In seguito alla difesa di principio del Movimento Zeitgeist, vorrei qui precisare alcune mie considerazioni in merito allo stesso. Vorrei altresì precisare che al momento non sono molto ferrato nella conoscenza dello stesso, per il quale mi ripropongo di informarmi meglio e più dettagliatamente nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Faccio perciò qui alcune considerazioni generali. Da quanto dirò potrebbe sembrare che sia profondamente scettico sul movimento, ma non è così: per mia abitudine e natura - sebbene ciò può essere disdicivole, sono portato a tralasciare nella discussione i punti con i quali concordo, ed a sottolineare quelli su cui non sono pienamente d'accordo o in disaccordo, o che sono maggiormente dibattuti.
Anche in questo caso tralascio volutamente i numerosi spunti dello Zeitgeist Movement con i quali sono in sostanziaule accordo (ed anzi non nascondo ammirazione, in un contesto generale come quest'era storica in cui la discussione ed il dibattito ristagnano, che persone dal basso si siano uniti intorno a questo progetto, Zeitgeist, aspirando ad un'idea di società radicalmente diversa dal presente, anziché incancrenirsi nell'accettazione del presente come necessario ed immutabile).
Vengo quindi rapidamente ai punti più controversi, o che hanno generato polemiche nel presente thread, soprattutto da aprete dell'utente "puntinato" (.....), il quale ad oggi non risulta più iscritto al forum.
- religione: premesso che a mio avviso il dialogo con persone che hanno anche una visione religiosa della vita sia possibile, tutt'altro che un ostacolo, non mi pare che Zeitgeist Movement abbia una concezione religiosa dell'esistenza. Semplcemente appartiene a tutto quel filone di pensiero, quel milieu, quella weltanschauung, che anziché partire dal materialismo storico-dialettico e dal conflitto Lavoro-Capitale quali chiavi di lettura della realtà sociale, parte da una concezione spirituale della vita, intesa qui come "spiritualità" laica ed a-religiosa, che pone al centro l'essere umano, la sua natura e le sue più profonde aspirazioni. E' questa più vasta corrente in cui mi pare di poter inserire anche lo Zeitgeist Movement, maggiormente incentrata sull'analisi della psicologia umana e dei processi che avvengono a livello mentale; è inoltre maggiormente portata ad indagare dietro i fatti comke ci vengono quotidianamente raccontati, sviluppando quindi un'ottica maggiormente "cospirazionista/complottista" (tale termine viroglettato non vuole qui asusmere alcuna valenza negativa, anzi, me medesimo mi definisco tale)... un po' come l'area intorno al sito Disinformazione, già attento alle dinamiche che avvengono nei piani più alti ed oscuri del potere espressione dei ceti dominanti, prima che Marcello Pamio intraprendesse la menata cristica della necessità dell'aumento della popolazione ed in altri deliri, chiudendosi a riccio nella fede bigotta.
Chi ha ragione tra materialisti storico-dialettici e pensatori etici animati da una spiritualità laica e pienamente umana? Pur essendo per formazione più vicino alla prima chiave di lettura, sono convinto che siano due chiavi di lettura diverse del mondo equalmente valide, in cui quell oche unisce è in sostanza il desiderio di cambiare il mondo - quale che sia l'analisi ultima e profonda delle cause - muovendosi nella stessa direzione. Più che i distinguo, che non escludo che possan oesistere, bisognerebbe valorizzare gli elementi comuni dei rispettivi progetti, al fine di ricercare congiuntamente una nuova futuribile società diversa da quella attuale.
- criminalità: quello che l'ex utente puntinato (.....) non ha compreso del discorso sulla criminalità, asserendo che Zeitgeist affermerebbe che tutti i poveri sono criminali e tutti i criminali sono poveri. Più attentamente, si afferma e ribadisce invece una verità già nota: il bisogno, lo stato di necessità imminente, oltre che l'alienazione psicologica, spinge come è stato dimostrato ad un più alto tasso di criminalità. Quello che l'ex forumista non si rende conto saltando a pié pari tale discorso e liquidandolo, è qualcosa conseguenziale molto più interessante: non scorge la necessità di eliminare le stesse cause della privazione e del degrado in cui molti esseri umani vivono, per poter davvero eliminare la criminalità comune. No nriconoscendo che i problemi di criminalità sono in realtà la risultante di disagio sociale, e che quindi la questione criminalità è in realtà una questione di risoluzione dei problemi sociali, ma vedendo i due fenomeni come non interrelati tra loro, non mi stupirei di rivederlo nel coro di quanti a gran voce domandano la costruzione di nuovi carceri, l'aumento della cubatura di quelli esistenti, e l'inasprimento delle pene fino ad arrivare ad u nsempre più pressante controllo sociale, come metodo di lotta alla criminalità (misure che per giunta non funzionano).
altro nel prossimo post... tra stasera e domani.




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