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  1. #1
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    Predefinito Secondo alcuni, questi dovrebbero essere nostri compatrioti.

    Reggio Calabria. Città capoluogo di regione.

    Preti, magistrati, imprenditori e politici
    Un'intera città nelle mani della 'Ndrangheta


    Il consigliere Pdl Santi Zappalà arrestato nel dicembre 2010
    L'organizzazione criminale controlla tutto. Dal Comune alle università, dai cantieri agli ospedali. Dai politici che fanno accordi con i boss, al prete compiacente. Trova sponde persino dentro alle parrocchie e si insinua a Palazzo di Giustizia.

    REGGIO CALABRIA - E' marcia. Si nutre di malaffare, affoga nelle sue complicità. Uno con l'altro, si favoriscono tutti. Avvocati, magistrati, costruttori, commercialisti, capi della 'Ndrangheta, spioni, prelati. E medici, ingegneri, dirigenti del comune, consiglieri regionali, alti funzionari dello Stato, guardiani di giardini, assessori e assassini. E' nelle loro mani Reggio. Tutti insieme hanno sottomesso una città che ormai nasconde dentro il suo ventre anche tanti segreti d'Italia.

    E' opulenta Reggio. Non è ricca, è sfrenatamente ricca. Soldi che partono dalle fiumare dell'Aspromonte e dalle miserabili case di Archi e raggiungono Roma o Milano per risplendere fra gli specchi di ristoranti alla moda o nelle vetrine di negozi griffati, dove tutto è costoso, firmato, esclusivo. E' ostile Reggio, è cattiva per proteggere se stessa e i suoi padroni. Un'aristocrazia criminale che governa fra stalle e salotti.

    Comandano dappertutto. Hanno prestanome dappertutto. E talpe. Al Tribunale. Negli uffici di polizia giudiziaria. Nelle amministrazioni locali e statali. Sanno sempre prima cosa accadrà. Se c'è un ordine di cattura pronto o una microspia in qualche casa, se c'è un pezzo di terra edificabile o denaro da arraffare con i depuratori o i contributi europei. Ogni tanto un "insospettabile" resta intrappolato. E sono sempre i soliti ignoti.

    La politica. Chi se lo poteva mai immaginare che l'onorevole Santi Zappalà, uno dei più votati del Pdl al consiglio regionale, faceva la fila con il cappello in mano per chiedere udienza a don Peppino Pelle?
    "Troviamo un accordo", lo pregava il politico. "Troviamo un accordo e poi vediamo", insisteva mentre lì, nella spelonca di Bovalino dove abitano, i Pelle avevano già programmato la loro campagna elettorale. Tre consiglieri da eleggere sulla costa tirrenica e altri tre consiglieri da eleggere sulla costa jonica. "Tutti e sei a Catanzaro e poi, se si comportano bene, li mandiamo a Roma", diceva ai suoi don Peppino. L'onorevole è stato preso con il sorcio in bocca. In galera ha contattato un cugino che aveva un altro cugino alla Corte di Appello, buon amico di un cancelliere che conosceva intimamente un magistrato di Cassazione. Fino all'ultimo Santi Zappalà ha tentato di "aggiustare" il suo processo.

    Il buco nel Comune. Chi se lo poteva mai immaginare che la 'Ndrangheta diventasse socia del Comune di Reggio, oggi devastato da un buco di 170 milioni di euro? Non lo sapeva naturalmente l'ex sindaco Giuseppe Scopelliti - oggi governatore della Calabria - e nemmeno l'attuale Demetrio Arena. Come avrebbero mai potuto credere, tutti e due, che la Multiservizi spa, società mista che sovrintende alla manutenzione ordinaria della città (51 per cento di proprietà dell'amministrazione comunale, 49 per cento di proprietà privata), avesse dentro come titolari i terribili Tegano, boss fra i più potenti della città? Molti stimabili professionisti erano consulenti della Multiservizi. Prima di diventare sindaco, lo era anche Demetrio Arena.

