Solidarietà a Mario Adinolfi, lo “squilibrato” che si ostina a dire «voglio la mamma»
Chiuso il profilo facebook del giornalista che ha pubblicato il libro “Voglio la mamma”. Amarezza, ma nessuna sorpresa. Ma lui non è un Barilla qualsiasi che chiederà scusa per colpe che non ha
Giuliano Guzzo
Aggiornamento dal profilo Facebook di Voglio la mamma: «Hanno oscurato per 24 ore questa pagina, per la seconda volta in 20 giorni è stato dato l’attacco alla nostra libertà di pensiero. Ma ancora una volta, VLM vince. Grazie a tutti per la mobilitazione, vogliono intimidirci ma non ci riusciranno».
Tratto dal blog di Giuliano Guzzo - La chiusura del profilo facebook di Mario Adinolfi, in realtà, non deve stupire più di tanto: la mannaia del politicamente corretto, ricorderete, si era già abbattuta sulla scrittrice Costanza Miriano e sulla pagina degli amici dell’avvocato Gianfranco Amato. Inevitabile quindi che prima o poi arrivasse anche il suo turno dato che, oltre che presunto omofobo, è pure vero uomo di sinistra e perciò doppiamente intollerabile per i piani di un sistema che mira a confinare gli oppositori di aborto libero, nozze gay ed utero in affitto negli scantinati dell’estremismo di destra.
Amarezza sì ma nessuna sorpresa, dunque, per la chiusura del profilo facebook di Mario Adinolfi, che non solo dice cose scomode, ma ci ha scritto pure in libro dalla copertina rossa, Voglio la mamma (Youcanprint, 2014), che oltretutto – colpa davvero gravissima – vende bene. Quel che deve meravigliare, semmai, è che tutto questo possa accadere senza che a tanti venga il sospetto che forse l’eterofobia esiste davvero; che oggi i soli che non possono esprimersi liberamente sono quanti difendono la famiglia cosiddetta tradizionale, persone normalissime che però vengono dipinte come agguerriti eredi del nazismo.
Ora Mario pare essere comprensibilmente abbattuto – «Viene voglia di mollare», ha cinguettato su Twitter -, ma tornerà prestissimo: dopotutto, non è un Barilla qualsiasi e difficilmente chiederà scusa per colpe che non ha. E poi sono altri che dovrebbero farsi cogliere da ripensamenti, a partire da coloro che seguitano a far finta di nulla facendo scontare ad altri i limiti della libertà che non hanno il coraggio di difendere. Non la libertà assoluta ovviamente, ma quella di sostenere che mamma e papà sono diritti di ogni bambino. Una cosa che passavi per squilibrato a rivendicarla solo pochi anni fa, quando andava ancora di moda la realtà.
Bloccato Voglio la mamma di Adinolfi | Tempi.it
Pornificazione
Pubblicato da Berlicche
Giuro che non mi era passato per l’anticamera del cervello. Eppure il film l’ho visto. Però, davvero, il fatto che il rapporto tra la Maleficent dell’omonimo film e la principessa Aurora, coprotagonista, potesse essere qualcosa di un po’ diverso dal normale non mi aveva neanche sfiorato.
Come del resto quello tra le due sorelle protagoniste di Frozen, pure della Disney. Sì, pure lì abbiamo un certo numero di persone che fantasticano su una relazione non propriamente fraterna tra le due ragazze.
Che volete farci, sono fatto così. D’accordo che le figure maschili forti nei due film latitano alquanto, ma questo non significa affatto che due persone dello stesso sesso che si trovano accanto debbano per forza andare a letto assieme. Io non cedo alla regola 34, che asserisce che su internet ogni cosa che può essere pornificata lo sarà: andate pure avanti, io non vi seguo.
Io preferisco continuare a credere che i protagonisti di Supernatural siano solo fratelli, che nel Signore degli Anelli non ci siano state orge lungo la strada per Mordor, che Sherlock Holmes e Watson…oh, insomma, che proseguo a fare. Credo che mi abbiate capito. C’è qualcosa di molto malato nell’essere incapace di pensare che possa esistere amicizia, amore sì ma fraterno o parentale, purezza. Ed in ogni cosa cercare e trovare sempre e solo sesso.
