Citazione:
Originariamente Scritto da
Melchisedec
Le esplicite riserve del magistero non vennero mai meno, nemmeno nella Quadragesimo anno, che comunque si occupava di un modello in gran parte TEORICO, perché, come ho già evidenziato, le Corporazioni stesse furono create solo tre anni più tardi, e cioè nel 1934.
Nella “Quadragesimo anno” non si faceva riferimento in maniera esclusiva ad un modello teorico ed astratto, ma a dei provvedimenti concreti del regime, come il riconoscimento giuridico dei sindacati, l’iscrizione facoltativa ad essi, l’esistenza di associazioni professionali di fatto, il divieto di sciopero (a cui si aggiungeva il divieto di serrata da parte degli industriali) e l’istituzione della Magistratura del lavoro, oltre a quella delle corporazioni (che effettivamente il regime cercherà di sviluppare in seguito, tant’è che si arrivò a parlare di un “corporativismo senza corporazioni”). Se ne descrivevano anche i benefici effetti: la pacifica collaborazione delle classi, la repressione delle organizzazioni e dei conati socialisti, l'azione moderatrice di une speciale magistratura. La tua obiezione avrebbe senso se Pio XI avesse voluto giudicare, esclusivamente, la “dottrina corporativa” del Fascismo e non, anche, la sua legislazione in materia e le sue concrete realizzazioni. In quel caso, il Pontefice avrebbe dato un giudizio su un modello teorico e non su un sistema che andava concretamente affermandosi. Ma non era così.
Che il sistema corporativo italiano fosse perfetto è cosa che mai nessuno, nemmeno fra i fascisti più accesi, ebbe mai l’ardire di affermare.
Anzi, proprio uno dei suoi principali fautori, Carlo Costamagna, che aveva anche contribuito a scrivere la “Carta del Lavoro” (1927), ne sottolineò le deficienze e i difetti.
Ciò non toglie, appunto, che vi fossero in esso non pochi (anzi, molti) aspetti positivi e che non risultasse incompatibile con i principi della dottrina sociale della Chiesa.
Citazione:
E’ perfettamente inutile che tu imbottisca i tuoi messaggi di dichiarazioni di esponenti ecclesiastici riguardanti le corporazioni in particolare, o il fascismo in generale,
È invece assai utile per ricordarti come la Chiesa Cattolica e il mondo cattolico italiano giudicassero non solo il Fascismo, ma in particolare la legislazione fascista in materia economico-sociale e corporativa, così come il modello teorico-ideale che essa presupponeva: pur individuando dei punti di criticità, evidenziati in maniera benevola e in senso costruttivo, venivano sottolineati adeguatamente anche gli aspetti positivi e i grandi vantaggi di essa.
Citazione:
perché, come ho già più volte ricordato, solo alla fine della guerra, quando cioè la Chiesa e i fedeli cattolici non erano più ostaggi del regime autoritario-totalitario, e quando fu possibile constatare a quale disastro tale regime aveva condotto, quali erano stati i suoi “frutti” avvelenati, solo allora poté cominciare a svilupparsi un magistero credibile e autorevole su questo tema.
Peccato che nel dopoguerra non esista atto del Magistero della Chiesa e dei Pontefici in cui si condanni esplicitamente il Fascismo, regime e partito, oltre che dottrina e prassi, in quanto tale ed in maniera definitiva.
Come già ti ricordavo, nemmeno la “Mit Brennender Sorge” costituiva una condanna “definitiva” del nazionalsocialismo. In un’allocuzione del 1945, però, Pio XII esplicitamente dichiarava l’opposizione radicale tra Stato nazionalsocialista e la Chiesa Cattolica.
Nulla di tutto questo accadde nei riguardi del Fascismo italiano. Eppure, secondo la tua tesi, la Chiesa – “libera dalla tirannia fascista” – avrebbe potuto benissimo esprimersi senza condizionamenti. Perché non lo fece? Perché Pio XII non disse chiaro e tondo, come ad esempio fece nel caso del comunismo, che il Fascismo era incompatibile con il Cattolicesimo?
E soprattutto: perché non attribuì ad esso, in maniera definitiva e vincolante, quelle caratteristiche descritte nel Radiomessaggio natalizio del 1944, nel discorso del 18 marzo 1945, nel discorso del 2 ottobre 1945 e nel Radiomessaggio natalizio del 1945 in riferimento all’ “assolutismo di Stato”, al “cosiddetto totalitarismo” e al “cosiddetto autoritarismo”? Su questo punto non mi hai risposto e continui a non rispondermi. D’altronde, non potresti rispondermi, se non dandomi ragione, perché se, da un lato, esistono delle esplicite e definitive condanne di ideologie quali il “liberalismo”, il “socialismo” e il “comunismo”, vincolanti per tutti i fedeli e contenute nel Magistero infallibile di Santa Romana Chiesa, non altrettanto si può dire nel caso del Fascismo. A nulla vale ricorrere a spezzoni dei discorsi di Pio XII perché in nessuno di essi si fa esplicitamente riferimento al Fascismo e a nulla vale citare l’Enciclica “Non abbiamo bisogno” di Pio XI, giacché in essa il Papa si premurò di precisare che non aveva voluto condannare il regime e il partito in quanto tali, ma solamente “per accidens” e in maniera non definitiva. E tale condanna definitiva non s’è mai vista.
Citazione:
E’ inutile quindi, ad esempio, tirare in ballo certe mirabolanti espressioni del cardinale Schuster riguardanti Mussolini o il fascismo, senza ricordarsi che poi lo stesso Schuster, al tempo delle leggi razziali, bollò il fascismo come statolatria pagana.