    Il parroco compiacente. Chi se lo poteva mai immaginare che don Nuccio mentisse in un'aula di giustizia per difendere Santo Crucitti, capobastone del rione Condera e suo devoto parrocchiano? Proprio lui, Nuccio Cannizzaro, cerimoniere dell'arcivescovo Vittorio Mondello e cappellano del corpo dei vigili urbani della città? Eppure don Nuccio non ci ha pensato su un momento: fra un gruppo di ragazzi di Condera che volevano far nascere un'associazione culturale e il boss Santo Crucitti che li minacciava, il prete ha scelto il boss. Giurando il falso davanti a Dio e davanti agli uomini. Il parroco si è difeso come si difendono in tanti in questa Reggio Calabria dove si sostengono a vicenda per sopravvivere: "Bisogna distinguere chi è mafioso e chi non lo è. Non si può fare di tutta l'erba un fascio. C'è molta gente scoraggiata perché pensa che, quello che sta accadendo a me, potrebbe capitare a tutti".

    Le indagini a tutto campo. E sta capitando. Da quando sono scesi a Reggio magistrati come Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino, funzionari di polizia e ufficiali dei carabinieri di primissima qualità, la città marcia deve fare conti che non aveva mai fatto prima. Non c'è niente, giù a Reggio, che non sia finito in un'indagine. L'Università. Il Comune. La Regione. Le ex municipalizzate. Le Asl. Il Palazzo di Giustizia. Qualche giorno fa, è cominciato il processo per undici professionisti e burocrati di Reggio che trafficavano in varianti del piano regolatore e su piantine catastali. Condoni edilizi fasulli. Certificati di abitabilità "corretti". E mazzette.

    L'assessore e le 'ndrine. Qualche giorno fa è filtrata anche la notizia che l'assessore ai Lavori Pubblici, Pasquale Morisani, conversava di strategie elettorali con il condannato per mafia Giuseppe Romeo, vicino a una delle tante 'ndrine che si sono inserite nella grande distribuzione alimentare, nell'intermediazione del credito, nell'edilizia. Volevano infiltrasi anche nella politica. E hanno convogliato tanti voti sull'assessore. Lui non ha negato di conoscere quelli lì, però ha garantito sul suo onore che non ha mai fatto commercio con loro. Sono le teste di ponte degli Alvaro o dei Condello che hanno comprato alberghi e discoteche, che pilotano fallimenti per mettere poi dentro i loro uomini, che salgono su a Roma e in Emilia a ripulire il denaro comprando bar in via Veneto o rilevando centri commerciali. Sono personaggi come Pasquale Rappoccio, ufficialmente imprenditore, che prometteva voti a destra e sinistra e contemporaneamente sponsorizzava il presidente Scopelliti e anche Lele Mora. Campagne elettorali e notti bianche. Nella stanza da letto di casa sua, quel Rappoccio tiene il grembiulino della loggia e l'immagine della Madonna dei Polsi. Sette e Cupole. E un po' il riassunto di Reggio Calabria.

    Il mancato attentato a Napolitano. L'ultimo da ricordare è Giovanni Zumbo, affermato commercialista che faceva il doppio o il triplo gioco fra la 'Ndrangheta e i servizi segreti, una spiata qua e l'altra là fino a quando - anche lui - è finito schiacciato nell'indagine sul ritrovamento di un'auto piena di armi sul percorso del Presidente Napolitano in visita in Calabria. E' uno dei cittadini chiave di questa Reggio che si allunga misteriosa verso lo Stretto, il dottor Giovanni Zumbo. E' uno dei complici.

    Preti, magistrati, imprenditori e politici. La città nelle mani della 'ndrangheta

    Quanta gente lavorerà per le Andrine? il 5%? Il 10% dei 180.000 abitanti reggini?
    Ultima modifica di Juv; 03-12-11 alle 23:38
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

  2. #2
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    Predefinito Rif: Secondo alcuni, questi dovrebbero essere nostri compatrioti.

    Bestie.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Secondo alcuni, questi dovrebbero essere nostri compatrioti.

    Citazione Originariamente Scritto da Juv Visualizza Messaggio
    Quanta gente lavorerà per le Andrine? il 5%? Il 10% dei 180.000 abitanti reggini?
    Il dramma vero è che questo "sistema" ha messo radici anche qui da noi!!
    Grazie terrons, grazie presidente napoletano, grazie retorica patriottarda del cazzo...

  4. #4
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    Predefinito Rif: Secondo alcuni, questi dovrebbero essere nostri compatrioti.

    Padani spremuti come limoni per mantenere quessta gente.

    Sterili retorici appelli all'Unità Nazionale quando poi la secessione posti come Reggio Calabria, l'hanno già fatta da tempo.