E che tipo di sesso, poi. Perché anche il sesso può essere puro. Può avere come termine l’infinito. Ma no, non questo.
Signori miei pornificatori, non sapete cosa vi perdete.
Ritrovatelo, se potete.
Pornificazione | Berlicche
HIV: aumenta la trasmissione sessuale
Quattromila nuovi casi l'anno e boom per i giovani omosessuali. Non sono buone le notizie circa la trasmissione del virus dell'HIV
di Valeria Ghitti
Il pericolo HIV è tutt’altro che archiviato. Anzi, secondo i dati diffusi a Roma in occasione della sesta edizione di I.C.A.R. (Italian Conference on AIDS and Retrovirus), promossa dalla SIMIT, la Società Italiana Malattie Infettive, sono circa 4000 le nuove diagnosi ogni anno, tanto che si può stimare che ad oggi ci siano circa 150 mila sieropositivi in Italia.
Ad allarmare è soprattutto l’età della diagnosi: mediamente 38 anni per i maschi e 36 per le femmine. Una diagnosi quindi molto spesso tardiva, quando il virus dell'HIV ha già avuto modo di danneggiare seriamente il sistema immunitario. «L'Italia è tra i fanalini di coda in Europa come tempo della diagnosi: è troppo tardiva, in fase avanzata, e questo significa minori chance di tornare alla normalità anche con una terapia antivirale efficace, nonché maggiori chance di contagio di altre persone nel lungo periodo che intercorre tra l'infezione e la diagnosi» commenta il professor Perno, Professore Ordinario di Virologia Università di Roma Tor Vergata e Direttore Scuola di Specializzazione in Microbiologia e Virologia.
Allerta anche sulla modalità di trasmissione dell’infezione: negli ultimi anni è assolutamente in crescita quella per via sessuale. In particolare, i casi attribuibili a trasmissione eterosessuale sono aumentati dall'1,7% nel 1985 al 42,7% nel 2012 e i casi attribuibili a trasmissione omosessuale nello stesso periodo sono aumentati dal 6,3% al 37,9%. « Si può calcolare un aumento di infezioni, negli ultimi anni, del 10-15% nella fascia più giovane, tra i 16 e i 25 anni, soprattutto a causa di rapporti omosessuali» precisa Perno.
Da dove nasce tutto ciò? Dalla «totale assenza della percezione della malattia e la completa incoscienza di fronte alla gravità della stessa» spiega lo specialista. «Sesso sregolato e mancanza di percezione del rischio e della conseguente necessità di proteggersi, al giorno d'oggi, sono i principali fattori che favoriscono il contagio: rimane importante il ruolo delle droghe, soprattutto cocaina, che abbassano i freni inibitori e provocano un cedimento dello stato coscienzioso e dell'autocontrollo, soprattutto tra i giovani».
HIV: aumenta la trasmissione sessuale
Scoperto l’ennesimo caso di finta omofobia
Il giovane omosessuale Richard Kennedy si è fatto male da solo, ma prima di essere scoperto attaccava la “società omofoba”, con il sostegno dei media. E’ l’ultimo caso di finta omofobia balzato alle cronache.
Ma prima facciamo un passo indietro: ovviamente non esiste alcun fenomeno omofobia, ormai è chiaro più o meno a tutti. Anche a coloro che hanno interesse ad introdurre il reato d’opinione per mettere a tacere chi si ostina a pensarla diversamente. Esiste certamente qualche episodio sporadico, ovviamente da condannare come tutti gli atti di bullismo.
