

Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


IL BACICCIA E' BULICCIO
Bossi, un disastro, una mente contorta e dissociata, un incidente della democrazia italiana, uno sfasciacarrozze con il quale non mi siederò mai più allo stesso tavolo.
(Silvio Berlusconi, 1994)








io sono uno di quelli che alle comunali ha votato Veneto Stato (per la cronaca: 0,1%)...
anche per Veneto Stato in questi ultimi mesi abbiamo assistito a casini vari, tra lotte interne e ricorsi al tar...
il fatto è che è facilissimo pagare qualcuno perché entri in un movimento e lo faccia deragliare...
così bastano pochi euro per demolire dall'interno un partito "pericoloso"...
e poi parlano di democrazia...
Ultima modifica di k21; 24-05-12 alle 11:17




Abbiamo lasciato sparire tanti sentieri, abbiamo lasciato incolti prati e boschi: siamo perduti in un esodo senza terre promesse. Ma la nostra terra promessa è qui, tra questi monti e questi sassi, qui per stillare latte e miele da questa dura terra


DIFENDONO L’INNO PER PROTEGGERE LO STIPENDIO CHE PIPPANO
di GILBERTO ONETO
La vicenda è nota: qualche giorno fa prima della finale di Coppa Italia fra la Juve e il Napoli, allo stadio partenopeo una parte del pubblico ha fischiato l’esecuzione dell’Inno di Mameli. Poco importa che la contestazione fosse diretta alla patriottica marcetta o che fosse invece un segno di scarso apprezzamento per le doti di gorgheggiatrice di tale Rosalba Pippa, in arte Arisa, una giovane cantante lucana di Pignola: il giudice sportivo ha rifilato una multa di 20mila Euro al Napoli.
Edifica riportare i commenti di alcuni illustri emuli di De Amicis presenti al fattaccio.
Giovanni Petrucci, presidente del CONI dal 1999: «Lo ripeto è becerume. Si dovrebbero vergognare. Ora si fa l’analisi di quando siano partiti i fischi, ma non c’entra niente: l’inno non si fischia mai». Renato Schifani, presidente del Senato: «I fischi all’inno di Mameli sono incivili, inaccettabili e mi hanno sconvolto: credevo che in una giornata come questa il Paese potesse dimostrare di unirsi sotto un inno che è sinonimo di solidarietà, e non che si potesse dar luogo a gesti del genere». Valentina Vezzali, prescelta a portare l’amato tricolore all’inaugurazione delle prossime Olimpiadi: «La condanna è severissima, non si deve mai contestare il proprio Paese. Anzi dobbiamo identificarci nella Nazione. Noi dobbiamo essere orgogliosi di essere italiani: il senso di appartenenza non ci deve far perdere di vista l’obiettivo comune. L’Italia è un paese stupendo che va onorato». Eja, eja, Alala!
L’intera vicenda è sintomatica dello stato di confusione e di terrore in cui vivono quelli che ricevono uno stipendio dall’Italia: l’inno non è (per il momento) protetto da alcun articolo del Codice Rocco, ed è per questo che è intervenuta la magistratura sportiva e non quella ordinaria. Ma la sostanza cambia poco. Viene meno l’elementare diritto di esprimere dissenso (non importa se politico o musicale): una soprano che stecca alla Scala può essere presa a male parole e a lanci di ortaggi; la signorina Pippa che intona il brano di Mameli, Cannata e Novaro – magari rendendolo ancora più cacofonico del solito – va ascoltata in rispettoso silenzio. Altrimenti arrivano le multe e forse domani anche i carabinieri.
Ma che Paese (mettiamolo pure al maiuscolo, come fanno loro) è quello che obbliga i suoi sudditi a commuoversi per una musichetta, a inorgoglirsi per una storia fatta di violenze, sopraffazioni e miseria? Ognuno ha il diritto di sentirsi parte della sua comunità, non di quella che gli hanno confezionato i Cavour, i Crispi o i Mussolini perché faceva comodo a loro, ai loro sodali e padroni.
Ha scritto Walker Connor che una comunità nazionale è quello che crede di essere e che vuole essere. Il resto è solo Mameli, Bava Beccaris e Agazio Loiero. E Pippa.
25 Maggio 2012
DIFENDONO L’INNO PER PROTEGGERE LO STIPENDIO CHE PIPPANO | L'Indipendenza
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


LEONI: BOSSI SI RICANDIDERÀ CONTRO MARONI. IL PARTITO È NOSTRO
di REDAZIONE
«Bossi si ricandida, figurarsi se lascia la Lega. Aspetta solo l’ultimo minuto». Ne è convinto il senatore Giuseppe Leoni, cofondatore del Carroccio al fianco del Bossi dalla prima ora. «Il Capo tornerà – assicura in un’intervista a Il Fatto Quotidiano – ora osserva e aspetta il momento giusto. Ma senza di lui la Lega non esiste. All’ultimo, quando nessuno se lo aspetta, si candiderà». Per Leoni «una cosa è chiara a tutti: senza Bossi il partito non esiste. L’ho ricordato anche a Maroni l’altro giorno».
Quando Tosi ha avanzato l’ipotesi di fare a meno di Bossi se le accuse contro di lui risultassero fondate, Leoni ha alzato la cornetta per raccomandare a Maroni «di ricordare al sindaco di rileggersi lo Statuto perchè i fondatori della Lega sono divinità, come i santi per la Chiesa: non si possono toccare. Quindi si dia una regolata». «Ma Maroni mi ha garantito che lo aveva già chiamato – racconta Leoni – e che era tutto a posto, che gli ha detto di smetterla».
Ora, per il senatore del Carroccio, la priorità è ricostruire l’unità. Con l’ex ministro dell’Interno «stiamo cercando la quadra – assicura – poi potrà esserci la corrente di Maroni e quella di Bossi; potremo discutere, pensarla in modo diverso e confrontarci ma non dobbiamo dividerci: sarebbe un errore. Rimarremo uniti, riusciremo per forza». Del resto «è quello che chiede Bossi. Quindi – secondo Leoni – non ci sono molte altre strade da percorrere. A meno che non decidano di dare vita a qualche scissione o cose strane, ma non conviene a nessuno».
STEFANI TRASFERISCE DUE MILIONI ALLE SEGRETERIE NAZIONALI PER IL TERRITORIO
«Come stabilito nell’ultima riunione del Consiglio Federale questo pomeriggio il Segretario Amministrativo della Lega Nord, on.Stefano Stefani, ha provveduto a trasferire due milioni di euro alle Segreterie Nazionali che avranno il compito, a loro volta, di distribuirli alle strutture territoriali del Movimento». È quanto si legge in una nota del coordinamento delle segreterie nazionali.
MARONI: PROPOSTA DI RIFORMA DEL PDL? IL TEMPO E’ SCADUTO
Roberto Maroni, su Facebook, boccia la riforma presidenzialista: «La Lega è sempre stata pronta a discutere di riforme, ma ogni caso per noi è indispensabile che assieme al resto ci siano anche: il Senato federale e il dimezzamento dei parlamentari. Purtroppo nessuna delle due è nei progetti sin qui presentati, quindi (per quanto ci riguarda) riteniamo ormai scaduto in questa legislatura il tempo per la Grande Riforma Costituzionale. Puntiamo sulla riduzione del numero dei parlamentari, sarebbe già una ottima cosa».
25 Maggio 2012
LEONI: BOSSI SI RICANDIDERA’ CONTRO MARONI. IL PARTITO E’ NOSTRO | L'Indipendenza
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.