Seul. La Corea del Sud sta pianificando un fondo da 50 miliardi di dollari che servirà a sostenere «il costo minimo» di un’eventuale riunificazione con la Corea del Nord. Così il Paese asiatico - che ha anche un “ministro per la riunificazione” che si chiama Yu Woo Ik - ha deciso di dare un segnale ai cugini del Nord, che abitano sotto la dittatura del “caro leader” Kim Jong-il, tiranno sanguinario che ha ridotto il Paese a una caricatura delle potenze comuniste ai tempi della cortina di ferro, dove si costruiscono bombe nucleari ma dal 1990 per fame sono morte oltre due milioni di persone. Il fondo potrà essere sottoscritto volontariamente dai cittadini della Corea del Sud, ma anche da residenti in Paesi esteri, mentre al momento non ci sono trattative dirette con governi interessati a sposare questa causa così come non è prevista una “tassa sull’unificazione”. Del resto, nessuno realisticamente può dire se e quando le due Coree diventeranno un’unica nazione: gli oligarchi di Pyongyang non ci pensano nemmeno ad abbandonare il potere, nelle loro dimore fa caldo e c’è cibo in abbondanza. La mossa di Seul viene liquidata come l’ennesimo trucchetto della Corea del Sud. Intanto, sul confine l’aria sa ancora di piombo, tra i due Paesi c’è un abisso invisibile, l’incomunicabilità è totale. Quest’estate una nave da guerra di Seul è stata affondata dalle forse nord-coreane, facendo una strage di marinai: «Seul ci ha provocati». I cugini del Sud fanno come se niente fosse. Se non altro per darsi un’immagine di paladini della democrazia, preferiscono teorizzare sui costi della riunificazione. Il fondo da 50 miliardi corrisponde a circa un quarto del prodotto interno lordo del Paese nel 2010.
L’economia della Corea del Sud è circa 40 volte più grande di quella della Corea del Nord, un Paese con 49 milioni di abitanti. Rispetto al caso tedesco, lo squilibrio è siderale: quando infatti la Germania Est confluì nell’Ovest, il Paese aveva circa 15 milioni di abitanti, e il prodotto interno lordo era circa un terzo inferiore. «Non solo - argomenta Moon Chung In, docente di Scienze politiche all’Università di Seul -. L’economia della Germania Ovest nel 1989 era molto più forte della nostra, e c’erano molto meno abitanti». Per questo, al di là della mossa politica, in Corea del Sud è ricorrente la domanda su quanto costerebbe la riunificazione del Paese, e se questo si potrà fare - pure in maniera pacifica - senza rischiare il tracollo finanziario: il pareggio di bilancio è giusto previsto per il 2013. L’obiettivo per il prossimo anno di Kim Jong-Il è quello di «dare a tutti i miei abitanti un zuppa di carne calda»). È vero anche che Seul è da sempre sostenuta dagli Stati Uniti, mentre dopo anni di isolamento, la Cina è madrina di Pyongyang: un recente accordo commerciale copre l’83% dei traffici internazionali del Paese.
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