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Discussione: Il deserto avanza

  1. #201
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Nemis e i baby drag queen: i nuovi bambini soldato strappati all'infanzia per combattere la guerra Lgbt
    di Benedetta Frigerio
    Il prossimo step delle legislazioni occidentali sarà la legalizzazione della pedofilia, perché se ognuno è libero di fare cio' che vuole cosa vieta di usare anche un bambino per il proprio piacere? Un’affermazione esagerata, catastrofista, da cassandre?
    Don Fortunato Di Noto, il sacerdote che da vent'anni lotta conto la pedofilia, intervistato dalla nuovabq.it in merito ai corsi di educazione sessuale nelle scuole aveva risposto a chi obietta che tutto è lecito si' ma solo fra due volontà in accordo, che l’ipersessualizzazione della società contemporanea serve proprio a rendere i bambini consenzienti al sesso, come dichiarano le stesse lobby pedofile.
    Ma se ancora non si accetta l’esistenza di uno stretto legame fra il sesso fuori dal matrimonio (negazione del suo fine procreativo), l’ideologia gender/omosessualista e, infine, la pedofilia basta guardare le immagini e i video del piccolo Nemis Quinn Mélançon-Golden. Il bimbo, un canadese di 8 anni, grazie ai suoi genitori sta diventando un personaggio dello spettacolo presentandosi al pubblico come una “drag queen” con il nome di Lactatia. Quello che più spaventa di questa vicenda sono tre cose: la mamma e il papà di Nemis dichiarano di averlo cresciuto con l’idea che non esiste il femminile e il maschile; le performance diaboliche del piccolo su un palco durante una festa Lgbt, dove si muove letteralmente come un ossesso in atteggiamenti da prostituta (tutto l’ambiente assomiglia a un inferno di fiere) e le dichiarazioni del bambino in un filmato caricato su YouTube, visionato in una settimana da quasi oltre 100 mila persone e che ha tutti i connotati per essere definito propagandistico: “Penso che ognuno sia libero di fare cio' che vuole - afferma Nemis - non importa quello che pensano gli altri. Se vuoi essere una “drag queen” e ai tuoi genitori non piaci, allora hai bisogno di nuovi genitori”.
    Spaventa, perché la frase “ognuno sia libero di fare cio' che vuole, non importa quello che pensano gli altri” è una frase che sottoscriverebbe la grande maggioranza della popolazione occidentale, ignara delle sue conseguenze estreme ma ormai, quando è troppo tardi, sempre più evidenti. Spaventa, poi, l’appoggio legale di questa perversione estrema. Basti pensare che in Europa e in Canada cominciano ad essere approvate leggi, sponsorizzate da Ue e Onu, sul diritto dei bambini alla sessualità e alla religione, da proteggere nel caso la famiglia si ponga in contrasto ad esse, come rivendica Nemis: “Se vuoi essere una “drag queen” e ai tuoi genitori non piaci, allora hai bisogno di nuovi genitori”.
    Spaventa, perché questi sono i nuovi “bambini soldato” (di cui il web si sta riempiendo) ideologizzati fin dalla culla e trasformati in veri e propri kamikaze della guerra Lgbt, che vuole sovvertire la natura umana in affronto alla creazione divina. Infine spaventa perché, come ha dichiarato Stephen Black, ex omosessualista abusato da bambino, “stiamo assistendo alla comunità Lgbt che abbraccia l’abuso minorile coltivando malattie mentali, attraverso la promozione di un bambino “drag”. Non ci vuole un grande scienziato per capire che tutto questo alla fine porterà all’abuso sessuale”.
    Si', esattamente come i bambini soldato o kamikaze, anche questi sono violentanti nella psiche fino a sposare battaglie a cui naturalmente non penserebbero mai. Esattamente come un bambino non penserebbe mai a farsi esplodere o a sparare. Non c’è alcuna differenza, dunque, fra questi genitori ed educatori folli e i terroristi che, per affermare il proprio potere, abusano dell’innocenza e della purezza dei piccoli, cosi' facilmente inclini al bene e cosi' bisognosi di fidarsi da essere altamente manipolabili, a meno di assecondare la loro inclinazione al bene senza forzature contrarie, come l’Occidente fobico di se stesso ha smesso di fare da tempo.
    Infatti, non ci si stracci le vesti solo ora, quando è chiaro che il problema viene da lontano. Cioè dal fatto che sono sessant’anni ormai che si concepisce l’educazione come un training performate, dove il male e il bene non esistono e dove quindi la libertà non puo' essere sollecitata ad aderire ad alcun valore positivo senza essere tacciati di bigotteria violenta. Ma ora è più evidente che, al contrario, la violenza consiste nel negare il bene e il male oggettivi (gli unici argini agli abusi di qualsiasi potere) e nel predicare la libertà senza vincoli, in modo che quella dei più deboli, i bambini, sia schiava di quella degli adulti.
    Un altro ex attivista Lgbt, Greg Quinland, oggi presidente dell’associazione Center for Garden State Families, parlando con Lifesitenews di Nemis, ha infatti fatto notare cosi': “Guardate ai suoi genitori. Guardate sua madre. Tutto questo è solo per fare pubblicità a se stessi a spese del loro bambino”. E, se fino a pochi anni fa, un episodio del genere (genitori che portano il figlio ad esibirsi in bordelli sodomiti) sarebbe stato sufficiente alla revoca immediata della potestà genitoriale, oggi siamo alla follia per cui un figlio ideologizzato dalla propaganda sodomita potrebbe essere separato dai suoi genitori ritenuti “bigotti”.
    Siamo solo alla caduta dell’ultimo tabù, conseguente al mantra della liberazione sessuale del “corpo è mio e lo gestisco io”. Per cui, una volta che riusciranno a convincere i bambini che è normale anche avere rapporti con gli adulti, i vecchi sessantottini che magari si scandalizzano degli eccessi di un bambino trasformato in “drag queen”, non avranno categorie intellettuali e culturali per opporsi alla pedofilia che deriva dal loro stesso pensiero.
    E’ triste pensare che mentre si accusa di terrorismo (senza nemmeno avere il coraggio di chiamarlo islamico) coloro che immolano i bambini alla causa jihadista, non ci si accorge che un’altra forma di schiavitù innocente verrà presto accolta dall’Occidente come normale. Sono due forme identiche del nichilismo, figlie della negazione del Dio creatore che si specchia nell’innocenza in cui puo' risplende con più facilità. Per questo il diavolo la odia tanto. E per questo ogni cristiano, invece che stare pacifisticamente a guardare questa empietà, dovrebbe lottare contro di essa. Sapendo che se i bambini educati nel male riescondo ad arrivare a tale perversione, richiamati continuamente alla verità senza sconti potrebbero davvero salvare mondo. Sta a noi.
    Nemis e i baby drag queen, strappati all'infanzia per combattere la guerra Lgbt

    Il Comune esce dal cartello della propaganda Lgbt
    di Stefano Fontana
    La Giunta comunale di Trieste ha deliberato l’uscita dalla rete Re.a.dy, che riunisce enti della pubblica amministrazione contro la discriminazione. Quindi la giunta Dipiazza è per la discriminazione? Per Davide Zotti, dell’Arcigay, certamente sì. Anche per Antonella Grim, triestina, coordinatore regionale del PD. Ed anche per la giunta regionale della Serracchiani la quale, proprio nello stesso giorno e in aperta polemica con la decisione della giunta triestina, è entrata in una analoga rete antidiscriminazione. Si è ripetuto quanto successo per lo striscione su Regeni: quando il comune ha tolto lo striscione dal palazzo comunale, la Serracchiani si è fatta riprendere mette lo faceva appendere sul balcone del palazzo regionale con vista mare. Trieste, città internazionale, cade spesso in questi provincialismi.
    Che la giunta Dipiazza-Roberti (è il caso di citare anche il vicesindaco perché la Lega ha svolto un ruolo di primo piano nella vicenda) non sia per la discriminazione deriva dal fatto che, invece, proprio la Re.a.dy era discriminante ed esserne usciti è segno di giustizia e di vera tolleranza. Come è ormai arcinoto, quella Rete interna alla pubblica amministrazione era il volano per l’inserimento a tappeto nelle scuole della propaganda gender ed omosessualista. Era quella Rete a garantire i finanziamenti e i contatti tra enti pubblici (Regione, Comuni, Asl soprattutto…) ed associazionismo Lgbt, a cui venivano appaltati i corsi di educazione sessuale o all’affettività con gli esiti perversi che tutti conosciamo. Ad essere discriminata era la realtà rispetto all’ideologia, erano le famiglie rispetto ad istituzioni educative che pretendevano che i figli fossero loro.
    La scelta del comune triestino è quindi importante, supera il livello locale e indica la possibilità di una controtendenza. Si trattava di un punto preciso del programma con cui l’anno scorso il centro-destra ha vinto le elezioni sull’ex sindaco Roberto Cosolini, che si era messo in evidenza in tutt’altro senso: registrazione di matrimoni gay contratti all’estero (prima della legge Cirinnà) e istituzione del Registro delle Dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT), che tra l’altro era stato anche un flop dato che vi finora hanno partecipato poco più di un centinaio di cittadini. Ora quell’impegno, assieme al ritiro del “Gioco del rispetto” dalle scuole comunali, è stato onorato e questo fa onore alla politica che di solito queste cose se le dimentica strada facendo.
    E’ bene però collocare la decisione della giunta nel suo preciso contesto. Sia chiaro: al momento dell’insediamento della nuova giunta molti assessori non sapevano nemmeno cosa fosse la Re.a.dy. Alla politica sono quindi arrivati input provenienti da altri luoghi della società civile. Con un editoriale del direttore, Il settimanale diocesano “Vita Nuova” aveva chiesto molti anni fa – si era ancora nell’era Cosolini, ossia in pieno governo della sinistra – che il Comune di Trieste uscisse dalla Re.a.dy. La questione era stata posta quindi già in epoca non sospetta. Lo stesso settimanale diocesano ha tenuto sveglia l’attenzione sul tema gender nelle scuole con una focalizzazione assidua. Dai famosi opuscoli UNAR fino allo scandalo dei finanziamenti del ministero delle pari opportunità ai centri di pratica omosessuale, il settimanale non ha perso un colpo. Ha perfino redarguito il nuovo sindaco quando la giunta ha gettato la spugna nella concessione della Sala matrimoni del comune alle celebrazioni delle unioni civili.
    In precedenza era scoppiato il caso del “Gioco del Rispetto” che un genitore, Amedeo Rossetti, aveva fatto salire alla ribalta della cronaca nazionale. Sono nati anche molti comitati di genitori in difesa dei loro figli. Da tre anni, infine, si svolge a Trieste la Scuola diocesana di dottrina sociale della Chiesa che su questi punti è molto precisa e decisa. Alcuni partecipanti alla Scuola sono ora presenti in Consiglio comunale.
    Tutto questo non ha certamente determinato direttamente le decisioni della giunta, ma senz’altro ha creato a Trieste un ambiente nuovo: alla nuova giunta sono arrivate sollecitazioni precise su alcuni punti del programma, la vita della politica sui temi etici è sotto osservazione, nella società civile vari soggetti pungolano e si fanno sentire. Se quindi all’inizio molti assessori non sapevano nemmeno cosa fosse la Re.a.dy, in seguito le cose sono cambiate. La politica è fragile e quindi non bisogna farsi tanti illusioni. Ma se c’è una società civile, anche con la presenza intelligente dei cattolici sensibili a queste problematiche (che sono pochi ma possono are molto), che agisce, contatta, propone, controlla, stimola … le cose possono cambiare.
    Ne è stata prova quando la stessa giunta voleva sì uscire dalla Re.a.dy ma alla chetichella, per non creare scompiglio politico. Bastava far scadere l’iscrizione e si sarebbe stati fuori senza dirlo e quindi senza polemiche. Ma ecco un nuovo editoriale sul settimanale diocesano che diceva no a questa operazione in sordina, l’uscita doveva essere un chiaro atto politico e simbolico e andava fatta alla luce del sole. Come alla fine è stato.
    Il Comune esce dal cartello della propaganda Lgbt

    La scusa dei diritti LGBTP e la spinta “liberale” verso la pedofilia
    Nell’ultimo periodo i lettori avranno notato un particolare focus su argomenti come la pedofilia su youtube. Sono certo argomenti scomodi che faranno voltare lo stomaco alla maggior parte, ma bisogna parlarne.
    Un nuovo trend si sta facendo strada tra liberali e comunita` LGBT: decriminalizzare la pedofilia e legittimare la pedosessualita`.
    Si avete capito bene, le organizzazioni LGBT vogliono, come nuovo obiettivo nella loro agenda, trasformare la pedofilia in una inclinazione sessuale. Dopo anni di battaglie per il riconoscimento dei diritti degli omosessuali, l’ormai corrotta bestia rappresentata dalla lobby gay, vuole sdognanare il concetto di pedofilia nel nome dell'”amore libero”.
    Cosa succede se osiamo criticare le idee di queste persone (dovremo vivere in democrazia fine a prova contraria), veniamo emarginati, perseguiti e ridicolizzati. Parole come PEDOFOBO saranno presto di uso comune per indicare un individuo che non accetta queste idee scellerate e malate (ovvero il sesso libero tra un adulto e un bambino).
    Citando ancora una volta YouTube possiamo osservare come la continua manipolazione dei giovani abbia dato i suoi frutti. Nel video sotto potrete (se avete pazienza e nervi saldi) ascoltare una filippica sul perche` i pedofili non vadano ostracizzati, in quanto la loro pulsione e`, semplicemente, un orientamento sessuale.
    La PedoFobia e` una forma di Omofobia, secondo questi liberali
    Non dimentichiamoci di uno dei piu` famosi siti che sostengono la pedofilia. Vengono chiamati Pedofili Virtuosi, in quanto resistono alla tentazione di abusare di un bambino. Qui si cerca di creare una sorta di “simpatia” nei confronti del pedofilo in modo da cambiare, lentamente e progressivamente, la nostra idea sulla pedofilia e sul pedofilo in generale.
    Siamo nel 2017 e dobbiamo mostrare rispetto e accettazione per questi individui sessualmente attratti dai bambini.
    Ricapitolando…Al giorno oggi, il pedofilo sta conquistando lo “status” di minoranza da salvaguardare. Mentre esprimere un’opinione contraria alla “versione ufficiale”, a livello pubblico, puo` costare il lavoro, la carriera e la propria immagine, un pedofilo e` in grado di discutere su forum, twitter e social network di quanto la sua condizione sia naturale e di come sia un martire degno di rispetto quando resiste ai suoi impulsi.
    IDEE E RAGIONI DI UNA SINISTRA LIBERALE PERVERSA
    La sinistra liberale occidentale difende queste ideologie basandosi sul relativismo culturale in quanto ci dice che la pedosessualita` e` solo uno dei tanti costrutti sociali e la sua attuale connotazione negativa e` solamente la conseguenza degli abusi perpetrati nei confronti delle vittime.
    Questo e` il vero pericolo del post modernismo: possiamo normalizzare qualsiasi tipo di trasgressione sotto la bandiera dell’equalita, dopotutto ogni sistema di valori e arbitrario, quindi, chi siamo noi per giudicare o criticare i pedofili?
    Si tratta della naturale evoluzione della dottrina relativista/liberale dove il pedofilo merita rispetto e celebrazione in quanto resiste all’applicazione di un suo “diritto naturale” ovvero perseguire le sue pulsioni pedosessuali.
    Il relativismo e` l’arma utilizzata dai media e dai poteri forti (elite ebraica) per uniformarci tutti al pensiero unico
    Molte di queste persone sono inoltre atee e non credono veramente nell’esistenza del bene e del male o di persone cattive che provano piacere a fare del male. Mi dispiace per loro ma il mondo e` pieno di mostri, persone che non provano alcun sentimento e non sanno essere empatici. Psicopatici e sociopatici esistono!
    Mi fa strano dover spiegare questa cosa ma il vero motivo per cui la pedofilia viene considerata negativamente e` dato dal fatto che i pedofili vogliono fare del sesso con dei bambini, i quali non hanno ancora sviluppato la capacita` di comprendere cosa, questi pedofili, vogliono che facciano o che cosa stanno subendo. I bambini non capiscono il sesso non hanno conoscenze su come funziona o sul perche. Probabilmente il concetto gli spaventa e anche se dessero il loro consenso non avrebbero la minima idea delle ripercussioni sociali e fisiche di tutto cio‘.
    Notiamo ancora una volta il paradosso: le femministe e la sinistra liberale in generale condannano lo stupro di una donna ma cercano di rendere accettabile l’idea di pedofilia. Fare sesso con una persona che non sa quello che sta succedendo E` stupro.
    La possibilita` che un uomo abbia una relazione sessuale con un bambino e` sbagliata, come puo` un bambino, competere con la mente e la fisicita` di un adulto? Sappiamo tutti come i bambini siano facilmente manipolabili e siano disposti a credere a tutto!
    Secondo questi liberali da 4 soldi, perche` non mandiamo i nostri figli a votare, non li facciamo guidare o non li lasciamo da soli con un’arma?
    Il focus andrebbe completamente riportato sulle vere vittime di questi abusi ovvero i bambini. I pedofili non sono vittime e trattarli con compassione porta a creare delle barricate culturali che ostacolano delle misure efficaci contro queste persone.
    I MEDIA E LA PEDOFILIA
    Come se non bastasse gli stessi media spingono queste argomentazioni.
    Dall’HuffingtonPost:
    AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION: NON TUTTI I PEDOFILI HANNO UN DISTURBO MENTALE
    Nel tentativo di destigmatizzare la pedofilia, l’Associazione Psichiatrica Americana (APA), nell’aggiornamento del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) distingue tra i pedofili che desiderano il sesso con i bambini e coloro che portano a termine materialmente questi atti.
    Il primo gruppo – ovvero coloro che vogliono fare sesso con minorenni, ma i cui desideri non sono dannosi per se stessi o per gli altri – non sono più classificati come malati psichiatrici nel nuovo DSM.
    “La differenza [dall’ultima edizione del DSM] è che se si ha un impulso erotico perverso non si e` automaticamente malati mentali”, ha affermato Ray Blanchard, che ha co scritto il capitolo sui disturbi sessuali nel nuovo DSM.
    Ma ancora dall’HuffingtonPost:
    10 COSE DA SAPERE PRIMA DI EMARGINARE UN PEDOFILO
    3. Non tutti i pedofili sono violenti, ma il sesso tra adulti e bambini è illegale perché può causare danni psicologici duraturi al bambino. Tuttavia, la demonizzazione dell’abuso sessuale dei minori rende difficile per i pedofili cercare aiuto perché, comprensibilmente, temono il giudizio del pubblico o la cattura. Come suggerisce Paul Jones, trovare terapie per aiutare i pedofili sarebbe chiaramente una strategia di gestione del rischio migliore, ma contro tutta questa isteria e` diventato incredibilmente difficile trovare modi efficaci per trattare pedofili impedenedo loro di agire guidati dai loro istinti sessuali (Wright , 2012).
    Ecco cosa a da dire il NewYork Times:
    PEDOFILIA: UN DISTURBO NON UN CRIMINE
    Una parte di questo fallimento nasce dall’assunzione che la pedofilia e abuso infantile siano la stessa cosa. Si può essere pedofili ma non agire. Siti come Virtuos Pedopohiles forniscono sostegno ai pedofili che non molestano i bambini e credono che il sesso con i bambini sia sbagliato. Non è che questi individui siano pedofili “inattivi” o “non pratici”, ma piuttosto che la pedofilia sia uno status e non un atto. Infatti, la ricerca mostra che circa la metà di tutti i molestatori di bambini non sono attratti sessualmente dalle loro vittime.
    Qui invece abbiamo l’opinione di Vice
    UNA VITTIMA DI ABUSO SESSUALE: PERCHE` DOVREMO ESSERE PIU` EMPATICI CON I PEDOFILI
    Ma Rhea Martinez, che è stata violentata e ripetutamente molestata da un amico di famiglia maschio ha un'opinione diversa. Martinez, 28, ha detto a VICE che la società dovrebbe essere più empatica verso i pedofili – e che dovrebbero avere più opzioni per ottenere aiuto.
    “Penso che se avesse avuto un posto dove andare, forse non mi sarebbe mai successo nulla”, ha detto la Martinez.
    Potrei andare avanti ancora a lungo, ma non me la sento.
    INVERSIONE
    Il liberalismo e la sinistra stanno invertendo e corrompendo tutto quello che vi e` di giusto. Essere una persona sana mentalmente e fisicamente non e` cio` a cui bisogna ambire per questi individui e gruppi. Si chiede ai bianchi di vergognarsi della propria storia e, allo stesso tempo, di essere orgogliosi se si e` attratti da un individuo dello stesso sesso.
    Il movimento LGBT con i suoi pride sta attivamente promuovendo e glorificando, comportamenti e orientamenti non naturali. E’ un attacco all’etica occidentale e al nucleo famigliare, si tratta di normalizzare disordini sessuali in modo da sfruttarli per un proposito ideologico. Si vuole sguinzagliare l’anarchia sessuale in modo da distruggere le fondamenta della societa` occidentale.
    Uno studio sostiene addirittura che non esista l’eterosessualita`
    Un recente studio pubblicato nel Journal of Personality and Social Psychology sembra smentire l’eteronormativita’. Lo studio esamina l’espressione del gender nelle donne e misura la loro risposta fisiologica a materiale pornografico. Si e` scoperto che, indipendentemente dal modo in cui le donne riportano la loro sessualità, i loro corpi rispondono positivamente sia al sesso etero che al sesso omosessuale. Significa che, la sessualità femminile è complessa e non e` circoscritta nei rigorosi limiti dell’eterosessualita` o dell’omosessualità.
    Queste persone stanno cercando di utilizzare lo stesso argomento che le lobby gay utilizzarono per promuovere la loro agenda: “Non giudicare” “Nessuno dovrebbe essere stigmatizzato per la sua identita` sessuale” “L’amore non dovrebbe essere illegale”
    Siamo condizionati ad accettare la pedofilia con gli stessi schemi con cui abbiamo accettato omosessualita` e transgenderismo…I pedofili non sono un’altra minoranza in pericolo sono, potenzialmente, pericolosi predatori. Il pregiudizio e lo stigma, a volte, sono positivi: essere preoccupati se vostro figlio e` in compagnia di pervertiti e` positivo in quanto e` possibile evitare violenze e traumi.
    La parola Pedofobo sta legittimamente per entrare nel vocabolario comune…non fatevi ingannare si tratta di un impulso biologico genuino. I pedofili dovrebbero vergognarsi e vivere nella paura, perche` e` proprio quest’ultima che spesso li trattiene dal commettere atti deprorevoli. Non e` la comprensione, non e` la moralita. E ` la paura di finire in galera o sotto il giudizio pubblico.
    CONCLUDENDO
    Rischiamo, non affrontando il problema, di consegnare alle prossime generazioni un mondo ancora piu` malato e perverso, in cui i bambini vivranno nella paura di essere stuprati.
    Se sei un genitore e stai leggendo questo articolo cerca di parlare con tuo figlio e di mantenere sotto controllo il suo accesso ad internet e a televisione. I media lavorano incessantemente per fare il lavaggio del cervello ai piu` piccoli. Se a scuola viene affrontato il tema LGBT informati e opponiti se lo reputi inadeguato.
    Come sempre, ogni singola persona e` parte del cambiamento, se non si agisce tutti assieme l’introduzione di un nuovo ordine mondiale sara` inevitabile.
    white wolf revolution: La scusa dei diritti LGBTP e la spinta ?liberale? verso la pedofilia

