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Discussione: Un colpo di stato

  1. #61
    sübre ò söpèi? No, Zølfø.
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    Predefinito Rif: Un colpo di stato

    Citazione Originariamente Scritto da Rotgaudo Visualizza Messaggio
    H
    Degli altri due si sa ancora poco,
    attendiamo presentazioni ed eventi,
    sempre se fanno il passo falso di entrare anche loro in politica.
    Magari la Pivetti non sa cosa cacchio fare e li tiene a battesimo politico
    (ocio alle mani, la Irene c'ha due spugne alla Fantozzi).

  2. #62
    Blut und Boden
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    Predefinito Rif: Un colpo di stato

    LO STATO D’ECCEZIONE

    nov 19th, 2011 | By admin | Category: News
    DI MORENO PASQUINELLI
    sollevazione.blogspot.com


    Considerazioni metapolitiche sul voto di fiducia parlamentare al governo di Mario Monti
    Da Karl Schmitt a Scilipoti

    Il governo di Mario Monti, con 556 voti a favore e 61 contro, è entrato in carica con la più ampia maggioranza parlamentare che l’Italia repubblicana ricordi. Come andavamo dicendo dall’estate scorsa, sarebbero bastate un’altro paio di spallate da parte dei mercati finanziari per ridurre a più miti consigli i berluscones, obbligandoli ad accettare ciò che fino a ieri essi escludevano con sicumera.
    Così è stato, non solo si son tolti di mezzo, ma hanno votato compatti a favore di un governo intronizzato da una congiura dei tanto biasimati "poteri forti", leggi il grande capitale finanziario e bancario transnazionale
    A dimostrazione che questi poteri forti non solo esistono, ma che alla bisogna spazzano via i politicanti che vorrebbero emanciparsi dalla loro tutela, ricordando loro chi comanda in ultima istanza. Ricordando insomma che i partiti sono solo comitati d’affari, ai quali è lasciata una relativa autonomia fino a quando gli affari van bene. Quando vanno male ad essi è tolta ogni potestà per lasciar posto alla dittatura dei loro padroni.
    Ho seguito in Tv tutti gli interventi dei capigruppo, fino all’ultimo, quello di Angelino Alfano, passando per Bocchino, Casini, Reguzzoni e Bersani. In un passaggio politico di rilevanza storica, ci si sarebbe aspettati discorsi che esprimessero senso storico, larghezza di vedute, profondità di pensiero. Invece nulla, nessun sussulto di dignità, nemmeno un dignitoso canto del cigno. Nemmeno in occasione dei loro funerali hanno saputo separarsi dal loro squallore. Discorsi da peones, sospesi tra demagogiche frasi ad effetto e pietosi e ragionieristici atti di fede verso il nuovo sovrano.
    Un sovrano che per nome e per conto dei suoi mandanti, non risanerà l’Italia, non darà la "crescita, tantomeno la "equità", ma che di sicuro seppellirà la seconda repubblica, che muore così com’era nata, per mezzo di un colpo di mano extraistituzionale, con un golpe bianco. Una classe politica di falliti ha devoluto le proprie prerogative ad un ducetto, sotto le mentite spoglie di un tecnocrate, alla cui sottana s’aggrappa per non essere spazzata via, nella speranza che il Salvatore, una volta terminata la trasfusione di sangue dal popolo italiano al vampiro euro-americano, gli restituisca lo scettro del comando. Speranza vana. Il bonapartismo non si toglierà di mezzo da solo, semmai getterà la sua maschera tecnocratica, per consolidarsi come potere oligarchico. A meno che esso non sia spazzato via dalla sollevazione popolare.
