no, ma me lo immaginavo sono troppo un rompiballe......


no, ma me lo immaginavo sono troppo un rompiballe......


"Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"


c'è una mappa aggiornata con tutte le province?




"Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"


"Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"


Uno degli aspetti positivi di questo metodo, è che funziona anche quando non sei il primo dei non eletti. Accade che quelli prima di te non vogliono subentrare.
Cmq raccattare preferenze è sempre una cosa brutta. C'è chi proprio non c'è la fa a "vendersi" per questioni caratteriali, quando poi in realtà è una persona in gamba e preparata. Solidarietà.
"Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"


Il Carroccio: "A Milano il Pdl arranca, rivedere la giunta Moratti"
Alla Provincia Bossi vuole tre assessori e la vicepresidenza
Nord, la Lega esulta
e prenota tre Regioni
di RODOLFO SALA
http://www.repubblica.it/2009/06/sez...a-regioni.html
MILANO - Dalla Laguna fin sotto la Madonnina, passando per tutto il Nord. La Lega rivendica innanzitutto a se stessa le vittorie elettorali del centrodestra e va all'incasso. "Siamo determinanti, vogliamo di più", dicono i colonnelli bossiani. A Milano è assedio a Letizia Moratti, ritenuta tra i responsabili della performance poco brillante ottenuta in città dal nuovo presidente della Provincia Guido Podestà, che ha vinto solo grazie al traino dell'hinterland (dove la Lega è più forte). E in vista delle regionali dell'anno prossimo, la Lega torna ad alzare la voce: non le basta più la presidenza del Veneto, adesso è lo stesso Roberto Calderoli a prenotare la guida di almeno tre Regioni.
A Milano il Pdl fa quadrato attorno al sindaco, e tenta come può di respingere l'assalto dei leghisti che vogliono più potere in giunta e la testa di alcuni assessori molto vicini alla Moratti. È una difesa d'ufficio resa indispensabile anche dal gelido commento di Bossi ai risultati delle provinciali: "A Milano non ha vinto nessuno". La replica della Moratti è secca: "L'analisi del voto, soprattutto nelle grandi città, va fatta sui risultati del primo turno, e due settimane fa Podestà ha vinto, anche in città; sarebbe meglio abolire i ballottaggi". E mentre Filippo Penati guarda alle comunali del 2011 ("Si é aperta la caccia alla Moratti, anzi adesso è lei a dover inseguire"), interviene il vicesindaco Riccardo De Corato, ex An. Ma per bacchettare gli alleati del Carroccio: "È comprensibile che il centrosinistra, colpito dalla sconfitta, cerchi un appiglio per consolarsi; ma non si capisce l'attacco della Lega, che spara a zero e in modo del tutto ingiustificato sul sindaco e sulla giunta comunale di cui peraltro fa parte". Poi la staffilata: "Nessuna preoccupazione per il Pdl, che a Milano, già alle europee, ha segnato una crescita dello 0,3 per cento, a differenza della Lega che invece ha perso lo 0,6".
Che tra gli alleati di giunta stiano volando gli stracci lo conferma anche il comunicato a quattro mani diffuso dal capogruppo in Comune del Pdl Giulio Gallera e dal suo vice Carlo Fidanza: "Per la serenità degli amici della Lega, non c'è da giocare sul risultato di Milano città per richiedere spazi e ruoli, ma da condividere le responsabilità del governo cittadino". Poi Podestà: "Non addossiamo delle responsabilità alla Moratti, che si è anche molto spesa in campagna elettorale". Sarà un caso, però il primo incontro del neopresidente della Provincia, in vista della formazione della giunta, è stato proprio, ieri sera, con il plenipotenziario della Lega a Milano, Matteo Salvini. La richiesta a Podestà è secca: tre assessorati, la vicepresidenza della giunta e la presidenza del consiglio provinciale. Altrettanto quella al sindaco: "Se Berlusconi sta rifondando il Milan, la Moratti può rivedere la sua giunta, due o tre innesti non sarebbero male".
Poi c'è il Veneto, dove i candidati leghisti hanno fatto scintille, più di quelli del Pdl (com'è successo a Padova con la sconfitta del pidiellino Marco Marin, tra l'altro alleato al secondo turno con l'Udc. "La valanga verde - taglia corto la neo parlamentare europea della Lega Mara Bizzotto - ha espugnato anche roccaforti rosse come Venezia e Belluno. Questo è sicuramente il viatico migliore per avere un governatore leghista in Veneto: come ama dire Bossi, il popolo apprezza i nostri uomini e le nostre donne". E li apprezzerà, come dice Calderoli, anche in Lombardia e in Piemonte.
24 giugno 2009
Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)