Oltre al nostro dossier, in cui appunto dimostriamo la menzogna del presunto “fenomeno omofobia”, è proprio una ennesima coppia omosessuale, italiana, ad ostacolare le invenzioni e i progetti della lobby Lgbt. Dopo aver raccontato di aver avuto un figlio in regalo da una madre generosa, «un atto di generosità, un po’ come donare il sangue» (questi sono i paragoni di chi nega ai bambini l’equilibrio del padre e della madre per folle egoismo), hanno spiegato che «nel nostro Paese più che altro ci sono pregiudizi e tabù più sul fronte giuridico che sociale. Non mi sento giudicato da chi mi circonda e i miei figli vivono in condizioni di grande serenità e benessere». Serenità e benessere, questo è il clima in cui vivono gli omosessuali in Italia, per il dispiacere dell’Arcigay.
D’altra parte l’Oscad, l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, ha certificato che in Italia ci sono soltanto 28 segnalazioni all’anno (segnalazioni non certificate, ovviamente). L’Agapo (“Associazione Genitori e amici di Persone Omosessuali”) ha confermato che «l’odio nei confronti dei “gay” rappresenta un fenomeno complessivamente marginale», esattamente come sostenuto da tanti omosessuali, come il calciatore Thomas Hitzlsperger. Il prestigioso Pew Research Center ha mostrato che l’Italia si colloca tra i Paesi del globo aventi i maggiori tassi di accettazione dell’omosessualità, appena sotto la Francia.
Insomma, nemmeno in Italia esiste l’omofobia, così come nella maggioranza dei Paesi europei. Per questo occorre inventarsela, sperando nella legge del compenso: se gli omosessuali passano come minoranza discriminata allora si approfitterà per educare “all’accettazione” i retrogradi italiani con tutti i noti pipponi sulla diversità, sulla normalizzazione e sul “che male c’è?”, portando transessuali e libri omo-pornografici (vedi “Sei come sei”) nelle scuole per indottrinare, fin dalla tenera età, “alla diversità”. Questo spiega gli innumerevoli casi di “finta omofobia”, ovvero attacchi ad omosessuali sapientemente orchestrati dagli stessi per poter poi aggredire la società intollerante.
Non solo in Italia: l’ultimo in ordine di tempo è stato il giovane omosessuale Richard Kennedy. Il 4 marzo ha guadagnato le prime pagine dei quotidiani internazionali e sui social network mostrando terribili ferite e denti rotti e accusato l’aggressione da parte della fantomatica “banda omofoba” che «urlando insulti omofobi lo ha spinto a terra, picchiandolo in testa». Più o meno la descrizione è sempre la stessa. «Sono stato violentemente aggredito a causa della mia sessualità», ha spiegato il ragazzo. «Voglio che la gente mi usi come esempio, voglio che la gente veda che cosa può succedere» se un omosessuale esce di casa da solo. Un esempio del perché l’omofobia è sbagliata ed è disgustoso che ci sia ancora nel 2014».
Già, peccato che pochi giorni dopo la polizia inglese ha trovato un filmato a circuito chiuso in cui si vede Kennedy inciampare da solo cadendo con la faccia sul marciapiede. Ovviamente il ragazzo ha dovuto fare “coming out”, ammettendo di essersi inventato tutto.
Un caso isolato? Non proprio, più volte ne abbiamo segnalati altri, almeno quelli che sono stati scoperti come bufale. Ad esempio il caso di Roberto, omosessuale suicidatosi e usato come martire dell’omofobia, prima che la polizia archiviasse il caso ed escludesse atti di bullismo nei suoi confronti. Il caso del 15enne di Roma suicidatosi, che poi si è scoperto non essere nemmeno gay, o il caso del giovane Andrea. Il caso di Joseph Baken, quello di Alexandra Pennell, la coppia di lesbiche del Colorado, il caso di Charlie Rogers, ecc..
Scoperto l?ennesimo caso di finta omofobia | UCCR
Francia. Nessuna sanzione per gli agenti che hanno minacciato Anna perché spiasse la Manif: «Hanno fatto il loro lavoro»
Si chiude l’indagine sul caso Annagate scoppiato due mesi fa. Anna era stata minacciata così dalla polizia: «Se vuoi la cittadinanza, spia la Manif». Gli agenti non saranno sanzionati ma «richiamati al rispetto delle regole»
Leone Grotti
ANNA INVITEE D'ON NE PARLE QUE DE CA...«Non ci saranno sanzioni perché non c’è niente da sanzionare». È questa la conclusione a cui è arrivata l’indagine del ministero degli Interni durata due mesi sul caso “Annagate” in Francia. Come vi avevamo raccontato, Anna è una giovane ragazza russa di 19 anni che l’anno scorso, mentre sbrigava le pratiche per ottenere la cittadinanza, è stata convocata dalla polizia francese che l’ha minacciata così: se vuoi la cittadinanza, devi spiare la Manif pour tous.