    Nella caliginosa sfilata di anime morte, Reguzzoni e Alfano han quasi brillato come stelle. Il primo avendo almeno il coraggio di indicare chi sono i mandanti di Monti, e i pericoli che di addensano sui cittadini (solo "padani" haimé), il secondo, a parte il salamilecchi di rito verso Berlusconi, ricordando a tutti che questa crisi catastrofica è tale perché è l’euro che non funziona e l’architettura dell’Unione europea è fallace. L’eccesso di zelo ha invece giocato un brutto scherzo a Bersani e Casini la cui raccapricciante pochezza politica è emersa in tutto la sua mestizia. Più che ha un passaggio di consegne e relativa intronizzazione sembrava di assistere ad un rito apotropaico, con Monti come esorcista.
    E’ macabro che in questo bivacco di pagliacci che è il Parlamento, sia stato proprio il loro capocomico, Domenico Scilipoti, ad aver compiuto il gesto più significativo. Egli si è presentato a Montecitorio con una vistosa fascia nera al braccio, consegnando ai colleghi deputati un manifesto mortuario con una croce nera con sotto scritto «Oggi è morta la democrazia parlamentare. Il popolo Sovrano ne dà il triste annuncio al Paese». Doveva aggiungere che se ciò è accaduto è anche a causa di farabutti come lui.
    Si può affermare che nella crisi sistemica internazionale l’Italia è dentro uno schmittiano «Stato d’eccezione»? La situazione nella quale l’ordine, la sicurezza e l’esistenza Stato sono obiettivamente in pericolo? Schmitt, che era anzitutto un anticomunista, riteneva lecita e legittima una dittatura, e quindi la sospensione dello Stato di diritto, proprio per preservare l’ordine sociale e costituzionale esistente. Ma quale autorità, in questi stati d’eccezione, può istituire la dittatura e risolvere la crisi di una nazione? Le vecchie forze politiche e parlamentari, paralizzate dal conflitto, possono al limite prendere atto dello stato d’eccezione, ma non esercitarlo, istituendo un potere autocratico. Esse possono semmai devolvere il potere ad un’autorità salvifica esterna, legittimandola attraverso una cessione di sovranità.
    Gli studiosi ci diranno che quello che vive il nostro paese non è, propriamente, uno stato d’eccezione schmittiano, poiché non usciamo da una guerra, nè quella civile è alle porte. Per di più il tecno-salvatore della patria non ha avocato a sé poteri dittatoriali. E infatti abbiamo parlato di bonapartismo tecnocratico. Tuttavia ci siamo molto vicini.
    Schmitt si lasciava alle spalle la prima guerra mondiale, la più grande carneficina della storia umana, dalla quale emerse non a caso la rivoluzione bolscevica. La guerra guerreggiata di ieri, condotta con cannoni, aviazione e fanterie corazzate, viene oggi condotta con le armi di distruzione di massa dei crediti, dei debiti, dei derivati, di criminali transazioni finanziarie e bancarie. Uno stato può essere messo in ginocchio e soggiogato dal grande capitale predatorio globale (la cui sentinella di ultima istanza è la micidiale macchina bellica USA), senza essere aggredito e occupato manu militari. Ieri valeva solo per i paesi semicoloniali, oggi può valere anche per paesi come l’Italia, che sono nani geopolitici privi oramai di difese e di sovranità reale.
    Con Monti siamo in uno Stato d’eccezione imperfetto, incompiuto, sui generis, ma pur sempre in uno Stato d’eccezione. La novità consiste in due aspetti sostanziali. Il primo: che esso non deve restaurare un ordine costituito andato in frantumi, ma difenderlo preventivamente dal suo crollo. Il secondo: che lo Stato d’eccezione, per quanto avallato dai satrapi politici italiani, non esprime la spinta dello stato nazione a salvare se stesso ma, al contrario, tradisce la propria pulsione di morte.
    Il 7 agosto 2011, Mario Monti, dalle colonne del Corriere della Sera, invocava non a caso un Podestà forestiero. Egli questo è, infatti, un Quisling che per conto di una finanza globale incarnata nell’Impero deve cancellare le ultime vestigia di sovranità nazionale. Ho scritto che Monti fallirà, ma se fallirà o le masse popolari sapranno prendere in mano le sorti del paese o avremo lo Stato d’eccezione dispiegato.
    Moreno Pasquinelli

