
Originariamente Scritto da
Tomás de Torquemada
Se Panzer permette, intanto accenno qualcosa io andando a memoria.
Una ventina di anni fa Matteo Matteotti, figlio di Giacomo, rilasciò un'intervista a Marcello Staglieno per "Storia illustrata" (dal titolo, più o meno "Delitto Matteotti, fu uno sporco affare di petrolio") in cui proponeva una nuova interpretazione della morte violenta dell'esponente socialista.
Secondo Matteotti junior il padre, che era un massone di buon calibro, era da poco rientrato dall'Inghilterra dove la loggia "The Unicorn and the Lion" lo aveva informato, documentando il tutto, dell'esistenza di due scritture private del re d'Italia. In virtù di una quest'ultimo diventava socio per azioni della Sinclair, senza pagare nulla ma ottenendo il diritto a riscuotere i proventi; con l'altra si impegnava a mantenere nascosta il più a lungo possibile la notizia della scoperta di giacimenti petroliferi in Libia.
Giacomo Matteotti sarebbero dunque rientrato in Italia con l'intenzione di denunciare l'intrigo e l'altro tradimento del sovrano; ma il re, vero mandante dell'omicidio, glielo avrebbe impedito nel modo che sappiamo (organizzando il tutto in maniera che la colpa ricadesse poi sui fascisti).
Questa ricostruzione è stata contestata da più parti, talvolta ipotizzando un coinvolgimento anche dello stesso Mussolini e talvolta sottolineando che la ricerca e la scoperta del petrolio in Libia avvennero solo alla fine degli anni Trenta.