  2. #202
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    La balla delle “lavoratrici felici del sesso”
    Una giornalista dello Spectator ha girato per i bordelli del mondo per tre anni per smontare questo falso mito. La conclusione è che la prostituzione è la nuova schiavitù moderna
    Le prostitute che scelgono liberamente di vendere il proprio corpo per guadagnarsi da vivere e sono soddisfatte del proprio “mestiere” non esistono. Sono invece schiave, comprese le donne che lottano per la legalizzazione della prostituzione. A dirlo è Julie Bindel, autrice di un servizio dello Spectator che per smontare questo falso mito e raccogliere informazioni di prima mano ha girato per i bordelli di tutto il mondo per tre anni: ha condotto 250 interviste in 40 paesi e intervistato 50 sopravvissute al commercio sessuale. Molte le hanno raccontato della violenza, dell’uso di alcool e droghe che si accompagnano alla prostituzione. La conclusione a cui Bindel è arrivata è che quello che viene ipocritamente definito “il lavoro del sesso” in realtà è una nuova forma di schiavitù moderna.
    IDEOLOGIA LIBERAL. Una delle scoperte più inquietanti, scrive la giornalista, è stata la constatazione che chi chiede con maggior forza la legalizzazione della prostituzione sono proprio coloro che più beneficiano di questo commercio: papponi, proprietari di bordelli e clienti. Tuttavia un’ideologia liberal esasperata (promossa dalla sinistra e da una parte di sostenitori dei cosiddetti “diritti umani”) difende la scelta da parte delle donne di questa “attività” e il “diritto dell’uomo” ad usufruirne. Questa posizione risale al periodo delle campagne contro l’Aids, quando i promotori della legalizzazione erano convinti che la rimozione delle sanzioni penali e la creazione di “zone di tolleranza” avrebbe spinto le prostitute a rivolgersi ad agenzie di supporto e a dotarsi di contraccettivi, e avrebbe inoltre contribuito ad abbassare i livelli di violenza.
    Bindel ha però constatato che queste teorie non reggono alla prova dei fatti. La legalizzazione in Germania, Olanda e Australia non ha portato a una diminuzione dell’Hiv e degli omicidi di prostitute. A Melbourne un’attivista dei diritti delle “lavoratrice del sesso” ha ammesso di essersi pentita di questa battaglia perché la legalizzazione non ha fatto alto che «dare più potere ai clienti e ai proprietari di bordelli».
    FILO SPINATO. Le prostitute invece non ne traggono alcun beneficio reale. Bindel ha visitato un villeggio indiano basato interamente sulla prostituzione e dove ha parlato con un uomo che vendeva il corpo della figlia, della sorella e della zia; ha intervistato i papponi dei bordelli legali a Monaco; ha assistito al turismo sessuale nel sud-est asiatico da parte di anziani inglesi in cerca di giovane compagnia. In tutti questi casi è risultato evidente che le donne e le ragazze che si prostituiscono provengono da ambienti di violenza e abuso, vivono in povertà e sono emarginate. In Nevada e in Corea del Sud Bindel afferma di aver visitato bordelli in cui le prostitute vivono ammassate e recluse, a volte prigioniere dentro un muro con del filo spinato. Se le galline da allevamento venissero trattate nello stesso modo, scrive la giornalista, gli stessi attivisti che vogliono permettere il commercio di carne umana si sarebbero aizzati per difendere dei pennuti.
    Ma non sono solo le donne ad essere abusate: anche la prostituzione maschile è un fenomeno rilevante. Bindel ha conosciuto uomini violentati da bambini che si sono poi lasciati convincere a commerciare il proprio corpo negli ambienti omosessuali.
    COME UN HAMBURGER. Alcuni clienti intervistati dallo Spectator nel Regno Unito e in altri paesi hanno spiegato che ricorrono alle prostitute perché queste «fanno tutto quello che si chiede loro. Non come le altre donne». Un altro sostiene che «non è diverso da acquistare un hamburger quando hai fame e tua moglie non ti ha preparato niente». E tutti rivendicano il diritto degli uomini disabili a cercare il piacere attraverso le prostitute.
    Nel 2015 è stata approvata in Gran Bretagna la legge contro la schiavitù moderna. Essa si basa sull’idea che non ci sia spazio per l’ambiguità quando si guarda alle condizioni di soggetti che questa legge si propone di tutelare. Lo stesso, scrive Bindel, dovrebbe valere per la prostituzione: non si possono dimenticare le condizioni di violenza e abuso a cui le donne sono sottoposte e la loro incapacità a liberarsi da questo gioco. Cambiare il nome da prostituzione a “lavoro del sesso” serve solo a coprire la verità e a farci sentire meno colpevoli.
    La balla delle "lavoratrici felici del sesso" | Tempi.it

    I bambini usati come cavie per dimostrare la teoria gender
    La "Bbc" trasmette un programma su una scuola dove i bambini devono rimuovere tutte le differenze tra maschi e femmine
    Marco Gombacci
    I bambini come cavie per dimostrare la teoria gender. E' questo lo scopo della Bbc che sta trasmettendo un tvshow chiamato “No More Boys and Girls”.
    Il programma ha come protagonisti una classe di alunni di sette anni di una scuola elementare nell’Isola di Wight i quali sono sottoposti ad un esperimento che ha come obiettivo rimuovere tutte le differenze tra maschi e femmine.
    Bagni separati, sport di squadra e storie classiche inclusi racconti Disney e Star Wars verranno censurati e banditi mentre una nuova narrativa verrà introdotta raccontando, ad esempio, storie in cui saranno le principesse a salvare i principi dal mostro e non il contrario.
    Il direttore del progetto Dr. Javid Abelmoneim si domanda: “E' la maniera in cui trattiamo differentemente i bambini e le bambine la ragione per la quale non siamo ancora riusciti a raggiungere l’eguaglianza tra uomini e donne?”.
    Secondo il Dr. Javid, il cervello dei bambini e delle bambine è uguale sin dalla nascita e solo sottoponendoli a degli "stereotipi gender", i bambini vengono influenzati negativamente e sono più inclini a discriminare l’altro sesso in età adulta.
    Non sono tardate le polemiche. “Ci sono i presupposti per azioni legali nei confronti della scuola e della Bbc se solo un bambino soffrirà un problema psicologico nel breve o nel lungo periodo,” afferma Chris McGovern, direttore dell’associazione “Campaign for Real Education” che si batte per standard più elevati di insegnamento nell’educazione pubblica britannica.
    La prima puntata del programma è andata in onda lo scorso 16 agosto mentre il secondo e ultimo episodio è previsto per oggi sull’emittente Bbc2.
    Il Regno Unito è al centro di una rivoluzione "gender neutral" in questi ultimi anni. Alla fine dello scorso anno nelle scuole di Sua Maestà è circolata un’informativa invitando gli insegnanti a non chiamare più gli alunni “bambino” o “bambine” in quanto discriminatorio dei bambini transgender.
    Meno di un mese fa, la metro di Londra ha deciso di abolire il classico saluto "Good morning ladies and gentlemen" (Buongiorno signore e signori) per rimpiazzarlo con “Hello everyone” (Salve a tutti) per non discriminare le persone che non si riconoscono nei generi sessuali maschile e femminile.
    Molti altri casi di politiche e manifestazioni gender neutral sono state portate avanti in Europa e nel mondo intero. Ricordiamo come in alcune librerie svedesi siano scomparse le copie di “Biancaneve e i sette nani” considerata una novella sessista perché la protagonista si innamorava di un uomo dopo un solo bacio.
    Sempre in Svezia, un gruppo di femministe hanno percorso l’intera Stoccolma al galoppo per protestare contro la società patriarcale e contro le statue equestri storiche che vedono solo condottieri uomini montare a cavallo. In Olanda è in corso una campagna per istituire le toilette unisex e in Spagna, alcuni autobus sono circolati con la scritta “Ci sono ragazze con il pene e ragazzi con la vagina.”
    In Canada si è registrato il primo caso di “sesso non assegnato” ad un neonato su esplicita richiesta della mamma, un transessuale che ha negato l’attribuzione del sesso maschile al proprio bambino. Nello stesso Canada, appena insediato come nuovo Primo Ministro, il liberal Trudeau ha deciso di cambiare le parole dell’inno canadese sostituendo i pronomi rendendolo cosi' gender neutral.
    Anche in Italia si erano registrati dei casi di promozione della teoria gender. A Trieste era stato introdotto nel 2015 il "gioco del rispetto". In alcune scuole triestine i bambini dovevano vestirsi da principesse o streghe mentre le bambine da Batman o Zorro. Tra le proteste dei genitori, il programma era stato subito cancellato dalla nuova giunta di centro destra.
    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/...r-1433328.html

    American College of Pediatrics: l’Ideologia di genere danneggia i bambini.
    di Redazione
    Pubblichiamo di seguito la traduzione del documento adottato nel gennaio di quest’anno 2017 dal Collegio americano dei Pediatri. E’ un testo durissimo contro l’ideologia gender e i suoi perversi corollari, quali l’impiego di ormoni sessuali e della chirurgia e proviene da una dell più autorevoli istituzioni in materia.
    Qui il testo originale con note [RS]:
    https://www.acpeds.org/the-college-s...harms-children
    Il Collegio Americano dei Pediatri sollecita professionisti della salute educatori e legislatori a rigettare tutte le politiche che condizionino i bambini ad accettare come normale una vita di impersonificazione chimica o chirurgica dell’altro sesso. I fatti, non le ideologie, determinano la realtà.
    La sessualità umana è un carattere oggettivo, biologicamente binario: “XY” e “XX” sono indicatori genetici del maschio e della femmina, rispettivamente – non marcatori genetici di un disordine. La norma per l’uomo è di essere concepito maschio o femmina. La sessualità umana è binaria per progetto con l’ovvio proposito della riproduzione e la continuazione della nostra specie. Questo principio è autoevidente. I rari e marginali disordini nello sviluppo sessuale (DSD), come ad esempio, ma non solo, la femminilizzazione testicolare o l’iperplasia adrenale congenita sono tutte deviazioni, medicalmente identificabili, dalla norma della duplicità sessuale e sono correttamente riconosciuti come disordine rispetto al disegno umano. Individui con DSD (anche indicati come “intersex”) non costituiscono un terzo sesso.
    Nessuno nasce con un genere. Ognuno nasce con un sesso biologico. Il genere (la consapevolezza e percezione di sé stessi come maschio o femmina) è un concetto sociologico e psicologico, non un dato biologico oggettivo. Nessuno nasce con la consapevolezza di essere maschio o femmina: questa consapevolezza si sviluppa nel tempo e come tutti i processi di sviluppo puo' essere distorto dalle percezioni soggettive del bambino, dalle sue relazioni ed esperienze negative, dall’infanzia in avanti. Le persone che si identificano come se “si sentissero di un sesso opposto” o “tra un sesso e l’altro” non costituiscono un terzo sesso. Esse restano biologicamente maschi o femmine.
    La convinzione di una persona di essere qualcosa che in realtà non è costituisce, nella migliore delle ipotesi, il segno di un pensiero confuso. Quando un ragazzo altrimenti sano crede di essere una ragazza esiste un problema oggettivo che sta nella testa, non nel corpo, e dovrebbe essere trattato come tale. Questi bambini soffrono di disforia di genere. La disforia di genere (GD), in passato annoverata quale Disordine dell’Identità di Genere (GID), è un disordine mentale riconosciuto nella più recente edizione del Diagnostic and Statistic Manual of the American Psychiatric Association (DSM-V). Le teorie sull’apprendimento psicodimanico e sociale dei GD/GID non sono mai state confutate.
    La pubertà non è una malattia e gli ormoni che bloccano la pubertà possono essere pericolosi. Reversibili o meno, gli ormoni che bloccano la pubertà inducono uno stato di malattia – l’assenza della pubertà – e inibiscono la crescita e la fertilità in un bambino precedentemente sano.
    Secondo il DSM-V, il 98% dei bambini con confusione di genere e l’88% delle bambine con confusione di genere accettano il proprio sesso biologico dopo che attraversano naturalmente la pubertà.
    I bambini che assumono ormoni blocca-pubertà per impersonare l’altro sesso richiederanno ormoni cross-sex nella tarda adolescenza. Questa combinazione porta alla sterilità permanente. Questi bambini non saranno mai capaci di concepire un bambino neppure attraverso le tecnologie riproduttive. Inoltre, gli ormoni cross-sex (testosterone ed estrogeni) sono associati a gravi rischi per la salute, compresi (ma non solo) malattie cardiache, alta pressione, trombi, infarto, diabete e cancro.
    I tassi di suicidio sono quasi venti volte più alti negli adulti che usano ormoni cross-sex e si sottopongono alla chirurgia per il cambio di sesso, persino in Svezia che è tra i paesi più tolleranti con le persone LGBTQ. Quale persona compassionevole e ragionevole condannerebbe i bambini a questo destino sapendo che dopo la pubertà l’88% della bambine e il 98% dei bambini accetteranno alla fine la realtà e raggiungeranno uno stato di benessere mentale e fisico?
    Condizionare i bambini a credere che una vita intera di impersonificazione chimica o chirurgica dell’altro sesso sia una cosa normale è violenza sui bambini. Supportare la discordanza di genere come normale attraverso la scuola o le politiche legislative confonderà bambini e genitori, portando più bambini a presentarsi alle “cliniche del genere” ove gli daranno farmaci bloccapubertà. Questo, in cambio, praticamente gli garantisce che essi “sceglieranno” una vita di ormoni cross-sex carcinogenetici e comunque tossici, e molto probabilmente penseranno a mutilazioni non necessarie delle parti sane del loro corpo quando saranno adulti.
    https://www.radiospada.org/2017/03/a...gia-i-bambini/

    "Ci sono differenze fra uomo e donna". Silurato da Google
    di Giuliano Guzzo
    Se Google ha paura della differenza sessuale, come prova il licenziamento di James Damore, ingegnere autore di un documento che rimarca le distinte propensioni tra maschi e femmine, i suoi innumerevoli utenti sono autorizzati ad avere paura del celebre motore di ricerca. Perché diffonde contenuti ma, evidentemente, avversa una verità di cui gli uomini mai hanno dubitato, quando passavano più tempo davanti alla realtà che davanti a uno schermo.
    Oggi invece si va giorno dopo giorno verso l’esatto contrario, con un capovolgimento tale per cui se un uomo dubita di essere maschio e una donna femmina va tutto bene, anzi benissimo, ma se qualcuno è certo di quanto da sempre rammenta la Bibbia – «maschio e femmina li creo'» (Genesi 1,27) – e più recentemente ha affermato John Gray – «Gli Uomini Vengono da Marte, le Donne da Venere» -, rischia: su questo, purtroppo, nessun dubbio.
    A proposito, se Damore è stato defenestrato per un testo di 10 pagine sulle differenze tra i sessi, non oso pensare cosa sarebbe toccato a me, che ne ho scritto uno di 256. Chissà. So solo che se un giorno si dovesse essere processati per aver sostenuto che maschi e femmine sono differenti – visto l’andazzo, non lo escluderei -, a cavarsela sarà l’imputato che, tra le altre cose, farà presente al giudice uomo che possiede una gran bella automobile, e a quello donna che la trova dimagrita.
    "Ci sono differenze fra uomo e donna". Silurato da Google ~ CampariedeMaistre

  3. #203
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    La pornografia come sistema di controllo mentale (individuale e sociale)
    di Alessandro Benigni
    Parte prima: un quadro generale
    E’ questo, quello che ci serve, prima di tutto: un quadro generale di riferimento, in cui tanti fenomeni, apparentemente isolati fra loro, possano essere collegati insieme e spiegati in relazione al controllo: dalle “comunità degli uomini-cane“, all’aborto, alla legalizzazione delle droghe, all’eutanasia, alla “teoria svedese dell’amore“, al divorzio, alla diffusione del consumo di psicofarmaci, aumento dei suicidi, depotenziamento cognitivo in ambito scolastico, e tanto altro ancora: non da ultimo, l’incredibile disegno di legge n. 2688, di cui ha dato chiarissima illustrazione Enzo Pennetta su Critica Scientifica. Un quadro, insomma, in cui collocare la pornografia contemporanea, per poter capire che cos’è in realtà.
    Anticipo cosi' la tesi che andro' a sostenere in questa e nelle prossime puntate: la pornografia è un micidiale sistema controllo sociale.
    Ma come agisce?
    Tramite l’instupidimento, la distrazione di massa (era Noam Chomsky a spiegare questa tecnica), con la deprivazione sensoriale e mentale, con una progressiva e impressionante atrofizzazione del cervello e delle facoltà mentali superiori (linguaggio, significazione, quindi intelligenza latu sensu), ed in particolare attraverso un immane ed inevitabile processo di svirilizzazione del maschio e di trascinamento e condizionamento della femmina allo stato degradante di addetta a masturbazioni assistite, quando non di prostituta de facto.
    Si', svirilizzazione. Avete letto bene: la pornografia – come vedremo – si basa sull’effetto Coolidge e conduce a problemi di erezione, anche nei più giovani (deficit erettile) e mancanza del desiderio. Ma del versante biochimico andremo a parlare nella prossima puntata. Come andro' a mostrare nelle seguenti puntate, infatti, la pornografia si iscrive perfettamente tra le tecniche di controllo mentale, quindi di controllo sociale, non solo per la sua drammatica forza simbolica ma, come vedremo, per il suo effetto fisiologico misurabile, sul cervello. E quindi sul comportamento.
    Per quello che ho visto, la normalizzazione (che è la premessa logica del controllo) indotta dal consumo di pornografia agisce su due livelli:
    – un primo livello, in cui ci si abitua a considerare il rapporto unitivo tra uomo e donna come prestazione e consumo, nella riduzione dell’altro (prima immaginato e fantasticato, poi eventualmente anche realizzato) come dipendente rispetto all’io-spettatore rinchiuso in sé, incapace di un’autentica relazione. Una specie di monade, come avevo già indicato.
    – un secondo livello deriva dall’assuefazione e dall’abitudine.
    L’abbruttimento del Sacro non è mai senza conseguenze. In questa fase, esattamente per come avviene nelle droghe (ecco emergere l’aspetto fisiologico, di cui tratteremo nella seconda parte) il cervello si abitua e non si eccita più normalmente, con gli input naturali: una volta assuefatto, per stimolarlo c’è bisogno di qualcosa di più: ovvero di oggetti fantasticati sempre più fuori norma, più giovani per esempio, oltre che passare via via a pratiche sempre più estreme, fino alla sottomissione o alla tortura o alla violenza più bestiale, che col sesso non hanno più niente a che fare.
    Il mio discorso introduttivo, quindi, è semplice.
    E breve: anche la pornografia è un’arma dell’Impero.
    Anche se la giustificazione di questa tesi sarà chiara solo alla fine di queste micro riflessioni sul tema, posso già anticipare che come tutte le armi dell’Impero, questo metodo di controllo si presenta con la maschera del suo contrario: promette una maggiore libertà di espressione, una immediata realizzazione di sé stessi, al di là di dogmi e tabù. Mentre invece rende sudditi. Anzi: schiavi. E a due livelli: uno fisico, l’altro psichico. Nel seguito indichero' esattamente cos’ho trovato in merito.
    Andiamo invece a marcare ancora solo un paio di cose sul quadro generale della faccenda.
    Il mio assunto è che siamo nel mezzo di una morsa a tenaglia, di livello planetario, che sta giungendo alla fine. Molti sono i segni indicativi: l’uscita allo scoperto delle intenzioni mortifere, su tutto il pianeta, delle varie forze politiche che agiscono sul campo da un pezzo. L’accelerazione legislativa per restringere le libertà individuali. Gaffes clamorose, dei massoni, che finiscono per invitare Jovanotti ad una delle loro riunioni, e tanto altro ancora che per brevità per ora tralascio.
    Una gigantesca operazione di ingegneria sociale, insomma, che ha avuto probabilmente inizio nel ’68 e si è via via perfezionata ed allargata negli anni seguenti. Il suo scopo è la completa riduzione dell’umanità a monadi-isolate, ad esseri dall’intelligenza ridotta, dalla capacità di critica sempre più atrofizzata, preferibilmente asessuati, sempre meno capaci di stringere rapporti reali, sempre più dipendenti, in particolare dalla Tecnica e dal Mercato.
    Questa premessa potrebbe durare pagine e pagine (credo di aver già scritto fin troppo in merito): andiamo anche qui al punto.
    Come ci co-stringe, questa morsa a tenaglia?
    Ovvero, come agisce, in concreto, questa immane operazione di ingegneria sociale?
    La pornografia, infatti, è un potentissimo mezzo di condizionamento, ma non è certo il solo.
    Per chi riesce ancora a vedere, oltre che guardare, è chiaro: il controllo agisce nella scuola, tramite il depotenziamento cognitivo. Come lo si ottiene? Direi che anche intuitivamente ci si puo'arrivare: attraverso una progressiva riduzione del potenziale formativo dei programmi, dei metodi, delle qualità e dell’autorità (oltre che autorevolezza socialmente percepita) del corpo docente. Ogni giorno abbiamo una nuova notizia sull’impoverimento culturale e cognitivo dei nostri ragazzi. Non credo sia il caso di soffermarsi molto a lungo su questo punto. Tutti avete visto il problemino di terza elementare di qualche lustro fa che gli studenti universitari oggi non sono più in grado di rispondere, vero? Cercatelo. Ha fatto il giro del web.
    La morsa agisce poi con il depotenziamento della famiglia. Dal ’68 la famiglia è stata sistematicamente oggetto di un violentissimo attacco destrutturante: aborto, divorzio, in tempi più recenti la “lotta per i diritti degli omosessuali” (che ha portato alla sostanziale equiparazione di qualsiasi tipologia di coppia allo status di “famiglia”, mentre altrove già si parla di terna, quaterna, etc.), costituiscono i tratti più vistosi di questa evoluzione drammatica. Non dobbiamo certo stupirci se perfino l’Accademia della Crusca cade nel trucco della dipendenza dalle neo-lingue, cosi' com’è chiaro quando ci riferisce che “siccome la lingua cambia”, anche anche il concetto di matrimonio deve cambiare. Pazzesco, vero: è la lingua che dà senso alle cose e non viceversa. Eppure siamo a questo punto, come avevamo già osservato. E’ tutto il nostro mondo culturale che si trova ormai impastato nelle paludi del relativismo e della “post verità“.
    Ed è quindi chiaro come mai oggi siamo qui ad usare termini impossibili, che non hanno alcun legame con la realtà: è la famosa neo-lingua, progettata a tavolino e metodicamente inculcata nel linguaggio comune, fino ad impossessarsi dei cervelli. Perché è cosi' che funziona: chi stabilisce le regole della sintassi e della semantica, ha già vinto il gioco del controllo sociale.
    E lo ha già fatto in partenza.
    Ora, concludendo questa sommaria introduzione, non posso evitare un accenno rapidissimo al lavoro instancabile, coordinato, delle case farmaceutiche e di chi oggi detiene il potere enorme di stabilire che cosa sia malattia e di che cosa no. Non ci deve stupire se il consumo e la dipendenza da psicofarmaci ha raggiunto oggi livelli spaventosi. e nemmeno che ci sia una correlazione col tasso dei suicidi. E nemmeno, logicamente, la planetaria campagna in atto per convincerci a morire: e a farlo alla svelta, soprattutto quando si è diventati un inutile costo, nella società dominata da chi regola l’azione sulla base del profitto e non certo sulla base della difesa della dignità umana.
    Abbiamo visto cliniche dove i piccoli d’uomo vengono macellati da “operatori tanatologici“, per usare l’azzeccata espressione di Enzo Pennetta, che hanno il coraggio di farsi chiamare medici. Per poi essere rivenduti, a pezzi. Siamo attoniti, incapaci di rispondere alla pretesa di legalizzazione delle droghe. Anche se tutti sanno quanto siano dannose. Passando poi per la teoria svedese dell’amore ci dice com’è bello vivere soli. Morire soli. Come monadi, appunto. Siamo nell’epoca in cui i spopolano i bambini transgender e le bambole transgender. Siamo nell’epoca della “comunità” di “uomini – cane” … e degli accessori che servono per leccare i propri cani o i propri gatti.
    La prima reazione, di fronte a questa carrellata (minima, vi assicuro), potrebbe essere quella di dedurre che il numero dei matti è in aumento. Deduzione corretta, ma incompleta. Proprio in base al mio assunto iniziale: dietro c’è un’immane operazione di ingegneria sociale.
    La pornografia come sistema di controllo mentale (individuale e sociale) ~ CampariedeMaistre