È utile ricordarti come in quello stesso discorso a cui ti riferisci il cardinale Schuster ribadisse, nonostante le critiche, la sua fiducia in Mussolini.
Citazione:
E’ inutile ripetere a pappagallo che per i conflitti tra fascismo e Chiesa alla fine si trovava una soluzione, visto che la Chiesa si trovava nella necessità di tutelare se stessa e i fedeli cattolici dalla violenza che il regime aveva esibito nel 1931.
È utile ricordartelo, invece, perché troppo spesso sembri dimenticarlo. Così come sembri dimenticare che nell’Enciclica “Non abbiamo bisogno” il Papa si premurò di precisare che non aveva voluto condannare il regime e il partito in quanto tali, ma solamente “per accidens” e in maniera non definitiva. Del resto, si sapeva che, dopo la rottura e le polemiche, la diplomazia del regime lavorasse ad una soluzione del problema che accontentasse entrambe le parti. Soluzione che puntualmente arrivò, con la resipiscenza del peccatore (che non andava identificato in quanto tale con il peccato, commesso accidentalmente).
Citazione:
Tornando al corporativismo, è inutile ricordare l’interesse, ma mai privo di critiche, mostrato inizialmente dalla Chiesa per esso, visto che tale interesse venne presto meno, constatando come il corporativismo fascista operasse (o meglio, non operasse…..).
L’Enciclica “Quadragesimo anno” venne pubblicata nel 1931 e l’articolo di padre Brucculeri sul decennale della “Carta del Lavoro” nel 1937. Questo significa che sei anni dopo la pubblicazione dell’Enciclica sociale di Pio XI e dieci anni dopo la pubblicazione di un documento autorevole ed ufficiale del regime sui principi ispiratori della nuova legislazione nel mondo cattolico ancora si parlava del corporativismo fascista. Indi per cui hai detto l’ennesima inesattezza.
Nel volume “La giustizia sociale”, padre Brucculeri scriveva: “Il corporativismo si erge sulla concezione organica della società, sul principio della fondamentale solidarietà delle categorie produttrici, sul postulato che disciplina ogni attività dell’economia in convergenza armonica coi fini della collettività, fini determinati da quella norma etica che impera ugualmente sugli individui e sullo Stato”.
Principi che erano stati recepiti dal Fascismo italiano e a cui volle rifarsi nel tentativo di introdurre un nuovo ordinamento corporativo in Italia.
Principi che invece NON erano (e non sono) recepiti nella legislazione statunitense. Motivo per cui, nel 1939, Pio XII esortò gli americani ad andare in quella direzione, che per altro mai hanno seguito.
Citazione:
Ho già evidenziato come l’interesse della cultura cattolica verso il corporativismo fascista andò rapidamente scemando, tornando a volgersi versi gli scritti di pensatori democratici.
Hai evidenziato malissimo, perché sei anni dopo la pubblicazione dell’Enciclica sociale di Pio XI e dieci anni dopo la pubblicazione di un documento autorevole ed ufficiale del regime sui principi ispiratori della nuova legislazione nel mondo cattolico ancora si parlava del corporativismo fascista in ambito cattolico.
Citazione:
Lo stesso Pio XII, nella Enciclica "Longinqua oceani",
“Longinqua oceani” era l’Enciclica di Leone XIII.
“Sertum Laetitiae” era l’Enciclica di Pio XII.
Citazione:
paratosi…..la schiena (il DVCE aveva detto che era pronto a spolverare i manganelli sulla groppa dei preti….) con la frasetta “per diversa indole dei popoli e per le diverse circostanze di tempo può variare” ribadì la dottrina tradizionale, secondo cui le corporazioni devono basarsi innanzitutto sul principio della sana libertà, e affermò che proprio grazie a tale principio nei secoli passati esse avevano procurato al cristianesimo gloria immortale, e alle arti inoffuscabile splendore:
“Essendo poi la socievolezza bisogno naturale dell'uomo, ed essendo lecito con forze unite promuovere quanto è onestamente utile, non si può senza ingiustizia negare o diminuire come ai produttori, così alle classi operaie e agricole, la libertà di unirsi in associazioni le quali possano difendere i propri diritti e acquistare miglioramenti circa i beni dell'anima e del corpo, come pure circa gli onesti conforti della vita. Ma alle corporazioni di tal genere, che nei secoli passati hanno procurato al cristianesimo gloria immortale e alle arti inoffuscabile splendore, non si può imporre in ogni luogo una stessa disciplina e struttura, la quale perciò per diversa indole dei popoli e per le diverse circostanze di tempo può variare; però le corporazioni in parola traggano il loro moto vitale da principi di sana libertà, siano informate dalle eccelse norme della giustizia e dell'onestà e, ispirandosi a queste, agiscano in tal guisa che nella cura degli interessi di classe non ledano gli altrui diritti, conservino il proposito della concordia, rispettino il bene comune della società civile.”
Con quella che tu, banalmente e stupidamente, liquidi come una “frasetta”, Pio XII ribadiva che il regime corporativo potesse assumere forme diverse a seconda dei contesti dei vari paesi. Il Sommo Pontefice, in virtù del suo nobile ufficio, deve indicare a tutti qual è il modello perfettamente e rettamente cristiano, ma al tempo stesso deve tenere conto delle diverse circostanze di tempo e di luogo che impongono dei condizionamenti ai governanti nella realizzazione di un determinato modello economico-sociale. Nell’Italia di allora, che ancora scontava le deficienze e gli errori madornali della politica liberale, le circostanze avevano “imposto” che venisse posta in essere una determinata realizzazione del corporativismo (e questa realizzazione, che purtroppo mai fu integrale, finché fu in corso d’opera venne incoraggiata e benvista).
