Ma che simpatici questi leghisti | Lettera Viola – il magazine del popolo viola
Ma che simpatici questi leghisti
di LUIGI PANDOLFI
La Lega ha deciso di andare all’opposizione. Di tornare alle origini. Ha anche dichiarato che il 4 dicembre riprenderanno i lavori del Parlamento del Nord.
Lo ha deciso non un minuto prima, ma un minuto dopo che Berlusconi ha rassegnato le dimissioni da presidente del consiglio e si è aperta la strada ad un governo tecnocratico guidato dal professor Monti.
Dopo che altri insomma, mercati in primis, avevano già decretato la fine della cuccagna “romana”, per loro e per i propri alleati.
Ma che simpatici questi leghisti: dopo aver pascolato per un buon decennio tra le stanze del potere “romano” , credono davvero che i cittadini del Nord riavvolgeranno la pellicola del loro film e ripartiranno dal fotogramma in cui candidamente gridavano “Roma ladrona, la Lega non perdona!”
No, dieci anni di permanenza al governo non si cancellano così facilmente. Dieci anni in cui l’allegra compagnia leghista ha votato tutte le leggi ad personam volute dal Cavaliere, ha salvato col proprio voto dalla galera politici inquisiti e, in taluni casi, collusi con la criminalità organizzata, ha creduto perfino che Ruby fosse la nipote di Mubarak.
Come ha scritto qualche giorno fa Gad Lerner in un suo editoriale apparso su La Repubblica, rifarsi una verginità non è possibile né in natura né in politica: l’onta della compromissione col peggiore “potere romano” rimarrà per sempre sul groppone di Bossi e soci.
In ogni caso, il richiamo in servizio della parola d’ordine della secessione da parte del Carroccio ripropone ancora una volta il problema della compatibilità di talune iniziative con i principi fondamentali della Repubblica e, di conseguenza, con la ratio di alcune norme del codice penale poste a presidio della unitarietà e della continuità della compagine statale.
La lunga “vacanza romana” della Lega, al netto dei siparietti comici e delle uscite carnascialesche, è stata costellata anche da insolenti provocazioni antiunitarie, da ripetuti strappi alle regole e, in certi casi, da vere e proprie violazioni della legalità costituzionale.
Si spera che, con la fine del governo Berlusconi, finiscano anche gli atteggiamenti superficiali, accomodanti, del mondo politico ed intellettuale italiano di fronte alle iniziative leghiste miranti al disfacimento dell’unità nazionale.
Proprio la crisi in atto, che non è soltanto economica e finanziaria, a questo punto non li consentirebbe: minare le basi dell’unità nazionale in questo difficile passaggio del paese sarebbe né più né meno che un atto criminale.
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