    IL COMUNE di GIUSEPPE BALDESSARRO
    Entrate gonfiate e assalto alle casse
    Così funzionava il metodo Scopelliti


    Per anni, l'amministrazione reggina ha funzionato così. Tanti "succhiavano" soldi ma i bilanci descrivevano situazioni apparentemente rosee. Solo che le previsioni di entrata erano sempre largamente al di sopra della realtà. Gli ispettori ministeriali parlano di continue "irregolarità"

    REGGIO CALABRIA - Per anni le casse del Comune hanno subito l'assalto di chiunque avesse la maniglia giusta per metterci le mani. Professionisti, imprenditori, dirigenti, consulenti, amici e amici degli amici hanno succhiato tutto quello che potevano. Quello che c'era e anche quello che non c'era. Da ottobre scorso la procura della Repubblica di Reggio Calabria indaga sul buco di bilancio di Palazzo san Giorgio. Su leggerezze amministrative e vere e proprie ruberie. Al centro della bufera giudiziaria Orsola Fallara, ex dirigente dell'Ufficio Finanze del comune, morta suicida lo scorso dicembre. La manager decise di togliersi la vita ingerendo dell'acido muriatico alcune settimane dopo lo scandalo. Il pool di magistrati (l'indagine è condotta dal Procuratore aggiunto Ottavio Sferlazza e dai sostituti Sara Ombra e Francesco Tripodi) ha già accertato che la dirigente si era autoliquidata circa 800 mila euro in quanto componente dello commissione tributaria provinciale per conto del Comune. Soldi che non gli erano dovuti. E poi ancora incarichi pagati ad architetti per progetti mai fatti e denaro a dirigenti cui non toccava. Per non dimenticare le assunzioni e le decine di consulenze sul nulla. Fatti costati l'accusa falso anche all'ex sindaco Giuseppe Scopelliti, oggi governatore della Calabria, e ai tre revisori dei conti. Quanto basta per creare una voragine nelle casse dell'amministrazione. Un buco che gli ispettori del Ministero dell'Economia hanno definiti in 170 milioni di euro.

    "Irregolarità" è la parola più ricorrente, nella relazione degli esperti ministeriali. Giovanni Logoteto e Vito Tatò, che firmano la relazione conclusiva, la usano una trentina di volte, per descrivere la voragine accumulata dall'amministrazione comunale reggina negli anni che vanno dal 2006 al 2010. Un disavanzo stimato, spiegano nella loro relazione "approssimativamente per difetto" in oltre 170 milioni. In poco più di un mese, infatti, non è stato possibile verificare tutto in maniera puntuale, e restano da chiarire alcune poste di Bilancio. Nel documento affiorano i limiti del "Modello Reggio", vanto dell'amministrazione dell'allora sindaco Giuseppe Scopelliti.

    "Per ciò che riguarda la situazione contabile dell'ente - scrivono gli ispettori ministeriali - sono state rilevate pesanti irregolarità, consistenti nella mancata imputazione di oneri agli esercizi di competenza e nella conservazione tra i residui attivi di crediti non supportati da titolo giuridico". Per giustificare il tutto "sono stati adottati artifici contabili al fine di occultare la reale situazione finanziaria dell'ente". Non solo, quindi, un cattivo bilancio, ma anche un bilancio falsificato. "Tali irregolarità - hanno comportato l'esposizione di un risultato di amministrazione nettamente migliore di quello reale, celando, in realtà, un disavanzo di amministrazione, che il 31 dicembre del 2009 era superiore ai 140 milioni di euro". Situazione finanziaria dell'ente che "nel 2010 è ulteriormente peggiorata, portando il disavanzo ad oltre 170 milioni di euro".

    Il meccanismo che ha portato all'accumulo di debiti di tale portata viene spiegato da Logoteto e Tatò in maniera puntuale. Quando il comune approntava il Bilancio di previsione lo riempiva di crediti. Scriveva cioè che avrebbe incassato somme che in realtà "o non gli erano dovute o erano inesigibili". Il riscontro lo si trova in una tabella nella quale le due voci sono messe una accanto all'altra. Da una parte le entrate previste dall'altra quelle poi accertate. Tanto per fare alcuni esempi nel 2007 Palazzo San Giorgio affermava che gli sarebbero entrati 358 milioni e 537 mila euro. In realtà ne arrivarono 278 e 170 (ossia il 22% in meno).