    Fonte: RIVOLUZIONE DEMOCRATICA
    Link: http://sollevazione.blogspot.com/2011/11/lo-stat

    LO STATO D’ECCEZIONE -
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #63
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  4. #64
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    Predefinito Rif: Un colpo di stato

    Monti: "IVA al 23% e torna l'ICI"


    Una domenica di lavoro perché la crisi non aspetta. Monti e i suoi ministri stanno mettendo a punto le misure per portare l’Italia fuori dall’emergenza. Quelle più urgenti riguarderanno probabilmente la reintroduzione dell’Ici, le pensioni, un intervento sull’Iva, lotta all’evasione fiscale e liberalizzazioni. L’Ici sulla prima casa potrebbe tornare già dal 2012 con la previsione di una revisione dei valori catastali. Ma allo studio c’è anche un aumento dell’Iva. Quella ordinaria, già portata dal governo Berlusconi dal 20 al 21%, potrebbe arrivare fino al 23%, mentre sembra improbabile un intervento su quella agevolata al 10% che riguarda molti generi alimentari.
    Le risorse ottenute grazie all’aumento dell’imposta sui consumi potrebbero essere destinate a una riduzione del peso del fisco su lavoro e imprese, intervenendo su Irap e Irpef. Molto probabile, per contrastare l’evasione, è l’abbassamento del tetto dei pagamenti in contanti. Il limite per i pagamenti cash potrebbe essere 350 euro.
    Una discussione sulle misure più urgenti si avrà già nel Consiglio dei ministri di oggi dove verrà dato il via libera al secondo decreto su Roma Capitale. Ed è probabile che le linee guida verranno illustrate dal premier all’Europa durante il tour che lo aspetta in settimana. Monti incontrerà domani a Bruxelles il presidente Ue Barroso e quello del Consiglio europeo Van Rompuy, mentre giovedì sarà a Strasburgo per vedere Sarkozy e la Merkel. Le prime misure potrebbero avere il via libera già agli inizi di dicembre. Berlusconi ha aperto alla reintroduzione dell’Ici, mentre rimane irremovibile sul no alla patrimoniale. Opposto l’auspicio della Cgil che chiede di dare la precedenza alla patrimoniale. Aperta la questione dei viceministri e sottosegretari. Probabilmente non saranno scelti fra i parlamentari in carica ma saranno tecnici di area. I bene informati dicono che i partiti avrebbero trovato già un accordo per una distribuzione «equa».



    I FINIANI: "CHIUDERE I MINISTERI". Dopo il Pd, tocca ai Finiani chiedere la chiusura dei ministeri leghisti alla Villa Reale di Monza. Lo fa il futurista (Notizie online di politica,economia e cronaca - Il Futurista), webmagazine e settimanale di area finiana diretto da Filippo Rossi, che chiede a Mario Monti di mettere la parola fine «alla bufala». «Nessun ministero, nessuna attività. Se ne sono accorti gli stessi cittadini del Nord, che hanno protestato. E ora che la Lega ha scelto di mettersi all’opposizione, ci sentiamo di rivolgere un appello al nuovo capo del governo perché chiuda quegli uffici». Aveva già risposto agli attacchi il deputato leghista Paolo Grimoldi: «Se li toccano, daranno sostanza alla nostra voglia di indipendenza».

  5. #65
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    Ma tagliare le vergognose spese regionali e della sanità delle cinque regioni canaglia no?



  6. #66
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    Citazione Originariamente Scritto da Quayag Visualizza Messaggio
    Colpisce il fatto che nessuno ma proprio nessuno parli di smantellare il vergognoso apparato parassitario che è la causa di tutti i mali di questo paese.
    secondo le mie valutazioni (sicuramente opinabili e senza conferme ufficiali), tra parassiti diretti e clientele indirette più familiari vari (potremmo dire "l'indotto" del parassitismo) i parassiti italiani potrebbero aggirarsi sul numero di circa 30 milioni (dicansi trenta milioni!!!)
    come si fa a smantellare un simile apparato se non ci si tuffa in un conflitto bellico?
    ciao
    vb

  7. #67
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    Predefinito Rif: Un colpo di stato

    Citazione Originariamente Scritto da montecristo2006 Visualizza Messaggio
    secondo le mie valutazioni (sicuramente opinabili e senza conferme ufficiali), tra parassiti diretti e clientele indirette più familiari vari (potremmo dire "l'indotto" del parassitismo) i parassiti italiani potrebbero aggirarsi sul numero di circa 30 milioni (dicansi trenta milioni!!!)
    come si fa a smantellare un simile apparato se non ci si tuffa in un conflitto bellico?
    ciao
    vb
    La cifra è centrata.
    Pertanto è matematicamente impossibile che si riesca a mantenerli tutti ad un livello di vita europeo.
    Pertanto l'unica soluzione è abbassare drasticamente il tenore di vita ; fino a quanto possibile.

    Ma a quale livello?, senza suscitare reazioni impensabili per il cittadino medio che crede che vi sia qualcuno che metta le cose a posto.

    Non si può gestire l'italia con la palla al piede del Sud.