TUTTO NELLA NORMA? Lo scandalo, confermato dal sindaco aggiunto di Versailles François-Xavier Bellamy, che ha aiutato la ragazza ha ottenere giustizia, è subito finito sotto indagine dell’allora ministro degli Interni e neo premier Manuel Valls.
Secondo il rapporto gli agenti del Sdig che hanno minacciato Anna e che hanno considerato come elementi sospetti il fatto che la ragazza fosse di destra, che andasse a Messa e che partecipasse ai raduni della Manif «hanno fatto il loro lavoro».
PERCHÉ RICHIAMARE ALLE REGOLE? Per il portavoce del ministero degli Interni «forse sono stati un po’ troppo incisivi ma non l’hanno minacciata». Il riferimento è forse a questa frase che le hanno rivolto: «Sai, noi amiamo i metodi del Kgb». Il fatto però è stato confermato dal Ministero: «La ricerca di informazioni, soprattutto in un periodo teso in cui durante le manifestazioni si sono verificati incidenti gravi, è assolutamente giustificata».
Ma se non è successo niente perché gli agenti in questione saranno «richiamati al rispetto delle regole» e dovranno partecipare a un «corso di formazione»? Se lo chiede il legale di Anna: «L’indagine non è molto seria. O i funzionari hanno commesso un errore oppure nessuno ha sbagliato ma allora non si capisce perché “richiamarli alle regole”».
OSSESSIONE MANIF. Durante tutto il 2013 il governo Hollande si è dimostrato ossessionato dalla Manif pour tous: decine di persone sono state fermate dalla polizia solo perché indossavano una maglietta con raffigurata una famiglia comune, tanto che è arrivata anche una denuncia fatta all’Onu dal direttore del Centro europeo per la Legge e la Giustizia davanti alla costante repressione della polizia francese nei confronti dei manifestanti contro la legge sul matrimonio gay.
Francia, Annagate: nessuna sanzione per gli agenti | Tempi.it
PREGHIERA
di Camillo Langone
Gli ibis si accoppiano tra maschi se, per colpa della dieta a base di gamberetti contaminati, ingeriscono troppo mercurio. Peter Frederick, biologo della Università della Florida, ha notato che “queste coppie maschio-maschio si comportano esattamente come una coppia eterosessuale. Costruiscono il nido, copulano, stanno insieme sul nido per un mese anche se non ci sono uova”. I biologi, fin dall’etimo legati al bios, alla vita, percepiscono come anomalo, innaturale, frutto di cervelli avvelenati, il costruire un nido che non potrà mai ospitare un uovo (se non rubandolo ad altri nidi). I politici, più prossimi al thanatos, alla morte, per i nidi che non possono né debbono avere uova, nidi avvelenati e avvelenanti, parlano di diritti di successione e reversibilità della pensione. A carico dei nidi con uova.
Vengano pertanto classificati come parassiti al servizio di parassiti.
PREGHIERA - 18 Giugno 2014
Oltre il gender: il cervello è maschio o femmina
Il neurochirurgo Massimo Gandolfini chiarisce alcuni aspetti dell’ormai nota questione della ideologia del gender. La scienza infatti ha appurato che la sessuazione bimorfica è biologicamente e non culturalmente determinata, visto che è inscritta indelebilmente nel cervello e nessuna tecnica è in grado di modificarla.
