
Originariamente Scritto da
napici
I Casi particolari sono applicazione della norma generale. La Chiesa Cattolica non ritene valido in alcun modo il matrimonio civile per i propri battezzati. Si veda anche la vicenda di Mons. Fiordelli, vescovo di Prato, che negli anni '50 dichiarò "pubblici peccatori" e "pubblici concubini" i primi due battezzati che nella sua diocesi si sposarono solo con rito civile (vedi
qui e
qui - le fonti non sono il massimo ma riportano la vicenda) beccandosi pure una denuncia da parte degli interessati.
Non so come tu interpreti i canoni ma a me paiono molto chiari: se il coniuge non si vuole battezzare e non vuole convivere pacificamente senza offendere Dio, si può far uso del privilegio paolino e sposarsi di nuovo. Non basta che il coniuge non cristiano dichiari di non voler offendere Dio, deve anche farlo davvero: già il non volersi convertire può essere considerato insopportabile da chi ha appena trovato la fede e avverte quindi l'urgenza e l'importanza della conversione. Mi sembra proprio che il privilegio paolino favorisca molto il neoconvertito.
Addirittura i canoni 1149-1150 danno questi privilegi (impensabile per un matrimonio tra battezzati) al neoconvertito:
Ti ricordo (ti do del tu perché la netiquette impone così. Se preferisci il lei, basta che tu me lo faccia sapere) che seppur essendo gli sposi i ministri del matrimonio, il matrimonio non si può considerare valido se non è celebrato da un ministro della Chiesa, o, volendo sposarsi in chiesa ma trovandosi nella materiale impossibilità di reperire un sacerdote (o vescovo o diacono), da un laico autorizzato dalla conferenza episcopale e dalla santa sede. Converrai che l'ufficiale civile che sposa in comune non ha questi requisiti. Ti riporto i canoni:
Segnalo anche
questa discussione su cattoliciromani.com dove si conferma che i matrimoni effettuati in comune tra battezzati non sono ritenuti validi dalla Chiesa.