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    Predefinito Risposta ad un recente articolo di Repubblica.

    Mentre gli italiani, raggirati ed impauriti in ogni modo, stanno diventando le classiche pecore da tosare per compiacere le banche e la speculazione finanziaria che hanno inventato la “crisi”, vogliamo davvero credere che il loro “problema principale”, il loro “pericolo pubblico numero uno” siano dei connazionali che vanno in Siria a controllare la situazione e a dire al popolo siriano che non tutti gli italiani vogliono un’altra guerra?

    Se proprio vogliamo insinuare qualche comportamento che non va, parliamone…: se l’Italia parteciperà ad un’altra aggressione fornendo basi, aiuto logistico ecc., l’art. 11 della Costituzione che “ripudia la guerra” verrà di nuovo calpestato.




    Inoltre, siccome esistono relazioni diplomatiche tra Italia e Siria, con tanto di scambio di regolari ambasciatori, a noi sembra molto grave che giornalisti italiani scrivano cose che preparano l’opinione pubblica italiana ad un’aggressione militare ai danni di una nazione amica…



    E vogliamo parlare del volume d’affari tra Italia e Siria? Chi fa l’“interesse nazionale”? Chi va in Siria a portare simbolicamente solidarietà ad uno Stato amico dell’Italia che viene aggredito con attentati quotidiani, oppure chi insinua, instilla quotidianamente nelle menti degli italiani che bisogna fare come con la Libia, la quale non troverà pace chissà per quanto e con cui abbiamo perso la posizione privilegiata che avevamo?
    Voi siete i “professionisti dell’informazione”, vero? Come mai allora la foto che vi serviva l’avete ripubblicata, ma quelle dei siriani feriti vittime degli attentati dei salafiti appoggiati dall’Occidente non le pubblicate? Ma non sono 8 anni che USA, Gran Bretagna e i loro alleati della NATO raccontano di essere in guerra contro il terrorismo islamico? Perchè allora finanziano i gruppi legati ad Al Qaeda, in Libia come in Siria, per rovesciare Stati dove le minoranze cristiane sono tutelate e protette?



    Sono solo alcune domande che sorgono spontanee dopo la lettura del vostro articolo.



    Un’ultima cosa: “il caso” siete voi, non noi, né gli italiani che NON vogliono essere tosati con la scusa della “crisi” inventata dalle banche e dalla speculazione finanziaria. Gli italiani che devono capire che i “provvedimenti impopolari” e i “sacrifici necessari” che gli vengono imposti sono legati a doppio filo con la nuova aggressione che ci costerà chissà quanti altri soldi, proprio mentre ci viene predicato che “i soldi non ci sono più”!

    CPE - Risposta ad un recente articolo di Repubblica. | Coordinamento Progetto Eurasia // CpEurAsia

  2. #2
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    Predefinito Rif: Risposta ad un recente articolo di Repubblica.

    “Allora” riprese il lupo “fu certamente tuo padre a rivolgermi tutte quelle villanie”. Quindi saltò addosso all’agnello e se lo mangiò.


    Questo racconto è rivolto a tutti coloro che opprimono i giusti nascondendosi dietro falsi pretesti.




    Il lupo e l’agnello, Fedro

    *




    Mi accingevo a divorare l’ennesimo bambino, dopo averlo torturato, violentato e soprattutto dopo averlo costretto a leggere degli enormi tomi antisemiti nonché ascoltare un mio intervento di 6 ore sul negazionismo , quando un articolo di Marco Pasqua mi ha distratto.

    E che cavolo dico io. Noi del Coordinamento Progetto Eurasia ci siamo guadagnati duramente la triste fama di loschi, sospetti, immorali, assassini, stupratori e ora viene un pinco pallino qualsiasi e mi disturba proprio mentre sto compiendo il mio dovere di membro del CPE! (Per la cronaca c’è chi dice che la sigla CPE non voglia indicare un Coordinamento bensì un misterioso Centro Penetrazioni Estreme, ma questa è un’altra storia).



    Insomma leggo l’articolo e mi rilasso. Finalmente qualcuno ci riconosce la fama che ci siamo meritati! Questo Pasqua deve essere proprio arguto, ma sin troppo gentile: ci definisce soltanto “controversa organizzazione” ma per fortuna aggiunge “ricca di contenuti osceni”, a no scusate la frase esatta è “ricca di contenuti antisemiti”, non adatta ad un pubblico adulto, aggiungerei.



    Fatto sta che compiendo il proprio impegnativo lavoro di lettore di siti internet, Pasqua ha deciso di criticare un militante del CPE che andando in Siria dice quello che vede, parla con i siriani, esprime solidarietà al popolo siriano in vista del prossimo attacco Nato al quale gli stessi “amanti della pace” de “la Repubblica” stanno preparando il terreno. Però non sa rispondere nel merito, cita soltanto centri di informazione finanziati e controllati dagli Usa, e poi come chi non sa ribattere, comincia ad attaccare il Coordinamento Progetto Eurasia presentandolo come il covo di oscuri e pericolosi deviati mentali. Facile, troppo facile. E da qui partono i soliti insulti e le solite chiacchiere con lo scopo di richiamare l’attenzione di addomesticati lettori, così da poter creare indignazione su accuse infondate e prive di senso. Vecchia storia.



    La questione chiaramente è che è vietato dire alcune cose. Se si va in Siria a guardare come stanno davvero le cose, ma la realtà non è coerente con quello che scrive “la Repubblica” o il “New York Times”, si pecca evidentemente di lesa maestà. Nessuno deve sapere, nessuno deve pensare. E mentre in Italia ci costringono a svendere tutto per gli interessi della grande finanza, ecco che chi prova a difendere la sovranità di Stati non inginocchiati all’economia occidentale viene messo all’indice. In definitiva ci si chiede leggendo l’articolo del Pasqua, qual è il peccato del CPE? La risposta in realtà è semplice, esistere è il peccato. Chi vuole leggere la realtà, trarne esempi e mettere in atto “un’alternativa multipolare” è da attaccare e cancellare: non si deve mettere in pericolo il pensiero unico elaborato a Washington.



    Ma come dicevo all’inizio noi ci teniamo alla pessima fama, anzi in tempi come questi è motivo di vanto. Quindi, con il sorriso sulle labbra, giriamo pagina e continuiamo la nostra azione. Se sei dei nostri sali sul carro. Ora scusatemi, torno in cucina a sbranare un altro bambino. Arrivederci.

    Jack lo squartatore

    Caro lettore de “la Repubblica” | Coordinamento Progetto Eurasia // CpEurAsia

 

 

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