Mi colpisce - come dato contraddittorio e forzoso - la sottolineatura della distinzione tra la cosiddetta identità “sessuata”, biologicamente determinata, e l'identità “sessuale”, vista come scelta autonoma e individuale (e dunque anche determinata culturalmente) che prescinde totalmente dal dato di realtà rappresentato dall’appartenenza sessuata. Si evita infatti di definire non conforme alla natura la scelta, che sembra darsi per scontata, soprattutto guardando alle conclusioni. Naturalmente ciò non appartiene allo scienziato; ma diventa un problema se è la Chiesa a far proprio quel che oltrepassa l'asettica neutralità del dato scientifico.
Significativa l'indicazione del percorso culturale che è sfociato in questa temperie fluida, confusa e senza principi. Ci è d'obbligo tuttavia rilevare come viene presentata la questione - compreso, nelle conclusioni, il contenuto dell'intervento di Mons. Galantino da noi commentato criticamente - all'Agorà cattolica, ormai in corso di rieducazione in un clima di crescente normalizzazione, cui manca totalmente il contraltare di una sana e corretta informazione alternativa.
Ed è bene sottolineare che il punto focale del discorso non sta - come affermato nella conclusione - nella virtuosa ricerca di una ricomposizione, culturale e sociale, di tutte le forze che, con onestà intellettuale, ricercano il vero il buono ed il bello per “costruire ponti piuttosto che scavare fossati”, quanto sul riconoscere e quindi evitare i compromessi e gli sconti che, alla fine, rendono possibile una ricomposizione basata su generici principi umanitaristici, di per sé condivisibili, ma non privi di inganni, perché prima o poi degenerano. Non hanno infatti le radici nel soprannaturale, che solo l'etica che scaturisce dalla Verità porta con sé operando un'autentica, non velleitaria, trasformazione - frutto della redenzione - dell'uomo e della storia secondo il progetto di Dio.
Infatti, ai suoi Apostoli - e dunque alla Chiesa - Gesù non ha detto: “andate e dialogate” o “andate e cercate una ricomposizione”, ma: “Andate ed evangelizzate tutte le genti battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” nella certezza che la vera pace, l’unità, la concordia - e l'eticità - sono conseguenza diretta del compimento fedele della Parola rivelatasi in Lui e non in un Dio o in una ricerca vaga e generica che possa accontentare un po’ tutti. Perché questo è il rischio che si corre - pur affermando di rifuggire da un'irenica unanimità non abdicando dai principi - se poi si valicano i confini insieme agli interlocutori.
Oggi dir questo ci rende farisei o inespressivi o rigidi, secondo le espressioni ricorrenti di un ormai diffuso bergoglismo. Si tratta invece di essere nel mondo ma non del mondo. E la distinzione è il Signore a farla. (Maria Guarini)
Oltre il gender: il cervello è maschio o femmina
Il gender, termine ormai noto ai più, è al centro di grandi dibattiti sia scientifici che culturali. Abbiamo chiesto al prof. Massimo Gandolfini, neurochirurgo, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze della Fondazione Poliambulanza di Brescia e vicepresidente nazionale dell’Associazione Scienza&Vita, di chiarire il significato e l’origine di questa ideologia e il ruolo del cervello nella definizione del genere.
Prof. Gandolfini, potrebbe ricordarci l’origine della teoria del gender?
Dal punto di vista strettamente storico, il termine “gender” trova la sua genesi più remota nel lavoro di Sigmund Freud, apparso nel 1920, con il titolo “Psicogenesi di un caso di omosessualità nella donna”, in cui – per la prima volta – si pone il tema della differenza fra “gender role” e “gender identity”. Sul piano dell’elaborazione culturale, l’ideologia del gender si propone a partire dagli anni ‘50/’60 ed è caratterizzata da tre “ondate”, che si susseguono e si integrano fra loro.