Juv, preparati che tocca a te adesso
«La Lega vuole la Liguria inserita nel grande patto delle regioni del Nord»
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=361295
Il Veneto è sempre stato l’obiettivo della Lega nonostante le autorevoli rassicurazioni a Giancarlo Galan e nonostante il mancato «sorpasso» con conseguente «attesa al casello». Poi c’è il Piemonte, dove la Lega può mettere in campo un campione del calibro di Roberto Cota. La Lombardia è obiettivamente più difficile, con Formigoni quasi intoccabile. Il Carroccio potrebbe avere il terzo posto in una regione considerata rossa. Emilia e Toscana sono state da poco «violate» dall’avanzata leghista, infine c’è la Liguria. Dove pure ormai l’investitura di Sandro Biasotti è ribadita in ogni circostanza.
Gli accordi di coalizione però sono molto delicati ed ecco così che tutto potrebbe tornare in ballo. Anche la Liguria? Francesco Bruzzone, leader regionale della Lega, non nega che il discorso Liguria debba essere messo sul tavolo, ma non necessariamente in chiave candidature. «Il vero obiettivo è rientrare a pieno titolo nel quadro degli accordi perché sia inserita la Liguria nel grande blocco del Nord - detta l’autentica condizione - Vogliamo che nell’ambito degli accordi venga considerata anche la Liguria, a prescindere dalle caratteristiche di ogni regione. Questo nel 2000 non era successo». Gli equilibri di cui discutere vedono insomma anche la Liguria in gioco, ma è inutile insistere sulla questione governatore. Bruzzone è tranciante: «Non è che gli accordi si fanno solo sul nome del presidente. Noi non ne facciamo una questione di poltrone. Comunque aspetteremo di conoscere le decisioni che verranno prese dai nostri dirigenti di partito».
A livello locale però in pochi sembrano avere dubbi sul ruolo di Sandro Biasotti alla guida della coalizione che sfiderà il centrosinistra tra un anno. Il ministro Scajola lo ha ribadito ancora ieri, parlando di candidatura «naturale», mentre Gianni Plinio, consigliere regionale del Pdl, ha definito la vittoria di Angelo Vaccarezza a Savona come un «campanello d’allarme per Burlando e la maggioranza regionale di centrosinistra». La sua analisi sul dopo-voto fa riferimento anche al «progressivo sfaldamento della giunta Vincenzi a Genova», e conclude sottolineando «tutte le concrete premesse per una vittoria di Biasotti alle regionali del prossimo anno».
Gli attivisti del Carroccio intanto non si scompongono. Per nulla interessati ai valzer delle poltronissime, dopo le conferme ai successi elettorali, riprendono anzi le battaglie di sempre, quelle che hanno portato risultati e soprattutto contatto diretto con la popolazione. Ieri, ad esempio, erano a Marassi con un presidio contro la presenza dei nomadi nei pressi dello stadio. «Il ritorno degli zingari conferma che il Comune non ha mantenuto le promesse fatte dall’assessore Francesco Scidone circa la messa in opera dei dissuasori di sosta subito dopo la fine del campionato di calcio», incalza Bruno Ferraccioli. Mentre il segretario provinciale Edoardo Rixi esulta per il «forte afflusso di cittadini in piazza che ha preoccupato i rom che hanno abbandonato lo spiazzo che avevano occupato».
Il momento magico della Lega ligure intanto viene confermato dalla «concretissima possibilità» che Sonia Viale diventi il secondo europarlamentare ligure insieme a Francesca Balzani del Pd. «Verso i primi di luglio la Cassazione completerà i conteggi per l’attribuzione dei seggi - conferma Bruzzone - Ma al di là di questo credo che Sonia Viale dovrebbe essere vicinissima al posto in Europa».
Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)


