Acuto il parallelo Malaparte-Niekisch.
Il paradosso assoluto della "corrispondenza" controriforma latina-protestantesimo tedesco.
Buon lavoro.


Acuto il parallelo Malaparte-Niekisch.
Il paradosso assoluto della "corrispondenza" controriforma latina-protestantesimo tedesco.
Buon lavoro.
Ultima modifica di amerigodumini; 01-01-12 alle 16:14


Grazie![]()
Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.






Ad accomunare specificamente Malaparte e Niekisch volendo c'è la polemica antioccidentale e una certa fascinazione per l'Oriente (inteso in un senso più 'bolscevico' nel secondo caso e 'bizantino' nel primo, detto espressionisticamente) che l'uno annette al Settentrione prussiano e l'altro al Meridione latino.
Ultima modifica di Troll; 01-01-12 alle 16:37


a me capitò questo:
Lessi una "preghiera" di Camillo Langone di molti anni fa (2005) in cui facendo apologia del regime franchista si lanciò in una elegiaca descrizione dell'"eterno ferragosto" (cit.) spagnolo -questo meriggio dorato silenzioso ed eternizzante- garantito dalla prudente immobilità del Caudillo.
Lo stesso anno avevo letto "13 volte Lenin" di Zizek Slavoj in cui sembrava fotocopiato l'articolo del Langone (e dico fotocopiato) tanto attribuiva i medesimi meriti anche emotivamente percepiti ai regimi del Patto di Varsavia.
Ultima modifica di amerigodumini; 01-01-12 alle 16:45


Ieri leggevo questo su Zizek. Parole di un accusatore su "The New Republic":
"For the revolutionary, Zizek instructs in In Defense of Violence, violence involves “the heroic assumption of the solitude of a sovereign decision.” He becomes the “master” (Zizek’s Hegelian term) because “he is not afraid to die, [he] is ready to risk everything."
"There is a name for the politics that glorifies risk, decision, and will; that yearns for the hero, the master, and the leader; that prefers death and the infinite to democracy and the pragmatic; that finds the only true freedom in the terror of violence. Its name is not communism. Its name is fascism, and in his most recent work Zizek has inarguably revealed himself as some sort of fascist. He admits as much in Violence, where he quotes the German philosopher Peter Sloterdijk on the “re-emerging Left-Fascist whispering at the borders of academia”–”where, I guess, I belong.” There is no need to guess."
Sul legame fra filosofia postmoderna e "fascistic glorification of death and violence" suggerisco sempre Alexandre Kojève: The Roots of Postmodern Politics di Shadia Drury.


Il sommo diogene (laerzio) però non so se sarebbe così attratto da questa commistione...


In bocca al lupo.