La prima ondata: la “nurture theory”
La “nurture theory”, o teoria della prevalenza della cultura sulla natura, fu propugnata da John Money, direttore del dipartimento di sessuologia del John Hopkins Insitute di Baltimora. Negli anni ’60 cominciò ad imporsi il “dogma” che si diventa uomo o donna non per determinazione biologica sessuale, ma per imposizione di “stereotipi” di genere. Detto in altre parole, un maschio diventa uomo perchè condizionato da categorie pedagogiche e culturali che gli impongono di rivestire il ruolo sociale proprio dell’uomo (giocare a pallone, giocare con armi, fare a botte con i compagni, ecc..). Altrettanto vale per la femmina che viene condizionata per diventare donna. Ne consegue che modificando gli stereotipi di genere, si può modificare l’evoluzione culturale sia del maschio che della femmina, completando il lavoro attraverso tecniche medico-chirurgiche di “riassegnazione del sesso”. In questo contesto si inserisce la tragica “sperimentazione” condotta dal dottor Money sul piccolo Bruce, trasformato in Brenda, che si conclude con il suo suicidio, dopo una vita di disagio e travaglio indicibili.
La seconda ondata: il movimento femminista
La seconda “ondata” è legata alla storia del movimento femminista per l’emancipazione e l’uguaglianza della donna, soprattutto a partire dagli anni ‘70. Possiamo citare un nome per tutti: Simone de Beauvoir, con la sua lotta per il diritto al divorzio, la libertà sessuale realizzata attraverso la contraccezione e il diritto all’ aborto, al fine di liberare la donna dal condizionamento della maternità. Nel 1980, Adrienne Rich produce un testo considerato il manifesto del lesbismo, proposto come lo strumento vincente per la lotta di liberazione dal maschio, e conia la “famosa” sigla LGBT, proponendo quattro generi di identità e correlato orientamento sessuale.
La terza ondata: la “non identità”
Possiamo localizzare la “terza ondata” agli inizi degli anni ’90, con Judith Butler, femminista lesbica e autrice di “Gender Trouble”, atto fondativo del femminismo radicale, nel quale si propone l’ideologia della “non identità” all’interno di una società globale fluida e liquida, senza nessun punto fisso di riferimento, che apre la strada al “nomadismo” di Anne Sterling (1993). In questo contesto, nasce il genere “queer” – strano, variabile, modificabile – che va ad integrare il già citato acronimo LGBTQ.
C’è differenza tra identità sessuale e genere?
Vorrei precisare che è più corretto parlare di identità “sessuata”, piuttosto che “sessuale”. Con la prima denominazione, infatti, si sottolinea che l’appartenenza di sesso – maschio o femmina – non è un nostra scelta, bensì una realtà biologica che ci troviamo compiuta dalla nascita: ce la siamo trovata iscritta nella totalità del nostro corpo, cellule, tessuti, organi ed apparati. Questa è la differenza fondamentale tra identità sessuata e ideologia di gender: la prima è biologicamente determinata, la seconda è una scelta autonoma e individuale che prescinde totalmente dal dato di realtà rappresentato dall’appartenenza sessuata.
Lei è un neurochirurgo, il cervello è maschio o femmina? Rimane tale al di là di interventi chirurgici, ormonali e psicologici atti a modificare il “genere” di una persona?
Negli ultimi vent’anni abbiamo acquisito il principio che la sessuazione dimorfica (maschio/femmina) riguarda il nostro organismo nella sua totalità, cervello compreso. Oggi parliamo di “cervello sessuato” volendo intendere che maschio e femmina sono differenziati anche dalla struttura anatomica e dal funzionamento del proprio cervello. Fin dai tempi di Vesalio e di Leonardo da Vinci sapevamo che volumetricamente il cervello maschile è più grande di quello femminile (perdonate la precisazione necessaria per evitare “battute scontate”: la funzione non è proporzionale alla massa!), ma solo negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che la differenza è anche di ordine anatomico e funzionale. In estrema sintesi, il cervello maschile è caratterizzato da una rigida “lateralizzazione” – le aree del linguaggio sono, ad esempio, rigidamente localizzate nell’emisfero sinistro; al contrario, nella femmina vi sono rappresentazioni anche nell’emisfero destro – e le connessioni interemisferiche – cioè i collegamenti fra i due emisferi- sono più sviluppate e numerose nel cervello femminile. Grazie a complesse indagini che studiano il funzionamento del cervello (soprattutto le tecniche del neuroimaging, quale la risonanza magnetica funzionale e la PET), abbiamo compreso quali sono le basi anatomofunzionali per spiegare il dato che la psicologia comportamentista fin dagli anni ’50 ci proponeva, e cioè che l’elaborazione del “pensiero” maschile (detto “pensiero lineare”) ha caratteristiche diverse rispetto al pensiero femminile (“pensiero circolare”). È proprio la maggiore ricchezza di connessioni fra i due emisferi che rende il pensiero femminile “multitasking” (capace, cioè, di aprire e gestire contemporaneamente più file), rispetto al maschile, in grado – invece – di gestire un solo file alla volta. La sessuazione cerebrale è iscritta tanto profondamente nel nostro corpo che non è modificabile con la terapia ormonale che viene utilizzata in ambito di terapia per riassegnazione sessuale (ad esempio, nei casi di “disforia di genere”): tutto il corpo è rimodellabile, ma non il cervello.