    A grande azione di modifica, grande reazione.
    O si taglia o il caos

  8. #68
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    Predefinito Rif: Un colpo di stato

    lunedì 21 novembre 2011
    ________________________________________

    Mario Monti: niente di nuovo sotto il sole Vaticano

    "Sia Monti che Draghi, come Ciampi, hanno conservato stili di vita e abitudini familiari assai simili nonché una solida fede, coltivata senza ostentazione, come insegnano i padri gesuiti."
    Paolo Conti - Corriere della Sera -Mercoledì 16 Novembre 2011
    segalato su Gesuitinews.it

    Dopo aver letto i miei due post precedenti I Gesuiti che in Italia allevano la classe dirigete compreso Mario Draghi e Mario Monti controllato dai Gesuiti, alcuni di voi, specie se laici, si staranno sicuramente chiedendo il perché così tanti personaggi della nostra classe dirigente siano legati in un modo o nell'altro alla Chiesa Cattolica Romana. La risposta è che purtroppo la democrazia in questo paese non è mai esistita e il diritto agli incarichi pubblici di prestigio pare essere riservato solo alla borghesia Cattolico Romana Gesuita, o a chi le stà simpatico, con poche eccezioni. Siamo sempre stati un paese a sovranità limitata. Quando noi popolino andiamo a votare un candidato, questo è già stato preselezionato per noi dalle gerarchie Vaticane e dai loro tentacoli all'interno delle segreterie di partito. Tanto per fare un esempio, quando andiamo a votare le alternative proposte sono sempre tra il cattolico "ribelle" Prodi, il credente Fassino e L'Uno dal Signore Vaticano Berlusconi. Quindi, per fare un esempio, i contendenti di destra-sinistra non si sognano mai di far pagare l'Ici sullo sterminato patrimonio immobiliare della Chiesa Cattolica per ridurre il deficit pubblico. Ovvero, ci aveva provato lo scorso settembre il deputato finiano Enzo Raisi, introducendo un odg sulla "revisione delle esenzioni fiscali di cui beneficia la Chiesa" ottenendo alla Camera 254 voti a favore, 185 contrari e 137 astenuti, con allegato un provvedimento per introdurre il pagamento dell'ici solo sui beni della Chiesa cattolica destinati ad attività economiche; l'odg chiedeva anche l’attivazione di un’attività diplomatica per convincere lo Ior (Istituto di Opere Religiose) ad aderire pienamente alla norme europee relative ad evasione ed elusione fiscale, frode e riciclaggio. Per carità! Questo ha scatenato le ire del Vaticano. Adesso il nuovo governo tecnico del Vaticano Monti promette la reintroduzione dell'Ici sulla prima casa, ma si guarda bene dall'applicarla ai beni della Chiesa, figuriamoci! Non sorprende che anche il governo Monti abbia il pieno sostegno di molti ambienti ecclesiastici. Non parliamo poi dell'otto per mille! Al di la del formale rito democratico delle elezioni, constatiamo un dominio Cattolico Romano per tutto il periodo della cosiddetta Repubblica Italiana. E' strano che ne Paolo Barnard ne Giulietto Chiesa ne Claudio Messora rilevino ciò nelle loro attuali arringhe. A Barnard, che adesso afferma che vi è stato un golpe, vorremmo obiettare il fatto che il golpe in Italia c'è da quando è nata la Repubblica e le sue elezioni farsa. Inoltre, ciò che è accaduto ora con il governo tecnico non eletto del Cattolico Monti istruito dai Gesuiti è successo anche in passato; come riferito da LA STAMPA, è successo anche con il governo "quasi" tecnico del Cattolico Ciampi studente dai gesuiti del «San Francesco Saverio» di Livorno (il suo governo "quasi tecnico" 1993-94 aveva 8 ministri e 20 sottosegretari DC); è successo con il governo "quasi" tecnico del "neolaicista tenero" Giuliano Amato, un uomo che, come riferiva nel 2006 il giornale "complottista" La Repubblica, è molto amato dai Gesuiti (il suo governo "quasi tecnico" 1992-93 aveva 12 ministri e 18 sottosegretari DC);

    ed infine è successo con il governo totalmente tecnico di Lamberto Dini nella XII legislatura, un governo che aveva, secondo il "complottista" corriere della sera, una lunga lista di esperti con l' ascendente cattolico;

    ora come allora i Poteri Forti della Chiesa si liberano degli orpelli elettorali e mandano i loro "tecnici" senza nemmeno il rito farsesco delle elezioni. In altre parole, quando il gioco si fa duro il Nazi-Vaticano continua a giocare come ha sempre fatto.
    Però, come vediamo sul programma di propaganda televisivo Matrix di Canale 5, è meglio sbeffeggiare i fantomatici complotti della Spectre, o parlare dei cavalieri dell'apocalisse, piuttosto che denunciare la reale piovra Vaticana, attualmente estesa a tutto il mondo.
    Piovra Vaticana che, ad esempio, secondo i giornali "complottisti" La Repubblica e il Guardian, chiede insistentemente un Nuovo Ordine Mondiale; un'Autorità Mondiale con un Rinforzo delle Nazioni Unite e una banca centrale mondiale come soluzione alla crisi da lei stessa creata;

    la democrazia dal basso e il potere dei popoli per la piovra Vaticana sono sempre stati degli inutili orpelli, da duemila anni; ci vuole quindi un'Autorità Mondiale, un Sacro Romano Impero Mondiale. Ma naturalmente anche questi sono giornali complottisti, complottisti del Sistema; e noi naturalmente ci abbeveriamo dalle fonti del "sistema" che vorremmo combattere. Quindi il Vaticano non ha mai chiesto un Nuovo Ordine Mondiale, ce lo siamo inventato noi leggendolo su Repubblica Economia & Finanza!
    Questi giornali però si limitano a riportare una notizia che proviene dal Vaticano stesso, probabilmente teorico del complotto egli stesso:


    Per finire due citazioni. Forse chi di voi ha studiato nelle scuole pubbliche non l'avrà mai appreso, ma leggete ad esempio cosa sta scritto in un libro "complottista ante litteram" dato alle stampe nel 1857 dal titolo Secret Instructions of The Jesuit:



    "Essi fecero per secoli esattamente ciò che stanno ora cercando di fare negli Stati Uniti. Essi hanno influito immensamente nell'insegnamento. Tutti gli altri non sapevano nulla. Andarono in incognito nei regni e negli stati protestanti. Crearono scuole; o guadagnavano cattedre universitarie e poltrone professionali. Conquistarono i giovani alla loro causa...Le loro fatiche si estendevano ad ogni papato e ad ogni Regno e Stato protestante in Europa e in Sud America, dove furono la principale causa di tutte queste convulsioni nazionali e spargimenti di sangue, al fine di ostacolare e far cadere tutto il repubblicanesimo [Protestante, non comunista]. Essi sono anche i più attivi in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, dove, più che in tutte le altre nazioni, sono i più ansiosi di vincere, arruolandole al papismo..."

    Sezione III. "Fate in modo che re e principi si attengano al seguente principio: che la fede cattolica, come questione attuale, non può sussistere senza il potere civile, che però dovrà essere gestito con la massima discrezione. In questo modo i nostri membri opereranno in favore di persone nella più alta carica di governo e di conseguenza saranno ammessi nei loro Consigli più segreti."
    Adesso vi lascio all'articolo "Mario e i suoi fratelli (cattolici)" del "complottista vaticano" Andrea Tornielli di Vatican Insider:


    Ecco la pattuglia dei ministri dell'esecutivo Monti che godono di un alto gradimento da parte dei vescovi italiani e del Vaticano

    Andrea Tornielli
    CITTA' DEL VATICANO

    Alla vigilia del «conclave» di Todi, Dino Boffo, direttore di Tv2000, l’emittente della Cei, intervistato sull’impegno in politica di personalità del mondo cattolico, aveva lanciato tre nomi in grado di dare un contributo alla società italiana. Due di questi, Lorenzo Ornaghi e Andrea Riccardi, sono entrati ieri nel governo guidato da Mario Monti.

    Della pattuglia cattolica nel nuovo esecutivo, Ornaghi è certamente il ministro più organico a Santa Romana Chiesa. Politologo, allievo del padre nobile della Lega Gianfranco Miglio, presidente dell’Authority sul volontariato per volere dell’allora ministro del welfare Roberto Maroni nel 2001, Ornaghi – nato a Villasanta, nel monzese, classe 1948 – è alla guida dell’Università Cattolica dal 2002. Vicino al cardinale Camillo Ruini e impegnato nel Progetto culturale della Chiesa italiana, ha segnato il cambiamento degli equilibri nell’ateneo fondato da padre Gemelli riportandone le redini nelle mani dei vertici dell’episcopato. Il nuovo ministro dei Beni culturali è un uomo riservato e accorto, che non si è mai sovraesposto, nonostante il ruolo di rettore. Un tipico rappresentante «dell’Italia sanamente moderata», lo definisce un amico di lungo corso. Oltre che su un filo diretto con il cardinale Angelo Bagnasco è ben introdotto Oltretevere. Prima di accettare, ha chiesto un consiglio anche ai collaboratori più vicini a Benedetto XVI. La sua destinazione iniziale doveva essere quella alla Pubblica istruzione, ma sembra che un veto sia venuto da ambienti universitari.

    Il ruolo di ministro dei Beni culturali lo fa uscire in anticipo dal rettorato, dove non sarebbe comunque potuto più essere rieletto, essendo già al terzo mandato. Ornaghi, che ieri mattina si era accomiatato dai suoi studenti preannunciando l’incarico, notizia subito rilanciata via Twitter, ha affiancato negli ultimi mesi il cardinale Dionigi Tettamanzi nella resistenza al tentativo messo in atto dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone di cambiare i vertici dell’Istituto Toniolo, la «cassaforte» della Cattolica.