Negli Stati Uniti d’America la situazione era peggiore: se in Italia c’era un regime corporativo, per quanto suscettibile di miglioramenti e non pienamente realizzato, negli USA non vi era traccia di “corporazioni” – né “di Stato” né di altro genere - che avessero per fine la conciliazione delle istanze dei lavoratori e dei datori di lavoro in virtù del conseguimento del bene comune. Tant’è che a Pio XII toccò esortarli in quella direzione…che purtroppo mai seguirono.
Citazione:
E nel dopoguerra Pio XII cercò di rianimare la dottrina del corporativismo, ma di quello DEMOCRATICO, e non ci riuscì propria per colpa dell’eredità del corporativismo fascista.
Tanto per essere chiari, e per finirla con le tue sbrodolate di citazioni del periodo fascista, potresti citarmi dichiarazioni del magistero del dopoguerra che elogiano il corporativismo fascista?
Che io sappia non ve ne sono, ma, comunque, non era più necessario che l’argomento venisse trattato in quanto il sistema che aveva posto in essere il Fascismo era venuto definitivamente meno con la sua caduta. Ormai i modelli economici e sociali prevalenti erano quelli del liberal-capitalismo americano e del socialismo collettivista sovietico.
Sta di fatto che non si sentì affatto il bisogno di condannare, a livello magisteriale, quel sistema che, in precedenza, si era inequivocabilmente elogiato per quanto di positivo aveva realizzato e cercato di realizzare.
Citazione:
Non so se fu nobile, so che il corporativismo fascista fu un tentativo sostanzialmente fallito, e già prima della fine guerra, come la Chiesa stessa dovette constatare.
Certamente il corporativismo fascista non trovò realizzazione integrale e, ad un certo punto, fu a tutti evidente che necessitasse di correttivi e di cambiamenti. Tuttavia, nonostante tutto, questo tentativo comportò l’approvazione di una serie di leggi inerenti l’ambito economico, sociale e lavorativo che migliorarono le condizioni del popolo italiano e la cui validità venne universalmente riconosciuta.
Citazione:
Se ti riferisci alle leggi relative alla legislazione del lavoro, alle 40 ore, all’assistenza e alle assicurazioni per i lavoratori, i malati, i disoccupati, i poveri, ecc. si trattava di provvidenze istituite nello stesso periodo in tutte le nazioni più avanzate. C’era però, in effetti, una differenza sostanziale: nelle altre nazioni non era stata sacrificata la libertà sindacale….e la libertà tout court. E i cittadini non vennero trasformati in carne da cannone utilizzata nell’illusione di edificare Imperi impossibili…
Le altre nazioni erano le altre nazioni e non l’Italia, che aveva una sua particolare storia, condizionata dal fatto che per 60 anni era stata mal governata da forze politiche liberali che non avevano saputo essere all’altezza delle esigenze poste dall’unificazione del paese (condotta in maniera discutibile, per non dire errata, e senza tenere conto della realtà concreta di un’Italia frammentata o della sua tradizione religiosa cattolica). Nelle altre nazioni, inoltre, non vi fu, a guerra appena terminata, un vasto movimento operaio e contadino di natura socialista, spesso tendente al bolscevismo, che ricattava costantemente lo Stato liberale e commetteva innumerevoli violenze, tali da paralizzare la nazione. La libertà sindacale in Italia aveva portato al diffondersi della peste socialista, bolscevica ed anarcoide; aveva portato a violenze, a scioperi e a continui attacchi nei confronti non solo dei grandi proprietari terrieri e dei grandi industriali, ma anche dei piccoli proprietari terrieri e dei piccoli industriali; aveva favorito l’instaurarsi di un sistema ricattatorio che costringeva i “padroni” a cedere costantemente alle pretese inique del sindacalismo rosso e lo Stato ad assecondarne la delinquenza. Questo “caos” e questo clima da guerra civile strisciante aveva evidenziato come non fossero più adeguate le istituzioni dello Stato liberale e i principi su cui esse si fondavano. D’altronde, la libertà sindacale e la libertà non devono essere sinonimi di “libertà di fare ciò che si vuole, secondo il proprio arbitrio”, altrimenti si scade nell’anarchia e nel disordine. Esse devono avere dei limiti invalicabili, di natura etica e politico-sociale, che le rendano diverse ed opposte alla licenza ed all’arbitrio soggettivo. Di tale problema si fece carico il Fascismo, tramite il suo Duce, Benito Mussolini, mentre invece le altre forze politiche, democristiani inclusi, non erano state in grado di affrontarlo adeguatamente.
Citazione:
L’IRI, immenso carrozzone statalista, è rimasta sul gobbo dell’Italia per più di 40 anni, accumulando alla fine più di 5000 miliardi di perdite.
Ammesso e non concesso che l’IRI dovesse “salvare” proprio tutte le imprese di cui si occupò negli anni ’30, avrebbe dovuto restituire in tempi brevi al mercato le aziende che aveva assorbito. Invece il fascismo lo trasformò in ente pubblico permanente, e alla fine, come sempre, i cittadini italiani, nella eterna parte di Pantalone, dovettero pagarne le spese. C’è da dire che, sotto l’afascista Beneduce, fu meno dannosa di quanto divenne in seguito…
L’IRI è divenuta un “carrozzone statalista” in epoca democristiana e, tuttavia, nonostante ciò, anche nel secondo dopoguerra ebbe un ruolo utile nello sviluppo industriale del nostro paese. Durante il Fascismo, anche grazie alla guida di Beneduce, da te citato, ebbe un benefico effetto sulla ripresa della nostra economia.