Il convegno di Scienza&Vita svoltosi lo scorso 24-25 Maggio a Roma, era intitolato “Amore e Vita. Questioni di cuore e di ragione. Tracce per un percorso formativo all’affettività e alla sessualità”. Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, ha aperto i lavori sottolineando la centralità dell’educazione. Affrontare la “questione” del gender è dunque una sfida educativa?
Abbiamo scelto di intitolare l’ultimo convegno di Scienza e Vita “Amore & Vita”, per affermare il legame indissolubile che deve esistere fra l’amore e la vita, ad ogni età ed in ogni epoca. Il sottotitolo (Questioni di cuore e di ragione. Tracce per un percorso formativo all’affettività e alla sessualità) ha attualizzato il tema, con l’intento si affrontare tutte le questioni che l’ideologia di gender aggredisce con la sua destruente pervasività, dal mondo dei sentimenti al mondo delle relazioni affettive e sessuali, fino alla decomposizione della famiglia.
Il saluto di Mons. Galantino – primo discorso ufficiale del nuovo Segretario Generale della CEI alla nostra associazione – ci ha indicato almeno due importanti linee d’azione. Per primo ci è giunta una spinta rinnovata nel proseguire la nostra attività: la sapiente coniugazione della scienza – con lo strumento che le è proprio della ragione e della cultura – con la vita, un bene da proporre, difendere e tutelare senza eccezioni.
La seconda indicazione riguarda il metodo, la strategia da seguire nelle varie forme di “emergenza antropologica” che il nostro tempo sta vivendo, compreso l’assalto dell’ideologia di gender. L’indicazione è di mantenere un dialogo aperto, ricercato, non pregiudizievole, con l’intento di trovare un terreno condiviso di azione culturale, educativa e politica, a vantaggio della vita, ad ogni età ed in ogni condizione personale e sociale. È chiaro che tutto ciò non significa abdicare a valori e principi irrinunciabili, nella vuota ricerca di un’irenica unanimità che si lascia dietro le spalle vite abbandonate e violate, ma ha il valore di un incitamento a perseguire – anche “sperando contro ogni speranza” – la virtuosa ricerca di una ricomposizione, culturale e sociale, di tutte le forze che, con onestà intellettuale, ricercano il vero, il buono ed il bello. Come si dice con uno slogan efficace, dobbiamo sforzarci di “costruire ponti, piuttosto che scavare fossati”, con gli uomini di buona volontà, che abitano il mondo della cultura, della scienza, della società civile. “Scienza & Vita” è nata proprio con questa mission, e le parole di Mons Galantino sono nuova linfa per proseguire nella nostra azione.
Chiesa e post concilio: Oltre il gender: il cervello è maschio o femmina
La Francia abbandona il progetto gender. Hanno vinto le famiglie
di Mauro Zanon
Parigi. Dovranno farsene una ragione le fanciulle di Osez le féminisme! e del Collectif éducation contre les LGBTphobies, che giovedì dalle pagine del Monde hanno chiesto al ministro dell’Educazione nazionale, Benoît Hamon, di ufficializzare quanto prima la generalizzazione del movimento “Abcd de l’égalité”. Perché il programma scolastico pro gender – promosso dall’ex ministro Vincent Peillon e dall’attuale ministro per i diritti delle Donne, Najat Vallaud-Belkacem, con il pretesto di decostruire gli stereotipi sessuali e di lottare contre le disuguaglianze tra maschi e femmine – non andrà oltre lo stadio della sperimentazione (attualmente sono 275 le scuole coinvolte).