Deserto rosso dal Ticino a Trieste
Lombardia e Nordest che producono il 34% del Pil diventano zona «no left»
http://www.corriere.it/politica/09_g...4f02aabc.shtml
Già dal nome si capisce che Ivan Malavasi fa parte dell'album di famiglia della sinistra. Iscritto per la prima volta al Pci nel 1967, quando aveva 19 anni, oggi è il presidente degli artigiani della Cna. Quegli artigiani che erano «rossi» e oggi «votano indifferentemente Pdl, Le*ga e Pd decidendo volta per volta». Dai sondaggi interni, che Malavasi e i suoi fanno di tanto in tanto, viene fuori, infat*ti, che il voto d’appartenenza non esiste più e gli artigiani della Cna non si sento*no in dovere di votare Pd. Anzi. A Varese tra i sette vice-presidenti della Cna me*no della metà vota centro-sinistra e grosso modo le stesse proporzioni si ri*trovano tra i membri del consiglio pro*vinciale.
La débâcle elettorale dei Democratici nel Lombardo-Veneto si spiega anche così con la diaspora dei «suoi» artigiani che segue la fascinazione leghista sulla classe operaia. Se non ci fossero le am*ministrazioni di Mantova, Padova e alla Provincia di Rovigo per i progressisti sa*rebbe un deserto politico, un’immensa zona no left dal Ticino a Trieste. «In que*ste terre oggi c’è disagio, quasi rabbia, verso la politica e la sinistra paga il prez*zo più salato per l’ormai cronica incapa*cità di interpretare bisogni e aspettative dei ceti produttivi» sostiene Malavasi. Lo scollamento si percepisce anche tra gli otto milioni di iscritti alla Lega Coop. Una volta il voto rosso andava in auto*matico, oggi non più. Il mondo della co*operazione si sente trascurato dal Pd e i dirigenti della Lega Coop hanno sotto*scritto con il governo la riforma del siste*ma contrattuale, quella avversata con ogni forza dalla Cgil e da tanti dirigenti del partito. Un’indagine realizzata in Ve*neto già qualche anno fa dalla Coop Adriatica è arrivata alla conclusione che il 40% dei soci coop potevano essere con*siderati elettori piuttosto fedeli del cen*tro- destra. Alle cooperative rosse ora ci si iscrive perché danno buoni servizi e offrono prezzi bassi ma poi la separazio*ne con le scelte politiche è nettissima.
Le organizzazioni economiche che rappresentavano il retroterra della sini*stra ora camminano per conto proprio, fanno e disfano le alleanze e non hanno bisogno di parenti ingombranti e per di più con le idee annebbiate. Le imprese di costruzioni della Lega Coop, come la Cmb di Carpi, sono apprezzate anche fuori dall’Emilia, in Lombardia per esem*pio, e sono presenti nei lavori per il Tea*tro alla Scala o per le infrastrutture di ter*ritorio. Nel mercato dell’interinale Lega Coop e Compagnia delle Opere hanno costruito una società comune, Obiettivo Lavoro. La grande crisi non ha spazzato via le coop abituate da sempre a fare da ammortizzatore sociale e così rinuncian*do agli utili e stringendo la cinghia sono riuscite ad evitare i licenziamenti di mas*sa. A Varese, dove pure opera la più com*patta Confartigianato d’Italia, attorno al*la Cna girano circa 5 mila imprese. «Più siamo distanti dalla politica più siamo credibili» sostiene il presidente provin*ciale Davide Parolo, titolare di un’autoffi*cina. La lontananza dai partiti è così pa*gante che Malavasi pensa che si debba dar vita ad una grande Federazione dei Piccoli che unisca tutte le rappresentan*ze dei piccoli imprenditori, degli artigia*ni, dei commercianti e della cooperazio*ne, anche se è evidente che scaverebbe un solco ancora più ampio con il Pd. Ognuno per la sua strada e addio al colla*teralismo. «La sinistra politica ha sba*gliato a snobbare i piccoli, è stato un er*rore storico privilegiare la Cgil, la Cisl o la Confindustria. La concertazione roma*na non rappresenta l’interesse genera*le » dichiara Laura Puppato, sindaco Pd (con partita Iva) di Montebelluna e neo-eletta al Parlamento europeo.
