Fedeli alla missione pacificatrice, che è tra i principali doveri del nostro pastorale ministero, stimiamo opportuno, mentre crescono i timori di un più esteso conflitto, aprirTi il fiducioso animo Nostro. Conosciamo, infatti, per averli attentamente seguiti raccomandandoli a Dio, i nobili sforzi, coi quali Tu volesti da prima evitare e quindi localizzare la guerra; e pur dolenti che alle Tue sollecitudini non arridesse intero il successo, fummo lieti che si riconoscesse anche a Te l’alto merito di aver trattenuto il flagello in determinati confini. Se non che, divampato l’incendio e oggi vieppiù attivo nel suo tragico sviluppo, sono giustificati quei timori, mentre sui popoli ancora immuni i fantasmi della guerra sembrano addensarsi più minacciosi e vicini. Non dubitando del Tuo perseverante lavoro sulla linea che Ti eri prescritta, Noi supplichiamo il Signore di assisterTi in un’ora di tanta gravità per i popoli e di tanta responsabilità per chi tiene le redini del governo. E per la paternità universale, che è propria del Nostro ufficio, formiamo dall’intimo del cuore il voto ardente che siano risparmiati all’Europa, grazie alle Tue iniziative, alla Tua fermezza, al Tuo animo d’Italiano, più vaste rovine e più numerosi lutti; e in particolar modo sia risparmiato al Nostro e al Tuo diletto Paese una così grave calamità. Nella piena fiducia che l’Onnipotente continuerà con divina larghezza a darTi lume e forza in così trepide ore per il bene e per la salvezza del popolo italiano, a Lui con caldo animo Ti raccomandiamo, e intanto, in auspicio dei divini favori, T’impartiamo l’Apostolica Benedizione.

Pio XII, 24 aprile 1940

Beatissimo Padre, vogliate, anzitutto, accogliere il mio profondo ringraziamento per la lettera che Vi siete degnato indirizzarmi e per le espressioni a mio riguardo in essa contenute. Il riconoscimento Vostro, Beatissimo Padre, del fatto che io ho tentato tutte le vie per evitare una conflagrazione europea, mi è causa di legittima soddisfazione. È mia convinzione che senza l’assurda pretesa franco-inglese di esigere il ritiro ai punti di partenza degli eserciti germanici già in marcia, la conferenza da me prospettata avrebbe potuto convocarsi per affrontare e risolvere non solo il problema polacco, ma anche gli altri che attendono di essere risolti. Comprendo, Beatissimo Padre, il Vostro desiderio che sia dato all’Italia di evitare la guerra. Questo è accaduto fino ad oggi, ma non potrei in alcun modo garantire che ciò possa durare sino alla fine. Bisogna tener conto anche dalla volontà e degli intendimenti dei terzi. La Storia della Chiesa, e Voi me lo insegnate, Beatissimo Padre, non ha mai accettato la formula della pace per la pace, della pace “ad ogni costo”, della “pace senza giustizia”, di una “pace” cioè che in date circostanze potrebbe compromettere irreparabilmente per il presente e per il futuro le sorti del popolo italiano. Desidero aggiungere che è nell’ambito della vigente alleanza italo-germanica che è stato possibile per l’Italia di adottare l’atteggiamento di non-belligeranza.
Di una cosa sola desidero assicurarVi, o Beatissimo Padre, e cioè che se domani l’Italia dovrà scendere in campo, ciò vorrà dire in maniera di solare evidenza per tutti che onore, interessi, avvenire imporranno in maniera assoluta di farlo. Mi è consolante pensare che Dio vorrà proteggere e nell’una e nell’altra eventualità, gli sforzi di un popolo credente quale l’Italiano. Vogliate, Beatissimo Padre, accogliere l’espressione del mio devoto ossequio.


Benito Mussolini, 30 aprile 1940