Stando a quanto riportato giovedì dal settimanale Express, a conferma delle indiscrezioni diramate dal Figaro qualche settimana fa, Hamon avrebbe deciso di ritirare il programma, sfiancato dalle crescenti proteste dei movimenti di boicottaggio e alla luce dei problemi economici attuativi emersi dal pre-rapporto ministeriale che doveva valutare lo stato della sperimentazione, mettendo così una pietra tombale sull’ipotesi di estenderlo a tutti gli istituti scolastici in vista della prossima rentrée. La decisione, che sempre secondo l’Express avrebbe trovato d’accordo la stessa Belkacem, sarebbe già stata presa il 27 maggio, in seguito a un faccia a faccia a Matignon tra il ministro dell’Educazione nazionale e il premier Valls. Ieri l’entourage di Hamon ha fatto sapere che il ministro si pronuncerà definitivamente a riguardo nei primi giorni di luglio, ma tutto fa pensare che non ci sarà nessuna marcia indietro last minute. Manca solo l’ufficialità dell’ennesimo cambio di rotta del governo, dopo il rinvio sine die della loi famille e il fallimento della legge sul mariage pour tous, certificato dal numero irrisorio di matrimoni omosessuali celebrati fino a oggi.
Hanno vinto le famiglie, che da gennaio rispondono compatte all’appello di boicottaggio pacifico lanciato da Farida Belghoul e dal suo movimento antigender Giornate di ritiro dalla scuola (Jre). Da quel 24 gennaio, prima giornata di boicotaggio dell’“Abcd de l’égalité”, le adesioni all’iniziativa della Belghoul non hanno mai smesso di crescere, nonostante i reiterati tentativi di ostruzionismo da parte dell’esecutivo. Indifferente alle critiche piovute dai giornali della gauche, Farida, la storica leader del “movimento beur”, ha continuato a marciare e a lottare, con la stessa determinazione di quando, negli anni Ottanta, sbertucciava a Place de la République gli antirazzisti del Ps e di Sos Racisme. E a nemmeno sei mesi dal lancio dell’iniziativa ha già costretto il governo a fare marcia indietro sul suo progetto di rifondazione della scuola. “Sono felice, è sicuramente una vittoria importante, ma non definitiva. La mobilitazione resta necessaria”, dice al Foglio Farida. “‘L’Abcd de l’égalité’ è solo il primo tentativo del governo d’introdurre l’ideologia del gender a scuola. Ne seguiranno altri e saranno ancora più insidiosi e surrettizi”.
“L’impatto del movimento è marginale”, diceva un certo Vincent Peillon, prima di ricevere il benservito da Hollande, e la penetrazione della teoria del genere nelle scuole è solo “un folle rumor, inventato e alimentato dai reazionari”. A questo proposito, l’ex ministro farebbe bene a rinfrescarsi le idee, dando un’occhiata a un video pubblicato mercoledì sul sito dell’associazione politica Egalité et réconciliation, dove le relatrici del programma di cui è stato il promotore spiegano quali sono, o meglio quali erano, gli obiettivi concordati. Di seguito una breve selezione delle frasi pronunciate dalle relatrici: “La riproduzione degli stereotipi educativi è una cospirazione della società”, “bisogna evitare che la socializzazione differenziale maschio-femmina penetri nelle scuole”, “il lavoro di decostruzione sessuale deve iniziare dalla tenera età”, “i dannosi stereotipi sono evidenti fin dalla materna: i bambini indossano i pantaloni, le bambine le gonne”. Vedere per credere.
La Francia abbandona il progetto gender. Hanno vinto le famiglie






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