No, io '' l+'ho detto, qualche post indietro, erano che qualcuno è andato in buona fede. non ho fatto questo calcolo. Affermo chela maggioranza veva intenzioni violente. E' diverso.
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Certo.
Ma c'è una bella differenza tra le dittature che sparano sul popolo e questi quattro dementi che giocano a scimmiottare i rivoluzionari, oltretutto ben sapendo che non rischiano praticamente nulla.
Oggi ho sentito un commento, non ricordo da parte di chi, che condivido in pieno: mille di questi delinquenti che hanno devastato Roma non valgono un solo manifestante di paesi come la Siria e simili.
Perchè quelli, a differenza dei devastatori nostrani, rischiano realmente la vita, e lottano per ottenere la libertà, vivendo nella merda e nella miseria, non certo come i fighettini che possiamo vedere nei filmati, che una volta finito il diversivo rappresentato dalla "giornata di lotta dura" se ne tornano tranquillamente a casina.
Da buoni pagliacci.
Foto Testimone impassibile davanti all'assalto alla banca - 1 di 2 - Repubblica.it
secondo te questo è un manifestante?
"Non vogliamo pensare alle lotte romantiche di guccinesca memoria ferroviaria e neppure alla vera resistenza con il mitra a tracolla e passi incerti su sentieri di montagna appenninica.
E neppure gli imperiosi anni settanta, che hanno seguito la miccia accesa a Berkley, nel maggio francese e da quel ’68 troppo intenso ma breve. Ma dagli anestetizzanti... anni 80, simbolo dello yuppismo galoppante di televisioni libere (sic!) e garofani craxiani fino alla non accettazione della vecchia politica di mani pulite, mai c’erano stati dei sussulti da parte degli italiani.
Sarà per via della certa incertezza; dell’indubbia precarietà; della crisi economica che ha tolto tutto a tutti (tranne le rarissime eccezioni dei soliti noti); sarà perché ci siamo nauseati di gente che, senza fare un emerito cazzo, guadagna stipendi da mille e una notte avendo nel contempo tutti i vantaggi che caste, castine, castazze, godono solo per senso di appartenenza.
Fatto sta che se al governo da 16/17 anni c’è il cavaliere e se quei rari governi patchwork di centrosinistra non hanno fatto nulla e si sono sempre liquefatti come cera al sole, finora ha significato il quieto vivere di gente stanca anche di lottare e rincoglionita da tivù e gossip che non si è sollevata ne con i girotondi e neppure colorandosi di viola, il movimento mondiale degli indignados pare stia dando un interessante input anche a questa soporifera Italia che si è rotta di minacce secessioniste di un Bossi ormai al capolinea che sta progressivamente perdendo il comando all’interno di una lega che non lo segue più come un tempo. Circa il cavaliere, sommerso da scandali e dall’età veneranda nonostante tenti di imbrogliare tutti cercando di ostentare uno smalto da cinquantenne (peccato che quando cammini si debba appoggiare e una volta seduto si addormenti…), inizia a pagare la perdita di quella verve che gli ha consentito di affascinare platee sognanti e da ex politici trombati da partiti che si sono sciolti dopo il 92 e che si sono riciclati per il solo cadreghino.
La data mondiale del 15 ottobre è stato l’inizio di una consapevolezza sempre più crescente che, anche grazie alla rete internet, sveglia le coscienze assopite in quella pigrizia tanto comoda quanto ingiustificabile che ha provocato la regressione di conquiste costate anni di lotte politiche e sociali e una narcosi galoppante che ha visto la fine di ideologie e battaglie.
A Roma il corteo variopinto di persone unite da quel malessere che nasce dalla crisi del capitalismo, dalle sue cause e dai nefandi effetti, ha visto una folta schiera di antagonisti che senza paura, ha cambiato i connotati di una manifestazione che pareva più un invito al ‘’volemose bene’’ che un momento di dura lotta. I soliti perbenisti, i ‘’democratici’’ asettici, i portaborse dell’opposizione hanno all’unanimità condannato le ‘’inammissibili violenze’’ confermando ancora una volta di non avere il coraggio di saltare il fosso e di restare immobilizzati nella melma del bieco conformismo che a nulla porta. Analisi che ci riporta al fatto che l’italica stirpe nei momenti topici, si tira indietro e si rintana all’interno della comoda e pratica posizione del ‘’io non c’entro niente e se c’ero, dormivo’’, tutt’al più sforzandosi di pontificare con sommi giudizi da esperti della situazione, prendendo le debite distanze da quei giovani vestiti di nero che sfasciano vetrine, incendiano banche, tirano sassi e molotov alle forze dell’ordine.
Chi c’era nella parte degli antagonisti, può affermare che tutti loro hanno la precisa percezione di quello che fanno e perché lo fanno e non certo per opportunismo. Giovani e non più giovani vestiti di nero, in buona fede, combattono una solitaria guerriglia contro tutto ciò che non crea disagio: il potere costituito; i partiti e le organizzazioni politici dove ciò che conta è sempre e solo la poltrona e gli interessi personali; il capitale e i suoi strumenti (banche, istituzioni finanziarie, assicurazioni, agenzie interinali); i grandi monopoli; i mezzi di una informazione pilotata per addormentare l’intelligenza e la cultura; le religioni drogate; il sistema nei suoi meccanismi.
Se i telegiornali hanno parlato di un centinaio di violenti, possiamo affermare che la stima era indubbiamente falsa in quanto i gruppi che hanno combattuto nella capitale, superavano le tremila unità provenienti da tutta Italia e con qualche compagno straniero.
La guerriglia urbana ha evidenziato il fatto che ci si può organizzare e battere il nemico, raggiungendo qualsiasi traguardo e questo, deve essere sempre e solo considerato, il punto di partenza di una lotta che deve prendere forma senza interessarsi di critiche sterili condizionate da un ipocrita buonismo o, nel caso peggiore, da una evidente viltà.
Roma è solo l’inizio."