    L'anno successivo in bilancio c'erano entrate per 589 milioni e 400 mila euro. Ne arrivarono solo 402 milioni (il 31% in meno). Il 2009 fa registrare attese per 602 milioni. Ma alla fine se ne contano solo 350 milioni (il 41% in meno). L'anno terribile è però il 2010, l'amministrazione approva un bilancio nel quale dovevano arrivare 736 e 712 mila euro, ma ne incassa solo 297 milioni (la metà). Una differenza sostanziale. Il Comune metteva in bilancio poste in entrata d'ogni tipo, per poi incassare solo la metà. Ovviamente dichiarare che si incassa molto, significava stare dentro il Patto di Stabilità, condizione necessaria per poter spendere, assumere, contrarre mutui, pagare consulenze e progettazioni. Quando poi i conti non tornavano più, l'amministrazione non onorava gli impegni. E qui la lista dei creditori si allungava, mentre i debiti nel Bilancio non figuravano. Al 2010, il comune deve ad "Acque reggine" (che si occupa della depurazione delle acque) 12 milioni di euro, 8 alla Multiservizi (società mista per le manutenzioni) spettano 8 milioni e alla Leonia (per la raccolta dei rifiuti) più di cinque. Si legge anche che il comune deve al Commissario delegato per i rifiuti 33 milioni e 700 mila euro. E a questo si devono aggiungere centinai di creditori che stanno seppellendo Palazzo San Giorgio sotto una montagna di decreti ingiuntivi e pignoramenti. Un disastro sul piano amministrativo, mentre la magistratura continua a indagare sulle vicende di rilievo penale.

    Entrate gonfiate e assalto alle casse Cos
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

  5. #5
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    Predefinito Rif: Secondo alcuni, questi dovrebbero essere nostri compatrioti.

    Il sud italia e' comparabile all'america latina.
    Bisogna adattarsi al presente, anche se ci pare meglio il passato.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Secondo alcuni, questi dovrebbero essere nostri compatrioti.

    Citazione Originariamente Scritto da Juv Visualizza Messaggio
    Reggio Calabria. Città capoluogo di regione.

    Preti, magistrati, imprenditori e politici
    Un'intera città nelle mani della 'Ndrangheta


    Il consigliere Pdl Santi Zappalà arrestato nel dicembre 2010
    L'organizzazione criminale controlla tutto. Dal Comune alle università, dai cantieri agli ospedali. Dai politici che fanno accordi con i boss, al prete compiacente. Trova sponde persino dentro alle parrocchie e si insinua a Palazzo di Giustizia.

    REGGIO CALABRIA - E' marcia. Si nutre di malaffare, affoga nelle sue complicità. Uno con l'altro, si favoriscono tutti. Avvocati, magistrati, costruttori, commercialisti, capi della 'Ndrangheta, spioni, prelati. E medici, ingegneri, dirigenti del comune, consiglieri regionali, alti funzionari dello Stato, guardiani di giardini, assessori e assassini. E' nelle loro mani Reggio. Tutti insieme hanno sottomesso una città che ormai nasconde dentro il suo ventre anche tanti segreti d'Italia.

    E' opulenta Reggio. Non è ricca, è sfrenatamente ricca. Soldi che partono dalle fiumare dell'Aspromonte e dalle miserabili case di Archi e raggiungono Roma o Milano per risplendere fra gli specchi di ristoranti alla moda o nelle vetrine di negozi griffati, dove tutto è costoso, firmato, esclusivo. E' ostile Reggio, è cattiva per proteggere se stessa e i suoi padroni. Un'aristocrazia criminale che governa fra stalle e salotti.

    Comandano dappertutto. Hanno prestanome dappertutto. E talpe. Al Tribunale. Negli uffici di polizia giudiziaria. Nelle amministrazioni locali e statali. Sanno sempre prima cosa accadrà. Se c'è un ordine di cattura pronto o una microspia in qualche casa, se c'è un pezzo di terra edificabile o denaro da arraffare con i depuratori o i contributi europei. Ogni tanto un "insospettabile" resta intrappolato. E sono sempre i soliti ignoti.

    La politica. Chi se lo poteva mai immaginare che l'onorevole Santi Zappalà, uno dei più votati del Pdl al consiglio regionale, faceva la fila con il cappello in mano per chiedere udienza a don Peppino Pelle?
    "Troviamo un accordo", lo pregava il politico. "Troviamo un accordo e poi vediamo", insisteva mentre lì, nella spelonca di Bovalino dove abitano, i Pelle avevano già programmato la loro campagna elettorale. Tre consiglieri da eleggere sulla costa tirrenica e altri tre consiglieri da eleggere sulla costa jonica. "Tutti e sei a Catanzaro e poi, se si comportano bene, li mandiamo a Roma", diceva ai suoi don Peppino. L'onorevole è stato preso con il sorcio in bocca. In galera ha contattato un cugino che aveva un altro cugino alla Corte di Appello, buon amico di un cancelliere che conosceva intimamente un magistrato di Cassazione. Fino all'ultimo Santi Zappalà ha tentato di "aggiustare" il suo processo.