    Silvana de Mari non è Pietro Barilla
    Segnaliamo il blog di Silvana De Mari Silvana De Mari
    in un momento in cui è colpita dalla fatwa di chi è abituato a piegare persone e governi, schiacciando persino la libertà di parola. Silvana, pero', non si piega, non chiede scusa, non implora pietà per aver pensato, per aver parlato.
    Pubblichiamo il suo ultimo commento su facebook, prima che l’account fosse bloccato:
    Dalla bacheca di Silvana De Mari, prima del ban:
    “Metri cubi di mail stanno arrivando all’editore Giunti, la loro pagina fb deve sempre essere ripulita. Metri cubi di posta a me. La violenza incredibile di molte mail che ricevo, se ancora avessi avuto dei dubbi, mi dicono che sono sulla strada giusta, sull’unica percorribile. Se non lasciamo ai nostri figli la stessa libertà che abbiamo ricevuto dai nostri padri saremo stati degli indegni. Quando io ero bambina, subito dopo il terrificante bagno di sangue della seconda guerra mondale la nostra libertà di parola era molto alta. Ora il cosiddetto politicamente corretto ha imbavagliato la libertà di parola.
    Sono stata per un certo tempo presidente dell’associazione Salviamo i Cristiani. Nonostante la cosmica mancanza di fondi, prima di sparire, l’associazione ha comunque risolto qualcosa, il soccorso a un gruppo di cristiani siriani rifugiati in Libano. Mi sono rimaste terrificanti foto, sul mio computer precedente, foto che non metto sul web per evitare l’effetto imitazione nel Jihad islamico. Ho la foto di un uomo cui è stata strappata la faccia da vivo, ho le innumerevoli foto di innumerevoli corpi carbonizzati sui pavimenti anneriti delle chiese nigeriane, innumerevoli crocefissi a Mosul non ci sono chiodi, le persone sono legate su croci, si muore per asfissia, impossibilità a espandere il torace. Sono 100.000 i cristiani assassinati ogni anno per la loro fede, sono 500 milioni i cristiani che vivono in luoghi dove la libertà di religione è vietata.
    Eppure l’ossessione è l’omofobia. L’ONU, la UE, Amnesty International (bizzarra associazione di simpatici filoislamici che considera il negare il matrimonio gay una forma di tortura) hanno fatto dei gay la loro bandiera: i gay occidentali, ovviamente. Quelli asiatici e africani continuano a subire persecuzioni, ma la stessa ONU che perseguita “l’omofobia” in occidente accetta che a presiedere la sua commissione Diritti Umani sia l’Arabia Saudita, che condanna a morte chi è attratto dal proprio sesso.
    Chiediamo per chi è attratto dal proprio sesso il diritto di vivere, di sopravvivere e di vivere come meglio crede, ma con altrettanta potenza rivendichiamo il diritto all’”omofobia”, ad affermare cioè che l’attrazione per il proprio sesso e l’erotismo con il proprio sesso siano deviazioni della sessualità, in cui compito è creare la generazione successiva mediante incontro di gamete maschile e femminile. Perché i poteri forti, tutti, che hanno un’indifferenza cosi' atroce e granitica per interi popoli calpestati, per 100.000 cristiani uccisi ogni anno, insorgono contro l’omofobia? Perché i cosiddetti omosessuali e la loro protezione sono il grimaldello per scardinare la libertà di pensiero e di espressione, e per affossare definitivamente il cristianesimo.
    Occorre essere liberali: se io penso che il vostro sia un disordine, un’incompletezza, a voi cosa vi cambia? Se io e gli amici miei pensiamo che San Paolo avesse ragione, a voi cosa vi cambia? Ve ne importa cosi' tanto di essere approvati da tutti e sempre? E' cosi' irrinunciabile?
    La libertà di parola è sotto attacco ed è sotto attacco la libertà religiosa. Se è vera la bizzarra affermazione dell’APA che l’omosessualità sia normale, allora il cristianesimo che la condanna va bandito. Le chiese che rifiutano di sposare persone dello stesso sesso saranno chiuse, le scuole cattoliche costrette a insegnare che il matrimonio gay è buono e giusto, i sacerdoti che leggono San Paolo o la distruzione di Sodoma saranno arrestati.
    Secondo voi perché sono scesa in campo, cosa me lo fa fare?
    La liberà di parola e di religione.”
    Silvana de Mari non è Pietro Barilla | Libertà e Persona

    Altro che coppie gay…
    Se fossi albergatore chiederei il certificato di matrimonio
    E’ estate. Fa caldo. I neuroni sono bloccati. E allora affidiamoci alle notiziole da spiaggia. Due in particolare mi hanno colpito in questi giorni.
    La prima è che la Duchessa di Cambridge e moglie del principe William di Inghilterra, Kate, ha espresso il desiderio di avere un terzo figlio. Subito una associazione ambientalista le ha scritto una lettera aperta: la Duchessa è stata invitata a non procreare oltre i due figli perché l’equilibrio ambientale ne risentirebbe. Molti altri potrebbero prendere esempio dalla regale coppia e allora per il pianeta sarebbe la fine. Fanfaluche, naturalmente, ma danno bene il termometro dell’impazzimento totale.
    La seconda è che un albergo ha deciso di non ammettere le coppie gay. Discriminazione? A dire il vero è quantomeno la reazione ad una vera discriminazione: l’aumento degli alberghi e degli agriturismi “Children free”, senza bambini. Perché mai sarebbe discriminante non accettare in albergo coppie gay e non sarebbe discriminante non accettare famiglie con bambini?
    Un tempo – ormai molti anni fa – gli alberghi verificavano se uomo e donna che chiedevano insieme una camera fossero sposati. Anche gli alberghi, un tempo, avevano una dignità. C’erano anche gli alberghi “a ore”, ma proprio per distinguersi da questi, gli alberghi seri davano le stanze solo a coppie sposate. I gestori avevano un senso morale e non intendevano incentivare la promiscuità fine a se stessa. Oggi si va negli alberghi, in montagna o al mare, e si vedono coppie giovanissime, eterosessuali intendiamoci, pero' piuttosto precoci. A loro nessuno chiede nulla: hanno di che pagare? Questo basta.
    Se proprio devo essere sincero fino in fondo, io sarei più duro ancora di quegli albergatori che non vogliono le coppie gay in casa loro. Io chiederei il certificato di matrimonio, altrimenti niente stanza. Vadano da un’altra parte. I soldi non sono tutto nella vita.
    Anzi, oltre a chiedere il certificato di matrimonio della coppia, favorirei le famiglie numerose, altro che “Children free”! Dal terzo figlio in poi gratis. Un sacco di bambini nella hall e in soggiorno. Un caos che non ti dico durante il pranzo, pero' “che ritmo Baby!”
    Ma cosi' andresti in malora! E chi lo dice? Puo' essere che molte famiglie cerchino proprio questo: un ambiente veramente familiare. Puo' darsi che le famiglie numerose, che ora non possono andare in vacanza perché i prezzi degli alberghi non sono “Family friendly”, poi ci vadano. Puo' darsi che qualche Comune controcorrente decida di finanziare non le case alle coppie omosessuali ma le vacanze alle famiglie numerose. Puo' darsi che la sterilità non sia più celebrata ma ritorni in voga la fertilità. Chissà! Da qualche parte comunque bisogna cominciare e io comincerei dal mio albergo “Life friendly”.
    Altro che coppie gay? Se fossi albergatore chiederei il certificato di matrimonio | Libertà e Persona

  4. #204
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Vi ricordate il gay pride reggiano del giugno scorso (e gli insulti al Comitato Scopelli)? È stato seguito da un’epidemia di epatite A
    Su queste pagine abbiamo molto seguito le vicende legate al gay pride di Reggio e alla preghiera di riparazione messa in atto dal Comitato Beata Giovanna Scopelli. Gli organizzatori della sfilata sodomitica non hanno mancato di colpire il Comitato con attacchi blasfemi, insultando Nostro Signore Gesù Cristo e i Santi. Come spesso capita ai presuntuosi e agli impreparati, dovettero ammettere l’inaspettata forza della Processione di riparazione che (oltre ad avere una copertura mediatica superiore a quella del loro evento) mosse un numero significativo di persone, c’è chi parla di 5-6oo. Il presidente della locale organizzazione omosessualista lo dovette riconoscere in video: Il presidente Arcigay ammette: ‘Deluso per tutta questa gente alla Processione’. “Dopo il gay pride mica sono arrivate le piaghe d’Egitto”, dicevano.
    Piaga d’Egitto no, per carità, anche perché una grande piaga implica una qualche grandezza in chi è colpito, ma – come successo altrove in Europa – ecco arrivare la notizia: Reggio Emilia, epatite A, boom di casi. “È un’epidemia”. L’articolo è dell’insospettabile Resto del Carlino (27 agosto 2017). Leggiamo:
    Decuplicati i contagi rispetto al 2016. L’80% delle persone infette è di sesso maschile, l’importanza delle vaccinazioni
    È in atto una vera e propria epidemia di epatite A, con l’Istituto Superiore di Sanità che ha da tempo diramato l’allerta in ambito nazionale. E Reggio non fa eccezione, facendo registrare dati a dir poco allarmanti. Sono infatti già 31 i casi conclamati registrati in città e provincia quest’anno, a fronte dei soli 3 di tutto il 2016 e dei 5 del 2015. Si tratta di un aumento vertiginoso delle persone infette, superiore al mille per cento in raffronto agli ultimi dodici mesi.
    L’origine dell’epidemia, dopo accurate ricerche, è stata infatti individuata nell’‘Europride’ tenutosi un anno fa ad Amsterdam in Olanda. Lì sono convenuti manifestanti da ogni parte d’Europa e un aumento dei casi si è registrato poi progressivamente in diverse nazioni, con l’Italia e la Spagna in testa.
    Più che le carenze igieniche normalmente associate all’epatite A, la causa dell’epidemia sarebbe da ricercarsi nei rapporti omosessuali tra maschi. Per l’80%, infatti, sono uomini i nuovi contagiati, e il 67% di loro ha avuto rapporti omosessuali nel periodo di possibile trasmissione del virus.
    Non solo: lo stesso sito degli omosessualisti reggiani “Arcigay Gioconda” ha dovuto, casualmente, aprire un link dedicato per l’emergenza epatite A.
    Che dire? Auguri di pronta guarigione. Spirituale e fisica.
    https://www.radiospada.org/2017/09/v...-di-epatite-a/

    A quando l’obbligo vaccinale per le comunità LGBT?
    di Cristiano Lugli
    Se per malattie non mortali e una volta affrontate normalmente, senza preoccupazioni, e superate con il risultato di avere un sistema anticorpale ancora più forte, si è arrivati ad obbligare forzatamente i genitori a vaccinare i propri figli, a Padova durante l’anno 2017 si è verificato un picco tremendo di contagi da epatite A. Dall’inizio dell’anno il Servizio di Igiene e Sanità pubblica dell’Usl 6 Euganea ha registrato circa 100 casi, contro gli appena 16 dell’anno precedente. Ora, considerando che il 2017 non si è ancora concluso, questo è un dato allarmante molto più di quello presentato dal Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale, dove vengono presentati molteplici vaccini per molteplici malattie, alcune ormai scomparse, altre – come ad esempio il tetano – non contagiose ed altre certamente non mortali. L’epatite A invece si diffonde, eccome se si diffonde. Certo, inutile creare sciocchi allarmismi ora, ma è bene sapere che le malattie veneree sono in largo aumento e in America la sifilide torna a bussare.
    Dal Servizio d’Igiene ha parlato di epatite A la dottoressa Ivana Simoncello, Responsabile dello stesso Servizio: «E’ una malattia contagiosa, che si trasmette attraverso contatti oro-fecali ma anche tramite il consumo di acqua o di alcuni cibi, crudi o non cotti a sufficienza, contaminati dal virus. Oppure manipolati da soggetti infetti che non usano i guanti e non si lavano le mani. Stiamo vaccinando molti utenti. La maggiore diffusione dell’epatite A è legata anche ai nuovi stili di vita».
    Ma a quali stili di vita ci si riferisce? Ovviamente la trasmissione di questa malattia per via oro-fecale è la più comune, ed ecco perché l’Usl ha subito indirizzato una lettera alle comunità gay esortandoli a vaccinarsi. Sarà pur vero che il pesce crudo e la moda occidentale di mangiarlo più volte a settimana rende presente il rischio, tuttavia i costumi sessuali sono quelli che aumentano in modo esponenziale il ritorno di queste malattie veneree.
    Va pure detto che statisticamente parlando all’interno del rapporti gay vi è una promiscuità di gran lunga maggiore – nonostante essa esista anche fra gli etero per via del libertinaggio sessuale. Certo è che questo tipo di contatto e tale trasmissione avviene più frequentemente fra gli omosessuali, e questo non è un segreto per nessuno, tanto meno per loro.
    Secondo l’Istituto superiore di Sanità nel periodo compreso tra agosto 2016 e febbraio 2017 in Italia si contano 583 casi di epatite A: un numero di 5 volte maggiore rispetto al trend relativo allo stesso periodo dell’anno 2016. L’età media dei pazienti viaggia fra i 32 e 34 anni, l’85% è di sesso maschile e il 61%, guarda caso, dichiara di avere tendenze e rapporti omosessuali. Il maggior incremento dei casi pareva risultare nel Lazio, ma poi è stata riscontrata un’impennata di contagi anche in Lombardia, Veneto e Piemonte.
    Inutile dilungarsi oltre, ma a questo punto siccome ci vengono sempre fatte delle domande come se fossimo dei pazzi squilibrati, ne facciamo una veramente pazza: a quando l’obbligo vaccinale per tutti gli omosessuali?
    Chissà perché, ma toccare certi “diritti” sembra cosa impossibile anche per i grandi numi tutelari della nostra salute. Per violare quelli dei genitori e dei bambini, invece, avanti tutta!
    D’altronde, questa è l’Italia che conta.
    https://www.radiospada.org/2017/09/v...comunita-lgbt/

    I fedeli in rivolta stoppano l'omoeretico Martin
    Negli Stati Uniti i cattolici qualsiasi, i cattolici della strada, si sono fatti sentire e hanno impedito con le loro proteste che istituzioni di rilievo del mondo cattolico dessero spazio al gesuita James Martin, autore di un libro (Building a bridge) che viene visto dai suoi critici come una forma di appoggio al modo di vita LGBT. James Martin è stato nominato da mons. Dario Viganò, per ragioni che non ci è dato di conoscere, come consultore dell’istituzione che gestisce l’informazione della Santa Sede. James Martin è noto per le sue esternazioni filo LGBT.
    Il Theological College, il seminario all’Università Cattolica di America, situato a Washington, ha cancellato una conferenza che James Martin sj avrebbe dovuto tenere il 4 ottobre prossimo durante l’ex-alumni day, il giorno in cui si celebravano i 100 anni di attività dell’istituto.
    La notizia, che riprendiamo dal sito “Vox Cantoris”, viene commentata così: “Per quello che riguarda questo prete nell’errore, ha bisogno di ritirarsi in un monastero per una vita di pentimento e riparazione per le anime che ha aiutato nella loro discesa all’Inferno, e per la salvare la propria”.
    Quando si è avuto notizia della conferenza che padre James Martn avrebbe dovuto tenere c’è stata una tempesta di telefonate e e-mail di protesta; e l’università ha dovuto tenere conto delle proteste, e ha preferito, per evitare che la giornata si focalizzasse su quell’evento, cancellare la conferenza. Lo stesso James Martin sj ricorda che c’è stata un’altra cancellazione di conferenza. Questa volta era prevista per il 21 ottobre, a New York, e il padrone di casa era l’Ordine del Santo Sepolcro. “Gli organizzator mi hanno detto che hanno ricevuto e-mail irate e chiamate telefoniche da parte di parecchi membri dell’Ordine”. E, infine, una terza cancellazione che riguarda, questa volta Londra, ed era ospitata dal Cafod (Catholic International Development Charity in England).
    Il libro di James Martin, sj, anche se elogiato da alcuni cardinali progressisti come Joseph Tobin e Kevin Farrell, e criticato da cardinali come Robert Sarah, e forse ancora di più la sua attività sul web di simpatizzante del mondo LGBT, stanno certamente creando reazioni negative.
    È probabile che molti cattolici vedano, sotto la sottile vernice dell’accoglienza e della non-discriminazione verso gli omosessuali, il primo passo per rendere accettabili pratiche e comportamenti che da sempre la Chiesa rigetta. E, in ultima analisi, di costruire una specie di cavallo di troia attraverso cui può passare anche la teoria gender, con tutti i suoi corollari: adozione per le coppie omosessuali, benedizione di “tutte le famiglie” e così via.
    http://www.lanuovabq.it./it/i-fedeli...eretico-martin

    Platinette contro matrimonio gay e mercato di bambini
    Mauro Coruzzi, in arte Platinette, si dichiara contrario tanto al cosiddetto matrimonio gay, quanto alla pratica dell’utero in affitto. E se lo dice lui, che ha fatto del travestimento e della moda drag queen un lavoro, forse sarebbe il caso di prestare attenzione.
    Per carità, il personaggio è quello che è: difende e incarna pienamente l’ideologia LGBT. Non a caso, in un’intervista riportata da un sito chiaramente arcobaleno, oltre a raccontare le sue esperienze sessuali negli anni Settanta, Platinette afferma che dal punto di vista politico vedeva davvero di buon occhio un’alleanza Berlusconi-Pannella. Perché a suo parere era l’unico modo per sposare la lotta per i diritti civili con la difesa del capitale d’impresa. E di fatto, sebbene Forza Italia e i Radicali abbiano preso strade diverse livello partitico, bisogna ammettere che nei valori questo matrimonio c’è stato…
    Ad ogni modo, Coruzzi ci tiene a precisare di non sentirsi affatto rappresentato dall’associazionismo LGBT. E infatti – lo sottolinea – non si è mai voluto iscrivere ad Arcigay. Realtà che, lo sappiamo, non difende gli interessi degli omosessuali, ma solo di una ristretta lobby.
    Ma il pezzo forte dell’intervista è un altro e avrà fatto accapponare la pelle a tutto il mondo LGBT che conta. Platinette lancia un duro attacco al “matrimonio” gay e alla pratica dell’utero in affitto. Quanto alle unioni civili, afferma: «Sembra non si possa prescindere dall’unanimismo che fa dire che la legge Cirinnà è una conquista di civiltà. Non lo è, perché io rifiuto questa brama di normalizzazione: è un orrore». E ancora: «Per gli omosessuali volere un figlio è soddisfare un desiderio egoistico: non per citare il solito Pier Paolo Pasolini e la sua analisi dell’omologazione, ma mi rifiuto di inchinarmi a questa logica per cui poi si arriva alla corsa per un figlio di Elton John e Nichi Vendola».
    Il lume della ragione non si è spento del tutto nemmeno tra le persone apparentemente più trasgressive…
    https://www.notizieprovita.it/scroll...to-di-bambini/

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Aborto e satanismo, cuciti a filo doppio
    Il portavoce del tempio di satana in America, Jex Blackmore, è in causa contro una legge del Missouri per conto dell’adepta “Mary Doe” che lamenta la violazione della propria libertà religiosa durante un aborto nel 2015.
    Gli adoratori di satana affermano nel Missouri si calpesta la loro libertà religiosa perché prevedono il consenso informato della donna che chiede l’aborto (un’ecografia e adeguate informazioni sul grado di sviluppo del bambino), prevedono che le vengano spiegati i rischi annessi all’aborto e prospettate le possibili alternative, e richiedono 72 ore di attesa prima di procedere all’aborto.
    Probabilmente i satanisti ignorano che chi si batte contro l’aborto afferma che la vita umana inizia al concepimento non sulla base di specifiche convinzioni religiose (contrarie alla religione di satanisti), ma su basi strettamente scientifiche.
    E’ la scienza (e non una qualsivoglia religione) che dimostra che la vita umana ha inizio nel momento in cui l’ spermatozoo si fonde con l’ovulo. E anche le informazioni che bisogna dare alle donne come parte del consenso informato sono di carattere scientifico e non religioso.
    L’anno scorso Breitbart aveva descritto le azioni del tempio di satana come una “crociata pro-aborto” che sostiene gli interessi della Planned Parenthood. E infatti spesso i satanisti hanno manifestato in suo favore. Come hanno manifestato contro la sepoltura dei bambini non nati.
    Anche questa azione legale (illogica e sconclusionata) dimostra che l’aborto è un rito sacro per i satanisti.
    E’ nota la testimonianza di un ex satanista, Zachary King: i riti satanici si incentrano sul togliere la vita. E il massimo tributo al diavolo è quello di offrirgli un bambino con un aborto. Tant’è vero che lui stesso, sin da adolescente, nei suoi 26 anni di culto del maligno ha partecipato a 141 cerimonie orchestrate intorno a una donne incinte (anche di 9 mesi) su un lettino ginecologico, che iniziavano con un’orgia e spesso finivano con atti di cannibalismo.
    King ha anche spiegato come le sette sataniche abbiano amici potenti tra i tutori dell’ordine e tra i politici e gli amministratori delle città in cui lui ha vissuto queste esperienze, e soprattutto tra i medici, e i paramedici che lavorano nelle cliniche dell’aborto. Tanto che a volte i riti si celebravano proprio dentro cliniche abortiste.
    https://www.notizieprovita.it/notizi...a-filo-doppio/

