
Originariamente Scritto da
vanni fucci
Assisi, in quella nuvola di Giotto
c'è nascosto un demone
ROMA - Quell'affresco di Giotto, nella Basilica superiore di San Francesco, ad Assisi, l'avranno visto e ammirato in otto secoli di vita, dalla fine del '200, milioni e milioni di persone - pellegrini, turisti, religiosi, laici, appassionati ed esperti d'arte, politici, rockstar - eppure nessuno si era mai accorto di un particolare: il ritratto di un demone quasi scolpito in una nuvola. A scovarlo è stata la storica Chiara Frugoni, grande studiosa del francescanesimo.
Eppure, quel particolare - «un vigoroso ritratto, completato anche da due corna scure», secondo le parole della medievalista, nella parte della nuvola più vicina all'angelo di destra - compare in una delle scene centrali del ciclo della Vita di Francesco: la ventesima, quella che mostra, in basso, la morte del Santo, attorniato dai discepoli, e nella parte superiore l'anima di Francesco ascesa in cielo. In mezzo c' è appunto la nuvola, con il demone. La ventesima è una delle scene più significative del ciclo attribuito a Giotto ed è stata anche la più impegnativa per i pittori del cantiere: ci sono volute ben 66 giornate di lavoro per completarla.
Non è stata una pennellata a caso. Ma è stata un'impertinenza, un gioco dell'artista, quel profilo di demone? Chi voleva rappresentare il pittore? Se stesso, un compagno di lavoro, un frate committente? Oppure, quasi nascosto nelle nuvole, tentava - come si credeva nel Medioevo - di impedire la salita delle anime al Paradiso, nell'eterna lotta fra il bene e il male? A porre le domande, solo ipotesi interpretative, è la stessa Frugoni, parlando - in un articolo per il prossimo numero di San Francesco Patrono d'Italia, la rivista edita dal Sacro Convento di Assisi, anticipato dal sito sanfrancesco.org - di un «significato ancora da approfondire, ma che sembra destinato a dare buoni frutti».
Secondo il capo dei restauratori della Basilica, Sergio Fusetti, la scoperta della Frugoni introduce sicuramente una «novità iconografica, ma il demone non sembra entrare nella scena vera e propria, altrimenti sarebbe stato evidenziato con più visibilità. Forse è stato un dispetto dell'artista nei confronti di qualcuno o forse un suo divertimento».
Se, dunque, c' è campo aperto per le interpretazioni di quel profilo di demone - il naso adunco, gli occhi scavati, le due corna scure - la stessa Frugoni è invece certa che la sua scoperta sia destinata a fissare un nuovo inizio di quella che la medievalista chiama la «manipolazione delle nuvole» da parte di un pittore. «Fino ad oggi, infatti - osserva la storica - il primo pittore che pensò di trattare le nuvole era ritenuto Andrea Mantegna che nel suo San Sebastiano, dipinto nel 1460 (oggi conservato nel Kunsthistorisches Museum a Vienna), mostrò sullo sfondo del cielo un cavaliere che emerge da una nuvola. Ora, questo primato del Mantegna non è più tale».
La scoperta di questa figura nell'affresco giottesco è stata comunicata dalla Frugoni al custode del Sacro convento di Assisi, padre Giuseppe Piemontese, e al direttore della Sala stampa, padre Enzo Fortunato. C'è molta attenzione nella comunità francescana sulle questioni legate al formidabile monumento artistico che è la Basilica - e spesso per modesti restauri interviene direttamente, come nel caso dei lavori nella cripta - e con la stessa Frugoni, spesso ospite ad Assisi, c'è stato e c'è un confronto aperto. La rivista san Francesco Patrono d'Italia ha così deciso di dedicare uno speciale alla scoperta della Frugoni, con un articolo della stessa medievalista - della quale è appena usicto su Einaudi il libro "Storia di Chiara e Francesco" - corredato dalle foto di quel demone fatto spuntare da Giotto fra le nuvole del cielo d'Assisi, il 3 ottobre del 1226, giorno della morte di Francesco.
Assisi, in quella nuvola di Giotto c'è nascosto un demone*-*Il Messaggero