Citazione:
Resta il fatto che la corruzione e l’inefficienza tipici dell’amministrazione pubblica italiana furono una eredità del fascismo. Gli statali fascisti riuscirono a lucrare non solo sulle committenze pubbliche a favore dei grandi industriali, ma persino dai procedimenti di “arianizzazione” inventati dopo il varo delle leggi razziali.
A dire il vero, quello fascista, a differenza del regime precedente, cercò di contrastare la corruzione ed il malaffare e riformò la pubblica amministrazione, rendendola più efficiente rispetto a quanto avveniva durante l’età liberale. La corruzione e le inefficienze ovviamente non scomparirono del tutto, però anche da questo punto di vista il Fascismo riuscì ad attuare un certo miglioramento.
Citazione:
La SOCIALizzazione delle imprese, imposta dall’alto, cioè dallo Stato, è una grande porcata SOCIALista; altra cosa è la promozione dal basso del cooperativismo, delle imprese sociali sussidiarie, e della partecipazione dei lavoratori alle imprese, attuata volontariamente.
Lo Stato, in quanto arbitro e regolatore dei conflitti sociali ed in base al principio direttivo dell’economia, “può con maggior cura specificare, considerata la vera necessità del bene comune e tenendo sempre innanzi agli occhi la legge naturale e divina, che cosa sia lecito ai possidenti e che cosa no, nell'uso dei propri beni”.
Entro questi limiti, quindi, lo Stato ha tutto il diritto di intervenire: “È necessario dunque con tutte le forze procurare che in avvenire i capitali guadagnati non si accumulino se non con equa proporzione presso i ricchi, e si distribuiscano con una certa ampiezza fra i prestatori di opera, non perché questi rallentino nel lavoro, essendo l'uomo nato al lavoro come l'uccello al volo, ma perché con la economia aiutino il loro avere, e amministrando con saggezza l'aumentata proprietà possano più facilmente e tranquillamente sostenere i pesi della famiglia, e usciti da quell'incerta sorte di vita, in cui si dibatte il proletariato, non solo siano in grado di sopportare le vicende della vita, ma possano ripromettersi che alla loro morte saranno convenientemente provveduti quelli che lasciano dopo di sé”.
Non solo: “non può una classe escludere l'altra dalla partecipazione degli utili”.
Il decreto sulla socializzazione, pur nella sua sostanziale velleità in quanto ormai le sorti del Fascismo erano compromesse e il tempo evidentemente mancava perché avesse una piena ed efficace attuazione, aveva il merito di voler dare, quanto meno nelle sue intenzioni, nuovo impulso a quello che era stato il regime corporativo durante il Fascismo-regime, promuovendo in maniera forte la partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’azienda; una maggior rappresentanza delle categorie produttive; un progressivo demandare a società “inferiori” ciò che invece fino ad allora aveva ricevuto il sostegno diretto dello Stato; l’affermarsi di un sistema meritocratico che premiasse, nell’ambito del lavoro, chi veramente meritevole di avanzare socialmente ed economicamente; la responsabilizzazione del “capo dell’impresa” e la conseguente trasformazione di tale figura da semplicemente “economica” a “morale”, senza inutili verticismi ed imposizioni dall’alto; il capitale concepito non più mero ed ozioso accumulo di un privato ma come fecondo risparmio; il definitivo superamento della dialettica fra datori di lavoro e lavoratori in nome di un sempre più diffuso solidarismo etico e gerarchico.
Citazione:
Il giudizio positivo riguardava o provvidenze attuate anche nei Paesi democratici, ma senza privazioni di libertà o irreggimentazioni belliche, oppure, e con esplicite riserve, istituzioni teoriche che si rivelarono fallimentari alla prova dei fatti.
A dire il vero, non mi risulta proprio che nei paesi democratici all’epoca vi fosse una efficace repressione dei “conati socialisti” o il divieto di sciopero corrispondente al divieto di serrata o la pacifica collaborazione delle classi o un sistema corporativo in divenire (né dall’alto né dal basso). Così come non mi risulta che si fosse intesa la necessità di trovare un’efficace “terza via” al capitalismo liberale e al collettivismo marxista e ai suoi fratelli bastardi socialisti. Basti pensare poi al fatto che l’Italia, grazie al suo sistema economico-sociale e al suo ordinamento corporativo, pur non integralmente realizzato ed in fase di sviluppo, riuscì ad affrontare al meglio gli effetti della crisi economica mondiale, nonostante partisse svantaggiata rispetto a nazioni europee più sviluppate come Gran Bretagna e Francia per condizioni materiali ed economiche, nonché sviluppo industriale. A ciò si aggiunga che molte delle conquiste sociali del Fascismo trovarono attuazione in certe democrazie soltanto in una fase successiva alla loro introduzione in Italia. Ad esempio, le otto ore lavorative furono introdotte nel 1923 in Italia, mentre invece nella “democratica” Francia – figlia della Rivoluzione Francese - esse furono introdotte solamente durante il governo dell’ebreo socialista Leon Blum, nel 1936 (per essere poi revocate). Una compiuta legislazione sociale trovò attuazione in Gran Bretagna soltanto dopo il termine della seconda guerra mondiale, nonostante l’industrializzazione di antica data e i provvedimenti che erano già stati presi in passato (più per imitazione della legislazione bismarckiana che per altro e senza superare l’antitesi fra datori di lavoro e lavoratori).