    Riportare in vita il padre per difendere i figli
    di Silvana De Mari
    Oggi ci fermiamo un attimo e parliamo di leonesse. E quindi di leoni.
    Ho già accennato che sto per fondare la brigata “due più due fa quattro”, dove combatteremo fino alla morte per difendere l’ovvio. Il mio post dove spiegavo l’assoluta differenza e complementarità tra maschi e femmine, è rimbalzato sul web, raccogliendo numerosi commenti. Rispondo a uno dei più buffi: ”Le leonesse, che sono femmine, sono vere combattenti”.
    Le leonesse non sono combattenti: le leonesse sono semplicemente carnivore. Una leonessa, in quanto femmina, ha la competitività e l’aggressività molto basse. Se voi vi trovate davanti a una leonessa, la leonessa vi sbrana, ma voi, come il vostro cagnolino che le ha fatto da aperitivo, come la gazzella tanto carina, come lo gnu neonato, non siete qualcuno con cui compete: voi siete pappa. Una dolcissima leonessa vi sbrana senza per questo essere aggressiva, esattamente come la mia dolcissima nonna andava a tirare il collo a una gallina tutte le volte che uno dei suoi figli aveva il raffreddore (o qualsiasi altra patologia nota) e bisognava fare il brodo di pollo per curarlo (il brodo di pollo cura tutto).
    La dolcissima leonessa non sbrana la gazzella, lo gnu, il cagnetto, o voi con aggressività, esattamente come la foca non ci mette aggressività a mangiarsi le aringhe, la balena a mangiarsi il krill, e la vacca a mangiarsi l’erba (siete sicuri che gli steli non soffrano?).
    L’aggressività, che è potente solo dove c’è testosterone, è quella tra due tizi della stessa specie, non tra un rappresentante di una specie e la sua pappa. La pappa sta nella casella pappa, la competizione con individui della stessa specie sta nella casella aggressività, e qui ci va il testosterone. Sono due caselle diverse. La leonessa non è meno brava del leone a cacciare, ma non è capace di difendere il territorio dove cacciare. Un carnivoro è un carnivoro; quello che mangia e la capacità di procurarselo non hanno nulla a che fare con l’aggressività, che è intraspecifica (all’interno della stessa specie) e la competitività, anche essa intraspecifica.
    La leonessa puo' muoversi e cacciare e allevare i suoi cuccioli solo all’interno di un territorio, un territorio segnato e difeso da un maschio. I maschi difendono il territorio, come sanno i proprietari di cani maschi e i postini. Difendono il territorio gallo e toro, e smettono di farlo se si amputano le gonadi: bue e cappone non difendono il territorio. Mi sto ripetendo perché secondo me questo concetto non è chiaro nella mente di molti. La leonessa Marisa ha avuto i cuccioli dal leone Marco. Puo' cacciare con serenità nel territorio segnato e protetto da Marco. Quando arriva il branco di iene, Marco le allontana, quando arriva il bufalo, ci pensa Marco, non Marisa. Quando arriva un altro leone, Pippo, Marco deve cacciarlo. Se Pippo fosse più forte e uccidesse Marco, dopo di lui ucciderebbe i suoi cuccioli, li ucciderebbe davanti a Marisa, che non ha la potenza di fermarlo, cosi' che senza cuccioli lei torni rapidamente all’estro, lui possa montarla e avere dei cuccioli suoi. Lo stesso avviene tra i leoni marini, le foche e un mucchio di altri. Se non c’è il padre a proteggerli, altri maschi uccidono i cuccioli per avere i loro discendenti con quella femmina. Esattamente quello che succede alla fine della guerra di Troia: il figlio di Ettore ucciso e sua madre che diventa schiava. Dove non c’è più il loro padre a proteggerli, i cuccioli aumentano il rischio di essere uccisi.
    Ho raccontato questa storia per chiarire l’idea che madre natura è un’arcigna megera (che noi uomini siamo tanto cattivi, mentre gli animali sono angelici è una delle ennesime fesserie di questa epoca) e per spiegare che la violenza fa parte della vita. Ci vogliono i leoni maschi per proteggere i cuccioli. e questo vale anche per noi. Io ho sempre saputo che se qualcuno mi avesse toccato, mio padre lo avrebbe fatto a pezzi, anche a costo di morire nell’impresa, e questo era il suo compito. Ora immaginiamo che Marisa sia un’ottima cacciatrice, e dica “io sono mia, io non ho bisogno di nessuno, io sono stufa, io il territorio me lo difendo da sola”, e mandi via Marco: i suoi figli non hanno più difesa.
    Quando non c’è più un uomo, quando il padre è morto, o se ne è andato, o è stato mandato via, in una di queste disastrose evenienze aumenta il livello di ansia dei figli, a volte cominciano gli attacchi di panico. Noi femmine il territorio non lo sappiamo difendere, non lo sappiamo difendere perché non è compito nostro, e quando il padre non c’è più i figli stanno svegli di notte, perché gli orchi esistono, non è vero che non esistono, non è vero che si fermano a parole.
    I popoli dove il maschile ha travolto il femminile e lo ha azzittito, i popoli dove il femminile prevale sul maschile non hanno più la capacità di difendere il territorio e credono che la libertà e la vita siano possibili senza combattere. Perché se un uomo ha tutta la sua potenza, se la sua donna non gliela ha tolta col disprezzo, ma anzi l’ha aumentata, stando dalla sua parte, sempre, facendo il tifo per lui, quell’uomo è in grado di difendere il figlio. Un uomo è in grado di dare un pugno sul tavolo e dire no, al figlio che vuole farsi di spinelli, che vuole andare al rave party. Dove non c’è un uomo, un padre, è più facile a un sedicenne con gli attacchi di idiozia – che a 16 anni sono la norma – dire la fesseria del secolo, tipo “smetto di andare a scuola, che sono stufo” “smetto di lavarmi” “smetto di uscire dalla mia stanza”. Per favore non mi scrivete che a casa vostra è zia Carmela che la mette giù dura e Zio Ugo è un mollaccione. Stiamo parlando di statistica: il 90% delle donne è più accogliente del 90% degli uomini. Il 90% degli uomini ha più coraggio e senso dell’autorità del 90% delle donne. Voi siete un’eccezione? Fate parte del 10%. Una minoranza.
    Dove c’è un uomo e tutta la sua potenza, il compagno della madre dell’amichetta non entra nella casa dove c’è la bambina di sei anni e lei non volerà dalla finestra. I pedofili hanno la capacità incredibile di localizzare il bambino che non ha un padre che lo difenda con tutta la sua ferocia. In effetti i grandi paladini della pedofilia hanno avuto come primo scopo l’abbattimento dell’autorità paterna, perché prima bisogna levare di torno Marco.
    Chi sono i grandi paladini della pedofilia? Quelli che hanno scritto a suo favore? Jean-Jacques Rousseau, Simone de Beauvoir e ovviamente Jean-Paul Sartre, Daniel Marc Cohn-Bendit detto Daniel il Rosso perché il ‘68 lo ha cominciato lui. Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), che puo' essere considerato il profeta dell’educazione relativista e illuminista, ha cinque figli dalla sua compagna e, poiché questi sono figli reali e non astratti come L’Emilio, egli se ne libera rapidamente depositandoli, dopo ogni nascita, nell’ospizio dei trovatelli. Quest’uomo che crede nella assoluta bontà delle sensazioni e ignora la tendenza umana al piacere disordinato ed egoistico, si compra per pochi franchi una bambina di dieci anni per allietare sessualmente le sue serate (Cfr. R. GUIDUCCI, La Storia di un contestatore sconfitto, pagg. 1-68 (pag. 32); in J.-J. ROUSSEAU, Le Confessioni, Introduzione di Roberto Guiducci; traduzioni e note di Felice Filippini, Biblioteca Universale Rizzoli, aprile 2001, pag.28). Jean Paul Sartre, Simone de Beauvoir (1908-1986), Michel Foucault, Jack Lang, futuro ministro francese, firmarono una petizione in cui si reclamava la legalizzazione dei rapporti sessuali coi minori (gli articoli erano su Liberation).
    Simone de Beauvoir nel 1943 fu sospesa dall’insegnamento. In realtà aveva sedotto una giovanissima allieva, ma per metterla nel letto di Sartre, con cui ha avuto sempre dei rapporti servili, tipo padrone e schiava. In realtà molta parte delle sinistra post sessantottina inneggia alla libertà sessuale del bambino, e al crollo del tabù borghese, come viene chiamato. Anche la Gran Bretagna non scherzo'. Era il 26 gennaio 1977 quando, in nome della “liberazione sessuale dei bambini”, il quotidiano francese Monde, faro della gauche, pubblico' una petizione per abbassare la maggiore età sessuale ai dodicenni, una sorta di legittimazione ideologica alla pedofilia.
    Ma se non abbatti il padre, alle pudenda del bambino non ci arrivi. Prima occorre trasformare le donne in vittime e i maschi in carnefici, poi hai mano libera non solo sui bambini, ma su tutti. Dove la famiglia sia annientata il potere dello Stato (maiuscolo, il nuovo Dio) è assoluto.
    Le affermazioni di Vendola e Busi sul diritto alla sessualità dei bambini potete trovarle sul Web, è già che ci siete cercate le dichiarazioni di Mario Mieli, visto che il circolo Mario Mieli di Roma è considerato ente morale e finanziato con il denaro pubblico per entrare nelle scuole a insegnare l’etica. Mieli parla del potere salvifico di pedofilia, necrofilia e coprofagia. Peraltro la pedofilia, “il diritto del bambino alla sessualità, è una dei capisaldi del ‘68, non di tutto, certo, e molti lo ignorano, sia nella teoria che nella pratica.
    Daniel Cohn Bendit, attualmente deputato europeo, ha scritto pagine sul diritto alla sessualità del bambino, negata dalla società borghese e dal cristianesimo, che anzi raccomandava a chi scandalizzerà questi piccoli che meglio sarebbe per loro una macina al collo che li trascini sul fondo . Bendit faceva il maestro d’asilo in un asilo alternativo e spiegava come spesso i bambini andassero a chiedergli di potergli aprire la patta dei pantaloni e toccarlo. Se uno dei padri di uno di questi bambini fosse stato mio padre o mio marito, a Daniel Cohn Bendit avrebbe fracassato fisicamente tutte le ossa. Non è vero che la violenza è sempre sbagliata. C’è un tempo per la pace e un tempo per la guerra. La violenza del padre per proteggere il figlio è un punto essenziale della sua sicurezza e della sua educazione. Io ho sempre saputo se qualcuno mi avesse fatto del male, i carabinieri sarebbero stati l’ultimo dei suoi problemi: mio padre lo avrebbe massacrato. Se qualcuno avesse fatto del male a mio figlio, se si fosse fatto “toccare” da lui, mio marito lo avrebbe massacrato.
    Comunque la pedofilia ha segnato due anni fa un punto importante. L’associazione psichiatri americani, APA, che da 60 anni regna sul mondo controllando e dirigendo tutti gli ordini di psicologi, ha dichiarato che la pedofilia non è una perversione sessuale, ma un normale orientamento sessuale. Il primo gradino, quindi, per affermare la pedofilia è stato l’uccisione del maschio occidentale. Sempre più filosofi e pensatori lo denunciano: Pasqal Bukner, Claudio Risè, sono stati i primi a essersi accorti che è stato assassinato il padre. Quindi cominciamo a darci da fare per riportarlo in vita, perché ci serve.
    https://costanzamiriano.com/2017/01/...ndere-i-figli/

    Oxford affonda l’omogenitorialità: padre indispensabile quanto la madre
    Ad opporsi all’omogenitorialità non ci sono soltanto decine di studi scientifici peer-review che trattano il tema in modo diretto (molti dei quali raccolti nel nostro specifico dossier), ma anche numerose ricerche che potrebbero essere utilizzate in modo indiretto: confermano infatti quanto sia fondamentale per i bambini poter beneficiare allo stesso tempo della cura materna e di quella paterna.
    L’ultimo studio di questo genere è stato pubblicato nel novembre 2016 da ricercatori dell’università di Oxford: il coinvolgimento del padre nello sviluppo educativo dei figli, sopratutto nei primi mesi di vita, è essenziale per lo sviluppo emotivo ed è associato a comportamentali positivi nei bambini, una volta divenuti adolescenti.
    In Italia lo studio è stato curiosamente diffuso da Repubblica, quotidiano particolarmente sedotto dal pensiero dominante arcobaleno, dove il commento è stato affidato a Anna Oliveiro Ferraris, psicologa, psicoterapeuta ed esperta dell’età evolutiva (già critica verso le adozioni a coppie omosessuali), la quale ha dichiarato: «Quando sono piccoli i bambini notano le differenze fisiche e si sentono attratti e rassicurati dalla “mano grossa di papà”, dalla sua muscolatura, dal modo diverso con cui vengono afferrati, tenuti, abbracciati. Il padre contribuisce al benessere dei figli anche sostenendo psicologicamente la madre. L’accordo tra i due è indice di stabilità, una condizione molto apprezzata dai bambini». E’ superfluo ricordare che la coppia omogenitoriale vieta e strappa al bambino l’indispensabile esperienza della diversità sessuale, qui ben descritta.
    Un commento allo studio è arrivato anche da Gaia De Campora, docente di Psicologia perinatale all’università di Torino, la quale ha puntualizzato: «Il ruolo del padre è quindi essenziale nel rappresentare sia un riferimento normativo necessario a stabilire dei confini e sia un rifugio sicuro su cui fare affidamento». Sottolineiamo il termine “essenziale”, cioè: non sostituibile. Questo perché entrambi, madre e padre, apportano un contributo differente e comunque indispensabile, come ben espresso da un altro studio, pubblicato nel 2004, nel quale si descrive dettagliatamente l’essenziale contributo paterno/maschile, basato naturalmente all’apportare sicurezza, protezione, calma e incoraggiamento.
    Gli autori della recente indagine hanno infine presentato la ricerca affermando: «Ci sono prove che il coinvolgimento dei padri puo' anche ridurre l’impatto di problemi importanti come, ad esempio, una depressione materna». Inoltre, «lo studio ha implicazioni significative per la politica, cosi' come per gli interventi nella genitorialità e nella salute che dovrebbero incoraggiare il coinvolgimento dei padri fin dall’inizio dell’infanzia». E’ quello che da anni sostiene lo psicoterapeuta italiano Claudio Risé, docente all’Università Bicocca di Milano, che nel merito dello studio ha commentato: «Il fatto è che questi dati non vengono finora diffusi e presi sul serio da gran parte dei centri di potere politico ed economico, impegnati invece nell’indebolimento del padre, in quanto figura potenzialmente disturbante nei confronti della proposta omologante di figure genitoriali neutre, portata avanti dal pensiero unicosecolarizzato, fino a poco fa dominante nell’ultimo cinquantennio in Occidente».
    La letteratura scientifica parla chiaro, dunque. Forse la sintesi migliore è quella dello psichiatra Eugenio Borgna, docente presso l’Università di Milano e primario emerito di Psichiatria dell’Ospedale Maggiore di Novara (nonché celebrato dall’Espresso come «uno dei più grandi psichiatri italiani»), il quale ha affermato: «Il matrimonio nasce dalla contestuale presenza dei due diversi mondi che lungo un progetto unitario uniscono le loro storie personali, anche sessuali, necessarie l’una all’altra per completarsi. Tanto più se ci sono figli, che senza ombra di dubbio hanno bisogno di una madre e di un padre, di due polarità ben precise, anche sessualmente definite. Secondo natura».
    http://www.informarexresistere.fr/20...anto-la-madre/

    Il bus antigender che non piace ai benpensanti
    Bus antigender promosso da CitizenGo e Generazione Famiglia parte per il tour italiano: immediate le proteste dei benpensanti
    Francesco Boezi
    Il bus antigender continua a far parlare di sé. Il pullman arancione promosso da CitizenGo Italia e Generazione Famiglia, infatti, è partito per il suo tour italiano, tour che prevede una serie di tappe volte alla sensibilizzazione riguardo alla cosiddetta "ideologia gender". Una campagna espressamente contraria alla presenza del gender nelle scuole, che sta suscitando numerose reazioni nel mondo associativo e politico. Una su tutte, l'etichetta di "transfobico" rispetto alla scritta stampata sui fianchi del bus: "I bambini sono maschi, le bambine sono femmine", immediatamente affibiata da molti contestatori del web.
    Nella giornata di ieri, il Comune di Firenze ha rilasciato un comunicato nel quale definiva la campagna per la libertà educativa dei genitori di "chiaro intento discriminatorio". E a Bologna, luogo che il bus dovrebbe raggiungere il 27 settembre, i Cobas starebbero organizzando una manifestazione di protesta contro il passaggio del mezzo. Insomma, questa iniziativa non riesce a passare inosservata. Tanto che sull'Espresso è stata definita come "l'ultima follia firmata Family Day".
    Gli organizzatori, parafrasando Chesterton, insistono nel dire che la loro azione è tesa a ribadire una semplice verità, come il fatto che due più due faccia quattro o che l'erba sia verde: "Ovviamente rispediamo al mittente le accuse del Comune di Firenze: la nostra campagna non discrimina nessuno ma è a difesa del diritto di priorità educativa della famiglia: che i bambini siano maschi e le bambine femmine non è un'opinione, è biologia".
    La rotta del bus, intanto, prosegue e, dopo essere partita da Roma lo scorso 23 settembre, ha toccato Firenze, per poi proseguire alla volta di Milano, Brescia, Bologna, Bari, Napoli e ancora Roma. Questo pullman arancione ai benpensanti non piace proprio e le possibili contestazioni italiane sarebbero solo la continuazione di quanto già avvenuto in molte altre nazioni.
    Il dissidio, però, proviene specialmente da alcuni ambienti progressisti: George Soros ha recentemente twittato un articolo della Open Society Foundation sulla "falsa narrativa" che starebbe circolando in Sudamerica sulle tematiche di genere, un pezzo condito dalla foto del bus in questione; la giunta comunale di Madrid, amministrazione guidata da Podemos, vietò il passaggio del pullman; Chelsea Clinton, la figlia dell'ex candidata a presidente degli States, si è espressa negativamente sulla presenza dell'iniziativa in America. Davanti la sede dell'Onu, poi, durante una regolare sosta, il bus sarebbe stato pesantemente danneggiato.
    In Italia, per ora, sono le associazioni Lgbt ad alzare i toni sulla presenza del bus nelle varie città italiane. Un nuovo avversario, insomma, da contrastare: un bus condotto da ragazzi, per buona parte universitari, che osa propagandare le differenze tra bambine e bambini. E i temibili strumenti della campagna spesso definita "discriminatoria", sono dei volantini arancioni.
    Il passaggio avvenuto a Firenze, infine, si è svolto all'interno di un clima politico abbastanza surriscaldato. Il convegno "Bambini in rosa", organizzato nella Sala Gonfalone del Consiglio Regionale della Toscana e promosso dal pediatra e consigliere di Sinistra Italiana Paolo Sarti, convegno finalizzato ad affrontare il tema della "transessualità in età prescolare", prevedeva la presenza di un minore in "transizione" dal sesso femminile a quello maschile. Giovanni Donzelli, consigliere regionale di Fdi, ha protestato sostenendo che: "la sinistra sfrutta bambini per convegno gender". Il bus antigender, in definitiva, sta diventando un caso a tutti gli effetti.
    Il bus antigender che non piace ai benpensanti - IlGiornale.it


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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Dietro il buonismo c’è il disegno di un totalitarismo destabilizzatore
    di Francesco Lamendola
    Il “buonismo”, la filosofia oggi universalmente sovrana e l’unica politicamente corretta, non è soltanto un atteggiamento sbagliato e irresponsabile nei confronti della vita, degli altri e di se stessi, vale a dire un atteggiamento degno di un perfetto idiota: è qualcosa di più, e di peggio. dietro il buonismo all’ingrosso, dietro il permissivismo, il perdono facile, l’indulgenza a un tanto il chilo, verso tutto e verso tutti (ma specialmente verso quelli che rappresentano, per una ragione o per l’altra, un referente e un simbolo ideologico, tali da confermare gli schemi mentali del buonista ad oltranza), c’è qualcosa di più della semplice ingenuità o della semplice stupidità: c’è un disegno raffinato e tenebroso, curato fin nei dettagli, da parte di quelle centrali occulte del potere mondiale, finanziarie in primissimo luogo, le quali, ormai da molto tempo, si servono di ogni mezzo possibile e immaginabile, restando pero'nell’ombra, per condizionare, manipolare, stravolgere, il senso comune delle persone e per sovvertire i fondamentali etici e spirituali dei popoli e delle culture.
    Chiameremo questo disegno con l’espressione di “totalitarismo destabilizzatore”, perché quello che si propone è instaurare una forma di totalitarismo (democratico, ovviamente), che pero' non sia percepito come tale, pur apparendo come eticamente e socialmente auto-evidente; e perché lo scopo di questo totalitarismo di nuovo genere non è, come per i totalitarismi del passato, di assicurare il massimo dell’ordine e della stabilità, ma, al contrario, di assicurare un disordine permanente ed una instabilità cronica, a tutti i livelli: economica, sociale, culturale, etica e spirituale. La ragione di un disegno in apparenza cosi' contraddittorio è che le centrali occulte del potere mondiale non hanno bisogno dell’ordine e della stabilità per realizzare i loro fini, ma del massimo della precarietà e della insicurezza possibili, sia a livello individuale, che collettivo: solo cosi' esse potranno alimentare e riprodurre incessantemente il meccanismo del loro dominio.
    Per la prima volta nella storia mondiale, infatti, la meta perseguita da coloro i quali aspirano al dominio politico ed economico non ha un carattere limitato, per quanto ambizioso, come il controllo di questa o quella società, di questo o quello Stato; ma è una meta illimitata sia nello spazio, che nel tempo: si tratta di mantenere un controllo permanente, definitivo, incontrastato, su ogni essere umano e su ogni popolo, insomma letteralmente su ogni angolo del globo terracqueo, sia nel presente che nel futuro, e cio'principalmente mediante gli strumenti della pressione psicologica, conscia ed inconscia, e del ricatto economico e finanziario. Nessuno, nella storia umana, aveva mai aspirato a una cosa del genere; perfino i costruttori degli imperi universali “classici”, come gli Assiri, i Persiani, i Macedoni e i Romani, avevano mirato, si', ad una conquista geografica completa (limitatamente all’ecumene allora conosciuta), ma sempre secondo gli schemi del dominio diretto. E cosi' è stato pensato e realizzato anche l’Impero coloniale britannico, il sistema politico ed economico più ambizioso e più riuscito della storia universale, che riusci' a porre un quarto della superficie terrestre sotto l’autorità del medesimo sovrano e della stessa metropoli.
    Quello odierno, pertanto, è un disegno che sintetizza le due forme finora conosciute di dominio imperiale: quello legato al territorio, tipico degli imperi antichi, e quello mirante al controllo intimo, personale, psicologico, proprio dei totalitarismi del XX secolo, non legato al territorio, proprio perché ideologico, ma al controllo dei mezzi d’informazione e di propaganda, del sistema scolastico e universitario, della radio, della stampa, il cui scopo è il capillare, sistematico condizionamento della mente dei cittadini. A prevalere, comunque, è la seconda forma, perché il controllo del territorio non è il vero scopo, ma semplicemente uno dei mezzi; mentre il dominio della mente dei cittadini resta la cosa principale, con la sola – notevole – differenza, rispetto ai totalitarismi del XX secolo, che il potere non vuole svelarsi, non vuole mostrarsi per cio'che è, anzi, mette in opera ogni strategia per restare discreto, se non proprio nascosto. E cio'perché esso non mira al consenso, se non in via strumentale: cio'che veramente persegue è il portafoglio delle persone, perché dal loro modo di vivere, di mangiare, di fare la spesa, di vestirsi, di passare il tempo libero, dipende la sua possibilità di drenare occultamente le risorse mondiali alle quali mira. Imporre le tasse è un vecchio modo di esercitare il potere economico; vecchio, perché manifesto, dunque suscettibile di provocare reazioni: ma perché imporre un prelievo fiscale, se è possibile fare in modo che siano le persone, volontariamente (o, per essere più precisi, credendosi perfettamente libere), a spendere tutto il loro denaro – e gli stati, a spendere tutto il loro bilancio – in maniera tale da alimentare le centrali del potere occulto?
    Da questa necessità mimetica derivano tutte le ipocrisie, le mezze verità, le sottili manipolazioni su cui si regge il sistema odierno dell’informazione, della scolarizzazione, della cultura, perfino della medicina e della scienza: il trucco è fare in modo che le persone e le società pensino di essere libere. Ma la libertà possiede un senso reale, quando si dia la possibilità di operare una scelta fra diverse alternative: se alla grande quantità di merci presenti sugli scaffali dei supermercati, o alla grande quantità di prodotti finanziari che vengono proposti al cliente dagli impiegati di una banca, o alla grande quantità di programmi messi in onda dalle diverse reti televisive, per non parlare della gran quantità di partiti e movimenti politici che sollecitano il voto degli elettori, non corrisponde affatto la possibilità di effettuare una scelta fra cose realmente diverse, è evidente che ci troviamo in presenza di una truffa mondiale assai bene organizzata, nella quale chi lanciasse un grido d’allarme passerebbe immediatamente per visionario o paranoico.
    E ora torniamo al buonismo. E' chiaro che questa “filosofia” di vita è estremamente funzionale al disegno di seminare il massimo dell’ambiguità, della contraddittorietà, e, in ultima analisi, della instabilità e insostenibilità permanenti, all’interno del corpo sociale. Perché una società impostata sui principi del buonismo, astratti e velleitari (versione ulteriormente semplificata e corretta del già demenziale ottimismo di Rousseau) non puo'funzionare: cio'dovrebbe essere evidente a chiunque, se, appunto, non fossimo ormai sprofondati in un clima di anestetizzazione permanente del senso critico individuale, a tutto vantaggio di un conformismo dilagante, che rafforza, indirettamente ma sicuramente, quel totalitarismo occulto che è nei piani della élite globale.
    Ha scritto Sergio Ricossa nel suo libro «Vivere è scegliere. Scritti di libertà» (Fondazione Achille e Giulia Boroli, 2005, pp. 64-70):
    «… Il “buonismo” oggi dilaga, spande melassa ovunque. E' un buonismo stupido, che consola gli afflitti con gli eufemismi. Gli zoppi diventano “portatori di handicap”. Che bell’aiuto! […] Il vocabolario buonista è falso dalla A alla Z. Il mondo dei poveracci è il Terzo Mondo. I Paesi sottosviluppati sono Paesi in via di sviluppo. Gli immigranti afro-asiatici sono extracomunitari.
    Per gli islamici sempre più numerosi, che abbiamo in casa, noi siamo gli infedeli; ma non vale il dritto di reciprocità, a noi non è lecito dire che gli infedeli sono loro. Finiremo col censurare la “divina Commedia”, perché dante (toscano, quindi cattivissimo) mise Maometto all’Inferno. Anzi, si finirà con l’abolizione dell’inferno da parte della Chiesa, per non offendere i peccatori, i quali non saranno più peccatori bensi' erranti per distrazione, ragazzi un po’ vivaci in vena di simpatiche birichinate. […] Lo psicologo tedesco Hans Jürgen Eysenck credeva, a torto o a ragione, nell’importanza del patrimonio genetico circa il quoziente di intelligenza; credeva, in altre parole, che non si nascesse tutti eguali. Lo disse in aula. Gli studenti buonisti ed egualitaristi lo gettarono a terra, lo presero a pugni e calci, gli sputarono addosso, finché fu tratto a salvamento, sia pur con gli occhiali rotti e il naso sanguinante, da colleghi di passaggio. Era l’anno 1973, uno degli anni del “buonismo di piombo”. Il luogo: la London School of Economics.
    E' passato molto tempo, da allora, eppure è meno che mai “politically correct” parlare di imbecilli congeniti. Quanto ai pazzi, il legislatore italiano ha dichiarato che non esistono e ha chiuso i manicomi. Un illustre giurista ha già proposto di cancellare la delinquenza chiudendo le carceri (o almeno dandole in autogestione ai delinquenti, che ovviamente non si chiameranno più delinquenti). Sarà un delitto non il derubare, ma il farsi derubare. La signora che esca, ostentando un monile di oro vero, è chiaramente una provocatrice, e merita di essere scippata, se c’è giustizia a questo mondo. Il buonismo si regge sul principio che tutti gli uomini (e tutte le donne, beninteso!) sono buoni per natura. I cattivi sono buoni traviati da istituzioni politiche sbagliate. Basta una piccola rivoluzione, che migliori le istituzioni, e i cattivi sopravvissuti tornano buoni, come in fondo sono sempre stati. Il problema è sopravvivere: le rivoluzioni, se non sono sanguinarie, non sono convincenti. Marx (un feroce buonista) sosteneva che perfino i capitalisti sono buoni per natura: sfruttano i proletari perché costretti a farlo dalla proprietà privata del capitale. Ma amano i proletari non appena cessa la proprietà privata del capitale, ovvero non appena i capitalisti abbiano perso la proprietà del loro capitale e siano divenuti essi stessi proletari. Se poi, insieme al loro capitale, i capitalisti perdono anche la vita davanti a un plotone di esecuzione, è perché oppongono resistenza a chi vuole il loro bene.
    I milioni di assassinati in nome del marxismo-leninismo-maoismo lo furono a opera di chi voleva il loro bene e il bene di tutta l’umanità. I buonisti non si limitano ad amarci, ci impongono il loro amore. Noi dovremmo lasciarli fare e ringraziarli. Invece fra noi esistono degli ingrati, che per errore di calcolo non apprezzano i benefici e ostacolano la santa missione dei buonisti».
    Anche se la diagnosi impietosa di Sergio Ricossa discende da una concezione politica, quella liberale, che non solo non condividiamo, ma che abbiamo ragione di ritenere come il motore da cui si sono originate le varie forme dell’ideologia buonista – democrazia, socialismo, mondialismo – e le loro varianti specifiche – “difesa” dei diritti delle minoranze aggressive ed imposizione dei loro voleri alla maggioranza -, resta la sua sostanziale esattezza, che ci interroga e che mette a nudo le nostre ipocrisie e la nostra cattiva coscienza. Ricossa fa l’esempio dei nomadi: i buonisti si credono molto nobili e generosi nel non discriminarli, ma non sanno di essere loro discriminati, perché i nomadi disprezzano le popolazioni sedentarie presso le quali vivono: appunto per questo ritengono cosa lecita e giusta vivere di furti sistematici ai loro danni. Ma si potrebbero fare infiniti esempi.
    Si è cosi' alimentata una mentalità basata sulla esasperazione dei diritti, proprio da parte delle minoranze svantaggiate, le quali si son viste, cosi', incoraggiate a trasformare il loro svantaggio in un vantaggio, a brandirlo come un’arma, a pretendere che gli altri, tutti gli altri, i “fortunati”, si inchinino davanti a loro, si proclamino colpevoli, o, comunque, si sentano in difetto, in debito, e dunque in obbligo di “risarcirle” indefinitamente. Lo spirito di rivalsa mostrato da alcune lobbies omosessuali, miranti a ottenere una legislazione che preveda il matrimonio gay e l’adozione di bambini da parte delle coppie gay, ne è un buon esempio. E' questa la strada che vogliamo seguire?
    Dietro il buonismo c'è il disegno di un totalitarismo destabilizzatore - Azione TradizionaleAzione Tradizionale