    Il buco nel Comune. Chi se lo poteva mai immaginare che la 'Ndrangheta diventasse socia del Comune di Reggio, oggi devastato da un buco di 170 milioni di euro? Non lo sapeva naturalmente l'ex sindaco Giuseppe Scopelliti - oggi governatore della Calabria - e nemmeno l'attuale Demetrio Arena. Come avrebbero mai potuto credere, tutti e due, che la Multiservizi spa, società mista che sovrintende alla manutenzione ordinaria della città (51 per cento di proprietà dell'amministrazione comunale, 49 per cento di proprietà privata), avesse dentro come titolari i terribili Tegano, boss fra i più potenti della città? Molti stimabili professionisti erano consulenti della Multiservizi. Prima di diventare sindaco, lo era anche Demetrio Arena.

    Il parroco compiacente. Chi se lo poteva mai immaginare che don Nuccio mentisse in un'aula di giustizia per difendere Santo Crucitti, capobastone del rione Condera e suo devoto parrocchiano? Proprio lui, Nuccio Cannizzaro, cerimoniere dell'arcivescovo Vittorio Mondello e cappellano del corpo dei vigili urbani della città? Eppure don Nuccio non ci ha pensato su un momento: fra un gruppo di ragazzi di Condera che volevano far nascere un'associazione culturale e il boss Santo Crucitti che li minacciava, il prete ha scelto il boss. Giurando il falso davanti a Dio e davanti agli uomini. Il parroco si è difeso come si difendono in tanti in questa Reggio Calabria dove si sostengono a vicenda per sopravvivere: "Bisogna distinguere chi è mafioso e chi non lo è. Non si può fare di tutta l'erba un fascio. C'è molta gente scoraggiata perché pensa che, quello che sta accadendo a me, potrebbe capitare a tutti".

    Le indagini a tutto campo. E sta capitando. Da quando sono scesi a Reggio magistrati come Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino, funzionari di polizia e ufficiali dei carabinieri di primissima qualità, la città marcia deve fare conti che non aveva mai fatto prima. Non c'è niente, giù a Reggio, che non sia finito in un'indagine. L'Università. Il Comune. La Regione. Le ex municipalizzate. Le Asl. Il Palazzo di Giustizia. Qualche giorno fa, è cominciato il processo per undici professionisti e burocrati di Reggio che trafficavano in varianti del piano regolatore e su piantine catastali. Condoni edilizi fasulli. Certificati di abitabilità "corretti". E mazzette.

    L'assessore e le 'ndrine. Qualche giorno fa è filtrata anche la notizia che l'assessore ai Lavori Pubblici, Pasquale Morisani, conversava di strategie elettorali con il condannato per mafia Giuseppe Romeo, vicino a una delle tante 'ndrine che si sono inserite nella grande distribuzione alimentare, nell'intermediazione del credito, nell'edilizia. Volevano infiltrasi anche nella politica. E hanno convogliato tanti voti sull'assessore. Lui non ha negato di conoscere quelli lì, però ha garantito sul suo onore che non ha mai fatto commercio con loro. Sono le teste di ponte degli Alvaro o dei Condello che hanno comprato alberghi e discoteche, che pilotano fallimenti per mettere poi dentro i loro uomini, che salgono su a Roma e in Emilia a ripulire il denaro comprando bar in via Veneto o rilevando centri commerciali. Sono personaggi come Pasquale Rappoccio, ufficialmente imprenditore, che prometteva voti a destra e sinistra e contemporaneamente sponsorizzava il presidente Scopelliti e anche Lele Mora. Campagne elettorali e notti bianche. Nella stanza da letto di casa sua, quel Rappoccio tiene il grembiulino della loggia e l'immagine della Madonna dei Polsi. Sette e Cupole. E un po' il riassunto di Reggio Calabria.