    In Vaticano, come pure ai vertici della Conferenza episcopale italiana si guarda con «attenzione e benevolenza» all’impegno di Monti. «Una bella squadra alla quale auguro buon lavoro», ha commentato il cardinal Bertone.

    Nella nuova compagine governativa ci sono tre ministri che sono stati protagonisti a Todi: Ornaghi, Riccardi e Corrado Passera. Sono cattolici anche Francesco Profumo (Pubblica istruzione), Paola Severino (Giustizia), Piero Gnudi (Turismo e sport). E nell’esecutivo è rappresentata in modo significativo anche l’anima cattolico-democratica, con il nuovo ministro della Sanità, Renato Balduzzi, in cattedra alla Cattolica da un anno, che si vede assegnato un dicastero certamente più importante di quello attribuito al suo rettore.

    Balduzzi, già presidente del Meic (un tempo «Laureati cattolici») è stato consigliere del ministro Bindi nonché estensore del disegno di legge sui Dico, per il riconoscimento delle coppie di fatto e omosessuali. Nel delicato «risiko» cattolico, la presenza di Balduzzi è stata letta in qualche ambiente della Cei come una risposta per controbilanciare la presenza dei protagonisti di Todi.

    A mezza voce qualche alto ecclesiastico fa notare pure che il governo è molto «nordista» e molto «bancario». Ma è stata indubbiamente apprezzata, negli ambienti ecclesiali al di qua e al di là del Tevere, la scelta di non inserire nella lista personalità che si sono pubblicamente attestate sulle posizioni più distanti da quelle del mondo cattolico in materia di bioetica, come ad esempio Umberto Veronesi.


    Fonte

    Mario Monti: niente di nuovo sotto il sole Vaticano - INFORMARMY.com
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #69
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    CHE PREZZO HA LA NUOVA DEMOCRAZIA? GOLDMAN SACHS CONQUISTA L’EUROPA
    nov 22nd, 2011 | By admin | Category: News
    FONTE: The Independent