    SERIAL KILLER GAY CONDANNATO A ERGASTOLO: SODOMIZZAVA VITTIME E LE UCCIDEVA
    Stephen Port, il serial killer gay accusato di avere ucciso 4 giovani uomini conosciuti su siti web per incontri omosessuali, è stato condannato all’ergastolo.
    Lo ha stabilito un giudice dell’Old Bailey, il tribunale penale di Londra. Il 41enne Port aveva adescato uomini tra i 21 e i 25 anni. Li drogava con dosi letali di Ghb e abusava di loro nella sua abitazione. L’uomo, londinese, è stato ritenuto colpevole anche di aver drogato altre 7 persone e di aver abusato di loro sessualmente.
    Serial killer gay condannato a ergastolo: sodomizzava vittime e le uccideva | Vox

    FRUTTI DEL RELATIVISMO
    Pedofilia sdoganata: "L'esito della liberazione sessuale"
    Dopo l'omosessualità viene ormai sdoganata dalle accademie americane, dal mondo della moda e dai tribunali, anche la pedofilia. A partire da alcuni fatti Don Fortunato Di Noto, dell’associazione Meter, che da vent’anni si batte contro la pedofilia incontrando anche le piccole e "crescenti vittime” dell’ipersessualizzazione della società, spiega le conseguenze di un sessualità privata del suo scopo. "A lungo andare non puo' che contemplare anche la pedofilia che viene definita "consenziente"".
    Don Di Noto, la Corte di Cassazione nel 2013 ha confermato la pena “mite” di un 60enne perché la sua vittima, di 11 anni, sarebbe stata “consenziente” e lui “innamorato”. Allo stesso modo il tribunale di Vicenza aveva inflitto una condanna ridotta ad un macellaio di 34 anni che aveva avuto rapporti sessuali con una tredicenne. Com'è possibile?
    Io non so se questi giudici si accorgono di servire il disegno della lobby pedofila. Se si comincia ad accettare che esistano i bambini cosiddetti “consenzienti”, che devono essere lasciati liberi di avere rapporti sessuali, la pedofilia sarà presto sdoganata. Non lo dico io, ma i pedofili: basta andare sui siti madre delle loro lobby per leggere di persone che si definiscono “pedofili virtuosi” per il fatto di avere rapporti con i minori solo se loro acconsentono. Ma in fondo che c’è di male se, come ormai dicono media e politici, i bambini devono essere liberi di esprimere la loro sessualità al pari degli adulti?
    Siamo davvero allo sdoganamento della pedofilia? Come si puo' sostenere che un bambino possa essere consenziente?
    Sono 30 anni che si cerca di far passare la cosiddetta “pedofilia buona” e il “buon pedofilo”. Come si puo' sostenere che sia consenziente lo capii nel 1996 quando scoprii che esisteva un fronte nazionale di pedofili con sezione italiana. Uno di loro, con lo pseudonimo di The Slurp, aveva indirizzato una lettera ai bambini che recitava cosi': “Probabilmente qualcuno ti ha detto che puoi dire di no. Bene, ricorda soltanto una cosa: se puoi dire di no, puoi anche dire di si…Se ti senti di fare qualcosa hai il diritto di farlo. Sei tu che puoi scegliere". Ed ancora: “Talvolta gli amici con i quali ti diverti ti chiedono di non raccontare agli altri quello che avete fatto insieme. Questo capita spesso quando i tuoi amici sono degli adulti. Il motivo di cio' è semplice: se la gente scopre che hai fatto delle cose con un amico adulto, o con una amica adulta, puo' farlo andare in prigione e rovinargli la vita…Sai poi cosa capita a te quando la gente lo scopre? Vai in terapia. Terapia vuol dire che devi sottostare a qualcuno che cercherà di convincerti che tutto quello che hai fatto con il tuo amico è stata una cosa orribile e che il tuo stesso amico è una persona orribile. Possono persino darti delle medicine per calmarti. Diventi una persona malata”.
    Una violenza psicologica da far ribrezzo. Come non vedere, come non ribellarsi?
    Senza un consenso mondiale di tutte le legislazioni circa il fatto che i minorenni non possono esprimere alcun consenso, questa mentalità prenderà sempre più piede sempre e le sentenze non faranno che sostenere le lobby pedofile, facendoci abituare all’idea che in fondo “non c’è nulla di male”. Per questo dico che se gli Stati, tutti, non riconosceranno la pedofilia come crimine contro l’umanità perderemo anche questa guerra.
    Sembrerebbe impossibile abituarsi ad un male simile, ma di fatto lo sdoganamento è già avvenuto: la rivista scientifica Archives of Sexual Behavior ha pubblicato due studi dello pisolo Bruce Rind, in cui i rapporti sessuali fra adulti e bambini vengono segnalati come privi di conseguenze negative di lunga durata. Come rispondere?
    Dicano quello che vogliono, ma dopo 25 anni di lavoro per combattere la pedofilia e cercare di recuperare le vittime posso dire di non averne conosciuta nemmeno una senza problemi psichici e relazionali e senza ferite profonde e dolorosissime. Ho visto vite distrutte, gente psichicamente devastata. Questi intellettuali che hanno tempo di scrivere libri dovrebbero avere il coraggio di dire queste cose alle vittime. Ne parlino alla bambina di 11 che ho incontrato di recente, abituata ad essere abusata, che i pedofili definirebbero “consenziente” perché ormai non si ribellava più e che pare una bomba ad orologeria con reazioni incontrollabili. E poi vorrei vedere il campione usato da Rind. Infatti, oltre all’esperienza, la scienza finora ha provato, con dati e campioni validi, che i traumi anche sui bambini piccolissimi di due/tre anni viene immagazzinato dall’inconscio e si sviluppa con reazioni violente, negative e di disadattamento.
    Stephen Kershnar, professore di filosofia della State University of New York ha tranquillamente pubblicato un libro acquistabile su Amazon, Adult-Child Sex: An Analysis, che parla della pedofilia come di uno stigma sociale paragonando il ribrezzo suscitato dalle immagini di rapporti sessuali fra adulti e bambini a quello che potrebbe suscitare il vedere immagini di rapporti sessuali fra persone obese. Come mai la vendita di questi libri non è bandita e questa gente, invece che essere accusata di istigazione al reato e di apologia della pedofilia, puo' continuare ad insegnare?
    Ripeto, finché gli Stati non parleranno di crimine contro l’umanità tutto questo avanzerà. In Europa siamo a 18 milioni di minori abusati sessualmente, a dirlo è “telefono azzurro”. Sveglia, i pedofili non sono più la nicchia di qualche perverso. Aprite gli occhi! Tanta gente non crede alle mie denunce, anche politici e giornalisti che poi vengono qui in sede da noi e quando mostro loro il materiale che ho, c’è chi sviene, chi si indigna, anche perché l’anno scorso abbiamo denunciato l’abuso di 700 neonati.
    Il noto sociologo americano, Mark Regneurs è pessimista perché dice che ormai la popolarità della “scienza libertina” è esplosa “negli ultimi dieci anni, con l'aiuto di fondazioni come Gill, Ford e Arcus e con complicità indiretta all’Istituto nazionale della salute americano”. Esattamente come avvenuto con l’omosessualità, sostiene Regneurs, si diffonderà anche nel modo scientifico, la menzogna per cui è tutto normale basta che sia “consenziente”.
    Anche questo è evidente. E sempre non perché lo diciamo noi, ma perché lo dicono i pedofili che ora hanno disponibilità economiche, strategie comunicative, legami con il potere. Sono loro a sperare e dire che la pedofilia sarà normalizzata come l’omosessualità. Ci sono potenti che dicono di voler difendere i bambini ma poi pensano: che c’è di male se possono esprimersi sessualmente come gli adulti?
    Bisogna poi ricordare le immagini che plasmano il nostro pensiero, ormai sdoganate da tempo. Basti pensare alle copertine di Vogue che quasi dieci anni fa pubblicavano tranquillamente le foto di Thylane Blondeau bambina che già a 8 anni veniva immortalata in pose sexy o a petto nudo. Ci sono state proteste ma nessun arresto.
    Dico ancora di più: ci sono multinazionali che producono reggiseni imbottiti per bambine basta vedere su internet immagini tremende di bimbe in pose volgari. Ma, mi chiedo, qual e la funzione del seno? Chi è un bambino? Chi un uomo?
    A proposito il Family Educational Trust inglese ha pubblicato un report in cui spiega che il problema nasce da una cultura che accetta da anni l’attività sessuale dei minori come “una parte normarle della crescita” e “come relativamente dannosa finché resta consensuale…gli attuali approcci mirati a migliorare la salute sessuale degli adolescenti hanno facilitato permesso l'abuso sessuale di giovani vulnerabili”. C’è un legame fra questo e la pedofilia?
    Mi danno del prete bacchettone perché parlo di morale. Ma se il sesso non ha uno scopo, se permane l’idea che va bene tutto, basta che sia libero, non esistono più argomentazioni razionali contro la pedofilia fatta passare come “consenziente”. Da quando lo scopo della sessualità, la generazione all’interno del matrimonio, è stato oscurato, da quando si puo' fare tutto se si vuole, non ci sono più argini e argomentazioni forti per dire “no”. E infatti si approvano leggi che parlano della sessualizzazione dei bambini nelle scuole come buona, favorendo cosi' lo sdoganamento della pedofilia. Le immagini dei nudi e dei bambini-oggetto poi abituano le teste a pensare: “Che male c’è?”. In questo clima si capisce la follia delle campagne contro le spose bambine: la società è schizofrenica perché non esiste più una verità oggettiva sull’uomo che ponga i limiti al male e alla violenza.
    Negata la legge naturale, tutto è possibile dunque.
    Se elimini la natura, il suo sviluppo, la sua crescita, i suoi tempi puoi parlare del bambino come fosse un adulto con le stesse libertà e gli stessi diritti. Quello chi spera di fare dei bambini cio' che vuole.
    Conosce le leggi canadesi sui “diritti alla sessualità” dei bambini per cui le famiglie che li indirizzerebbero diversamente dalla loro “scelta” sono denunciabili?
    Si parla dei diritti dei bambini per servire un’ideologia che li vuole sessualizzati, deboli, senza identità forti. E qui ritorna la domanda: qual è il bene per i bambini? Ossia, qual è la natura e lo scopo dell’essere umano? A cosa serve la sessualità? Solo in questa prospettiva si puo' capire che ai bambini non si deve parlare del sesso.
    Ma orami si dice che tanto vale spiegarglielo dato che arrivano messaggi sessuali da ovunque.
    Solo chi comprende lo scopo del vivere umano ha le ragioni chiare per vietare lo smartphone al figlio che non è in grado di difendersi dal porno dilagante online. Perché sapete cosa succede ad un bambino di 10-16 anni che vede il porno una volta cresciuto? Sapete quando cresce e vede una donna cosa pensa? A cose violente. E’ questa la società che vogliamo lasciare ai nostri figli senza interessarcene?
    Pedofilia sdoganata: "L'esito della liberazione sessuale" - La Nuova Bussola Quotidiana



    40.000 persone in tre giorni dicono NO all’ora di gender nelle scuole!
    In QUARANTAMILA in soli tre giorni hanno già firmato la petizione a sostegno del Bus della Libertà, il grande pullman arancione che CitizenGO Italia e Generazione Famiglia stanno facendo girare per il Paese contro la colonizzazione dell’ideologia Gender nelle scuole.
    Un tour nazionale che si chiuderà a Roma sabato 30 settembre, con una manifestazione nel primo pomeriggio (ti diro' a breve in quale piazza) per chiedere al Parlamento di fermare la discussione della Legge Gender: un’ora obbligatoria a settimana dieducazione LGBT nelle scuole.
    Ti scrivo proprio per raccontarti, brevemente, l’enorme successo che stiamo riscontrando. D’altro canto, tutto questo è anche grazie a te, alla tua fiducia nella nostra determinazione.
    Siamo partiti da Roma sabato scorso. Abbiamo scelto di partire dalla Corte di Cassazione per lanciare un messaggio chiaro: basta sentenze contro il diritto dei bambini di avere un papà e una mamma. La legge italiana sulle adozioni è chiara: chi ha perso un papà e/o una mamma, deve ritrovare un papà e/o una mamma.
    Non “due papà”. Non “due mamme”. L’uomo e la donna sono diversi, e un bambino per crescere in modo equilibrato deve fare esperienza di questa differenza, che è una ricchezza straordinaria.
    Abbiamo fatto la prima tappa a Firenze, domenica, per passare poi a Milano lunedi' e a Brescia ieri, martedi'. In tutte le città che stiamo toccando giriamo diverse ore per le strade più frequentate per mostrare il nostro messaggio e incuriosire i passanti.
    Ad oggi migliaia di persone hanno incrociato il loro sguardo con lo slogan della nostra campagna. Ci fermiamo in diversi punti della città per distribuire materiale informativo e spiegare ai passanti il perché della nostra mobilitazione.
    In ogni città incontriamo e salutiamo gli attivisti locali impegnati come noi per la stessa causa, cioè la libertà dei genitori di scegliere l’indirizzo generale dei figli e di non subire le direttive del potere politico.
    Durante la tappa a Brescia ci ha fatto particolarmente piacere salutare Massimo Gandolfini, il presidente del Comitato Difendiamo i Nostri Figli, promotore degli ultimi due Family Day a San Giovanni e al Circo Massimo. Ci ha aiutati a volantinare e a informare le persone! Mitico…
    Stiamo riscontrando un apprezzamento veramente entusiasmante! Le persone si fermano ad ascoltare e si dicono effettivamentepreoccupate dalla brutta piega che sta prendendo la scuola in Italia sui temi della sessualità e dell’affettività.
    Insomma, ci stiamo veramente dando da fare, senza sosta.
    Lo facciamo per due motivi.
    Primo: perché ci anima il desiderio di migliorare il mondo in cui vivono e vivranno i nostri figli e i nostri nipoti.
    Secondo, perché tu credi in noi.
    Tu esprimi la tua fiducia nell’impegno di CitizenGO, questa comunità di cittadini attivi per il Bene Comune, e noi vogliamo ripagare la tua stima in modo concreto, tangibile, reale.
    Non siamo gente da chiacchiera. A noi piace scendere per strada, incontrare le persone, lasciare per un’intera settimana le nostre vite quotidiane e, si', anche perdere un po’ la faccia per testimoniare le cose più normali, più naturali, più belle. Noi di CitizenGO ci sporchiamo le mani.
    Dicono che il nostro slogan sia violento e discriminatorio. Dicono che siamo “transfobici“. Perché diciamo pane al pane?
    Pazienza. Noi non siamo contro nessuno. Siamo per la sana e serena maturazione dei nostri figli e dei nostri nipoti.
    Le intimidazioni – che sia chiaro – non ci mettono paura. Per la libertà educativa, per non dover sottometterci ai diktat politici e ideologici, siamo pronti a resitere.
    E grazie al tuoi aiuto, noi resisteremo.
    Matteo, spero solo una cosa. Che tutto cio' ti faccia sentire parte di una famiglia che sta reagendo. Che non se ne sta con le mani in mano con indifferenza mentre questo mondo se ne va a scatafascio.
    Non è cosi'. Noi ci siamo, CitizenGO c’è. E tu ci sei.
    Dopo Bologna, saremo a Bari giovedi' 28, dalle 12 in Piazza della Prefettura. Poi, venerdi' 29, a Napoli in Piazza Trieste e Trento, sempre dalle 12. Se puoi, vienici a trovare.
    Il tour tornerà a Roma sabato 30. Chiuderemo la campagna con una manifestazione nel primo pomeriggio nella zona del Circo Massimo. Appena avremo concordato dove precisamente con la Questura, te lo faro' sapere. Li' sarà veramente importante esserci.
    Grazie infinite per il tempo che ci dedichi. Ci sentiamo per i prossimi aggiornamenti!
    Un caro saluto, come sempre.
    Filippo Savarese
    e tutta la squadra di CitizenGO
    40.000 persone in tre giorni dicono NO all?ora di gender nelle scuole! « www.agerecontra.it


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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    NOZZE GAY E ESERCITO
    Oggi sposi (maschi). Il generale e il precipizio
    Il generale di corpo d’armata Marco Bertolini in data 3 ottobre u.s. ha pubblicato un commento -tra il rassegnato e l’indignato- su «CongedatiFolgore», che è il giornale online degli ex paracadutisti militari italiani. Le foto a corredo (titolo: «Oggi sposi») mostrano un giovanotto in divisa di gala (doppiopetto blu notte con bottoni dorati, fascia azzurra a tracolla, spadino al fianco) che si sposa con un altro giovanotto (in borghese, questo), brindisi a braccia intrecciate, sindaco e perfino la Cirinnà tutta contenta. Si intravedono pure due bambine, che il tulle lascia supporre damigelle.
    Si tratta di un ufficiale di marina che ha convolato giusto un anno fa presso la sala consiliare del comune di Piombino. Perché il generale ha aspettato un anno prima di esprimere il suo disappunto? Boh. Infatti di questo si tratta, anche se esternato con stile non pungente ma solo lievemente amaro. Il generale ricorda i tempi, in verità non lontanissimi, in cui nessun Allievo poteva farsi vedere nel raggio di cento metri dall’Accademia Navale in atteggiamenti affettuosi con una donna, fosse anche la madre. Tempi in cui gli era vietato il trasporto di qualsiasi oggetto atto a inficiare il decoro dell’uniforme, fosse anche la busta di plastica del supermercato. Guanti bianchi, mano destra libera e pronta al saluto (militare, ovviamente) e sinistra sull’elsa dello spadino.
    E cio' valeva anche per i mancini, nessuno poteva ritenersi esentato. Per forza: siamo uomini o caporali (diceva Toto')? Le Forze Armate, e le Scuole Ufficiali delle varie Armi, erano e dovevano essere la quintessenza della virilità marziale. Per questo ci si andava, ed era questa, anzi, l’attrattiva. Forse ci abitueremo, forse a questo serve la propaganda ossessiva: a far si' che ci adattiamo a considerare “normale” qualcosa che un generale fa fatica a trangugiare.
    Certo, anche i “femminielli” (i due di Piombino sono napoletani) possono essere depositari di virtù belliche, come no. Il ricordo –letterario- va a quella falange di tebani (mi pare) tutta composta di omosex e sulla cui bellicosità non si scherzava. Ma è anche vero che nessuno di loro si sarebbe sognato di sposarsi con tanto di cerimonia e damigelli/e.
    Scrive il generale, rivolgendosi agli uomini in uniforme, che «ci siamo persi quando abbiamo smesso, disperati, di indignarci nei confronti di chi svillaneggia quello da cui veniamo in nome di una libertà falsa e volgare, magari travestendosi da noi senza pero' avere lo stesso sangue blu che scorre nelle nostre vene». Il giornale che ospita questa riflessione è quello dei paracadutisti, quella Divisione Folgore che diede il nome a un celebre film sulla ancora più celebre battaglia di El Alamein.
    I baschi amaranto urlano «Folgore!» quando marciano, anche se, ormai, l’urlo di guerra si fa solo alle parate del 2 giugno, perché guerre non ce ne sono più. Al massimo, «missioni di pace». Quando non si tratta di presidiare le metropolitane o togliere la monnezza dalle strade di Napoli.
    Ho studiato Scienze Politiche a Pisa negli anni “caldi”. A Pisa c’era Lotta Continua, ma anche la Scuola militare di Paracadutismo. Una volta alcuni estremisti aggredirono in gruppo (il collettivo –tanti contro uno- era il loro pallino) un parà per strada, insultandolo come «fascista» e pestandolo. L’indomani tutta la caserma, in borghese e all’ora della libera uscita, ricambiava con trasporto per le vie pisane. La cosa fini' sui giornali e suscito' scandalo. Il ministro degli interni –mi pare fosse Scalfaro- fu severo e consegno' tutti gli allievi parà. Già allora, anni Settanta, la Dc era «un partito di centro che guarda a sinistra», come diceva De Gasperi. Cosi', tra i due litiganti ci rimisero i parà.
    E da allora che funziona il piano inclinato. Come dice il generale, «ci siamo persi lasciando che il piano inclinato sul quale slitta il nostro amor proprio e l’orgoglio per quel che le nostre uniformi rappresentano diventasse sempre più ripido. E sempre più veloce il precipizio».
    Oggi sposi (maschi). Il generale e il precipizio - La Nuova Bussola Quotidiana