Citazione:
Caduto il fascismo la Chiesa e i cattolici non avevano più nulla da temere, e il magistero potè liberamente giudicare e condannare quel regime che aveva prodotto frutti tanto tragici e fallimentari.
Non esiste alcuna condanna definitiva del Fascismo, in quanto tale, nel Magistero della Chiesa e dei Papi.
Esistono delle riflessioni di carattere generale su forme del potere civile, senza riferimenti diretti al Fascismo, oltre tutto poste non dogmaticamente ed infallibilmente, come invece nel caso delle condanne delle ideologie liberali, massoniche, democraticiste, socialiste e comuniste.
Citazione:
San Pio X nella Singulari quadam aveva lodato le organizzazioni “puramente” cattoliche, ma aveva pure affermato la liceità della collaborazione con gli acattolici:
“Perciò facciamo molto volentieri ogni elogio a tutte le associazioni operaie puramente cattoliche esistenti in Germania, desideriamo che ogni loro iniziativa in favore delle masse operaie abbia successo, e auguriamo ad esse sviluppi sempre più felici. Con questo tuttavia non intendiamo negare che sia lecito ai cattolici lavorare, con cautela, insieme con gli acattolici, per procurare all'operaio una sorte migliore e per una più equa retribuzione e condizione di lavoro, o per qualunque altro fine utile e onesto.”
Collaborazione che veniva ammessa nel contesto di una nazione la cui multiconfessionalità aveva assunto, purtroppo, un carattere plurisecolare e consolidato. Ciò non cambiava il fatto che, di per sé, la libertà sindacale non fosse concepita come diritto di tutti, ma esclusivamente nel rispetto dei principi della dottrina sociale della Chiesa. Motivo per cui, ad esempio, nella Quadragesimo anno Pio XI elogiò la repressione dei “conati” socialisti da parte del Fascismo.
Motivo per cui, quando si prospettò una convergenza antifascista tra il Partito Popolare Italiano e i socialisti italiani in seguito alla vicenda del delitto Matteotti, il Papa e la Chiesa ebbero modo di esprimere tutto il loro disappunto...
Citazione:
Prima ancora Leone XIII nella Rerum novarum aveva proclamato la libertà associativa, che poteva essere limitata dallo Stato solo in casi eccezionali:
“Ora, sebbene queste private associazioni esistano dentro la Stato e ne siano come tante parti, tuttavia in generale, e assolutamente parlando, non può lo Stato proibirne la formazione. Poiché il diritto di unirsi in società l'uomo l'ha da natura, e i diritti naturali lo Stato deve tutelarli, non distruggerli. Vietando tali associazioni, egli contraddirebbe sé stesso, perché l'origine del consorzio civile, come degli altri consorzi, sta appunto nella naturale socialità dell'uomo. Si danno però casi che rendono legittimo e doveroso il divieto. Quando società particolari si prefiggono un fine apertamente contrario all'onestà, alla giustizia, alla sicurezza del consorzio civile, legittimamente vi si oppone lo Stato, o vietando che si formino o sciogliendole se sono formate; è necessario però procedere in ciò con somma cautela per non invadere i diritti dei cittadini, e non fare il male sotto pretesto del pubblico bene. Poiché le leggi non obbligano se non in quanto sono conformi alla retta ragione, e perciò stesso alla legge eterna di Dio .”
Infatti, in armonia con questi principi, nella “Quadragesimo anno” Pio XI lodò il fatto che il regime fascista avesse represso adeguatamente i conati socialisti, dando impulso ad una pacifica collaborazione fra le classi sociali e riconoscendo giuridicamente un sindacato non politicizzato il cui carattere sostanzialmente monopolistico non impediva la formazione di associazioni professionali di fatto.
Citazione:
Nella Mater et magistra veniva poi fornita l’interpretazione autentica di quella enciclica, rilevando che la libertà sindacale era un diritto naturale dei lavoratori:
“Ai lavoratori, si afferma ancora nell’enciclica [Rerum novarum] va riconosciuto come naturale il diritto di dar vita ad associazioni o di soli operai o miste di operai e padroni, come pure il diritto di conferire ad esse la struttura organizzativa che ritengono più idonea a perseguire i loro legittimi interessi economico - professionali e il diritto di muoversi autonomamente e di propria iniziativa all’interno di esse per il proseguimento di detti interessi.”
Diritto che però non risulta essenziale in presenza di circostanze particolari che possono determinarne la sospensione o la limitazione, come ad esempio la necessità di reprimere i conati socialisti e il classismo marxista.
Citazione:
Il regime fascista autoritario-totalitario, e intrinsecamente laicista,
Siamo alle comiche! La Chiesa non volle attribuire in definitiva al regime e al partito in quanto tali certe tendenze e azioni che furono considerate incompatibili con la religione cattolica (Enc. Non abbiamo bisogno, 1931). Perciò, il Pontefice non insegnò, come invece ritieni tu, che il Fascismo fosse “intrinsecamente laicista” o “intrinsecamente statolatrico, neopagano e anticristiano”, ma insegnò che ‘per se’, cioè nella sua essenza (“come tale”), il Fascismo non era stato condannato né era condannabile. Ad essere oggetto di condanna erano state alcune sue azioni e tendenze, che si erano rivelate contrarie alla Fede e alla morale cattolica. Azioni e tendenze programmatiche (per altro desunte non direttamente da Mussolini, ma da esponenti del regime e del partito come l’ex massone Giovanni Giuriati, che dopo la bagarre venne allontanato dalla carica di segretario del Partito Nazionale Fascista) che trovarono una rettifica negli accordi tra Santa Sede e regime fascista, i quali soddisfarono sia le esigenze del Fascismo che del Cattolicesimo Romano.
