Contro la mafia
Si può dire che la mafia è un sistema di rapporti tra individui che riconosce valore al solo vincolo di parentela -di sangue o di cosca- e non riconosce alcun significato al patto sociale tra tutti i cittadini, rappresentato (almeno in teoria) dallo Stato. Questo significa che, nella logica mafiosa, o sei “dei nostri” o, semplicemente, non esisti. Se voi non accoppate gli altri è perchè avete l'idea, sia pure vaga, che ogni persona ha dei diritti in quanto tale. Ma per il mafioso le persone non esistono fintanto che non è chiara la loro appartenenza alla famiglia: chi non è della famiglia è solo una cosa da usare e di cui liberarsi senza rimorso alcuno.
Se si pensa che il cardine su cui, da duecento anni o giù di lì, ruota la storia delle democrazie, è che la sola vera sede del diritto è il cittadino, va da sé che la mafia è una specie di mostro giuridico, pre-moderno, nemico mortale della democrazia. Per questo, prima di essere un problema criminologico, è un enorme problema politico. Per questo ci fa schifo e facciamo di tutto per distruggerla.
Questo però non basta. Perchè se proviamo ad allargare il campo visivo, scopriamo che anche il patto egualitario che lega tra loro i cittadini di uno Stato è una sorta -passatemi il paradosso- di mafia allargata, nella quale il riconoscimento dei diritti di ciascuno ha il suo bravo limite: le frontiere del paese. Naturalmente preferiamo di gran lunga questa forma rincivilita di “famiglia” -la Nazione- non fosse altro per la migliore educazione dei capi-cosca, i quali, nella maggioranza dei casi, intraprendono con le altre nazioni-clan rapporti di reciproca sopportazione, e a volte addirittura di amicizia. Ma non possiamo non prendere atto -specie in questi tempi di vivacissimi regolamenti di conti tra mafie, pardon, tra popoli rivali- che in tutte le guerra passate, presenti e future, in tutte le aggressioni razziste, i pestaggi, le torture che insanguinano il mondo, il carburante culturale è costituito dalla non considerazione dell'altro. Sull'altro si può sparare, l'altro si può espellere, perseguitare, cacciare, imprigionare, perchè non è “dei nostri”. Perchè non è affiliato alla nostra stessa macro-famiglia, che avendo i suoi usi, i suoi costumi, le sue leggi, la sua religione, guarda alle altro macro-famiglie come ad una pericolosa minaccia.
E' da escludere che il problema si risolva in tempi brevi. C'è da sperare che piano piano, secolo dopo secolo, le singole mafie nazionali si accorpino in grandi mafie federate (tipo l'Europa), fino allo scontro finale tra due o tre enormi mafie mondiali, che estenuate, si metteranno finalmente d'accordo (tra uno o due millenni) rassegnandosi al fatto che gli uomini, effettivamente, sono persone, e che tutto il resto (nazionalità, religione, opinioni politiche e sessuali) può fare folklore ma non può fare diritto.
Questa si chiama utopia. E' parente stretta del buon senso. Ma abbiamo una tale sfiga che, una volta che la mafia terrestre diventerà una sola, e dunque non avrà più ragione di esistere e si scioglierà in una solenne cerimonia, arriveranno a romperci i coglioni i marziani. Ricomincerà tutto da capo. Clan contro clan, famiglia contro famiglia.
Abbasso la mafia.




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