    “Io non sono un genitore coraggioso”. Un’intervista sullo scandalo gender negli asili
    Ho conosciuto ed incontrato un padre come tanti, eppure esemplare. Questo padre si chiama Amedeo Rossetti de Scander: il suo nome non vi dirà nulla, ma sappiate che è quel genitore che, a Trieste, ha fatto esplodere il caso del “Gioco del rispetto”, con tutta la presa di coscienza che ne è derivata. Ne ho parlato anche qui su Radio Spada e rimando al mio pezzo per approfondirne i contenuti[1]: si puo' dire che il “caso Trieste” sia stato – quantomeno per i genitori cattolici – lo spartiacque che ha svegliato le coscienze sul reale impatto del gender nelle scuole.
    Finalmente le famiglie hanno preso atto che non si tratta di uno spauracchio ipotetico o di una costruzione omofoba, ma di un preciso disegno che, attraverso l’impulso delle associazioni LGBT per il tramite di professionisti orientati ed amministrazioni prone, è in grado di fare arrivare negli asili progetti “didattici” in cui, col pretesto di eliminare le discriminazione, i bambini devono arrivare a spogliarsi ed a toccare i genitali propri ed altrui, mentre i genitori sono tenuti all’oscuro per mezzo di formulazioni generiche dei programmi formativi e gli insegnanti tacciono o sono conniventi. Il rischio è che, ove questi esperimenti vengano proposti, i papà e le mamme sappiano queste cose solo a cose fatte.
    Se pero' un genitore alza la testa, non avrà vita facile ma puo' farcela. Amedeo Rossetti, con semplicità e decisione, si è accorto di cosa stava capitando ed ha reso un grande servizio alle famiglie, ai bambini, e in ultima analisi al bene e alla Verità.
    Nella sua storia troverete uno spaccato inquietante di silenzi, politici imbarazzati e dirigenti scolastici orientati, dichiarazioni false, domande eluse e piccoli stratagemmi per evitare di affrontare le questioni nel merito o di dare le sacrosante risposte cui noi genitori abbiamo diritto.
    Sto esagerando? Fatevi un’idea. [Massimo Micaletti]
    RS: Chi è Amedeo Rossetti de Scander? Si definirebbe un genitore speciale?
    AR: Io non sono un genitore speciale, né, tantomeno, “un padre coraggioso”, come mi ha definito qualcuno. Io credo che certe cose uno le capisce quando si accorge di cos’è davvero la vita, di cosa puo' capitare davvero nella vita di tutti i giorni, quando non te l’aspetti, e quando lo capisci, non c’è bisogno di coraggio. Io faccio quel che fanno tutti i genitori: seguo mio figlio e difendo la mia famiglia.
    L’ambiente di casa lo conosciamo, quel che è fuori non lo conosciamo ed è un dovere del genitore seguire il figlio anche fuori di casa e soprattutto a scuola: guardare cosa la scuola propone, cosa la scuola fa, come l’insegnante si pone non solo col proprio figlio ma anche cogli altri bambini. Certamente non sono un padre che lascia il figlio sulla soglia della scuola col solo pensiero che torni a casa contento: questo non mi basta.
    RS: Raccontaci la tua esperienza.
    AR: Siamo stati alla prima riunione della scuola materna comunale “I cuccioli”, di Trieste, nell’autunno 2014, in cui si presentavano i POF[2]: io mi ero stampato in rete quello che era stato diffuso sul sito della scuola, che era molto rassicurante. Quando poi a febbraio 2015, ad anno scolastico già iniziato con mio figlio che già frequentava, si è parlato del POF, mi sono accorto che era cambiato in corso dell’anno: io non sapevo, a dire il vero, che il POF va approvato ad anno scolastico iniziato, entro il 30 ottobre, quindi in rete c’era quello dell’anno precedente e non quello definitivo, che regolava l’anno scolastico frequentato dal mio bambino.
    RS: C’erano differenze tra il POF dell’anno 2013/2014, che avevi trovato in rete, e quello nuovo, 2014/2015?
    AR: Eccome. Nel nuovo POF c’erano una serie di parole, per dir cosi', “sensibili”, ogni termine era declinato al maschile/femminile e si parlava molto di disuguaglianze di genere e simili. A quel punto, in data 19 febbraio 2015 ho presentato in Segreteria la lettera sul consenso informato in materia di gender theory, che avevo reperito in rete, credo fosse quello dei Giuristi per la vita, chiedendo appunto di essere avvertito nel caso in cui si svolgessero lezioni su quel tema e di avere conoscenza degli orari, delle date e delle modalità di quelle lezioni, anche ovviamente di chi le avrebbe tenute. Per tutta risposta, quattro giorni dopo, il 23 febbraio 2015, nella bacheca dell’asilo era presente un avviso in cui si chiedeva il consenso per fare il “Gioco del rispetto”. A quel punto ho chiesto di vedere di cosa si trattasse.
    Accanto all’avviso, su una mensola, c’era la scatola col kit del gioco e quando ho visto materiali e contenuti mi si sono rizzati i capelli in testa. Sono tornato più volte all’asilo a visionare il gioco perché non davano la copia da leggere a casa e si trattava di due libretti per circa sessanta pagine in tutto, e non mi consentivano neppure di farne copia[3]. Ne ho parlato con altri genitori, assieme ai quali ho letto alcuni passaggi: alcuni erano allarmati, molti erano indifferenti, pochissimi hanno voluto leggere le schede del gioco, i rappresentanti dei genitori erano inerti. Insomma, passavo per un guastafeste, per uno che non si sapeva cosa andasse cercando, un integralista, un puntiglioso.
    RS: A quel punto, come ti sei mosso?
    AR: La prima cosa che ho fatto è stata una denuncia pubblica attraverso i canali che avevo a disposizione. Ho preso carta e penna ed ho scritto un articolo sul settimanale diocesano “Vita Nuova” (vitanuovatrieste.it) ed in contemporanea è uscito anche su La Nuova Bussola Quotidiana[4]: era il 2 marzo 2015. Mi aspettavo a quel punto una reazione da parte degli altri genitori dell’asilo, ma non c’è stata neppure allora. C’è stata invece una grande polemica dopo i miei articoli, polemica che si è gettata immediatamente sul piano politico. Si è espressa subito la (allora) vicesindaco Fabiana Martini, che si definisce cattolica, la quale in un articolo di replica del 6 marzo 2015[5] difendeva il progetto richiamandosi peraltro alla Convenzione di Istanbul e ribadendo che le norme erano state tutte rispettate; al che io controreplicavo con un nuovo articolo uscito il 10 marzo 2015[6] che non c’era ancora l’approvazione del collegio docenti, come la stessa Martini aveva riconosciuto e che quindi si era fuori dalla legge, e smontavo pezzo per pezzo la replica della Martini.
    RS: Ma la scuola, nel frattempo?
    AR: La scuola si è mossa, a modo suo. Il giorno 11 marzo 2015 ebbe luogo riunione genitori della scuola ed era presente la Dott.ssa Gargiulo che aveva curato il progetto. Il clima era molto acceso e c’era una trentina di genitori, alcuni dei quali apertamente favorevoli al progetto, tutti schierati – chissà perché – in prima fila. Queste persone non volevano neppure farmi parlare anche quando io chiedevo loro se avessero letto il progetto e facevano continuo riferimento all’articolo di replica della Martini, ma ho avuto l’impressione che non conoscessero il “Gioco” nel merito.
    Durante la riunione hanno chiarito che dei dodici contenuti del gioco ne avrebbero proposti solo due colla ragione che le schede relative agli altri dieci giochi non erano ancora pronte (sebbene nella scatola mostratami qualche giorni prima ci fossero schede e libretti di tutti i giochi): quindi hanno fatto solo il gioco del memory e della fiabetta di Red and Blue. Tutto il resto, ossia i “giochi” più discutibili, non lo avrebbero quindi presentato in quella riunione, tacendo sui contenuti e sulle modalità. A quel punto, ho fatto venire fuori il discorso dell’esplorazione dei corpi e mi hanno fatto leggere la scheda relativa a quel gioco (“Se fossi te”), in cui i bambini devono scambiarsi i vestiti, spogliarsi, menzionare e toccare le parti genitali gli uni degli altri, coll’assistenza delle maestre. Mentre leggevo la scheda di quel gioco (ma come? Avevano detto che non era pronta![7]) venivo sistematicamente interrotto nei momenti più “delicati”, ma io non mi davo per vinto: ogni volta che mi interrompevano, io, ostinato, riprendevo a leggere dal capoverso precedente per non interrompere il filo logico del discorso e della lettura. Mi hanno interrotto ancora tre volte e per tre volte io ho ripreso.
    Nel corso della riunione la curatrice del progetto ha affermato che se il problema della fase dell’esplorazione dei corpi era la formulazione del testo, lo avrebbero modificato.
    Nel corso della riunione tutti i curatori ed il rappresentante del Comune hanno precisato che il progetto si sarebbe sviluppato in tre fasi: formazione insegnanti, coinvolgimento bambini, elaborazione dati. Dichiaravano che gli insegnanti era stati già formati nel dicembre 2014, smentendo cosi' quanto dichiarato dal Vicesindaco Martini nell’articolo del 6 marzo: quindi, quando ancora il progetto non era stato approvato era in verità già partito nella sua prima fase!
    Aggiungo infine che in quella riunione nessuno dei presenti poteva seguire qualcosa dei testi letti perché nessuna copia era stata distribuita ai genitori.
    Faccio presente che a quell’assemblea avevo chiesto la presenza dei giornalisti ma mi è stata negata. L’unica autorità presente era un Consigliere comunale, che è andato via metà riunione datosi che l’orientamento degli organizzatori era chiaro.
    RS: Cosa è accaduto dopo quella riunione?
    AR: Il giorno dopo la riunione, siccome qualche altra famiglia si era aggregata a noi per far presente cosa stava accadendo nelle scuole materne comunali (va detto che io avevo distribuito il testo integrale del mio articolo all’ingresso dell’asilo), l’allora Sindaco tenne una conferenza stampa sulla vicenda, conferenza che all’epoca non ho potuto seguire ma ci sono video su YouTube[8]: sia sufficiente sapere – e lo potete constatare – che in quella sede l’allora Sindaco definisce “falsità vergognose di cui qualcuno sarà chiamato a rispondere nelle sedi competenti”, ma anche “insulti e minacce” le preoccupazioni dei genitori. Faccio presente che questi ultimi non furono neppure invitati mentre era presente l’equipe che aveva messo a punto il progetto. Nella stessa conferenza stampa, il Sindaco dava notizia che sarebbero state svolte solo due schede del “Gioco” perché, ancora una volta, le altre non sarebbero state pronte. Ovviamente, erano stati scelti e presentati i giochi meno “pericolosi”, ossia quelli presentati anche alla riunione dell’11 marzo: il memory e la favola di Red and Blue[9].
    RS: Vittoria, quindi?
    AR: Mica tanto. Nell’aprile 2015 ci viene consegnato un foglio col logo del Comune di Trieste in cui si chiede nuovamente l’autorizzazione a partecipare al “Gioco del rispetto”: il foglio era una vera chicca, perché non dava possibilità di scelta tra autorizzare o meno, c’era solo la scritta “autorizzo” con la firma. A questo punto il 27 aprile ho consegnato alla scuola ed all’area educazione del Comune di Trieste via raccomandata il modulo non firmato anzi sbarrato, chiedendo poi per raccomandata informazioni sulle iniziative alternative per i bambini che non avessero preso parte al “Gioco” e chiedendo anche informazioni su data ora e durata di tale attività. Il Comune non rispondeva nulla né la scuola dava alcun riscontro. Dopo qualche giorno, mio figlio resta assente un paio di giorni dall’asilo perché malato. Il 13 maggio mio figlio torna a scuola dopo la malattia e trovo un avviso datato giorno 8 maggio che avverte che il gioco sarebbe iniziato quella stessa mattina e che in alternativa era prevista la lettura di due libri: le date per il “Gioco” e le attività alternative, indicate nell’avviso, erano il 13 maggio ed il 20 maggio ma la mia raccomandata non aveva avuta alcuna risposta. Sicché io il 13 ho alle 11 ho ripreso mio figlio e non l’ho più riportato in quell’asilo e l’ho tenuto a casa fino al novembre 2015 colla ragione che finché il Comune non mi avesse detto quali fossero le attività didattiche che sarebbero state proposte io non avrei riportato mio figlio.
    Il giorno prima dello svolgimento dell’ultima sessione del gioco del rispetto, dunque il 19 maggio, il Comune mi spedisce una raccomandata di risposta, che io ricevo il giorno 21 maggio, in cui mi avverte che il giorno 13 maggio ed il 20 (ossia ben prima della spedizione della stessa lettera e della sua ricezione) ci sarebbe stata una lezione e che sarebbero stati letti due libri, riproducendo l’avviso di cui sopra. Non chiarisce nulla di più.
    RS: Hai tenuto il bambino a casa da scuola fino a fine anno scolastico ininterrottamente?
    AR: Certo, perché se io non so cosa insegnano o propongono all’asilo di mio figlio io non ce lo porto. Non do nessuna delega in bianco a chicchessia.
    L’11 giugno 2015 mi arriva una telefonata dall’Ufficio scolastico in cui mi diffidano a riportare il bambino avvertendomi che, in caso del perdurare dell’assenza ingiustificata, io avrei perso il diritto a portarlo all’asilo comunale. A quel punto replicavo via mail lamentando la carenza di informazione sui programmi didattici della scuola materna e che per il benessere psicofisico di mio figlio e nel primario interesse del bambino era fondamentale conoscere le attività che si sarebbero tenute all’asilo, attività sulle quali al momento non avevo ancora nessuna delucidazione. L’Ufficio scolastico comunale accettava questa giustificazione.
    Il 30 settembre mi è stata rivolta quindi una nuova telefonata per sapere come intendessi regolarmi ed ho risposto a mezzo mail che, non essendo ancora approvato il POF 2015/2016, non avremmo mandato il bambino, sollecitando chiarimento sulle attività per il nuovo anno scolastico: non abbiamo ricevuto nessuna risposta.
    A metà ottobre ricevo una convocazione per la riunione dei genitori prevista per fine mese, esattamente per il 21 ottobre (ricordiamo che entro il 30.10 deve essere approvato il POF). Nessuno dei genitori aveva copia del POF, ma ci hanno detto che se ne poteva ricevere una bozza via mail: la chiedo e arriva puntualmente il giorno dopo. I primi giorni di novembre esce la versione dieinitiva del POF approvato dal consiglio d’istituto.
    Il 10 novembre ricevo dal Comune un’altra mail che segnala l’assenza del bambino e che fissa il 16 novembre come termine ultimo per riportare il bambino a scuola pena l’esclusione del bimbo dall’asilo. Io replico che, presa visone del POF, necessitavo di alcuni chiarimenti, sempre richiamando il benessere del bambino e chiedevo delucidazioni sui progetti cui si faceva riferimento nel POF approvato e varie altre informazioni, con specifico riferimento agli strumenti coi quali il Comune intendeva “superare pregiudizi e stereotipi”, cosa si intendesse per “pluralità delle culture familiari” et similia. La risposta, di ben quattro facciate, è quantomeno elusiva: per “pluralità di culture familiari” ci si riferirebbe alle famiglie degli immigrati o alle “famiglie interculturali” o “famiglie miste” che costituiscono “conseguenza naturale delle trasformazioni in senso multiculturale che sta attraversando la società italiana”. A parte queste fumose ed inquietanti disquisizioni, non c’era neppure il nome di un progetto, né i suoi contenuti e modalità.
    RS: Alla fine cosa avete deciso?
    AR: Stanti cosi' le cose, ossia nell’assoluta impossibilità di conoscere quali progetti sarebbero stati proposti a mio figlio, chi li avrebbe svolti e con quali modalità e quali attività alternative sarebbero state proposte, il bambino non è più tornato in quell’asilo né in nessun altro asilo del Comune di Trieste e siamo stati costretti ad iscriverlo in un asilo privato, con un notevole aumento dei costi per la nostra famiglia.
    Nella successiva campagna elettorale per le comunali – comunali che la giunta uscente ha perduto! – il comitato dei genitori che si era nel frattempo creato ha chiesto ed ottenuto di mettere nel programma della coalizione poi vincente il ritiro del “Gioco del rispetto”: la nuova giunta è stata di parola ed il “Gioco del rispetto” è uscito definitivamente dagli asili comunali triestini (poi pero' è stato proposto in Toscana ed in Sicilia).
    RS: Cosa ti senti di dire, in conclusione, su questa vicenda?
    AR: Le cose da dire sarebbero moltissime e ci sto scrivendo su un libro. In poche righe posso pero' trarre qualche insegnamento per me e, credo, per tutte le famiglie che abbiano a cuore il bene dei propri figli.
    Bisogna stare molto attenti e non dare nulla per scontato di cio' che accade ai nostri bambini, si deve vigilare sui piccoli dettagli perché da quelli si scoprono cose grosse. Fidatevi di voi stessi e non delegate a nessuno la difesa dei diritti dei vostri figli e state pronti ad impegnarvi a viso aperto. Io ho avuto un grande sostegno dai Giuristi per la Vita, da tutto lo staff, ma le battaglie vanno condotte in prima persona con determinazione e franchezza.
    [1] Care amiche del ?rispetto?, così so? bboni tutti. | Radio Spada
    [2] Piani di Offerta Formativa. Il Piano dell’offerta formativa è la carta d’identità della scuola: in esso vengono illustrate le linee distintive dell’istituto, l’ispirazione culturale-pedagogica che lo muove, la progettazione curricolare, extracurricolare, didattica ed organizzativa delle sue attività. E’ tramite i POF che le scuole, anche materne, introducono i programmi di lotta alle discriminazioni e quindi anche, in taluni casi, l’ideologia gender.
    [3] Io stesso quando ho dovuto comporre il mio pezzo, di cui alla nota 1, ho penato parecchio per poter visionare le schede perche lo studio di psicologia che le aveva elaborate non le rendeva disponibili on line, né erano disponibili presso la scuola interessata o il Comune di Trieste che pure l’aveva approvato, N.d.R.
    [4] E ai bambini si impone il gioco del dottore, per "rispetto" - La Nuova Bussola Quotidiana
    [5] La risposta della Vicesindaco di Trieste | Vita Nuova Trieste
    [6] Ora vi spiego perché la Vicesindaco dice cose inesatte | Vita Nuova Trieste
    [7] Si osservi che lo stesso 11.3.2015 il quotidiano Il Giornale Il Giornale ha messo in rete tutte le schede del gioco, comprese quelle che a detta di chi presentava l’incontro non erano pronte. Bimbi travestiti da bambine: leggete il documento choc che regola il gioco del gender
    [8] https://www.youtube.com/watch?v=Lhr-jp3WuRw
    [9] Al che viene da chiedersi: ma se le schede davvero non erano pronte, su cosa si sono formati gli insegnanti nel dicembre 2014? N.d.R.
    ?Io non sono un genitore coraggioso?. Un?intervista sullo scandalo gender negli asili | Radio Spada

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    I satanisti sposano la causa omosessualista e abortista
    Mentre i giornali, anche cattolici sdoganano il termine “cristiani Lgbt”, che è un ossimoro blasfemo al pari di “cristiani abortisti”, scandalizzandosi di chi ancora parla delle unioni omosessuali come di un peccato (come fa quel bigotto e tradizionalista del Catechismo) e di disegno demoniaco, che mira a sovvertire la creazione contro cui bisogna combattere, la nota setta satanica americana, Satanic Temple, dà ragione a questi ultimi.
    Tutto parte dalle dichiarazioni rilasciate dal loro leader, Lucien Greaves, cofondatore della setta, che ha lanciato una campagna di denuncia pubblica contro pasticceri cristiani (in cui, guarda a caso, non si dimentica di definirli “omofobi”) che si rifiutassero di preparare una torta celebrativa del diavolo: “Chiedi al tuo pasticcere omofobo - domandano i Satanic Temple ai loro adepti - di preparare una torta per satana”. Se si rifiuta di farlo? Lo si denuncia per discriminazione e lo si trascina in tribunale.
    Ma vuoi vedere allora che davvero il satanismo c’entra con la causa Lgbt? In un’intervista rilasciata alla Daily Caller News Foundation il 29 settembre scorso, Greaves ha parlato così per giustificare l’eliminazione dell’obiezione di coscienza, esattamente come fanno tanti politici: “Se hai un esercizio commerciale e fornisci un servizio pubblico, è necessario che tu agisca nei limiti di quello che viene accettato come un comportamento sociale, nonostante le tue opinioni religiose o di altro genere”. Sopratutto Greaves ha spiegato quanto la sua iniziativa sia stata apprezzata dai membri della comunità Lgbt, specialmente da coloro che fanno parte anche della setta satanica. Infatti, ha continuato il cofondatore, “molti dei nostri membri sono anche omosessuali e penso che ci siano ragioni ovvie che spiegano il perché”.
    Ma resta ancora la domanda sul perché il satanismo sposi la causa omosessualità. Già nel 2014, intervistato dal Metro Times, il fondatore della setta confessò che “una delle cose che ci stanno più a cuore”, sono “i diritti gay” e che “per noi il matrimonio è un sacramento. Lo riconosciamo e pensiamo che lo Stato debba riconoscere il matrimonio sulla base della libertà religiosa. Chiunque voglia farlo può alzare la mano e avrà il suo matrimonio celebrato da Lucien Graves". E infatti sono molte le cerimonie omosessialiste che scimiottano il matrimonio con un satanista munito di corna a celebrarle.
    "Non vediamo l’ora - continuò - di diffonderci in Michigan sulla questione dei diritti gay, per portarli nel ventunesimo secolo” poi parlò così a favore dell’aborto: “So anche che Snyder (governatore repubblicano, ndr) ha cercato di rendere impossibile alle donne di terminare una gravidanza: noi sentiamo di dover proteggere le donne da procedure superflue come l’ecografia (pratica che diversi Stati cercavano di rendere obbligatoria prima di ogni aborto, ndr)».
    Ecco confermato quanto sostenne il cardinal Caffarra il 19 maggio del 2017 prima di intervenire al Roma Life Forum: “Cosa vediamo oggi? Due eventi terribili. In primo luogo, la legittimazione dell’aborto. Cioè, l’aborto è diventato un diritto soggettivo della donna. Il “diritto soggettivo” è una categoria etica, e quindi siamo nell’ambito del bene e del male; si sta dicendo che l’aborto è un bene, che è un diritto. La seconda cosa che vediamo è il tentativo di equiparare i rapporti omosessuali e il matrimonio”.
    Poi il cardinale non ebbe paura di concludere che in questo modo “Satana sta tentando di minacciare e distruggere i due pilastri (della creazione divina, vita e unione uomo donna ndr), in modo da poter forgiare un’altra creazione. Come se stesse provocando il Signore, dicendo a Lui: “Farò un’altra creazione, e l’uomo e la donna diranno: qui ci piace molto di più”. Per questo, spiegava il cardinale, la confessione e la difesa della fede oggi non può non passare dalla difesa della creazione.
    I satanisti sposano la causa omosessualista e abortista - La Nuova Bussola Quotidiana