Perciò, se il comunismo era “intrinsecamente perverso” e il liberalismo un tentativo di “accordo fra Cristo e Belial”, il Fascismo invece non era condannabile “come tale” dal Magistero della Chiesa.
Puerile ritenere e affermare che la Chiesa all’epoca non volle condannare il Fascismo “integralmente” (io direi più correttamente “nella sua essenza”) perché temeva ritorsioni dell’Italia fascista sul Vaticano: nulla avrebbe impedito a Papa Pio XII, successore di Pio XI, di formulare una netta condanna, ex cathedra, della “dottrina fascista”, come invece aveva fatto in passato la Chiesa per pestilenze ideologiche come il liberalismo, la massoneria, il socialismo e il comunismo, nel secondo dopoguerra.
Citazione:
volle progressivamente colpire e smantellare tutti i corpi sociali intermedi e sussidiari
Ennesima affermazione tendenziosa: infatti, banche cattoliche come il Banco di Roma rischiavano il fallimento e passarono sotto il controllo dello Stato per evitare che ciò avvenisse. La cosiddetta ‘occupazione’ e/o ‘ingerenza’ fascista avvenne perché l’alternativa era il fallimento. Perciò, in taluni casi, lo Stato ne prese il controllo diretto o indiretto non per distruggerle, ma per salvarle.
Citazione:
Arturo Carlo Jemolo rileva che “Il partito fascista pretendeva di essere la vera chiesa, tutto doveva essere in esso compreso, ogni bisogno doveva trovare appagamento nella casa del fascio: un teatrino parrocchiale, un circolo diocesano di cultura, una associazione di studenti cattolici, erano manifestazioni di eresia, sottrazioni di credenti alla chiesa fascista.”
Il “cattolico” (virgolette d’obbligo…) liberale azionista antifascista Jemolo non ha mai capito una mazza di Fascismo (né di Cattolicesimo), da questo punto di vista.
Citazione:
La Chiesa, delle sue innumerevoli grandi associazioni di carattere sociale, potè salvare solo l’Azione cattolica,
Non “poté salvare”, ma “volle salvare” solo l’Azione Cattolica, come, in maniera critica, rilevò Francesco Luigi Ferrari, da te ben conosciuto (immagino). È ben diverso.
Citazione:
e comunque la dovette più volte difendere con le unghie e con i denti dagli attacchi del regime, il quale aveva preteso che essa non si potesse occupare di alcun ambito politico, economico o sociale(e nemmeno….sportivo!).
Come già detto, dopo il 1931 gli attriti cessarono e la Chiesa accettò di buon grado l’accordo raggiunto tra le parti.
Citazione:
A parte il fatto che l’”Osservatore romano”, che tiri spesso in ballo a sproposito, assieme a certi fantomatici “si dice”, non è il magistero cattolico,
Mai scritto che fosse “fonte di magistero”. Se sostieni che io abbia scritto il contrario, ti inviterei a provarlo.
Citazione:
nella frase che hai riportato non si parla affatto dell’autarchia.
Infatti non la citavo per sottolineare l’approvazione dell’autarchia, ma il riconoscimento della benemerita politica sociale fascista. Era nella frase precedente che scrivevo che nemmeno l’autarchia trovò sfavorevole accoglienza nel mondo cattolico.
Così proseguiva l’articolo de “L’Osservatore Romano”, all’epoca direttamente controllato dalla Segreteria di Stato: “Oltre alle ben note iniziative ed opere per il fervido incremento di ogni attività nel campo del lavoro, della previdenza, dello sviluppo agricolo, industriale, edilizio e per la sempre maggiore diffusione della cultura, leggi particolari, ordinanze reiterate, tendono apertamente, senza falsi timori e senza debolezze, a dar protezione all’infanzia, a ripristinare nel popolo la civile e cristiana dignità del linguaggio, a salvaguardare le sorti della famiglia con quelle della madre, a difendere il buon costume contro l’incessante dilagare dell’immoralità e dei suoi lenocinii, massime per la giovane età sempre tanto insidiata. Né si possono dimenticare le provvidenze, care ad ogni credente, e particolarmente apprezzate da quanti hanno cura di anime, dirette a reprimere l’empia propaganda – la quale altrove mena così grande strage, e non di anime soltanto – che attenta alle sorgenti stesse della vita e che, spingendo gli uomini a violare le più fondamentali leggi della natura, di questa più atrocemente offende l’Autore. I cattolici, che la Chiesa chiama ed educa a collaborare con la loro azione all’Apostolato Gerarchico, e che perciò stesso sono particolarmente impegnati a combattere tutte le correnti d’idee, le istituzioni, le concezioni che comunque avversano la morale e la religione, a favorire e promuovere la vita religiosa ed a procurare così le più alte sanzioni all’adempimento di tutti i doveri, non possono che salutare con schietto plauso tutto quello che lo Stato, in Italia, è venuto compiendo verso così alte mete”.
Citazione:
Il “sociale” può riferirsi a quella legislazione previdenziale alla quale, nelle altre nazioni, non era stata però sacrificata la libertà sindacale….e la libertà tout court.
