





_Non rinnegare e non restaurare__
Difendi la nazione come nei tempi passati, in modo moderno:" fotti lo Stato antifascista! "(Giò)
L'invidia ha due bocche; con una sputa miele , con l'altra sputa veleno e fiele![]()


chi non vuole o non riesce a parlare il dialetto locale va immediatamente cacciato.
nel caso delle valli i senegalesi parlano il dialetto. i teroni no.
traetene le conseguenze del caso.




Ultima modifica di Ada De Santis; 18-12-11 alle 19:12
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Quoto Ada.
Fa comodo, per giustificare la propria intolleranza ideologica, in nome di chissà quali principi universali che nulla hanno a che vedere con la violazione della legalità così com’è perpetrata oggi in Italia, attribuire agli altri certi giudizi ed opinioni che gli altri non hanno espresso.
Il calciatore non c’entra nulla, ma non c’entra nulla neppure il nero che lavora in fabbrica. Il fatto che in Italia ci siano centinaia di migliaia di stranieri regolari e ben accetti (dal calciatore Ibrahimovic all’operaio e al commerciante sconosciuti) dimostra piuttosto il contrario, e cioè che la xenofobia italiana non dipende in primis dalla qualità propria dello straniero, cioè il suo non essere nostro connazionale. La xenofobia, per sua stessa definizione, non è una cosa “che si fa”. Si può avere una legislazione xenofoba, ma non è il caso dell’Italia. La “comune” xenofobia italiana ( la paura in Italia di chi non è italiano) è essenzialmente l’effetto della crescita, da tempo, della piccola criminalità legata all’aumento dei clandestini. Oggi, soprattutto per i reati relativi alla proprietà si è persa persino la voglia di fare la denuncia, perché le probabilità di ottenere giustizia sono assai scarse se non del tutte inesistenti. Inevitabilmente ognuno di noi ( o molti di noi, chi più chi meno) teme di trovare sulla sua strada, prima o poi, un criminale. In questo senso, la xenofobia italiana non è l’effetto della riflessione: “Ho paura dello straniero, perché è criminale o perché ha usi e costumi intollerabili”, ma “Ho paura dei clandestini (che per definizione sono stranieri) perché a causa del fatto che sono troppi la malvivenza dipendente da loro, oltre quella italiana, è intollerabile”. E’ l’effetto risultante dall’associazione di idee: “I criminali fanno paura e non vanno tollerati, molti clandestini sono criminali”. A questo va associato il fatto che lo stato italiano non ha apparati e strutture sufficienti per far fronte ad una criminalità così ampiamente diffusa, data oggi dalla somma di quella italiana (che purtroppo c’è ed è ovviamente non straniera) più quella clandestina. Circa questa incapacità dello stato, la dicono tutta le attuali prossime scelte legislative in proposito.
Accusare di intolleranza e xenofobia gli italiani perché fortunatamente ancora non tutti tollerano il canale che alimenta certa delinquenza diffusa non significa compiere un atto di giustizia umana verso gli stranieri regolari in Italia (contro i quali non mi pare che ci sia nulla di xenofobo, anzi), ma favorire quelli che vivono alimentando quella stessa delinquenza di origine propria o, peggio se si vuole perché già radicata, italiana.
Per chi ha collegato la xenofobia al razzismo, va invece detto che, oggi in Italia, sono da ritenersi razziste le etnie che praticano il crimine soprattutto al di fuori della propria comunità, quasi esclusivamente con quelli che sono i “diversi da loro” e che non fanno parte della loro etnia. Crimini siffatti (dal furto alla rapina alla ricettazione, ma spesso anche le violenze fisiche come gli stupri sino all’omicidio), purché esterni alla comunità stessa, non sono da loro ritenuti tali, ma lo è invece denunciarli alla giustizia italiana.
Ultima modifica di vanni fucci; 18-12-11 alle 20:59


NCaro Vanni, non si riesce a parlare a soiegarsi, ti attaccano e basta, questa è la sinistra.
Ultima modifica di Ada De Santis; 18-12-11 alle 21:26
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