    Corsi gender per giornalisti per scordare la natura umana
    Il corso di formazione a Milano
    Nella mattinata del 12 ottobre, presso la sala conferenze del Palazzo Reale di Milano, si terrà un corso sul linguaggio da usare secondo i desiderata del transessualismo, accreditato dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia nell’ambito della formazione professionale. Già il titolo scelto dall’Odg è indicativo: «Nati in un corpo “sbagliato”. Luci e ombre nella comunicazione».
    Il corso, rivolto anche ad altri ordini professionali, è di fatto parte di un più ampio convegno nella stessa sede, in programma per l’intera giornata e intitolato “Trans-Ame, trattiamo il genere”, dal nome dell’associazione dei medici endocrinologi (Ame) che lo organizza. Tra gli organizzatori figura anche l’Ala Onlus, un’associazione Lgbt di cui La Nuova BQ ha già parlato a proposito di un corso in una quinta elementare di Milano, rispetto al quale prima la preside e poi l’Ufficio scolastico regionale hanno negato la richiesta di esonero presentata da due genitori per la loro bambina (vedi qui e qui). Il corso accreditato dall’Ordine è sostenuto inoltre dall’Unamsi, un’associazione che riunisce giornalisti che si occupano di sanità.
    Tra i relatori ci saranno vari membri dell’Ala e dell’Ame, assieme ad alcuni transessuali, secondo uno schema di interventi con un obiettivo preciso: contribuire a sdoganare la transessualità, come la scheda sulla piattaforma online dell’Odg rende chiaro. «La transessualità è un argomento vastissimo e antico, spesso sottaciuto e certamente misconosciuto, ma sempre rappresentato dal punto di vista storico, letterario, cinematografico, artistico, mistico [qui il punto interrogativo è d’obbligo, ndr], sociale, culturale, esistenziale. Tuttavia, quando si tratta di raccontare la cronaca, è palese una certa disinformazione che porta ad errori, alcuni dei quali dovuti proprio alla non conoscenza “di questo mondo”». La scheda, tra qualche maiuscola di troppo, prosegue cosi': «Questo corso vuole essere un’occasione per conoscere da un punto di vista scientifico il fenomeno TRANS per arrivare a valorizzare le strategie anti-discriminazione sui Media e nella rappresentazione pubblica delle persone transgender consapevoli che il pensiero viaggia sulle parole che, oltre ad essere un potente mezzo di comunicazione, sono uno strumento capace di produrre il cambiamento».
    Il cambiamento che le organizzazioni trans vogliono produrre, agendo sulle parole, è la negazione della realtà. Basti pensare agli insulti ricevuti nelle ultime settimane dai promotori del “Bus della libertà”, il pullman di Citizen Go che sta girando per l’Italia con la scritta “I bambini sono maschi, le bambine sono femmine”: un’iniziativa per ricordare l’ovvio, che si è resa necessaria proprio alla luce della pervasività dell’ideologia gender e della pretesa di negare la natura del maschile e del femminile. A leggere i post condivisi su Facebook da due trans che insegneranno ai giornalisti come trattare i temi della transessualità, si scopre infatti che quella scritta cosi' ovvia “semina odio”, “confonde, istiga, mistifica”, “ispira e fomenta la transfobia”, “è un incitamento all’odio gender e omo-transfobico”, eccetera (vedi qui e qui). E dovrebbero insegnare buone pratiche di comunicazione?
    Ora, al di là di tutte le storture che si riscontrano quotidianamente, il dovere di un giornalista è raccontare la realtà. Chi all’interno dell’Ordine ha accreditato questo corso di formazione dovrebbe percio' spiegare se si rende conto che cosa significhi per la categoria veicolare le rivendicazioni del transessualismo, cioè di un’ideologia secondo cui la percezione soggettiva – il come ci si sente – prevale sull’evidenza oggettiva. Un’ideologia liberticida che pretende che tutti si adeguino a riconoscere questa percezione, attraverso l’uso di nomi, pronomi, documenti d’identità e perfino bagni pubblici non corrispondenti al sesso biologico.
    Siamo arrivati al punto che in diversi Paesi occidentali, sotto la pressione politica delle associazioni Lgbt, ci sono istituzioni che raccomandano “per rispetto” di non usare più termini come “donna incinta”, “bambino” o “bambina” e si presentano leggi che prevedono multe e a volte perfino il carcere per chi non rispetta il fantomatico diritto all’identità di genere. Se si assecondano le pretese del transessualismo, la conseguenza logica è una: anche in Italia si rischierà di essere multati per il solo fatto di essersi rivolti a un trans con il pronome che corrisponde al suo sesso biologico o perché lo si è chiamato con il suo vero nome. Davvero si vuole favorire questa deriva?
    Un approccio che nega la realtà oggettiva per assecondare la percezione soggettiva di un particolare gruppo di persone ha conseguenze devastanti e dovrebbe essere superfluo ricordare che un approccio simile è la premessa dei regimi totalitari.
    Corsi gender per giornalisti per scordare la natura umana - La Nuova Bussola Quotidiana

    Il comitato universitari di Oxford esclude i cristiani. Obbligatorio il seminario LGBTQ+
    L’Unione cristiana è stata esclusa dalla fiera delle matricole del Balliol college. Proteste nel mondo accademico: «Decisione mostruosa, viola la libertà religiosa»
    Leone Grotti
    Il comitato universitari di uno dei più prestigiosi college dell’università di Oxford, il Balliol, ha vietato a una delle sue più grandi organizzazioni studentesche, l’Unione cristiana (Uc), di partecipare all’annuale fiera delle matricole con uno stand. Il motivo, scritto nero su bianco e inviato al rappresentante dell’Unione via email, riguarda proprio la fede cristiana che «procura danno» ed è stata usata storicamente come «una scusante per l’omofobia e certe forme di neocolonialismo». La presenza dell’Uc, dunque, potrebbe «causare un danno potenziale alle matricole».
    «MICRO-AGGRESSIONE». Freddy Potts, vicepresidente del comitato universitari, ha scritto così alla rappresentante della Uc, Lucy Talbot: «La nostra unica preoccupazione è che la vostra presenza possa estraniare i nuovi studenti. Questo tipo di alienazione o micro-aggressione è regolarmente ignorata come poco importante, specialmente quando non viene compresa bene dagli altri studenti, e inevitabilmente causa un ulteriore danno a quei gruppi che sono già i più vulnerabili e marginalizzati».
    «CRISTIANESIMO PROCURA DANNO». Storicamente, continua l’email visionata dal Telegraph, «l’influenza del cristianesimo su molte comunità marginalizzate ha procurato danno con i suoi metodi di conversione e le sue pratiche ed è ancora usata in molti luoghi come scusante per l’omofobia e certe forme di neocolonialismo». Mettere al bando la Uc dalla fiera delle matricole, dunque, «potrebbe essere un modo per aiutare ad evitare che uno studente possa sentirsi da subito non gradito al Balliol». Il comitato universitario ha sempre inteso la fiera come «uno spazio laico» e la decisione di escludere i cristiani è nata per evitare che, «non potendo garantire uno stand a ogni principale credo religioso», uno studente di una fede non rappresentata «soffra» nel vedere che le altre invece sono rappresentate. Infatti, «molti studenti, soprattutto di colore o di altre fedi [rispetto al cristianesimo] potrebbero già sentirsi alienati e vulnerabili a Oxford, un’università con una pessima reputazione per quanto riguarda razzismo e mancanza di diversità, nonché una città che ha a malapena luoghi di culto appropriati per non cristiani». Dunque, «nel nome della compassione, speriamo che sarete d’accordo con noi [nel voler evitare] un possibile danno a quelle matricole che sono già così gravemente svantaggiate».
    SEMINARIO LGBTQ+ OBBLIGATORIO. La lettera andava riproposta per intero per comprendere bene il livello di discriminazione al quale è stata soggetta la Uc, colpevole in buona sostanza di esistere. È da notare infatti che le organizzazioni studentesche ammesse sono centinaia e tra gli eventi a cui le matricole dovranno obbligatoriamente partecipare c’è ad esempio un “workshop LGBTQ+”. Dopo le proteste arrivate da gran parte del mondo accademico per «violazione della libertà di espressione, libertà religiosa e di credo», il college ha deciso di lasciare spazio alla fiera a uno stand “multiconfessionale”, dal quale però è stata comunque bandita l’Unione cristiana, che non ha potuto inviare nessun rappresentante a parlare dell’associazione né a distribuire volantini.
    «DECISIONE MOSTRUOSA». Joanna Williams, docente all’università di Oxford, ha commentato così la decisione: «È assolutamente mostruosa. Questa è intolleranza esercitata nel nome dell’inclusione. In pratica stanno dicendo: “La vostra società religiosa non è benvenuta qui”. In buona sostanza stanno dicendo che l’Unione cristiana non può reclutare nuovi membri. L’università dovrebbe essere un posto dove uno studente può approfondire le proprie convinzioni religiose. L’idea che alcune religioni non siano permesse impedisce agli studenti di farlo. Non ho parole». L’avvocato Paul Diamond, interpellato dal Telegraph, ha inoltre spiegato che «l’Uc ha il diritto di non essere discriminata. Questa misura viola la legge sull’educazione del 1994». Per questo motivo, il comitato studentesco ha bocciato la discriminazione con una mozione e dall’anno prossimo gli studenti cristiani potranno partecipare come tutti gli altri. Quest’anno però sono stati esclusi.
    COLLEGE FONDATI DAI MONACI. La vicenda, che ha assunto le proporzioni di una grottesca caccia alle streghe laicista, sa di beffa soprattutto perché, come ricorda oggi sul Corriere della Sera Luigi Ippolito, «la maggior parte dei college di Oxford venne fondata nel Medioevo ad opera di vescovi e monaci cristiani e al loro interno sono collocate splendide cappelle: che però sono state oggi riconvertite in spazi di preghiera e meditazione multiconfessionali. Anche il Balliol sorse nel 12634 sotto gli auspici del vescovo di Durham».
    Oxford. Balliol college mette al bando cristiani | Tempi.it

    SCUOLA SOSTITUISCE MAMMA E PAPÀ CON “RESPONSABILE 1 E 2”
    Blitz nella notte dei militanti di Forza Nuova del Trentino Alto Adige presso l’Istituto comprensivo di Pergine 2 dove dal libretto scolastico sono scomparsi non solo padre e madre, ma anche il termine “Genitore” sostiuito con “Responsabile 1 e responsabile 2”.
    Dalle parole della Dirigente Zanon pare che tale scelta sia stata compiuta seguendo quanto stabilito all’interno del codice civile che parla di “responsabilità genitoriale” sia per dovere morale verso coloro che non hanno i genitori sia per correttezza linguistica.
    I militanti di Forza Nuova hanno appeso dei poster sulle porte d’entrata dell’istituto con la scritta, «Antonella Zanon esiste solo la mamma e il papà»
    «Che ormai in un mondo come quello attuale ogni cosa non desti più stupore, è quasi un’ovvietà. Vero, per chi accetta il degrado, la mancanza dei più nobili ed etici valori e l’immoralità generalizzata che caratterizza la società di oggi, sostenuta da quei poteri forti e da quelle organizzazioni finanziarie internazionali che spingono a più non posso verso situazioni di questo genere nel loro unico e grande interesse» – scrive in una nota il coordinatore regionale di Forza Nuova Michele Olivotto.
    Poi lo stesso Olivotto parla di Propaganda manipolatoria «insita in questi messaggi, apparentemente innocui, che quotidianamente il regime di sinistra cerca di far passare in una modalità subdola e quasi impercettibile»
    E ancora: «Si tratta certo di uno dei tanti segnali che, se presi singolarmente, non dicono proprio nulla ma che, se collegati l’uno all’altro, mostrano una delle più abili strategie d’incanalamento dell’opinione pubblica lungo un percorso perverso che porta a un mondo privo dell’identità dei popoli e delle proprie caratteristiche principe: un mondo che mostra paura e debolezza di fondo, tali per cui le persone che vi fanno parte risultano più docili, malleabili e sempre più al servizio di “Sua maestà Dio Denaro»!
    https://voxnews.info/2017/10/13/scuo...nsabile-1-e-2/

  9. #209
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Chi ha incastrato gli stereotipi di gener·e·i?
    Il dipendente di Google licenziato perché osa contestare i tabù culturali della Silicon Valley, le proposte di “scrittura inclusiva” in Francia. Chiacchierata con Costanza Miriano
    Leone Grotti
    Quando a luglio James Damore ha accusato Google di fare da «cassa di risonanza dell’ideologia» femminista, scrivendo un dettagliato documento in un forum interno e non pubblico dell’azienda, voleva solo contribuire a sviluppare un dibattito su alcuni «tabù culturali» della Silicon Valley. Invece l’ingegnere del colosso di Mountain View è stato additato come un dispensatore di «pericolosi stereotipi di genere» e licenziato in tronco. Nel testo, lungo 10 pagine, Damore invitava Google a smettere di guardare a qualsiasi differenza nella rappresentanza all’interno dell’azienda tra uomini e donne con le lenti interpretative dell’oppressione dei primi a danno delle seconde. Non ha senso, insisteva, «discriminare gli uomini» e organizzare ad esempio corsi formativi solo per donne o assumere esclusivamente membri del gentil sesso in determinate posizioni lavorative al solo scopo di «raggiungere un’identica rappresentanza», perché questo è «ingiusto, fonte di divisione e fa male agli affari».
    Secondo l’ingegnere, il motivo per cui ci sono più programmatori informatici maschi che femmine sta in ultima analisi nella differenza tra uomini e donne. Premettendo di non voler assolutizzare, aggiunge che ad esempio «le donne in generale sono più interessate alle relazioni e alle persone che alle cose, rispetto agli uomini, e sono anche più aperte nei confronti dei sentimenti». Questa differenza naturale, conclude Damore, «andrebbe de-moralizzata e bisognerebbe smettere di etichettare chiunque la pensi cosi' come una persona immorale e punirlo per proteggere le “vittime”».
    Detto fatto. Damore è stato cacciato per le sue opinioni «sessiste» e l’ingegnere è attualmente in causa con Google per discriminazione. Non è l’unico uomo nella Silicon Valley a sentirsi discriminato da un’ideologia femminista sempre più pressante e percepita come «radicale». Anche Scott Ard e Greg Anderson hanno fatto causa l’anno scorso a Yahoo per essere stati licenziati senza altro motivo se non l’appartenenza al genere maschile. Entrambi hanno denunciato l’azienda per la sua recente ed esasperata tendenza a promuovere solo le donne e a demansionare gli uomini. Il loro avvocato, John Parsons, ha dichiarato riguardo all’ideologia che si starebbe facendo strada nell’olimpo del progresso e dell’avanguardia tecnologica: «Quando ti senti in missione per conto di Dio per sistemare il mondo, è facile esagerare».
    Al di là delle cause legali nella Silicon Valley, anche in Europa è in crescita la tendenza a negare che uomini e donne abbiano qualità e predispozioni naturali differenti. «Certe battaglie non le capisco proprio. Non c’è niente di offensivo nel ricordare che uomini e donne hanno caratteristiche diverse. Questo è un tasto sul quale ha insistito molto anche un certo femminismo della differenza, ma tralasciando le scuole di pensiero, basta il buon senso per rendersene conto». Costanza Miriano, giornalista e scrittrice, è uno strenuo difensore di questo buon senso e lo rivendica parlando con Tempi: «La donna ha dei radar interiori di cui l’uomo è sprovvisto e che le permettono di cogliere molto meglio i non detti, le allusioni e i sentimenti delle altre persone. Questa differenza è una benedizione in un ambito come quello dell’educazione dei figli, ad esempio, perché permette all’uomo di imporre delle regole senza lasciarsi totalmente condizionare dall’umore dei figli. Spesso perché alcuni stati d’animo non li percepisce proprio. Non è questione di chi è meglio, è il bello di essere complementari. Sono due modi di rapportarsi alla realtà entrambi necessari».
    Tornando agli esempi fatti dall’ingegnere di Google, «che le donne siano più capaci di relazioni e più attente ai sentimenti è un fatto che riconosceva anche Giovanni Paolo II nella sua Mulieris dignitatem. Ma anche Edith Stein diceva che la donna è più proiettata verso l’esterno». Non sono solo uomini e donne di Chiesa a sostenerlo, «ci sono eminenti studi scientifici. Un esperimento di Oxford ha dimostrato ad esempio che mostrando a due neonati, un maschio e una femmina, delle faccine e degli oggetti, i primi sono più attratti dagli oggetti e le seconde dalle faccine. E non mi si venga a dire che i neonati sono già influenzati dagli stereotipi di genere. La differenza è un fatto ed è un bene».
    Mio figlio e la Luna
    Eppure il femminismo contemporaneo, boldrinesco verrebbe da dire, va in un’altra direzione. «Intendiamoci», continua la scrittrice, «io concordo che non ci siano mansioni specifiche per uomini e donne. Solo vengono svolte in maniera diversa. Purtroppo resto dell’idea che un certo desiderio di uguaglianza e cosiddetta emancipazione rivendicato dal femminismo ci abbia fregato. Ci conviene davvero lavorare cosi' tanto, stando fuori di casa dieci ore al giorno e non riuscendo più a fare le mamme? Purtroppo spesso oggi le donne non hanno scelta perché per mandare avanti una famiglia servono due stipendi. Ma non scambierei mio figlio con l’esperienza di andare sulla Luna, perché un figlio è un’opera unica, vale più della Cappella Sistina, e solo alle donne è data l’esperienza di essere co-creatrici di Dio. Con che cosa vogliamo davvero barattare questa occasione? Ci hanno convinte che lavorare tanto quanto gli uomini fosse emancipazione, ma per me resta una fregatura». Al contrario, «questa società sempre più sterile ha bisogno della donna disponibile ad essere madre e a generare. Se oggi si fanno pochi figli non è tanto per i soldi, perché mia nonna in tempo di guerra di figli ne ha fatti quattro e non sapeva neanche se sarebbe riuscita a dare loro da mangiare. E' un fatto culturale e quello che io faccio, attraverso libri e incontri, è dire a tutte le donne: non fatevi fregare. Ci vuole la sorellanza, insomma».
    Il rifiuto del limite
    Questa visione non va per la maggiore. In Francia, con la benedizione del ministero dell’Uguaglianza tra uomini e donne di Emmanuel Macron, è appena stato dato alle stampe dalla casa editrice Hatier un manuale per le elementari redatto con “scrittura inclusiva”. Il metodo prevede la radicale modifica della sintassi e della grammatica francesi al fine di «smettere di rendere invisibili le donne». E' stato ad esempio scomposto il plurale, che utilizza il maschile anche per designare quei gruppi all’interno dei quali ci sono sia uomini che donne, inserendo dopo la radice della parola il suffisso maschile e quello femminile separati da un punto a mezza altezza. Al posto dei candidati, ad esempio, si trova scritto “i candidat·e·i”. Il risultato è un libro zeppo di frasi di questo tipo: «Grazie agli agricoltor·e·i e agli artigian·e·i e ai commerciant·e·i la Gallia era un paese ricco».
    E' questo un femminismo che aiuta le donne secondo Miriano? «No, questa è solo una follia. Per me tutto cio' che viene imposto dall’alto con lo scopo di cambiare il pensiero è molto inquietante. Vedere all’opera la polizia del pensiero fa venire i brividi. Io credo che alla base di quest’ansia di cancellare ogni differenza, di appiattire tutto, di eliminare ogni appartenenza ci sia il rifiuto del limite. L’uomo è limitato fin dalla nascita: nasce in un determinato paese, in un popolo preciso, con una storia particolare e caratteristiche anatomiche prefissate. Questo è insopportabile per l’uomo moderno che si è ribellato a Dio, che ha rifiutato il suo essere creaturale e che vuole autodeterminarsi in tutto». Miriano si ferma, riflette un attimo, poi conclude: «Scusi, mi sono presa la libertà di una digressione. Ora torno a tagliare le cipolle, devo finire di preparare la cena per la mia famiglia. Si puo' ancora dire o alimento troppi stereotipi?».
    Viva la differenza di genere | Tempi.it

    Dall' #Aborto al #gender
    Andrea Mondinelli
    Molti sono rimasti sorpresi dall’inatteso propagarsi della teoria del gender, che tanti danni sta provocando. In realtà, il rapido diffondersi di questa perniciosa follia della mente umana è dovuto all’effetto di una causa diabolica. Tale causa ha un nome ben preciso: aborto procurato legale.
    A lasciare trasparire tale legame è Maurizio Mori, presidente della Consulta di bioetica e strenuo difensore di tale abominio legalizzato. Attenzione alle sue parole scritte nel 2008 nel suo libricino “Aborto e morale” (pag. 119 nella postfazione):
    “[…] L’aborto ha un ruolo strategico per un ulteriore evoluzione della famiglia e per il passaggio alla modernità biomedica. […] L’aborto non è affatto una forma di omicidio, ma ammettendo la liceità dell’aborto si uccide un’idea di donna e la concezione tradizionale della famiglia”.
    Mori, suo malgrado, non poteva essere più chiaro di cosi'. Le più grandi follie in cui oggi siamo immersi hanno avuto, se non origine, rapida diffusione dal vero e proprio abominio dell’uccisione dell’innocente nel grembo materno. Il delitto dell’innocente non scivola via, ma provoca una cosi' grande ferita nell’anima e nella mente non solo di chi lo provoca, ma pure di chi assiste indifferente. Questa ferita toglie veramente il bene dell’intelletto alla mente umana, che senza più difesa accetta il gender, la maternità surrogata, la fecondazione extracorporea e tutte le altre diavolerie che la cosi' detta modernità biomedica ci propinerà.
    La nostra società ha imboccato la strada per l’inferno ed è una strada molto particolare, poiché chi la imbocca già lo vive. Evitiamo l’indifferenza e l’ignavia e ricordiamo le parole del Sommo Poeta Dante, perfetta sintesi della deriva mondo verso l’abisso:
    “Per me si va ne la città dolente,
    per me si va ne l’etterno dolore,
    per me si va tra la perduta gente.
    Giustizia mosse il mio alto fattore:
    fecemi la divina podestate,
    la somma sapienza e ‘l primo amore.
    Dinanzi a me non fuor cose create
    se non etterne, e io etterno duro.
    Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”.
    Queste parole di colore oscuro
    vid’io scritte al sommo d’una porta;
    per ch’io: «Maestro, il senso lor m’è duro».
    Ed elli a me, come persona accorta:
    «Qui si convien lasciare ogne sospetto;
    ogne viltà convien che qui sia morta.
    Noi siam venuti al loco ov’i’ t’ho detto
    che tu vedrai le genti dolorose
    c’hanno perduto il ben de l’intelletto».
    […]
    E io ch’avea d’error la testa cinta,
    dissi: «Maestro, che è quel ch’i’ odo?
    e che gent’è che par nel duol si' vinta?».
    Ed elli a me: «Questo misero modo
    tegnon l’anime triste di coloro
    che visser sanza ’nfamia e sanza lodo.
    Mischiate sono a quel cattivo coro
    de li angeli che non furon ribelli
    né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro.
    Caccianli i ciel per non esser men belli,
    né lo profondo inferno li riceve,
    ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli».
    Dall' #Aborto al #gender