Come già detto, l’Italia del 1922, anno della nomina a Presidente del Consiglio dei Ministro di Benito Mussolini, non partiva esattamente dalle stesse condizioni di paesi come Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e persino Germania. Determinati paragoni risultano, quindi, fuori luogo. Ma anche se si volessero fare bisognerebbe rilevare come, in realtà, la legislazione sociale fascista avesse dei punti molto avanzati. Si pensi al fatto che le otto ore lavorative in Francia furono introdotte solamente nel 1936 (per poi essere revocate). Mussolini le aveva introdotte in Italia dal 1923, cioè ben 13 anni prima!
Citazione:
E i cittadini di queste altre nazioni non venivano trasformati in carne da cannone
Dovresti ringraziare la tanto vituperata “carne da cannone” fascista se la Spagna non finì nelle mani degli atei bolscevichi senza Dio e delle peggiori forze sovversive, laiciste, anticristiane e demo-massoniche. Dovresti farlo così come fece Papa Pio XII il 7 giugno 1939: “Vi ringrazio per il contributo efficace e generoso, anche di sangue, da voi dato nella vittoriosa Crociata in terra di Spagna. Voi avete difeso e salvato la Civiltà cristiana e quella Nazione a Noi tanto cara. Vi ripeto il mio grazie e vi impartisco di cuore l'Apostolica Benedizione”. Se la Spagna cattolica avesse dovuto aspettare gli aiuti delle “democratiche” Francia, Inghilterra e Stati Uniti probabilmente avremmo avuto un oppressivo regime totalitario laicista-comunista repubblicano, ateo e anticattolico, nel bel mezzo del Mediterraneo! Del resto, è universalmente noto come la Francia del Fronte Popolare fosse solidale con la Spagna repubblicana, al pari dell’Unione Sovietica. Solo l’Inghilterra mantenne un atteggiamento più prudente, che però inizialmente propendeva in favore dei repubblicani. Gli stessi Stati Uniti d’America non si schierarono apertamente dalla parte dei repubblicani…esclusivamente perché Roosevelt, nonostante la sua personale simpatia verso la causa della repubblica spagnola, sapeva benissimo che se si fosse allineato a Stalin avrebbe fatto la figura, in patria e all’estero, del cripto-bolscevico. Ciò non toglie che le cosiddette “democrazie occidentali” ebbero la faccia tosta di rimproverare alla Germania, all’Italia e al Portogallo di indebite ingerenze e di violazione di una supposta neutralità obbligatoria, non rendendosi contro che la guerra civile spagnola non era solamente una contesa politica sfociata in un conflitto armato ma una vera e propria guerra santa contro il cancro ateo e laicista nelle sue innumerevoli sfaccettature e correnti.
Citazione:
I conti si fanno alla fine, e i conti finali dell’”ordine nuovo” fascista sono risultati negativamente tragici, o tragicamente negativi. Brucculeri ha continuato a tessere le lodi dell’”ordine nuovo” fascista pure nel dopoguerra?
Padre Brucculeri non ha continuato a tessere le lodi dell’ordine nuovo fascista nel dopoguerra perché tale ordine nuovo, che era in divenire e non si considerava “fatto e finito”, era venuto meno a causa delle democratiche bombe dei “liberatori” anglo-americani. Del resto, se nel dopoguerra si veniva sommersi di critiche al solo accennare alla parola “corporazione”, a causa della psicosi antifascista e al terrorismo – fisico e psicologico – delle forze social-comuniste e azioniste in tale direzione, figurati se fosse possibile anche solo minimamente accennare a quanto di buono avesse fatto il regime in materia economico-sociale.
Citazione:
L’occhio del padrone ingrassa…il gregge di carne da cannone, destinato a crepare per soddisfare i sogni di gloria del novello Cesare di carta velina, spasmodicamente proteso a creare il nuovo impero romano…
Vorresti forse negare le benemerite realizzazioni del Fascismo in materia economico-sociale?
Vorresti forse riproporre la vetusta tesi storiografica marxista, per altro ormai del tutto abbandonata, del Fascismo come “mazziere del capitale”?
Vorresti forse dirmi che: ‘gratta il “teoconservatore” americanofilo e troverai la zecca antifascista mili-tonta’? Spero proprio di no.
Citazione:
E’ significativo il fatto che Mussolini queste amene scemenze, non avesse nemmeno il coraggio di dirle direttamente al senatore Agnelli!
È significativo il fatto che Mussolini, ben lungi dalla vulgata marxista secondo cui il Fascismo sarebbe stato esclusivamente il “mazziere del capitale”, mandasse a dire al senatore Agnelli che doveva rispettare la dignità dei lavoratori e non trattarli come se fossero delle macchine senz’anima, in perfetta armonia con i principi della dottrina sociale della Chiesa.
Citazione:
Ma è giusto così: il servo….serve. Mussolini era arrivato al potere soprattutto grazie all’appoggio e ai milioni dei grandi industriali, e aveva cominciato subito a saldare i suoi debiti. Il governo di Giolitti, appoggiato dai cattolici del Partito Popolare, aveva promosso leggi volte a confiscare i profitti bellici dei “pescicani”, a istituire una commissione di inchiesta sulle spese e sulle commissioni del periodo di guerra, ad aumentare l’imposta di successione, a imporre la nominatività dei titoli, tutti provvedimenti che colpivano i grandi industriali.
Mussolini, giunto al potere, nel giro di pochi mesi non solo abrogò i suddetti provvedimenti, e fece insabbiare l’inchiesta sui profitti bellici, ma varò una serie di leggi favorevoli ai poteri forti economici…
Solite bufale antifasciste che sottolineano solo unilateralmente la realtà dei fatti, mistificandola.