    Il mancato attentato a Napolitano. L'ultimo da ricordare è Giovanni Zumbo, affermato commercialista che faceva il doppio o il triplo gioco fra la 'Ndrangheta e i servizi segreti, una spiata qua e l'altra là fino a quando - anche lui - è finito schiacciato nell'indagine sul ritrovamento di un'auto piena di armi sul percorso del Presidente Napolitano in visita in Calabria. E' uno dei cittadini chiave di questa Reggio che si allunga misteriosa verso lo Stretto, il dottor Giovanni Zumbo. E' uno dei complici.

    Preti, magistrati, imprenditori e politici. La città nelle mani della 'ndrangheta

    Quanta gente lavorerà per le Andrine? il 5%? Il 10% dei 180.000 abitanti reggini?
    Cortesemente aggiungere anche una intensità dell'evasione fiscale del 90%.
    Ovviamanente il caro Monti non parla, nel suo programma di lotta all'evasione, di iniziare a fare pagare le tasse ai meridionali, nè di ridurne le ruberie.
    Si ammazzaranno, a forza di tasse, i Padani per continuare a mantenere questo letamaio
    E poi il caro Monti tornerà a prenderci per il culo affermando (lo ha già fatto in una intervista): "anche al nord le cose non funzionano: per esempio la natalità è bassa."
    Si, perché i Padani (non quelli RINNEGATI come Monti) non fanno figli se non possono mantenerli e hanno la DIGNITA' (A DIFFERENZA DEI TERRONI) di non fingersi poveri per rubare allo stato.

    Secessione unica via, cortesemente togliere il "consensuale", Perché uno stato che aumenta l'ici MA NON ACCATASTA LE CASE DEI MERIDIONALI NON E' UNO STATO.

    Che la Lega si svegli dal letargo.

    E non serve lo sciopero fiscale: tiriamo fuori in massa i soldi padani dalle banche.
    Così tutti sti banchieri del menga inizieranno A LAVORARE.
    A imparare che i soldi NON SONO INTERESSI CHE PIOVONO DAL CIELO, SONO SUDORE E FATICA.
    Ultima modifica di Tyr; 04-12-11 alle 16:58
    Europeo, Veneto - Friulano, Longobardo. Non italiano

  7. #7
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    Predefinito Rif: Secondo alcuni, questi dovrebbero essere nostri compatrioti.

    Pensate che sul "nazionale" ci sono intellettuali della magna gresia che spiegano al mondo di come i tedeschi si sentano tutti tedeschi dalla Baviera al Baltico e nessuno odia o sparla del loro stato... e tte credo li mortacci hanno un paese serio loro, e bisogna ricordare loro che un paese è serio quando tutte le regioni fanno le serie, loro invecenon ne tengono conto a quanto pare, come non tengono conto che i tedeschi dell'est non hanno esportato mafia prima in tutta la Germania e poi nel mondo, che i tedeschi dell'est ricevono fondi (che usano seriamente) ma non hanno e non pretendono di avere una spesa strutturale che superi quella delle regioni ricche (le leggi del loro stato che è stato fatto da gente seria lo impedisce) le loro città sono pulite.

    In Germania non ci sono quattro o cinque lander che progetano in silenzio (e ci riescono) di arraffare in qualsiasi modo il denaro pubblico e i posti di lavoro statali, ma sopratutto in germania ci sono i tedeschi, ci sono popoli affini e comunque uniti su valri comuni, nell'espressione geografica no.


    Scriveva il deputato toscano Franchetti dopo l'unità di bordello ""il permmanere di questa situazione di illegalità e di collusione tra potere politico e clientele locali costituisce un pericolo non solo per gli ordinamenti liberai in sicilia, ma per la sopravvivenza stessa dell'unità, poichè la coesistenza della civiltà siciliana e di quella dell'italia media e superiore in una medesima nazione è incopatibile colla prosperità di questa nazione e, a lungo andare, anche colla sua esistenza"



  8. #8
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    Predefinito Rif: Secondo alcuni, questi dovrebbero essere nostri compatrioti.

    Citazione Originariamente Scritto da Italiano Visualizza Messaggio
    Il sud italia e' comparabile all'america latina.


    un'offesa per la povera america latina

  9. #9
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    Predefinito Rif: Secondo alcuni, questi dovrebbero essere nostri compatrioti.

    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio
    un'offesa per la povera america latina
    In effetti quei paesi non vivono sulle spalle altrui.
    Bisogna adattarsi al presente, anche se ci pare meglio il passato.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Secondo alcuni, questi dovrebbero essere nostri compatrioti.

    vedrete che tra un po arriva il solito terrons, o il finto nordico a dire che la mafia c'é anche al nord.....

 

 
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