    Thérèse Hargot: la nuova schiavitù della rivoluzione sessuale
    di Andreas Hofer
    La cosa incantevole di questa giovane scrittrice, blogger, terapeuta e insegnante, è che le domande che pone sono sempre di più delle risposte che dà. Eppure queste sono molte, spesso spiazzanti, quasi sempre controtendenza: il “segreto”, per cosi' dire, sta forse nella formazione filosofica della Hargot, che non approccia il sesso quale quintessenza e fine della vita umana, bensi' come orizzonte privilegiato in cui si manifesta il mistero della persona umana.
    Thérèse Hargot è una giovane sessuologa belga (nata nel 1984) con una laurea in filosofia e un master in scienze sociali alla Sorbona. Sposata, con tre figli, Thérèse ama sfidare la vulgata corrente. E' fermamente convinta che la rivoluzione sessuale abbia apportato una liberazione senza libertà sicché, in luogo di renderci più liberi, ci ha fatti transitare da una obbedienza all’altra. In particolare la cosiddetta «liberazione sessuale» ha asservito il corpo della donna.
    E' quanto espone in Une jeunesse sexuellement libérée (ou presque) [Una gioventù sessualmente liberata (o quasi)], arrivato a vedere 15 mila copie. Nel libro, uscito a febbraio in Francia (è in corso la traduzione italiana per Sonzogno), la Hargot si sofferma sull’influenza della liberazione sessuale sul nostro rapporto col sesso. E' forte la sua critica al sesso tecnicizzato, igienizzato, ridotto alla combinazione meccanica dei corpi. Il paradosso, dice la sessuologa belga, è che la sessualità non è mai stata tanto «normata» come nel nostro tempo per via del combinato disposto tra il culto della performance (imposto dall’industria pornografica) e l’ansietà derivata da una morale igienista.
    Fondamentalmente, confessa a «Le Figaro», è cambiato soltanto il nostro modo di relazionarsi alle cose del sesso:«Se la norma è cambiata, il nostro rapporto con la norma è lo stesso: restiamo all’interno di un rapporto di dovere. Siamo semplicemente passati dal dovere di procreare a quello di godere. Dal «non bisogna avere relazioni sessuali prima del matrimonio» al «bisogna avere relazioni sessuali il prima possibile». Una volta la norma era dettata da un’istituzione, principalmente religiosa, oggi è dettata dall’industria pornografica. La pornografia è il nuovo vettore normativo nel campo della vita sessuale».
    La differenza è che la norma ora è stata interiorizzata, individualizzata. «Mentre un tempo le norme erano esteriori e esplicite, oggi sono interiorizzate e implicite. Non abbiamo più bisogno di una istituzione che ci dica quello che dobbiamo fare, l’abbiamo assimilato da soli. Non ci viene più detto esplicitamente quand’è che dobbiamo avere un figlio, ma tutte abbiamo compreso molto bene il «momento buono» per essere madri: soprattutto non troppo presto, e quando le condizioni finanziarie sono favorevoli. E' quasi peggio: siccome ci crediamo liberati, non abbiamo più coscienza d’essere sottomessi a delle norme».
    Ma quali sono le coordinate psicologiche disposte dalla nuova normatività sessuale? «La novità», risponde la Hargot, «sono le nozioni di performance e di successo, che si sono insediate al centro della sessualità. Questo tanto per il godimento quanto per il nostro rapporto con la maternità: bisogna essere una buona madre, crescere bene il proprio bebé, essere una coppia di successo. E chi dice performance e efficacia dice angoscia di non farcela. Questa angoscia crea della disfunzioni sessuali (perdita dell’erezione, ansia di essere sempre belle e giovani, ecc.). Abbiamo un rapporto molto angosciato con la sessualità, perché siamo costretti ad avere successo».
    Questa nuova normatività nelle cose del sesso tocca tanto gli uomini quanto le donne, ma in maniera differente. Non si esce dagli stereotipi: «l’uomo dev’essere performante nel suo successo sessale, la donna nei canoni estetici».
    La norma si trasmette sotto forma di discorso igienista, andato a sostituire la vecchia morale di un tempo. Si fomenta cosi' una psicologia individuale straziata, oppressa dalla simultanea presenza del piacere e della paura. Il sesso è piacere, ma è anche un sesso pericoloso, che infetta e uccide, attenta alla vita fisica: «L’AIDS, le malattie veneree, le gravidanze indesiderate: siamo cresciuti, noi nipoti della rivoluzione sessuale, con l’idea che la sessualità fosse un pericolo. Ci dicono che siamo liberi e nello stesso tempo che siamo in pericolo. Ci parlano di «sesso sicuro» e di preservativo, abbiamo sostituito la morale con l’igiene. Cultura del rischio e illusione della libertà, questo è il cocktail liberale che ormai si è imposto anche nel campo della sessualità. Questo discorso igienista è molto ansiogeno. E inefficace: si trasmettono sempre numerose malattie veneree».
    Come sessuologa, Thérèse lavora a stretto contatto con gli studenti liceali, in un’età della vita particolarmente esposta all’immaginario diffuso dall’industria pornografica. Negli adolescenti, osserva, «la cosa più significativa è l’influenza della pornografia sul loro modo di concepire la sessualità. Con lo sviluppo delle tecnologie e di internet, la pornografia viene resa estremamente accessibile e individualizzata. A partire dalla più giovane età, condiziona la loro curiosità sessuale: a 13 anni ci sono ragazzine che mi domandano cosa ne penso delle cose a tre. Più in generale, al di là dei siti pornografici, possiamo parlare di una «cultura porno» presente nei videoclip, nei reality, nella musica, nella pubblicità, ecc.».
    Sulla psiche dei più piccoli poi l’impatto della pornografia è devastante: «Come puo' un fanciullo», si chiede la sessuologa belga, «accogliere queste immagini?». A questa età si è davvero «in grado di distinguere tra la realtà e le immagini?». La risposta è un no senza appello alla sessualizzazione precoce: «La pornografia sequestra l’immaginario del bambino senza lasciargli il tempo di sviluppare le proprie immagini, le proprie fantasie. Crea un grande senso di colpa per il fatto di sperimentare una eccitazione sessuale attraverso delle immagini e crea anche una dipendenza, perché l’immaginario non ha avuto il tempo di svilupparsi».
    La sedicente «liberazione sessuale», si legge nel suo libro, sembra non ridursi ad altro che a questo:«Essere sessualmente liberi, nel ventunesimo secolo, vuol dire avere il diritto di fare del sesso orale a 14 anni».
    Siamo in diritto di chiederci se una simile «liberazione» non si sia in realtà ritorta contro la donna. La Hargot ne è fermamente convinta: «La promessa «il mio corpo mi appartiene» si è trasformata in «il mio corpo è disponibile»: disponibile per la pulsione sessuale maschile, che non è ostacolata in nulla. Ma è nell’intimità, e specialmente nell’intimità sessuale, che si vanno a ristabilire i rapporti di violenza. Nella sfera pubblica si esibisce rispetto per le donne, in privato si guardano film porno dove le donne sono trattate come oggetti. Introducendo la guerra dei sessi, in cui le donne si sono messe in competizione diretta con gli uomini, il femminismo ha destabilizzato gli uomini, che ristabiliscono il dominio nell’intimità sessuale. Il successo della pornografia, che rappresenta spesso atti di violenza verso le donne, il successo del revenge-porn e di Cinquanta sfumatura di grigio sono li' a testimoniarlo».
    Thérèse Hargot è fortemente critica anche della «morale del consenso», per la quale ogni atto sessuale va considerato un atto libero nella misura in cui è «voluto». Secondo un diffuso senso comune, oggi il consenso individuale è il solo criterio che permette di distinguere il bene dal male. Je consens, donc je suis, dice Michela Marzano: acconsento, dunque sono. Questo nuovo «cogito» permissivo induce gli adulti ad abdicare alla loro funzione educativa e con la sua estensione indiscriminata mette in serio pericolo l’infanzia: «Coi nostri occhi di adulti, tendiamo talvolta a considerare in maniera tenera la liberazione sessuale dei più giovani, meravigliati dalla loro assenza di tabù. In realtà subiscono delle enormi pressioni, non sono affatto liberi. La morale del consenso in linea di principio è qualcosa di giustissimo: si tratta di dire che siamo liberi quando siamo d’accordo. Ma abbiamo esteso questo principio ai bambini domandando loro di comportarsi come degli adulti, capaci di dire si' o no. Ora, i bambini non sono capaci di dire no. Nella nostra società c’è la tendenza a dimenticare la nozione di maturità sessuale. E' molto importante. Al di sotto di una certa età c'è una immaturità affettiva che non rende capaci di dire «no». Non c’è consenso. Bisogna davvero proteggere l’infanzia».
    Che fare dunque con i giovani? Bisogna aiutarli a svilupparsi sessualmente, magari coi soliti corsi di educazione sessuale? «Non bisogna insegnare agli adolescenti a svilupparsi sessualmente», replica ferma. Piuttosto «bisogna insegnare ai giovani a diventare uomini e donne, aiutarli a sviluppare la propria personalità. La sessualità è secondaria in rapporto alla personalità. Invece che parlare ai ragazzi di profilattici, di contraccezione e di aborto bisogna aiutarli a costruirsi, a sviluppare una stima di sé. Bisogna creare uomini e donne che possano essere capaci di entrare in una relazione reciproca. Non occorrono dei corsi di educazione sessuale, ma dei corsi di filosofia!».
    http://www.informarexresistere.fr/20...ione-sessuale/

    https://costanzamiriano.files.wordpr...pg?w=401&h=226

  10. #210
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    "Ritardiamo la crescita dei bimbi cosi' capiscono se sono gay"
    Baby pazienti nei centri per i disturbi dell'identità sessuale. Ormoni per rinviare la pubertà: serve tempo per «riflettere»
    Nino Materi
    Come si legge in calce sui programmi dei cineforum: «Al termine del film, seguirà dibattito». La trama della «pellicola» su cui si stanno dividendo in Inghilterra assomiglia a un thriller dove etica e libertà sessuale di genere rischiano lo scontro.
    Nessuna fiction, in Gran Bretagna è tutto reale. Il «ciak, si gira» lo ha ieri rilanciato la prima pagina del Mirror, dando conto di un nuovo e assai controverso fenomeno: il «genderrealignment doctor». Si tratta di medici specializzati nell'assistenza di bambini tra i 4 e gli 11 anni alle prese con un'identità sessuale ancora «indefinita». Una crisi tipica dell'età preadolescenziale che finora era sempre stata affrontata con quelle «medicine» particolari (ma efficacissime) che si chiamano buonsenso, capacità di ascolto, comprensione e sensibilità. I «dottori» di riferimento? Innanzitutto i genitori, poi gli insegnanti. Ma oggi - nell'era del dominio gender correct - in Inghilterra si è scelto di privilegiare la via della «medicalizzazione». In che modo? Bloccando artificialmente l'arrivo della pubertà, per consentire al bambino/a (che ancora non ha deciso se vuol essere maschio o femmina) un «ulteriore periodo di riflessione».
    Ma cosa significa, esattamente, «bloccare artificialmente la pubertà»? «Equivale ad arrestare il ciclo mestruale o la maturità del seme - spiega il professor Clemente Sarri, esperto in andologia pediatrica e dell'adoloscenza -. Cio' che stanno facendo in Inghilterra è aberrante: far assumere in tenera età dosi di ormoni ed estrogeni per stoppare la normale evoluzione sessuale è una pratica aberrante e dalle pericolosissime controindicazioni». Ma l'equivoco nasce forse proprio dall'errata percenzione relativa al concetto di «normalità». Nel caso infatti dei 50 bambini/e che ogni settimana ricorrono nei centri specializzati del Regno Unito alla terapia-gender, è proprio la «normalità» che manca. Sia essa fisica, sia essa psicologica. Un trend in continua crescita tanto che negli ultimi sei mesi gli interventi sui bambini sessualmente in «stand by» sono stati 1.300 e si prevede che il numero raddoppierà il prossimo anno. Una «pausa» spesso sollecitata anche dai genitori dei piccoli, preoccupati dal fatto che, una volta superata la fase-chiave della pubertà, il processo di «revisione gender» possa ormai risultare irreversibile o comunque presentare difficoltà ben maggiori. Intanto alla rivoluzione gender si adegua anche l'estetica delle divise scolastiche con uniformi unisex per maschi e femmine; per non parlare della proposta di rendere facoltativa nel prossimo censimento britannico la domanda sul sesso biologico di appartenenza: motivo? Non discriminare le identità fluide». Prove tecniche di futura civiltà o passi imprevedibili in un buio etico-morale? Fatto sta che dal 2018 il Servizio sanitario inglese prevederà che medici e infermieri, a ogni appuntamento con un paziente maggiore di 16 anni, dovranno informarsi sull'orientamento sessuale (etero, gay, lesbica, bisex o altro).
    Ma, nel caso dei «genderrealignment doctor», il problema riguarda «pazienti» ben più giovani. Come nel caso di «Lily», che ora si chiama pero' Leo. Quattro ani fa fu il primo, e la sua storia fece scalpore. Aveva 12 anni e viveva Lowstoft, cittadina del Suffolk. Non si sentiva felice ad essere una ragazza, cosi' inizio' una cura presso la clinica Tavistock and Portman di Londra, e dopo un anno di terapia corono' il suo sogno: diventare maschio. Dopo di lui sono arrivati centinaia di «Lily» e «Leo». Che diventeranno presto migliaia.
    «La Gran Bretagna fa spesso da apripista - è il commento di Luigi Ippolito, attento analista della realtà inglese -. E'già una società post-religiosa e post- razziale: sarà anche una società post-sessuale, nel senso di andare oltre la divisione binaria maschile-femminile?». Come sempre, «seguirà dibattito».
    "Ritardiamo la crescita dei bimbi così capiscono se sono gay"

    Psichiatri riuniti: la cannabis provoca le psicosi
    Risulta quantomeno contraddittorio che mentre al congresso dell’Associazione mondiale degli psichiatri, tenutosi nei giorni scorsi a Berlino, sono stati presentati i crescenti studi che dimostrano la correlazione fra i disturbi psichici e l’uso della marijuana, la campagna radicale imperante sui grandi media continua a parlare di “uso ricreativo” e “scopo terapeutico” al fine di legalizzare la cannabis.
    Ad intervenire dimostrando la relazione fra le psicosi e il consumo di cannabis è stata la dottoressa Hannelore Ehrenreich, del Max Planck Institute che, dopo aver preso in esame 1.200 persone affette da schizofrenia, ha scoperto che coloro che usano la Cannabis dall’adolescenza (prima dei 18 anni) tendono a sviluppare la malattia 10 anni prima degli altri. Inoltre, a un maggior consumo di questa droga corrisponde un incremento della precocità della malattia. "L'uso di cannabis durante l'adolescenza - ha concluso Ehrenreich - è uno dei fattori di rischio principali per la schizofrenia".
    A presentare risultati simili sono stati Robin Murray, psichiatra del King’s College di Londra e Beta Lutz, dell’università di Mainz. Il primo è l'autore di uno studio che raccoglie le evidenze scientifiche che 30 anni fa portarono Andreasson a dimostrare il legame fra l’uso di tetraidrocannabinolo (Thc, principio attivo della Marijuana), ricodando che solo dopo 15 anni i ricercatori si sono occupati del tema pubblicando altri 4 studi a conferma di questa tesi.
    Lutz ha invece spiegato che il Thc ha un tempo di permanenza nel sangue (emivita) elevato che ipersitimola i recettori CB1 (coinvolti nei processi di apprendimento, della memoria, dell’attività motoria, della coordinazione, della reazione e anche della stimolazione dell’appetito) riducendo la loro funzione sui neuroni e compromettendo i mitocondri, necessari a dare energia alle cellule. Tutto cio', sopratutto su un cervello in via di sviluppo, puo' provocare danni permanenti.
    Persino chi chiede la legalizzazione della cannabis ha dovuto ammettere la relazione, pur usandola per affermare che una legge servirebbe a ridurre i rischi associati al mercato nero della droga. Il Newsweek l’anno scorso confesso' infatti, citando uno studio della Manchester Metropolitan University, che all’incremento del THC si associa un maggiore rischio di problemi psichiatrici, tra cui la psicosi, la dipendenza e la compromissione della memoria. E citando un altro studio apparso sul British Journal of Psychiatry, spiego' che “le persone che hanno sperimentato il loro primo episodio psicotico hanno più probabilità di aver fatto uso della droga".
    Come dimostrano altre ricerche come quella di Wayne Hall, del Center for Youth Substance Abuse Research della University of Queensland in Australia, oltre a sviluppare depressioni e fallimenti scolastici, chi fa uso di cannabis tende ad utilizzare droghe sempre più pesanti. Non solo, i dati del Colorado, dove la Marijuana è legale dal 2011, dicono dell’incremento dei ricoveri degli adolescenti e degli adulti, ma anche dei bambini. Inoltre, sono aumentati gli incidenti stradali per effetto della cannabis e quindi le morti stradali.
    Anche la Gran Bretagna lancio' l’allarme dei ricoveri, soprattutto degli adolescenti, per problemi psichici. Ma si sa che il business miliardario della cannabis è in grado di fare un baffo alla scienza e alle evidenze fattuali. Percio' nei paesi dove il consumo di marijuana non è legale, come in Italia, la campagna radicale per la droga libera continua ad avanzare tranquilla, senza ostacoli troppo importanti.
    Psichiatri riuniti: la cannabis provoca le psicosi - La Nuova Bussola Quotidiana

    Rivoluzione sessuale globale
    Enrico Maria Romano
    Ci sono degli argomenti che è più difficile trattare di altri, poiché risultano più delicati, sensibili ed equivocabili. Un argomento secondo me difficilissimo tra tutti è quello della sessualità umana.
    Un tempo, senza alcun dubbio, tra la gente e gli stessi intellettuali si parlava molto meno di sessualità e di educazione sessuale, di erotismo e di pornografia, di sesso libero e di malattie sessualmente trasmissibili, delle deviazioni e delle perversioni sessuali, etc. etc.
    Ma, che io sappia, i bambini nascevano lo stesso… E quasi tutte le coppie, solitamente dopo il matrimonio, riuscivano facilmente ad avere almeno un figlio, e molto spesso anche 2-3-4 o più.
    La rivoluzione sessuale, i cui prodromi potremmo ravvisare nel libertinismo francese sei-settecentesco e in figure orripilanti come il Marchese de Sade (1740-1814), inizia a cambiare il mondo solo nel 1968. Ed in meno di mezzo secolo di storia può dirsi, probabilmente, la rivoluzione più riuscita e meglio diffusa nelle viscere dell’umanità.
    Perché più riuscita e meglio diffusa? Perché le altre rivoluzioni, come la rivoluzione luterana (1517), la rivoluzione francese (1789) e la rivoluzione sovietica (1917), non furono mai totalmente condivise dalle masse e dalle élite, e soprattutto non soggiogarono mai completamente l’uomo in quanto uomo, ma lo snaturano in quanto credente, in quanto politico e in quanto cittadino.
    E’ stata da poco tradotta in italiano la più vasta e documentata indagine sulla genesi, sui contenuti e gli effetti di questa pericolosissima rivoluzione epocale (cf. Gabriele Kuby, Rivoluzione sessuale globale. Distruzione della libertà nel nome della libertà, Sugarco, Milano 2017, pp. 350, € 25).
    Frau Gabriele (Gabriella) Kuby è una sociologa tedesca, madre di tre figli, che da decenni studia con acume e impegno la natura della cosiddetta sessualizzazione delle masse: sessualizzazione che all’inizio fu vissuta come un ideale rivoluzionario da parte dei giovani sessantottini di sinistra, ma che poi è dilagata (specie negli anni 70) come moda eterodiretta dall’alto, con la chiara volontà di sovvertire la morale e scardinare la famiglia, in nome del progresso e della assoluta libertà.
    La Kuby mostra bene come la sessualità umana abbia un senso profondo ed un ruolo specifico, con il duplice fine di moltiplicare la specie e favorire altresì l’unione intima e indissolubile degli sposi. Parole queste ultime che debbono parere medioevali ai lettori di più avanzata sensibilità…
    Ora, la rivoluzione sessuale globale descritta e denunciata dall’Autrice, tende ad erotizzare tutti i rapporti sociali (sabotando così il nobile sentimento dell’amicizia…) e parallelamente a giustificare tutte le aberrazioni morali, possibili ed immaginabili, in nome della libertà. Se l’unicità del matrimonio tradizionale eterosessuale è contestata in nome del sentimento amoroso, cosa dire alle coppie poligame? Anche un uomo e tre donne in teoria sono capaci di amarsi. E se due fratelli si amano, in nome di cosa vietargli il diritto al “matrimonio per tutti”? E se io amo il mio gattino, e ciò non può essere messo in dubbio da alcuno, perché volermi discriminare e non inserire nei pubblici registri questo mio nobile sentimento?
    In nome della libertà (assoluta), l’essere umano tende oggi a divenire meno libero e più schiavo: delle passioni malsane, della sessualità sregolata (che lo porta spesso ad abbandonare i figli), della prostituzione, della pornografia e di tutte le diavolerie usate dal Sistema per fiaccare lo spirito dei popoli.
    Noi non disponiamo dello spazio per recensire come meriterebbe questa mina di informazioni che però è bene conoscere e far conoscere attorno a sé. Forse il punto più importante e più dolente del libro è quello sul ruolo a dir poco nefasto delle pubbliche istituzioni in questa Rivoluzioni globale, meticolosamente diffusa a base di teoria del gender, omosessualismo sbandierato e propagandato per ogni dove, transessualismo, aborto, divorzio sprint, etc.
    Rivoluzione sessuale globale | Libertà e Persona

    I bambini sono maschi
    E' tutta questione di… demenza.
    Abbiamo bisogno di “normalità” e che le donne di questo Paese tornino al lavatoio, anziché presentarsi rifatte, siliconate, cotonate e di plastica davanti alle scuole, a prendere i figli quando escono. Abbiamo bisogno di maschi che tornino a zappare nei campi, madidi di sudore, possibilmente analfabeti e che al rientro siano funzionanti a letto. Fino a quando si tratta di una lavatrice, un mobile di design, vanno anche bene l’innovazione e il progresso, ma per l’essere umano mi sembra che si stia togliendo sempre di più, anziché di aggiungere.
    Non so quanti di voi conoscano questa iniziativa e come un’agenzia, sembra, stia tentando di limitare, sia nella sua efficacia che nella sua comunicazione. L’agenzia si chiama IAP e, nonostante non abbia voce in capitolo se non privatamente, sembra che sia la nostra garanzia per una pubblicità corretta. Si tratta di un ente a cui le maggiori aziende di diffusione pubblicitaria (televisiva, radiofonica e stradale) hanno affidato, con un patto privato, il controllo del rispetto, per loro conto, del Codice di Autodisciplina delle Comunicazioni Commerciali.
    Ecco, lo IAP ha inviato agli organizzatori di questo evento un’ingiunzione a desistere, rispetto a questa comunicazione: “I bambini sono maschi e le bambine sono femmine”. Non siamo nemmeno più matti, oramai! Abbiamo persino esaurito le possibilità messe a disposizione dalla psichiatria… Certo, siamo in Italia, e tutti gli altri sono i nostri garanti, meno che noi stessi e di noi stessi. Nelle condizioni in cui versa questa nazione, con politici mendicanti in treno ed altri pescivendoli nelle piazze, non mi meraviglio.
    Continua a stupirmi, pero', la sessualità fluida, ossia la genialata con la quale si afferma che ognuno di noi passa da un genere all’altro senza problema, come al supermercato si passa da uno scaffale all’altro. E grazie a questa meravigliosa idea, la natura è diventata un’offesa al genere umano! Tutto cio' che oggi rimane anche biologicamente vero, evolutivamente lampante e scientificamente accettato a livello mondiale, diventa obsoleto. A meno che, negli ultimi tempi, tutto il mondo scientifico, quotidiano e normalmente esistente non si sia accorto che i “bambini sono femmine e le bambine sono maschi”. Se è sufficiente cambiare un nome e relativo significato, figuriamoci? Nessun problema. Abbiamo le Minestre, le Sindache, le Avvocate, le Mediche, e possiamo certamente accettare questa inversione.
    Ma non capisco il motivo. Che cosa c’è che non va più? L’esistenza del maschile e del femminile? Questi individui, mi riferisco a coloro che aderiscono alla Teoria Gender per scopi meramente economici di omologazione e potere, pensano che il genere biologico abbia a che fare con la scelta della propria sessualità.
    Ho paura che le questioni ideologiche di questo tipo siano davvero l’espressione della pochezza intellettuale di miserandi individui che, non riuscendo a raggiungere un equilibrio con se stessi e la loro sessualità, desiderano che gli altri individui, sereni, vadano in crisi. Sarebbe l’ora che i malati di mente trovassero una collocazione al di fuori dei governi, altrimenti la legge Basaglia continua ad essere disattesa, almeno in Italia.
    I bambini sono maschi ? Il blog di Alessandro Bertirotti

 

 
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