Citazione:
La tematica corporativa democratica, sussidiaria, partente dal basso, non quella fascista, statalistica, autoritaria, governata dall’alto, che si era rivelata ridicola e fallimentare.
Devo ancora spiegarti che le circostanze dell’epoca, dominate da un cieco e violento antifascismo, non permettevano di trattare serenamente l’argomento? Devo ancora spiegarti che – con la fine del regime fascista – era ovvio e naturale che la tematica corporativa venisse trattata sotto una diversa ottica?
Che non si dovesse tutto stravolgere della legislazione passata in materia economico-sociale risultava evidente anche al Papa, il quale, pur non facendo riferimento diretto ed esplicito al regime fascista, così ammoniva: “Giovi a questo riguardo ricordare che non sempre la novità delle leggi è fonte di salute per il popolo: sovente anzi la precipitosa ricerca di radicali innovazioni è indice d’oblio della propria dignità e della propria storia e di facile resa ad estranei influssi e a non meditate idee” (19 ottobre 1945).
Citazione:
Vero, era un peccato che avesse occupato militarmente, in modo autonomo, parte dell’Europa, e che avesse un peso politico e militare tale da rimanerne in possesso.
Esilarante! Devo ricordarti che l’Unione Sovietica riuscì a resistere alle truppe dell’Asse anche e soprattutto grazie alle armi, alle materie prime e agli aiuti finanziari fornitile dagli Stati Uniti d’America?
Grazie ai dollari americani venne impedito il collasso dell’economia sovietica…questo favorì la resistenza sovietica e sbarrò la strada agli eserciti dell’Asse. E portò Stalin alla vittoria.
Citazione:
Nel discorso che richiami però non vedo nessuna critica agli americani e ai loro alleati in relazione a Yalta,
La critica stava nel fatto che coi principi sbandierati nella Carta Atlantica gli Alleati si erano puliti amabilmente il culo in nome di una logica di spartizione del “bottino di guerra” fra di loro, dopo che avevano illuso i popoli con le classiche “belle parole” (prive di sostanza). Tale logica era stata sancita a Yalta. Ma del resto cosa ci si poteva aspettare dai “liberatori”, che pur di inseguire la loro gloria terrena erano disposti a distruggere tutto ciò che incontravano sulla loro strada, come ad esempio l’abazia di Montecassino? Pretendere poi che il Papa indicasse soluzioni pratiche, concrete e dettagliate è assurdo per il semplice fatto che nessuna delle parti in causa riconosceva realmente al Papa il ruolo di mediatore ed arbitro delle contese internazionali in virtù del suo essere il Vicario di Cristo.
Citazione:
Intanto gli Alleati avevano
…il demerito immenso di aver democraticamente bombardato senza ritegno e pietà l’Italia intera, così come la Germania, non solo colpendo obiettivi militari (cosa comunque legittima in guerra) ma anche civili. Roma venne bombardata più volte, nonostante gli appelli del Papa a Roosevelt in senso contrario. Da notare che i più accaniti sostenitori della “politica” dei bombardamenti sull’Italia furono proprio gli inglesi di Churchill…ovviamente, va ricordato che sarebbe stupido giustificare questo accanimento col fatto che gli Italiani, in numero per altro molto limitato, diedero il loro supporto all’alleato tedesco nel corso della “battaglia d’Inghilterra”, dal momento che quei bombardamenti furono una reazione ad eguale ed iniziale comportamento britannico.
Citazione:
Ah sì, il “figlio” di Hitler, quello che sognava “Papà Pagàn per mille anni”. Degrelle era cattolico come don Gallo….
A dire il vero, Degrelle non sognava affatto “Hitler per mille anni”. “Hitler per mille anni” è il titolo italiano di uno scritto di Degrelle il cui titolo originale era “Nous, les fascistes”. In realtà, il titolo riadattava una frase che aveva pronunciato il socialista Paul-Henri Spaak: “Hitler, ce n’è per mille anni!”
In quel libro Degrelle precisa proprio l’estraneità del rexismo all’antisemitismo, il suo sostegno ad una politica di neutralità, la contrarietà alla guerra.
Citazione:
Divennero carta straccia per i sovietici
…ed anche per gli anglo-americani. Devi capire che per Pio XII la contrapposizione fra Occidente ed Oriente, nel corso della guerra fredda, era la contrapposizione tra due “imperialismi moderni”, dai quali era totalmente estranea la Chiesa.
Citazione:
Vero: dava pure a Mussolini la colpa di averci fatto intervenire l’Italia,
A dire il vero, il Papa sapeva benissimo degli sforzi fatti dal Duce per evitare sin dall’inizio lo scoppio di un conflitto europeo o addirittura mondiale. E tu lo sai bene.
Citazione:
e a entrambi di averla voluta demenzialmente proseguire fino alla fine
Mussolini non voleva proseguire la guerra ed è ormai storicamente provato. Accettò da Hitler il compito di costituire uno Stato fascista repubblicano per amor di patria e per evitare che i Tedeschi, inviperiti per la slealtà e la scorrettezza di Badoglio e di Re Vittorio Emanuele III, facessero dell’Italia una seconda Polonia. Nel corso della guerra civile, Mussolini fece tutti gli sforzi possibili, nonostante la viltà e la violenza dei partigiani antifascisti, per attenuare i rigori dell’occupazione tedesca e gli scontri fratricidi.
Citazione:
Ingiustizie e storture che
…erano state causate dalla miopia delle democrazie liberali e dal loro stolto egoismo.