Il ritorno di Vendola alla lotta di classe
Landini (Fiom): «Sono pronto a tutto»
Il governatore in prima linea alla presentazione del libro
«Cambiare la fabbrica per cambiare il mondo»
BARI - È un Maurizio Landini in tenuta d’assalto quello che è apparso, ieri sera, all’ex palazzo delle Poste, a Bari, insieme al governatore Nichi Vendola, alla presentazione del libro «Cambiare la fabbrica per cambiare il mondo», scritto dal segretario generale della Fiom-Cgil e il cui ricavato sarà destinato ad un fondo di solidarietà per gli iscritti al sindacato. Con loro, in versione di provocatore, il giornalista Giancarlo Feliziani (che con Landini ha scritto il libro), l’editore Alessandro Laterza (in rappresentanza dei "padroni") e Umberto Carabelli, ordinario di Diritto del lavoro all’università di Bari che si è soffermato sulla ventilata riforma dell’articolo 18: «Così non si interviene sulla norma, ma solo sulle conseguenze di un atto illegittimo. Si alleggerisce solo la sanzione». Per una serata, il lavoro - quello vero, quello delle fabbriche - è tornato ad essere protagonista nella sala gremita di gente. Con un tema di fondo: ciò che sta accadendo alla Fiat è il cavallo di Troia che modificherà ovunque i rapporti fra impresa e sindacato? E le proposte dell’ad di Fiat, Sergio Marchionne, sono nel solco della modernità o rappresentano un passo indietro nella vita democratica e nella qualità dell’esistenza dei lavoratori? Per Landini la risposta è facile. «Cancellare tutti i contratti per applicarne di diversi rispetto a quelli collettivi, scegliersi i sindacati in azienda e tener fuori quelli che non piacciono, è modernità?».
«Quello di Marchionne, alla Fiat - spiega Landini - non è un disegno di poco conto e segna ciò che potrebbe accadere da altre parti. Si sta provando a ridisegnare un sistema d’impresa in cui la contrattazione non esiste più e i sindacati o sono funzionali all’impresa o vengono messi fuori dalla fabbrica. Un sistema uguale in Italia e in Polonia, e chi non è d’accordo, come noi, è fuori dal primo gennaio». E’ una guerra all’ultimo sangue quella che si gioca in Fiat, dietro c’è la riscrittura delle relazioni sindacali. In un quadro in cui il Governo se ha giocato una parte - con l’ex ministro Sacconi - non è stata in favore dei lavoratori, secondo tutti gli interlocutori presenti. Su tutto, continua Landini, «c’è un silenzio pericoloso della politica. I lavoratori sono stati lasciati da soli in una situazione di debolezza e c’è un tentativo di eliminazione fisica della Fiom e di questo non se ne parla. Viene rimosso. L’attacco, però, non è solo a un sindacato, ma alla libertà della persona». Per questo l’11 febbraio la Fiom tornerà in piazza con una grande manifestazione dei metalmeccanici, «una battaglia di libertà dei diritti». Sui diritti dei lavoratori «non è possibile nessun tipo di regressione - gli ha fatto eco Vendola - credevo che modernità fosse ampliare le tutele, non cancellarle. E contrabbandare il disagio dei vecchi con l’agio dei giovani è l’ultima porcata professorale.
La ministra Fornero, in continuità con Sacconi, ha una forma e un appeal diversi, ma se ci vengono a raccontare che per garantire i precari bisogna precarizzare i garantiti, vuol dire che noi, avendola subita per 30 anni, la lotta di classe riprenderemo a farla seriamente». Preoccupato, poi, si è detto il governatore per il binomio crisi sociale-qualunquismo in pericolosa risalita. E la foto di Vasto che altro non rappresentava che un’allusione «ha scatenato le forze dell’inferno», ha rilevato Vendola. «Basti pensare che sono stato trattato "bene" dai mass media solo finchè non ho scelto di andare a Pomigliano ad esercitare il dovere della politica ad ascoltare». «Ho il sospetto - ha incalzato Landini - che la discussione sull’articolo 18 serva a spostare l’attenzione su quanto sta accadendo, sul tipo di impresa che si vuole costruire in questo Paese. E’ modernità quella di un’impresa che non investe e basa la crescita solo sull’ulteriore sfruttamento dei lavoratori? Sei sanzionabile se dici che questa non è modernità? Ci accusano di dire solo dei no, Fiom invece propone un modello più democratico, più cooperativo. Questo rivendico». Quando «mi hanno chiesto di mettere una firma "tecnica" ho detto di no: non esistono firme tecniche, come non esistono governi tecnici. Si stanno facendo solo scelte politiche».
Lorena Saracino
21 dicembre 2011
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Il ritorno di Vendola alla lotta di classe Landini (Fiom): «Sono pronto a tutto» - Corriere del Mezzogiorno
Vendola sulle barricate per l'art.18 "Riprenderemo la lotta di classe"
Mercoledì, 21 dicembre 2011 - 082:02
"Se ci vengono a raccontare che per garantire i precari bisogna precarizzare i garantiti, vuol dire che noi, avendola subita per 30 anni, la lotta di classe riprenderemo a farla". Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, difende così a spada l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori durante la presentazione a Bari del libro del segretario della Fiom Cgil, Maurizio Landini, 'Cambiare la fabbrica per cambiare il mondo'.
Su twitter il leader di Sel ribadisce il concetto: "Se si pensa di garantire i precari precarizzando i garantiti, vorrá dire che la lotta di classe, dopo averla subita per anni, riprenderemo a farla noi per davvero". Nichi Vendola spiega che "dentro l'esecutivo Monti non mancano interlocutori di straordinario livello e levatura intellettuale, ma poiche' il tema che esso deve svolgere e' come affrontare le dinamiche economico-finanziarie, il rischio e' che questo governo sia uno dei tasselli di un'Europa che per salvare l'euro uccide se stessa e insegue illusoriamente medicine che finiranno per uccidere il malato. Credo che nei prossimi mesi il disagio acuto e crescente e la rabbia popolare non troveranno sullo schermo il volto di Berlusconi, che abilmente si sara' tolto da quel fascio di luce, mentre apparira' soltanto la responsabilita' dei professori.
Tutto questo rimette pesantemente in gioco la destra e Berlusconi", prosegue Vendola, "Questa idea poi di modificare l'articolo 18 da parte del governo che corrisponde all'idea di esibire dinanzi all'opinione pubblica lo scalpo del sindacato, e' particolarmente irritante. Siamo nell'ambito del surreale e del pazzesco e che se tale prospettiva dovesse essere perseguita sarebbe una dichiarazione di guerra di classe".
"Non mi convince infine l'idea per cui dobbiamo sentirci tutti un po' arruolati, combattere a fianco di Monti senza se e senza ma, senza cioe' porsi troppe domande, delegando ai professori il governo della Repubblica per questa legislatura e per chissa' quante altre in futuro", cocnlude Vendola.
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