petrolifero ha deciso di ricorrere alle maniere forti. Venerdì scorso ha annunciato 647 licenziamenti, precisando che le porte resteranno aperte fino alle ore 17 di domani per coloro che vogliono conservare il posto di lavoro, all’esplicita condizione che riprendano a lavorare.

Come nelle due precedenti tornate dello scontro, questo terzo sciopero, che è cominciato lo scorso 11 giugno, coinvolge gli operai che lavorano all’ampliamento del sito industriale di Lindsey.

Costoro lavorano per il gruppo francese (che è molto presente in Gran Bretagna) ma lo fanno in maniera indiretta, essendo salariati da un’impresa sub-appaltatrici.
Sono in una posizione precaria e la recessione, che ha colpito con particolare forza il settore delle costruzioni, li minaccia ogni giorno di più. Ecco perché quando la Total ha annunciato, una decina di giorni fa, che 51 di loro avrebbero dovuto lasciare l’impiego, tenuto conto dello stato di avanzamento dei lavori, sono stati in 1200 a scendere il sciopero, accusando il gruppo di non aver mantenuto le promesse.


La compagnia, dicono, si era impegnata a tenere occupati quanti più di loro fosse possibile.

E invece i 51 licenziati dal sub-contraente Shaw non sono stati girati a un altro sub-contraente della Total, R Blackett Charlton, che sta assumendo 60 operai nello stabilimento di Lindsey.


Secondo i dipendenti di Shaw non ci sono dubbi: sono stati puniti per aver partecipato attivamente al primo sciopero selvaggio di gennaio, il cui obiettivo era la protesta contro l’assunzione di operai portoghesi e italiani anziché britannici. La loro parola d’ordine «British workers for british jobs», cioè «lavoratori britannici per posti di lavoro britannici», era stata ripresa in tutta la Gran Bretagna, tanto che la Total si era impegnata ad assumere 102 salariati nativi del Regno Unito.

Ma fra il 19 e il 21 maggio lo sciopero era ripreso, stavolta per solidarietà con alcuni colleghi della regione del Galles che subivano la concorrenza di lavoratori polacchi.

La Total respinge le accuse che le vengono rivolte riguardo a questa terza tornata di scioperi. «Quando un progetto di costruzione avanza - dice un portavoce dell’impresa - ci sono persone il cui posto di lavoro viene ad estinguersi naturalmente.

Questo è connaturato al settore delle costruzioni». «La Total non ha nemmeno provato ad affrontare il contenzioso» ribatte Paul Kennedy, segretario generale del Gmb, uno dei principali sindacati britannici delle costruzioni.

«E questo ha alzato il livello dello scontro sociale». Adesso i cantieri sono fermi, il negoziato a un punto morto. Venerdì diversi siti chimici e petroliferi - 17 secondo i sindacati - in varie zone della Gran Bretagna si sono fermati per scioperi selvaggi di solidarietà con gli operai di Lindsey.

«Se sostenete i nostri fratelli - dice un messaggio diffuso fra i lavoratori - grazie. Se non lo fate, ricordatevi che le prossime vittime potreste essere voi. Il momento di battersi è ora».


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