LA SPADA DI FUOCO dell'Arcistratega
(Estratto da CLEMENTE SOLARO DELLA MARGARITA, Avvedimenti politici)
Equidem nos vera rerum vocabula amisimus, dirò con le parole di Catone al Senato Romano, scorgendo quanto stranamente si abusa della parola moderazione. Virtú ella è certamente se s'intende di quell'atto di volontà per cui vanno moderate le passioni, ma è tutt'altro se si mostra in un amalgama di virtú e di vizio, donde esce una sordida superfetazione che conserva molte brutture del secondo, e una veste di apparenza di beltà tolta dalla virtú ad imprestito. Si abusa egualmente della parola esagerazione quando si suppone che questa possa sussistere nell'applicazione dei principii di giustizia e di virtú, ed i moderati follemente si credono essere degli eroi perfetti fra la virtú e il vizio. […] Or la giustizia è tale che non si può mai troppo amare, né moderare nell'applicazione, se con essa si governa, vi è certezza di non fallire mai, di non esagerare mai. […]
Il moderantismo è un atto di solenne vigliaccheria; son moderati i pusillanimi che tutto temono, e tentano salvarsi colle teorie d'una falsa saviezza; gregge servile che non dà aiuto agli amici, non combatte gli avversarii, non ha il coraggio di forti opinioni, non osa reprimere i partiti; ne forma un terzo pallido ed impossente al bene; adula i vincitori, accarezza i vinti, pronto a servire sempre chi prevalga. Non essendo in buona fede mai, i moderati pregiudicano chi è al potere, e coi loro errori ne preparano la rovina. Si credono abili, perché calcolano tutte le eventualità di profitto personale, e sono la vera significazione dell'egoismo che sagrifica a viste private gl'interessi della cosa pubblica. […]
Il moderantismo vorrebbe co' suoi papaveri addormentar perfino la Religione, di cui fa le viste di temere gli eccessi; a diminuirne perciò la salutare influenza, inceppa l'autorità della Chiesa. Taluni fra i moderati a scuola di migliori principii devoti, deplorano la perversità delle massime che all'idea religiosa contrastano, ma credono ormai non potersene evitare la diffusione e il contagio, né esservi altro rimedio che il secondarle, per impedire che troppo oltre trascorrano. Questa transazione fra il bene ed il male, non è meno assurda di quello che lo sarebbe nei medici secondare le infermità anziché guarire chi le soffre, e trattarle in modo che conducano a morte lenta, ma non men sicura. […]
È tutto proprio dei moderati quel grande sfoggio di sentimenti di umanità che si estendono, senza cambiarne il nome, perfino alle bestie, compiangendosi le sferzate con cui affliggono i cavalli dei cocchieri, o i colpi di bastone che riceve l'asino per ispingerlo al molino. Ne abbiamo l'esempio in Inghilterra: colà, dove il pauperismo si lascia senza pietà al suo squallore, ove il popolo dell'Irlanda, florida parte del possente Impero, geme nella miseria; colà, guai che si maltratti un animale! […] È l'istessa umanità, che fa considerare la mendicità come incomoda ai non caritatevoli moderati, per cui togliendola come si tolgono le immondizie dalle vie, condannano al carcere ed al lavoro forzato chi ha la disgrazia di nascer povero.
“[…] I seguaci della giustizia non cercano nelle tenebre il trionfo della sua santa causa; allo splendore del giorno ne alzano il grido; il solo segreto testimonio che hanno, è la voce di una coscienza retta che li rinfranca: non si cospira mai per la giustizia. Ma dall’odio dei faziosi per quelle colleganze che suppongono esistere a loro ostili, s’impari che alle sette rivoluzionarie non si deve dar tregua mai.
A tanto fine vuolsi in chi governa quella volontà efficace, che non lascia speranza di salute a chi tant’oltre prevarica. Non propongo mezzi crudeli; abborro la tirannide. Se il medio evo ci porge esempii di estremo rigore, gli uomini erano allora di un’altra tempra; fiero il loro carattere, forte il coraggio, né facilmente si domavano, e ciò spiega l’atrocità delle pene. Non le rendono necessarie i molli costumi della moderna età intenta ai soli piaceri. Gli uomini d’oggidí possono essere perfidi quanto gli antichi, ma in fermezza di carattere, in coraggio e nella fede nelle proprie opinioni, sono lontani assai da coloro che affrontavano ogni pericolo per sostenerle. Adesso non le sostengono che quando hanno quasi certezza di vincere e di nulla arrischiare; troppo amore al proprio ben essere, troppo affetto alle cose materiali, alla stessa vita, impediscono sacrificar cosí cari interessi per lo zelo di una causa che in tanto amano in quanto a quelli serve. Non fa d’uopo per reprimerli grande apparato di pene; minori assai spaventano: e purché quelle dalle leggi imposte sieno severamente applicate, quantunque sieno miti, incutono timore, sempreché non abbiano speranza di sottrarvisi”
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