    Mentre le persone comuni sono in agitazione per l’austerità e il lavoro, il palazzo dell’eurozona si sta sottoponendo a una trasformazione radicale
    La nomina di Mario Monti alla carica di primo ministro è importanti per una quantità incommensurabile di motivi. Sostituendo lo schivatore di scandali Silvio Berlusconi, l’Italia ha smosso l’inamovibile. Mettendo al potere i tecnocrati non eletti, ha sospeso le normali regole della democrazia e forse la democrazia stessa. E ponendo un esperto consulente di Goldman Sachs al comando di una nazione occidentale, ha portato a nuove vette la potenza politica di una banca di investimento che si poteva pensare che invece fosse politicamente tossica.
    La cosa più clamorosa: un passo da gigante, o persino l’apice del successo, per il progetto di Goldman Sachs.
    E non si parla solo di Monti. La Banca Centrale Europea, un altro attore cruciale nel dramma del debito sovrano, è sotto la gestione di un ex di Goldman, e gli allievi della banca di investimento hanno una grande influenza nei luoghi di potere di quasi tutte le nazioni europee, così come avvenuto negli USA nel corso della crisi finanziaria. Fino a mercoledì, anche la divisione europea del Fondo Monetario Internazionale era capeggiata da un uomo di Goldman, Antonio Borges, che si è dimesso per motivi personali.
    Anche prima dello scompiglio occorso in Italia, non c’era alcun segnale che Goldman Sachs desiderasse scrollarsi di dosso il soprannome di "Calamaro Vampiro” e, ora che i suoi tentacoli hanno raggiunto la cima dell’eurozona, gli scettici stanno mettendo all’indice la sua influenza. Le decisioni politiche che verranno prese nelle prossime settimane determineranno se l’eurozona potrà pagare i propri debiti, e gli interessi di Goldman sono intimamente collegati alla risposta da fornire a questa domanda.
    Simon Johnson, ex economista del Fondo Monetario Internazionale, nel libro “13 Bankers” ha affermato che Goldman Sachs e le altre maggiori banche sono diventate così sodali ai governi nell’aggravarsi della crisi finanziaria che gli Stati Uniti sono effettivamente da considerarsi un’oligarchia. Almeno i politici europei non sono "comprati e stipendiati" dalle grandi aziende come negli Stati Uniti: "Invece, quello che avete in Europa è un approccio comune tra l’élite politica e i banchieri, un insieme condiviso di obbiettivi e un mutuo rafforzamento di illusioni."
    Questo è il progetto Goldman Sachs. In parole povere, si tratta di portare a sé i governi. Ogni impresa vuole rafforzare i propri interessi con i controllori che potrebbero mettersi di traverso e con i politici che possono fornire vantaggi fiscali, ma questo non è la solita iniziativa di lobby. Goldman in questo caso vuole fornire consulenze ai governi e concedere finanziamenti, collocare i propri uomini ai posti di comando per poi riservare posti di lavoro remunerativi alle persone che escono dai governi. Il Progetto vuole creare un cambiamento profondo riguardo le persone, le idee e il denaro, in modo che sia impossibile scovare la differenza tra l’interesse pubblico e quello di Goldman Sachs.
    Il signor Monti è uno dei più eminenti economisti italiani, e ha trascorso gran parte della carriera nell’accademia e nei think tank, ma fu quando Berlusconi lo nominò nel 1995 alla Commissione Europea che Goldman Sachs iniziò a interessarsi a lui. Prima come commissario per il mercato interno, poi in modo particolare sulla concorrenza, prese decisioni che potevano influire sulle acquisizioni o le fusioni su cui i banchieri di Goldman stavano lavorando o a cui stavano fornendo finanziamenti. Monti più tardi prese posto nella commissione sul sistema bancario e finanziario del Tesoro italiano, che formò le politiche finanziarie della nazione.
    Date queste premesse, era naturale che Goldman lo invitasse a unirsi al suo tavolo di consulenti internazionali. I venti e più consiglieri internazionali della banca si muovono come lobbisti informali con i politici che regolano il loro lavoro. Tra i consulenti c’è anche Otmar Issing che, come membro del consiglio della tedesca Bundesbank e poi della Banca Centrale Europea, è stato uno degli architetti dell’euro.
    Forse il più importante ex politico al momento nella banca è Peter Sutherland, Procuratore Generale dell’Irlanda negli anni ’80 e anche lui ex Commissario alla Concorrenza dell’UE. Ora è direttore non esecutivo della divisione britannica, Goldman Sachs International, e fino al suo collasso e alla nazionalizzazione era anche direttore non esecutivo di Royal Bank of Scotland. È stato una voce importante in Irlanda sul salvataggio da parte dell’UE, e affermò che i termini dei prestiti di emergenza dovevano essere edulcorati, in modo da non esacerbare le sofferenze finanziarie della nazione. L’UE ha acconsentito quest’estate a tagliare i tassi di interesse concessi all’Irlanda.
    Prendere in carico i politici con buone conoscenze quando escono dai governi è solo metà del Progetto, far arrivare gli allievi di Goldman negli esecutivi è l’altra. Come Monti, Mario Draghi, che è diventato Presidente della BCE il 1° novembre, non ha fatto altro che entrare e uscire dai governi e da Goldman. Era membro della Banca Mondiale e direttore di gestione del Tesoro italiano prima di trascorrere tre anni come dirigente esecutivo di Goldman Sachs International tra il 2002 e il 2005, per poi tornare al governo come presidente della banca centrale italiana.
    Draghi è stato molto criticato per i suoi trucchi contabili suggeriti all’Italia e alle altre nazioni della periferia dell’eurozona quando un decennio fa cercarono di stringersi in una moneta unica. Usando complessi derivati, l’Italia e la Grecia furono in grado di far dimagrire le dimensioni apparenti del proprio debito pubblico, che le regole dell’euro sancivano che non dovesse essere superiore al 60 per cento del PIL. E i cervelloni dietro molti di questi derivati erano uomini e donne di Goldman Sachs.
