





Del resto, questo è quello che hanno fatto i Paesi europei per reagire alla crisi del '29 e che ha acuito ancor più quella crisi portando l'Europa in guerra. Mentre gli USA col New Deal, gli investimenti pubblici e il sostegno all'occupazione, ha evitato l'emergere del fascismo e poi vinto al guerra.
Le ricette velenose dei liberali accelereranno le metastasi della crisi.






Feliks, il dualismo rimane: ci sono i garantiti e i non garantiti. Ichino ha detto che togliere l'art. 18 non significa aumentare l'occupazione. Un datore di lavoro che vuole saggiare il lavoratore può tenerselo in prova un anno e poi decidere se stabilizzarlo o no. L'art. 18 non evita il licenziamento e non è operativo in caso di problemi economici. Un lavoratore si può licenziare per ingiusta causa basta pagare un risarcimento, che potrebbe essere meno oneroso che mantenerlo in frigo per 2-3 anni, come previsto da Ichino, fino a nuova collocazione. Il dualismo si supera abolendo la pletora di contratti parasubordinati.
I problemi degli investimenti in Italia sono legati ad altri fattori, come l'iniqua tassazione, la mancanza di infrustrutture, la burocrazia elefantiaca ecc.
Non esiste un solo modo (assiomatico), il tuo, per vedere le cose.
Ultima modifica di Con la Fiom; 29-11-11 alle 15:42


VOTA NO AL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE
UN NO COSTITUENTE PER LA DEMOCRAZIA CONTRO L'AUSTERITA'
http://www.sinistraitaliana.si/ - http://www.noidiciamono.it/




Ultima modifica di SteCompagno; 29-11-11 alle 15:50
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Sul new deal
Da La follia di roosevelt e del New Deal
Le considerazioni di Powell sono assai puntuali e smontano uno dopo l’altro i miti del New Deal. La creazione, in America, di uno Stato sociale di stampo europeo non è servita a spezzare il circolo vizioso della depressione (che finì solo con la seconda guerra mondiale) ma anzi ne ha esacerbato gli effetti. Grazie al New Deal, «i consumatori avevano meno soldi da spendere e i datori di lavoro meno denaro da investire». Roosevelt triplicò la pressione fiscale, dal 1933 al 1940. Devastanti gli effetti sulla libertà individuale, a cominciare dalla proibizione di possedere oro (non a caso, caratteristica di ogni regime totalitario: nella Cina postcomunista, è stata abolita appena un anno fa). Non solo, il clima politico e culturale (gli imprenditori diventavano, nella retorica rooseveltiana, «dittatori economici» e «principi privilegiati») scoraggiava gli investitori dal prendere su di sé i rischi dell’innovazione e della creazione di posti di lavoro. Le stesse politiche redistributive poste in atto dal New Deal, travestite da carità verso i bisognosi, obbedivano alle logiche dell’attribuzione opportunistica. I sussidi finivano negli Stati dell’Ovest e dell’Est, dove il reddito pro capite era in media del 60% più alto che negli Stati del Sud. Nondimeno, Franklin Delano Roosevelt era convinto che non servissero quattrini per conquistarsi l’appoggio degli Stati meridionali. Allo stesso tempo, Powell accusa Roosevelt di aver, in nome della piena occupazione, fatto una pessima politica dell’occupazione: fissando un minimo di salario sopra il salario di mercato, il che naturalmente riduce la propensione ad assumere dei datori di lavoro.