La Puppato è una delle poche eccezio*ni perché in quasi tutti gli altri distretti industriali il centro-destra prevale. Uno studio fatto lo scorso anno dalla Fonda*zione Edison ne aveva elencati ben 46 nei quali la coalizione capeggiata da Sil*vio Berlusconi aveva vinto. Anzi stravin*to, visto che in 33 casi la percentuale era stata fra il 73 e il 60%. L’unica eccezione del campione era rappresentata dal di*stretto delle piastrelle di Sassuolo (caro a Romano Prodi) dove il centro-destra alle politiche si era fermato al 43,4%. Ma ieri nonostante la costante presenza e at*tenzione di due ex ministri come Pierlui*gi Bersani ed Enrico Letta, il Comune ha cambiato di segno ed è passato alla de*stra. «Gli uomini e le donne del Pd non conoscono la realtà della piccola impre*sa, anzi la disprezzano e quando è l’ora delle urne sono ricambiati con eguale moneta» sostiene il deputato del Pd Ni*cola Rossi. «È inutile imbarcare i Cola*ninno e i Calearo quando tutti ricordano le scelte del ministro Visco, la rappresen*tazione di un fisco totalmente sordo. Ha abbassato l’aliquota dell’Ires e l’ha finan*ziata riducendo la deducibilità degli inte*ressi passivi. Una mazzata per le piccole imprese che si erano indebitate per fare investimenti. Al momento del voto non si dimentica».
Con il responso delle urne «è stata di*sarcionata anche la strategia imperniata sul ruolo degli amministratori come Chiamparino, Penati e Cacciari» com*menta Carlo Cerami, coordinatore lom*bardo della Fondazione Italianieuropei che sta per organizzare il 30 a Milano il primo appuntamento pubblico della si*nistra dopo il voto. Si parlerà del futuro delle banche italiane e saranno presenti i big del credito e dell’impresa. Ma così non rischiate di avvalorare la tesi leghi*sta che vi presenta come banco-centrici e filo-confindustriali? «Non sarà una passerella per banchieri, cercheremo di costruire un ponte tra finanza e territo*ri. Se imprese e credito non si parlano i piccoli vanno in ulteriore sofferenza» as*sicura Cerami, ma è cosciente del ri*schio. Il Pd nei grandi alberghi e la Lega per strada.
In termini di Pil la Lombardia e il Nord Est rappresentano 530 miliardi di euro, il 34% del Pil nazionale, una quota quasi interamente composta da ricchez*za prodotta dai privati. Su questa ma*cro- regione dal Ticino a Trieste sventola*no le bandiere del centro-destra che si considera tanto forte da poter mettere in calendario per il prossimo anno un derby tra Pdl e Lega per la supremazia in Lombardia e Veneto. Tanto la sinistra non prenderà palla comunque. L’egemo*nia della destra è così forte da reggere anche agli scossoni dello scontento dei piccoli imprenditori. La crisi, secondo i modelli della scienza politica, dovrebbe avvantaggiare le opposizioni, specie se di sinistra. Invece sta succedendo il con*trario, il Pdl non paga dazio e la Lega cre*sce sullo scontento degli operai che pre*sidiano i cancelli e dei commercianti che rischiano di chiudere.
Annota Rossi: «Chi si stupisce do*vrebbe sentir parlare in Parlamento i le*ghisti. Sui problemi della piccola im*presa sono preparatissimi. Pdl e Pd in*vece in questo si assomigliano, parla*no per sentito dire». Secondo Parolo (Cna) la rabbia dei piccoli imprendito*ri non segna ancora un divorzio dal centro-destra perché comunque «pen*sano che a palazzo Chigi ci sia un gover*no amico», nonostante che «sugli stu*di di settore il governo li abbia lasciati a terra». Ma la spiegazione più tran*chant viene da Nicola Rossi: «Non pro*muovo il governo, tutt’altro. Ma se un artigiano deve scegliere tra Sacconi e Damiano, tra Brunetta e Nicolais che pensate che faccia? Sacconi ha comun*que semplificato il regime di assunzio*ni e licenziamenti e Brunetta a modo suo sta lottando contro la pubblica am*ministrazione inefficiente. Il Nord a queste cose è attento».
Dario Di Vico
24 giugno 2009
Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)