    I trader della banca crearono una quantità di accordi finanziari che consentirono alla Grecia di reperire soldi per coprire immediatamente il passivo di bilancio, in cambio di pagamenti da versare nel corso degli anni. In un accordo del 2002, Goldman veicolò 1 miliardo di dollari di finanziamenti al governo greco in una transazione chiamata cross-currency swap. All’altro lato del tavolo dell’accordo, al lavoro alla Banca Nazionale della Grecia, c’era Petros Christodoulou, che aveva iniziato la carriera proprio a Goldman, e che era stato promosso a guidare l’ufficio che gestiva il debito greco. Lucas Papademos, ora nominato Primo Ministro nel governo di unità nazionale, era un tecnocrate che dirigeva al tempo la Banca Centrale della Grecia.
    Goldman dice che la riduzione del debito collegata a questi swap era trascurabile per le regole dell’euro, ma espresse anche qualche rimpianto per l’affare. Gerald Corrigan, un collaboratore di Goldman che entrò nella banca dopo aver guidato la filiale di New York della Federal Reserve, lo scorso anno disse nel corso di un’audizione parlamentare nel Regno Unito: "Col senno di poi, è evidente che gli standard di trasparenza potevano e probabilmente dovevano essere più alti."
    Quando la questione fu sollevata nelle udienze di conferma al Parlamento Europeo per il suo incarico alla BCE, Draghi disse che non era coinvolto nelle trattative degli swap né al Tesoro, né a Goldman.
    Per la Grecia è oramai diventato impossibile mantenersi in sella e, seguendo le ultime proposte dell’UE, ha davvero sofferto un default sul suo debito chiedendo ai creditori un taglio "volontario" del 50 per cento sulle obbligazioni, ma al momento nell’eurozona c’è un consenso sul fatto che i creditori di nazioni più grandi come Italia e Spagna debbano essere rimborsati in toto. Questi creditori, naturalmente, sono le grandi banche del continente, e la loro ricchezza è la prima preoccupazione dei politici. La contemporaneità delle misure di austerità imposte dai nuovi governi tecnocratici ad Atene e a Roma e dai dirigenti delle altre nazioni dell’eurozona, come Irlanda, e i fondi di salvataggio dal FMI e dalla struttura fondamentalmente sulle spalle della Germania, l’European Financial Stability Facility possono essere motivati da questo consenso.
    "I miei ex colleghi al FMI stanno facendo l’impossibile per cercare di giustificare salvataggi tra 1,5 e i 4 trilioni di euro, ma cosa significa tutto questo?", afferma Simon Johnson. "Significa salvare i creditori al 100 per cento. È un altro bailout bancario, come nel 2008: il meccanismo è differente, dato che in questo caso avviene al livello sovrano e non bancario, ma i motivi sono gli stessi."
    Le élite finanziarie sono così certe che le banche verranno salvate, che alcuni stanno facendo scommesse su un tale esito. Jon Corzine, ex direttore esecutivo di Goldman Sachs, è tornato lo scorso anno a Wall Street dopo dieci anni trascorsi in politica e ha preso il controllo di un’azienda storica, chiamata MF Global. Ha piazzato una scommessa da 6 miliardi di dollari con i soldi della propria ditta, sul fatto che il governo italiano non andrà in default.
    Quando lo scorso mese la scommessa venne rivelata, i clienti e i collaboratori di trading decisero che fosse troppo rischioso fare affari con MF Global e l’azienda collassò in pochi giorni. È stata una delle dieci più grandi bancarotte della storia degli Stati Uniti.
    Il grave pericolo è che, se l’Italia smettesse di pagare i propri debiti, le banche creditrici potrebbero diventare insolventi. Goldman Sachs, che ha contratto più di due trilioni di dollari in assicurazioni, incluso un ammontare non rivelato sul debito dei paesi dell’eurozona, non ne uscirà senza danni, specialmente se una parte dei due trilioni di assicurazioni acquistate provenissero da una banca che è andata sotto. Non c’è banca – e certamente non il Calamaro Vampiro – che possa facilmente districare i propri tentacoli dalle spire dei propri simili. Questa è la ragione per i salvataggi e per le austerità, il motivo per cui c’è sempre più di mezzo Goldman, e mai meno. L’alternativa è la seconda crisi finanziaria, un secondo collasso economico.
    Illusioni condivise, forse? Chi si azzarda a testarle?
    **********************************************
    Fonte: What price the new democracy? Goldman Sachs conquers Europe

    Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

    CHE PREZZO HA LA NUOVA DEMOCRAZIA? GOLDMAN SACHS CONQUISTA L’EUROPA -
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  10. #70
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    Predefinito Rif: Un colpo di stato

    Ce lo mettono nel cumulo
    23 novembre 2011 | Autore Nicoletta Forcheri
    Vogliono riformarci le pensioni.
    Si pensi a questo: Prodi, il confratello di Monti, colui che aveva vietato i cumuli tra pensioni, e tra pensione e redditi lavorativi, al punto che un contadino con una pensione da fame non poteva neanche più fare une vendemmia, cumula ben TRE PENSIONI, per un totale di 15000 euro al mese!
    Questo dovrebbe essere il regime in cui si dovrebbe finalmente vedere chi oserà sollevare il vero nodo della questione: il conflitto di interessi, tra cosa pubblica e cosa privata, tra bene pubblico e asset bancario, tra benessere comunitario e ricchezza privata, tra solidarietà e interessi, tra società e banca.

    Tabella pensioni cumulo

    Ce lo mettono nel cumulo | STAMPA LIBERA




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